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ANGELUS
(26 settembre 2010) |
Il
Papa all’Angelus: San Vincenzo de’ Paoli e Chiara
“Luce” Badano, esempi di amore che porta alla felicità.
Giovedì il rientro in Vaticano
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“Dio ama i poveri” e il “destino eterno”, ma anche
la felicità di ciascuno, dipende dalla sua volontà di
saper fare altrettanto nel corso della vita. All’ultimo
Angelus da Castel Gandolfo – giovedì prossimo farà
rientro a Roma – Benedetto XVI mette in luce un
atteggiamento tipicamente cristiano, ispirato dal Vangelo
della domenica, che presenta la parabola di Lazzaro e del
ricco Epulone. E di modelli di carità vissuta il Papa ha
parlato prima della preghiera mariana, riferendosi a San
Vincenzo de’ Paoli, a 350 anni dalla morte, e a Chiara
“Luce” Badano, la giovane ligure beatificata ieri a
Roma. Il servizio di Alessandro De Carolis:
L’egoismo inaridisce un’anima fino a perderla.
L’amore – ma non un sentimento superfiaciale, bensì
la carità che arriva al servizio dei poveri – la fa
vivere e le guadagna l’immortalità. Il bianco e il nero
della celebre parabola, Lazzaro che si ciba degli avanzi
del ricco e insensibile Epulone, fanno riecheggiare un
messaggio che non lascia adito a compromessi. Un
messaggio, ha affermato Benedetto XVI, che non parla solo
dell’uso giusto o sbagliato che si può fare della
ricchezza, ma sottolinea che “il Signore ci parla
mediante le Scritture” e che bisogna “vivere secondo
la sua volontà, altrimenti dopo la morte, sarà troppo
tardi per ravvedersi”:
“Dunque, questa parabola ci dice due cose: la
prima è che Dio ama i poveri e li solleva dalla loro
umiliazione; la seconda è che il nostro destino eterno è
condizionato dal nostro atteggiamento, sta a noi seguire
la strada che Dio ci ha mostrato per giungere alla vita, e
questa strada è l’amore, non inteso come sentimento, ma
come servizio agli altri, nella carità di Cristo”.
Da duemila anni, esempi di persone che abbiano vissuto
in piena coerenza con questo ideale di carità illuminano
la storia della Chiesa. Il Papa ne ha citate due, una
antica e una recentissima. La prima figura è stata quella
di San Vincenzo de’ Paoli, al centro della memoria
liturgica di domani e soprattutto di celebrazioni che ne
ricordano i 350 anni dalla morte. San Vincenzo, ha
ricordato il Pontefice, fondò le “Figlie della Carità”,
prima Congregazione femminile a vivere la consacrazione
“nel mondo”, in mezzo alla gente, con i malati e i
bisognosi ed è il patrono delle organizzazioni caritative
cattoliche:
“Nella Francia del 1600, egli toccò con mano
proprio il forte contrasto tra i più ricchi e i più
poveri. Infatti, come sacerdote, ebbe modo di frequentare
sia gli ambienti aristocratici, sia le campagne, come pure
i bassifondi di Parigi. Spinto dall’amore di Cristo,
Vincenzo de’ Paoli seppe organizzare forme stabili di
servizio alle persone emarginate, dando vita alle
cosiddette 'Charitées', le 'Carità', cioè gruppi di
donne che mettevano il loro tempo e i loro beni a
disposizione dei più emarginati”.
Il secondo esempio, da poche ore elevato a modello
dalla Chiesa, è quello di Chiara Badano, la giovane
italiana morta a 19 anni nel 1990 dopo un’inguaribile e
dolorosa malattia, che innamorata di Cristo e della Chiesa
pur nella sua breve vita “è stata per tutti – ha
detto il Papa – un raggio di luce, come dice il suo
soprannome: 'Chiara Luce'”:
“La sua parrocchia, la diocesi di Acqui Terme e il
Movimento dei Focolari, a cui apparteneva, oggi sono in
festa - ed è una festa per tutti i giovani, che possono
trovare in lei un esempio di coerenza cristiana. Le sue
ultime parole, di piena adesione alla volontà di Dio,
sono state: 'Mamma, ciao. Sii felice perché io lo sono'.
Rendiamo lode a Dio, perché il suo amore è più forte
del male e della morte; e ringraziamo la Vergine Maria che
conduce i giovani, anche attraverso le difficoltà e le
sofferenze, ad innamorarsi di Gesù e a scoprire la
bellezza della vita".
