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Benedetto
XVI ai pellegrini di una diocesi pugliese: la Chiesa non
è un’organizzazione sociale, ma la Comunità di Dio che
ama il Signore
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Clima di festa ecclesiale, stamani, in Aula Paolo VI, dove
il Papa ha ricevuto in udienza 7 mila fedeli della diocesi
di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti in
pellegrinaggio a Roma. Nel suo discorso, più volte
interrotto dagli applausi, il Pontefice ha ribadito che la
Chiesa non è un’organizzazione filantropica, ma la
comunità di Dio fondata sull’incontro con il Signore.
Quindi, ha invitato i genitori a non avere paura di essere
testimoni della fede e ha incoraggiato i sacerdoti ad
annunciare il Vangelo non temendo il dialogo con la
cultura di oggi. L'indirizzo d'omaggio è stato rivolto
dal vescovo, Mario Paciello, che ha anche invitato il Papa
a visitare la diocesi pugliese. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
(Canti ed applausi)
“Vivere più intensamente l’essere Chiesa”,
“Popolo di Dio, Corpo di Cristo e Comunione”: è
l’esortazione che Benedetto XVI ha rivolto ai fedeli
della diocesi di Altamura, impegnati nel cammino sinodale.
Il Papa ha tenuto a sottolineare che la Chiesa “non
possiede in se stessa il principio vitale, ma dipende da
Cristo, di cui è segno e strumento efficace”. Ha così
messo in guardia dal “rischio di ridurre il tutto ad una
dimensione orizzontale, che snatura l’identità della
Chiesa e l’annuncio della fede”:
“La Chiesa non è un’organizzazione sociale,
filantropica, come ve ne sono molte: essa è la Comunità
di Dio, è la Comunità che crede, che ama, che adora il
Signore Gesù e apre le 'vele' al soffio dello Spirito
Santo, e per questo è una Comunità capace di
evangelizzare e di umanizzare. La relazione profonda con
Cristo, vissuta e alimentata dalla Parola e
dall’Eucaristia, rende efficace l’annuncio, motiva
l’impegno per la catechesi e anima la testimonianza
della carità”.
“Molti uomini e donne del nostro tempo – ha
soggiunto – hanno bisogno di incontrare il Signore”. E
ha constatato come l’attuale momento storico sia
"segnato da luci e ombre”:
“Assistiamo ad atteggiamenti complessi:
ripiegamento su se stessi, narcisismo, desiderio di
possesso e di consumo, sentimenti e affetti slegati dalla
responsabilità. Tante sono le cause di questo
disorientamento, che si manifesta in un profondo disagio
esistenziale, ma al fondo di tutto si può intravedere la
negazione della dimensione trascendente dell’uomo e
della relazione fondante con Dio”.
Per questo, è stata la sua esortazione, “è decisivo
che le comunità cristiane promuovano percorsi validi e
impegnativi di fede”. Una particolare attenzione, ha
quindi sottolineato il Papa, deve essere assegnata
all’educazione alla vita cristiana, “affinché ogni
persona possa compiere un autentico cammino di fede”. E
ha ribadito che “in questo impegno la famiglia resta la
prima responsabile”:
“Cari genitori, siate i primi testimoni della
fede! Non abbiate paura delle difficoltà in mezzo alle
quali siete chiamati a realizzare la vostra missione. Non
siete soli! La comunità cristiana vi sta vicino e vi
sostiene. La catechesi accompagna i vostri figli nella
loro crescita umana e spirituale, ma essa va considerata
come una formazione permanente, non limitata alla
preparazione per ricevere i Sacramenti”.
La partecipazione alla Messa domenicale, ha proseguito,
“è decisiva per la famiglia e per l’intera Comunità”.
E ha ricordato che nei Sacramenti, “soprattutto
nell’Eucaristia, il Signore Gesù opera per la
trasformazione degli uomini” assimilandoli a Sé:
“E’ proprio grazie all’incontro con Cristo,
alla comunione con Lui, che la comunità cristiana può
testimoniare la comunione, aprendosi al servizio,
accogliendo i poveri e gli ultimi, riconoscendo il volto
di Dio nell’ammalato e in ogni bisognoso”.
Di qui il rinnovato invito, partendo dall’Eucaristia
e dalla preghiera, a “valorizzare” le iniziative di
volontariato esistenti in diocesi, “per formare persone
solidali, aperte e attente alle situazioni di disagio
spirituale e materiale”:
“In definitiva, l’azione pastorale deve mirare a
formare persone mature nella fede, per vivere in contesti
nei quali spesso Dio viene ignorato; persone coerenti con
la fede, perché si porti in tutti gli ambienti la luce di
Cristo; persone che vivono con gioia la fede, per
trasmettere la bellezza di essere cristiani”.
