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ALL'AMBASCIATORE
DELLA GERMANIA (7 NOVEMBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 7 novembre 2011
Il Papa al
nuovo ambasciatore di Germania: la Chiesa non difende i
propri interessi ma la verità sull’uomo
◊ La Chiesa non difende i propri
interessi, ma la dignità dell’uomo: così, Benedetto
XVI nell’udienza al nuovo ambasciatore della Repubblica
Federale di Germania presso la Santa Sede, Reinhard
Schweppe, ricevuto stamani in Vaticano per la
presentazione delle Lettere Credenziali. Il Papa ha
rammentato il suo recente viaggio apostolico nella sua
terra natale per offrire poi una riflessione sul
contributo che il Cristianesimo può dare ad una società
pluralista come quella tedesca. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Nella mia visita in Germania, abbiamo tutti potuto
vedere che la gente è “alla ricerca della verità”.
E’ quanto sottolineato da Benedetto XVI nel suo discorso
al nuovo ambasciatore tedesco presso la Santa Sede. Il
Papa ribadisce, dunque, che i cristiani sono chiamati a
dare testimonianza alla verità nella vita personale,
familiare e comunitaria. Rivolge così il pensiero al
servizio che la Chiesa cattolica può rendere in una
società pluralista come quella tedesca. Forte della verità
sull’uomo, “attraverso la fede”, afferma il Papa, la
Chiesa è chiamata ad impegnarsi per “quei valori che
sono validi per l’uomo in quanto tale, a prescindere
dalle singole culture”. Il Papa elogia l’accoglimento
di questi valori sulla verità dell’uomo nella
Costituzione tedesca del 1949, dopo gli orrori della
dittatura nazista. Ma rileva che oggi alcuni “valori
fondamentali dell’esistenza umana sono nuovamente messi
in discussione”. Per questo, avverte, la Chiesa ha il
dovere di “difendere la dignità dell’uomo” quando
“è messa a rischio”.
“Solo una società che rispetti e difenda
incondizionatamente la dignità di ogni persona, dal
concepimento fino alla morte naturale – è il monito del
Pontefice – può dirsi una società umana”. Se però,
prosegue, decidesse di “selezionare i suoi membri
maggiormente bisognosi di tutela” essa “si
comporterebbe in modo profondamente inumano e anche non
credibile di fronte all’uguaglianza della dignità di
tutte le persone in ogni stadio della vita, evidente per
ogni persona di buona volontà”. Ancor meno, osserva,
“ci compete il diritto di manipolare l’uomo" e,
per così dire, di voler 'fabbricare' l’uomo. Se la
Santa Sede si esprime riguardo alle legislazioni sulle
questioni fondamentali dell’uomo, ribadisce il Papa, non
lo fa per imporre la sua fede ad altri, ma per difendere
valori evidenti per tutti, “anche se interessi di
diverso genere sembrano oscurare in molti modi questa
evidenza”.
Il Papa si sofferma poi sulle “tendenze
materialistiche ed edonistiche” che si fanno spazio nei
Paesi occidentali e che spesso portano alla
discriminazione e allo sfruttamento delle donne. Ogni
persona, uomo o donna, avverte, ha “la stessa dignità”
e non tenerne conto “rappresenta una grave mancanza nei
riguardi dell’umanità”. Il Papa critica in
particolare la diffusione di materiale a contenuto
pornografico, anche via Internet. La Santa Sede, assicura,
“si impegnerà” affinché la Chiesa cattolica in
Germana contrasti questo “genere di abusi” in maniera
“più chiara e decisa”. Infine, il Papa esprime
gratitudine alle istituzioni tedesche per i buoni rapporti
con la Santa Sede e la possibilità per la Chiesa
cattolica di annunciare liberamente il Vangelo e aiutare
le persone bisognose attraverso le sue istituzioni
caritative.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
A S.E. IL SIGNOR REINHARD SCHWEPPE, NUOVO AMBASCIATORE
DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA
PRESSO LA SANTA SEDE
Lunedì,
7 novembre 2011
Eccellenza!
Illustre Signor Ambasciatore!
È per me
una gioia porgerle il benvenuto in occasione della
consegna delle Lettere che lo accreditano quale
Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della
Repubblica Federale di Germania presso la Santa Sede. La
ringrazio per le cordiali parole e le chiedo, Eccellenza,
di trasmettere al Presidente Federale, alla Cancelliere
Federale e ai membri del Governo Federale il mio sincero
ringraziamento. Allo stesso tempo, mi preme di assicurare
tutti i connazionali tedeschi del mio profondo affetto e
della mia benevolenza. Abbiamo ancora davanti agli occhi,
in maniera viva, le immagini gioiose del mio viaggio
in Germania, nel settembre scorso. Le molteplici
dimostrazioni di simpatia e di stima che mi sono state
riservate nelle varie tappe della mia visita, a Berlino, a
Erfurt, a Etzelbach, nonché a Friburgo, hanno superato di
gran lunga le aspettative. Ovunque ho potuto vedere come
le persone anelino alla verità. Noi cristiani dobbiamo
dare testimonianza alla verità, per darle forma nella
vita personale, familiare e sociale.