Nei saluti in sei lingue, Benedetto XVI ne ha rivolti
di particolari ai vari gruppi vincenziani presenti
all’Angelus e ai Fratelli della Società
dell’Apostolato Cattolico (Pallottini). Un saluto in
lingua italiana è andato anche agli studenti dell’Aquinas
College di Sydney, ai quali il Papa ha detto di conservare
“un ricordo sempre vivo” per la città e per la
“memorabile” Giornata mondiale della gioventù. E un
“arrivederci” conclusivo Benedetto XVI lo ha rivolto
agli abitanti di Castel Gandolfo, annunciando per giovedì
prossimo il rientro al Palazzo Apostolico in Vaticano.
ANGELUS
Palazzo
Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 26 settembre 2010
Cari
fratelli e sorelle!
Nel
Vangelo di questa domenica (Lc 16,19-31), Gesù
narra la parabola dell’uomo ricco e del povero Lazzaro.
Il primo vive nel lusso e nell’egoismo, e quando muore,
finisce all’inferno. Il povero invece, che si ciba degli
avanzi della mensa del ricco, alla sua morte viene portato
dagli angeli nella dimora eterna di Dio e dei santi.
“Beati voi poveri – aveva proclamato il Signore ai
suoi discepoli – perché vostro è il regno di Dio” (Lc
6,20). Ma il messaggio della parabola va oltre: ricorda
che, mentre siamo in questo mondo, dobbiamo ascoltare il
Signore che ci parla mediante le sacre Scritture e vivere
secondo la sua volontà, altrimenti, dopo la morte, sarà
troppo tardi per ravvedersi. Dunque, questa parabola ci
dice due cose: la prima è che Dio ama i poveri e li
solleva dalla loro umiliazione; la seconda è che il
nostro destino eterno è condizionato dal nostro
atteggiamento, sta a noi seguire la strada che Dio ci ha
mostrato per giungere alla vita, e questa strada è
l’amore, non inteso come sentimento, ma come servizio
agli altri, nella carità di Cristo.
Per una
felice coincidenza, domani celebreremo la memoria
liturgica di san Vincenzo de’ Paoli, patrono delle
organizzazioni caritative cattoliche, di cui ricorre il
trecentocinquantesimo anniversario della morte. Nella
Francia del 1600, egli toccò con mano proprio il forte
contrasto tra i più ricchi e i più poveri. Infatti, come
sacerdote, ebbe modo di frequentare sia gli ambienti
aristocratici, sia le campagne, come pure i bassifondi di
Parigi. Spinto dall’amore di Cristo, Vincenzo de’
Paoli seppe organizzare forme stabili di servizio alle
persone emarginate, dando vita alle cosiddette “Charitées”,
le “Carità”, cioè gruppi di donne che mettevano il
loro tempo e i loro beni a disposizione dei più
emarginati. Tra queste volontarie, alcune scelsero di
consacrarsi totalmente a Dio e ai poveri, e così, insieme
con santa Luisa di Marillac, san Vincenzo fondò le
“Figlie della Carità”, prima congregazione femminile
a vivere la consacrazione “nel mondo”, in mezzo alla
gente, con i malati e i bisognosi.
Cari
amici, solo l’Amore con la “A” maiuscola dona la
vera felicità! Lo dimostra anche un’altra testimone,
una giovane, che ieri è stata proclamata Beata qui a
Roma. Parlo di Chiara Badano, una ragazza italiana nata
nel 1971, che una malattia ha condotto alla morte a poco
meno di 19 anni, ma che è stata per tutti un raggio di
luce, come dice il suo soprannome: “Chiara Luce”. La
sua parrocchia, la diocesi di Acqui Terme e il Movimento
dei Focolari, a cui apparteneva, oggi sono in festa - ed
è una festa per tutti i giovani, che possono trovare in
lei un esempio di coerenza cristiana. Le sue ultime
parole, di piena adesione alla volontà di Dio, sono
state: “Mamma, ciao. Sii felice perché io lo sono”.
Rendiamo lode a Dio, perché il suo amore è più forte
del male e della morte; e ringraziamo la Vergine Maria che
conduce i giovani, anche attraverso le difficoltà e le
sofferenze, ad innamorarsi di Gesù e a scoprire la
bellezza della vita.