Il Papa non ha, infine, mancato di rivolgere un
pensiero speciale ai sacerdoti. “Siate sempre
riconoscenti del dono ricevuto – ha detto - perché
possiate servire, con amore e dedizione, il Popolo di Dio
affidato alle vostre cure”:
“Annunciate con coraggio e fedeltà il Vangelo,
siate testimoni della misericordia di Dio e, guidati dallo
Spirito Santo, sappiate indicare la verità, non temendo
il dialogo con la cultura e con coloro che sono in ricerca
di Dio”.
(Applausi)
DISCORSO
DEL PAPA
Eccellenza,
Cari fratelli e sorelle!
Sono
realmente lieto di accogliervi così numerosi e pieni
dell’entusiasmo della fede. Grazie a voi! Ringrazio il
Vescovo Mons. Mario Paciello per le parole che mi ha
rivolto a nome di tutti. Saluto le Autorità civili, i
Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Seminaristi e
ciascuno di voi, estendendo il mio pensiero e il mio
affetto alla vostra Comunità diocesana, in particolare a
coloro che vivono situazioni di sofferenza e di disagio.
Sono grato al Signore perché la vostra visita mi offre la
possibilità di condividere un momento del cammino
sinodale della Chiesa che è in Altamura-Gravina-Acquaviva
delle Fonti. Il Sinodo è un evento che fa vivere
concretamente l’esperienza di essere "Popolo di
Dio" in cammino, di essere Chiesa, comunità
pellegrina nella storia verso il suo compimento
escatologico in Dio. Questo significa riconoscere che la
Chiesa non possiede in se stessa il principio vitale, ma
dipende da Cristo, di cui è segno e strumento efficace.
Nella relazione con il Signore Gesù essa trova la propria
identità più profonda: essere dono di Dio all’umanità,
prolungando la presenza e l’opera di salvezza del Figlio
di Dio per mezzo dello Spirito Santo. In quest’orizzonte
comprendiamo che la Chiesa è essenzialmente un mistero
d’amore a servizio dell’umanità in vista della sua
santificazione. Il Concilio Vaticano II ha affermato su
questo punto: "Piacque a Dio di santificare e salvare
gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra
loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo
riconoscesse nella verità e santamente lo servisse"
(Lumen gentium n. 9). Vediamo qui che realmente la
Parola di Dio ha creato un popolo, una comunità, ha
creato una comune gioia, un pellegrinaggio comune verso il
Signore. L’essere Chiesa quindi non viene solo da una
forza organizzativa nostra, umana, ma trova la sua
sorgente e il suo vero significato nella comunione
d’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo:
questo amore eterno è la fonte dalla quale viene la
Chiesa e la Trinità Santissima è il modello di unità
nella diversità e genera e plasma la Chiesa come mistero
di comunione.
È
necessario ripartire sempre e in modo nuovo da questa
verità per comprendere e vivere più intensamente
l’essere Chiesa, "Popolo di Dio", "Corpo
di Cristo", "Comunione". Altrimenti si
corre il rischio di ridurre il tutto ad una dimensione
orizzontale, che snatura l’identità della Chiesa e
l’annuncio della fede e farebbe più povera la nostra
vita e la vita della Chiesa. E’ importante sottolineare
che la Chiesa non è un’organizzazione sociale,
filantropica, come ve ne sono molte: essa è la Comunità
di Dio, è la Comunità che crede, che ama, che adora il
Signore Gesù e apre le "vele" al soffio dello
Spirito Santo, e per questo è una Comunità capace di
evangelizzare e di umanizzare. La relazione profonda con
Cristo, vissuta e alimentata dalla Parola e
dall’Eucaristia, rende efficace l’annuncio, motiva
l’impegno per la catechesi e anima la testimonianza
della carità. Molti uomini e donne del nostro tempo hanno
bisogno di incontrare il Dio, di incontrare Cristo o di
riscoprire la bellezza del Dio vicino, del Dio che in Gesù
Cristo ha mostrato il suo volto di Padre e chiama a
riconoscere il senso e il valore dell’esistenza. Far
capire che è bene vivere da uomo. L’attuale momento
storico è segnato, lo sappiamo, da luci e ombre.