La visita
ufficiale di un Papa in Germania può essere l’occasione
per riflettere su quale servizio la Chiesa cattolica e la
Santa Sede possono offrire in una società pluralistica,
come è presente nella nostra patria. Molti contemporanei
ritengono che l’influsso del Cristianesimo come pure di
altre religioni consista nel plasmare una determinata
cultura e un determinato stile di vita nella società. Un
gruppo di credenti marca, attraverso il proprio
comportamento, certe forme di vita sociale, che vengono
adottate da altre persone, imprimendo così alla società
una carattere specifico. Quest’idea non è sbagliata, ma
non esaurisce la visione che la Chiesa cattolica ha di se
stessa. Senza dubbio, la Chiesa è anche una comunità
culturale e influenza in questo modo le società nelle
quali è presente. Tuttavia, essa è convinta di non avere
solo creato aspetti culturali comuni in diverse forme nei
vari Paesi, e di essere stata a sua volta plasmata dalle
loro tradizioni. La Chiesa cattolica è inoltre
consapevole di conoscere, attraverso la sua fede, la verità
sull’uomo e quindi di avere il dovere di intervenire in
favore dei valori che sono validi per l’uomo in quanto
tale, indipendentemente dalle varie culture. Essa
distingue fra la specificità della sua fede e le verità
della ragione, a cui la fede apre gli occhi e alle quali
l’uomo in quanto uomo può accedere anche a prescindere
da questa fede. Fortunatamente, un patrocinio fondamentale
di tutti i valori umani universali è divenuto diritto
positivo nella nostra Costituzione del 1949 e nelle
dichiarazioni sui diritti dell’uomo dopo la Seconda
Guerra Mondiale, perché delle persone, dopo gli orrori
della dittatura, hanno riconosciuto la loro validità
universale, che si basa sulla loro verità antropologica e
l’hanno tradotta in diritto vigente. Oggi, si discute di
nuovo di valori fondamentali dell’essere umano, nei
quali si tratta della dignità dell’uomo in quanto tale.
Qui la Chiesa, al di là dell’ambito della sua fede,
considera suo dovere difendere, nella totalità della
nostra società, le verità e i valori, nei quali è in
gioco la dignità dell’uomo in quanto tale. Quindi, per
citare un punto particolarmente importante, non abbiamo
diritto di giudicare se un individuo sia «già persona»,
oppure «ancora persona», e ancor meno ci spetta
manipolare l’uomo e voler, per così dire, farlo. Una
società è veramente umana soltanto quando protegge senza
riserve e rispetta la dignità di ogni persona dal
concepimento fino al momento della sua morte naturale.
Tuttavia, se decidesse di «scartare» i suoi membri più
bisognosi di tutela, di escludere uomini dall’essere
uomini, si comporterebbe in maniera profondamente inumana
e anche in modo non veritiero rispetto all’uguaglianza
— evidente per ogni persona di buona volontà — della
dignità di tutte le persone, in tutti gli stadi della
vita. Se la Santa Sede interviene in campo legislativo in
merito alle questioni fondamentali della dignità umana,
che si pongono oggi in numerosi ambiti dell’esistenza
prenatale dell’uomo, non lo fa per imporre la fede ad
altri in modo indiretto, ma per difendere valori che per
tutti sono fondamentalmente intellegibili come verità
dell’esistenza, anche se interessi di altra natura
cercano di offuscare in vari modi questa considerazione.
A questo
punto, vorrei affrontare un altro aspetto preoccupante
che, a quanto pare, dilaga attraverso tendenze
materialistiche ed edonistiche soprattutto nei Paesi del
cosiddetto mondo occidentale, ovvero la discriminazione
sessuale delle donne. Ogni persona, sia uomo, sia donna,
è destinata ad esserci per gli altri. Un rapporto che non
rispetti il fatto che l’uomo e la donna hanno la stessa
dignità, costituisce un grave crimine contro l’umanità.
È ora di arginare in maniera energica la prostituzione,
nonché l’ampia diffusione di materiale dal contenuto
erotico o pornografico, anche in Internet. La Santa Sede
vedrà che l’impegno contro questi mali da parte della
Chiesa cattolica in Germania si porti avanti in modo più
deciso e chiaro.
Per
quanto riguarda i tanti anni di rapporti cordiali fra la
Repubblica Federale di Germania e la Santa Sede possiamo
osservare complessivamente molti buoni risultati. È un
bene che la Chiesa cattolica in Germania abbia eccezionali
possibilità di azione, che possa annunciare il Vangelo
liberamente e possa aiutare le persone nell’ambito di
numerose strutture caritative e sociali. Sono veramente
grato per il sostegno concreto dato a questa opera da
parte delle Istituzioni federali, regionali e comunali.
Fra i molti aspetti di una collaborazione positiva e
apprezzabile fra lo Stato e la Chiesa cattolica desidero
citare per esempio la tutela del diritto ecclesiastico del
lavoro da parte del diritto statale, nonché il sostegno
offerto alle scuole cattoliche e alle istituzioni
cattoliche in ambito caritativo, la cui opera serve, in
definitiva, al benessere di tutti i cittadini.
A lei,
stimato Ambasciatore, auguro un buon inizio della sua
missione e molto successo in tale compito. Nello stesso
tempo, la assicuro dell’aiuto e della disponibilità dei
rappresentanti della Curia Romana nello svolgimento del
suo servizio. Di cuore invoco per lei, per sua moglie, e
per i collaboratori e per le collaboratrici
dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania
presso la Santa Sede, la protezione costante di Dio e le
sue abbondanti benedizioni.
©
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