Dopo
l'Angelus
Je salue
cordialement les pèlerins francophones présents, ainsi
que les personnes qui sont avec nous par la radio ou la télévision!
Je vous remercie encore pour votre prière qui m’a
accompagné durant mon Voyage apostolique au Royaume Uni.
Puissent la Vierge Marie et les Saints Archanges, Michel,
Gabriel et Raphaël, nous aider tous à vivre dans la foi
et l’amour, la persévérance et la douceur. Bonne préparation
au mois du Rosaire qui approche et bon dimanche à tous!
I am very
pleased to welcome all the English-speaking pilgrims and
visitors present here this morning! In today’s Gospel,
the story of the rich man and Lazarus is held up to us as
a warning to have a special care for the poor in all
circumstances. As followers of our blessed Lord, let us
always look to others first, before we look to our own
comfort. God’s abundant blessings upon you all!
Von
Herzen grüße ich die deutschsprachigen Gäste, besonders
die Pilger der katholischen Frauengemeinschaft aus Ühlingen
im Erzbistum Freiburg. Am heutigen Sonntag legt uns die
Kirche im Evangelium das Gleichnis vom reichen Prasser und
dem armen Lazarus vor. Am Ende der Zeiten wird Gott alles
Unrecht endgültig beseitigen. Er richtet Reiche und Arme
nach dem Maβstab der Liebe. Alle Qual und alles Leid
wird dann geheilt. Diese Liebe Gottes soll jetzt schon der
Maßstab unseres Handelns sein. Der Herr segne euch alle
und eure Lieben.
Saludo
cordialmente a los peregrinos de lengua española, en
particular al grupo de la Parroquia de la Inmaculada
Concepción, de Vitacura, Chile, y al de los jóvenes de
la Obra de la Iglesia. Invito a todos a que, guiados por
la Palabra de Dios, llevéis adelante vuestro compromiso
cristiano sin desfallecer, fortaleciendo en vuestros
corazones los sentimientos de confianza y misericordia, a
ejemplo de Jesús. Que la Santísima Virgen María os
acompañe en vuestro camino. Feliz domingo
Drodzy
Polacy, serdecznie was pozdrawiam. Dzisiaj w kościołach
słyszymy przypowieść o bogaczu i Łazarzu.
Przypomina ona, że w Dniu Sądu Bóg wyrówna
wszelką niesprawiedliwość świata. Według
kryterium miłości osądzi bogatych i
biednych. Wynagrodzi krzywdę i niedolę. Niech
nasze serca przeniknie duch solidarności z potrzebującymi.
Bądźmy współpracownikami Boga w pomnażaniu
miłości na ziemi. Niech Chrystus wam błogosławi.
[Cari
Polacchi, saluto cordialmente tutti voi. Oggi nelle chiese
ascoltiamo la parabola del ricco e del povero Lazzaro.
Essa ci ricorda che nel Giorno del Giudizio Dio appianerà
ogni ingiustizia del mondo. Giudicherà i ricchi e i
poveri secondo il criterio dell’amore. Riparerà i torti
e le sfortune. I nostri cuori siano pervasi dallo spirito
di solidarietà con chi si trova nel bisogno. Siamo
collaboratori di Dio nella moltiplicazione dell’amore
sulla terra. Cristo vi benedica.]
Sono
lieto di accogliere, da vari Paesi, il folto gruppo di
Figlie della Carità, Sacerdoti della Missione e laici
delle Associazioni Vincenziane; come pure i Fratelli della
Società dell’Apostolato Cattolico (Pallottini).
Saluto i
pellegrini di lingua italiana, in particolare la Scuola
Pio XII di Castel Gandolfo, i bambini del gruppo
Sant’Antonio di Ducenta, le associazioni “Fondo di
Solidarietà” e “Cultura e Salento” di Taviano,
“Calima” di Orzinuovi, e “Bellitalia” di Roma, e i
fedeli di Città Sant’Angelo. Nella lingua di Dante
saluto anche gli studenti dell’Aquinas College di
Sydney, con un ricordo sempre vivo per quella città, dove
abbiamo vissuto una memorabile Giornata
mondiale della Gioventù!
Cari
amici, a Dio piacendo, giovedì prossimo ritornerò a
Roma; perciò, mentre auguro a tutti una buona domenica,
rivolgo il mio cordiale “arrivederci” alla comunità
di Castel Gandolfo.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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