Assistiamo ad atteggiamenti complessi: ripiegamento su se
stessi, narcisismo, desiderio di possesso e di consumo,
sentimenti e affetti slegati dalla responsabilità. Tante
sono le cause di questo disorientamento, che si manifesta
in un profondo disagio esistenziale, ma al fondo di tutto
si può intravedere la negazione della dimensione
trascendente dell’uomo e della relazione fondante con
Dio. Per questo è decisivo che le comunità cristiane
promuovano percorsi validi e impegnativi di fede.
Cari
amici, particolare attenzione va posta al modo di
considerare l’educazione alla vita cristiana, affinché
ogni persona possa compiere un autentico cammino di fede,
attraverso le diverse età della vita; un cammino nel
quale – come la Vergine Maria – la persona accoglie
profondamente la Parola di Dio e la mette in pratica,
diventando testimone del Vangelo. Il Concilio Vaticano II,
nella Dichiarazione Gravissimum educationis,
afferma: "L’educazione cristiana tende soprattutto
a far sì che i battezzati, iniziati gradualmente alla
conoscenza del mistero della salvezza, prendano sempre
maggiore coscienza del dono della fede, che hanno
ricevuto…si preparino a vivere la propria vita secondo
l’uomo nuovo, nella giustizia e nella santità della
verità" (n. 2). In questo impegno educativo la
famiglia resta la prima responsabile. Cari genitori, siate
i primi testimoni della fede! Non abbiate paura delle
difficoltà in mezzo alle quali siete chiamati a
realizzare la vostra missione. Non siete soli! La comunità
cristiana vi sta vicino e vi sostiene. La catechesi
accompagna i vostri figli nella loro crescita umana e
spirituale, ma essa va considerata come una formazione
permanente, non limitata alla preparazione per ricevere i
Sacramenti; dobbiamo in tutta la nostra vita crescere
nella conoscenza di Dio, così nella conoscenza di che
cosa significhi essere un uomo. Sappiate attingere sempre
forza e luce dalla Liturgia: la partecipazione alla
Celebrazione eucaristica nel Giorno del Signore è
decisiva per la famiglia, per l’intera Comunità, è la
struttura del nostro tempo. Ricordiamo sempre che nei
Sacramenti, soprattutto nell’Eucaristia, il Signore Gesù
opera per la trasformazione degli uomini assimilandoci a Sé.
E’ proprio grazie all’incontro con Cristo, alla
comunione con Lui, che la comunità cristiana può
testimoniare la comunione, aprendosi al servizio,
accogliendo i poveri e gli ultimi, riconoscendo il volto
di Dio nell’ammalato e in ogni bisognoso. Vi invito,
quindi, partendo dal contatto con il Signore nella
preghiera quotidiana e soprattutto nell’Eucaristia, a
valorizzare in modo adeguato le proposte educative e i
percorsi di volontariato esistenti in diocesi, per formare
persone solidali, aperte e attente alle situazioni di
disagio spirituale e materiale. In definitiva, l’azione
pastorale deve mirare a formare persone mature nella fede,
per vivere in contesti nei quali spesso Dio viene
ignorato; persone coerenti con la fede, perché si porti
in tutti gli ambienti la luce di Cristo; persone che
vivono con gioia la fede, per trasmettere la bellezza di
essere cristiani.
Un
pensiero speciale desidero rivolgerlo infine a voi, cari
sacerdoti. Siate sempre riconoscenti del dono ricevuto,
perché possiate servire, con amore e dedizione, il Popolo
di Dio affidato alle vostre cure. Annunciate con coraggio
e fedeltà il Vangelo, siate testimoni della misericordia
di Dio e, guidati dallo Spirito Santo, sappiate indicare
la verità, non temendo il dialogo con la cultura e con
coloro che sono in ricerca di Dio.
Cari
fratelli e sorelle, affidiamo il cammino della vostra
Comunità diocesana a Maria Santissima, Madre del Signore
e Madre della Chiesa, Madre nostra. In lei contempliamo
quello che la Chiesa è ed è chiamata ad essere. Con il
suo "sì" ha dato al mondo Gesù ed ora
partecipa pienamente della gloria di Dio. Anche noi siamo
chiamati a donare il Signore Gesù all’umanità, non
dimenticando di essere sempre suoi discepoli. Vi ringrazio
ancora molto della vostra bella visita e di tutto cuore vi
ringrazio della vostra fede e vi accompagno con la
preghiera e imparto a tutti voi e all’intera Diocesi la
Benedizione Apostolica.
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