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ANGELUS (29 AGOSTO 2010)

Il Papa all’Angelus parla della difesa dell’ambiente: senza di essa non c’è pace. Appello per i minatori intrappolati in Cile

Una preghiera che rafforzi la fiducia nel buon esito delle operazioni di soccorso. Benedetto XVI l’ha levata questa mattina, dopo la preghiera dell’Angelus a Castel Gandolfo, dedicandola ai minatori cileni da giorni al centro di un complesso intervento per riportarli alla luce dopo il crollo che li ha intrappolati a decine di metri di profondità nella regione di Atacama. Il Papa ha pure esortato alla tutela dell’ambiente per la salvaguardia della pace nel mondo, invitando tutti a riscoprire il valore dell’umiltà del quale Cristo, ha detto, è l’assoluto “modello”. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Consegnare alle nuove generazioni un ambiente integro vuol dire consegnare ai giovani una terra in pace. Quella stessa terra che talvolta reagisce duramente agli interventi umani, causando lutti o talvolta drammi non meno angosciosi. Come è il caso dei 33 minatori intrappolati nelle viscere della miniera cilena della regione di Atacama, la cui vicenda e quella dei loro familiari in attesa è da giorni al centro dell’attenzione internazionale per la delicatezza dei lavori che saranno necessari per trarli in salvo. A loro e ai loro cari, Benedetto XVI ha voluto far arrivare da Roma questo pensiero di solidarietà:

“A ellos y a sus familiares los encomiendo…
Affido loro e i loro familiari all'intercessione di San Lorenzo, assicurando la mia spirituale vicinanza e la mia costante preghiera, perché mantengano la serenità nella speranza di una conclusione positiva dei lavori che stanno svolgendosi per salvarli”.

Le preghiere per i minatori cileni sono state levate dal Papa dopo la preghiera dell’Angelus insieme con un pensiero per l’imminente celebrazione della Giornata per la salvaguardia del Creato, promossa dai vescovi italiani per il prossimo primo settembre:

“E’ un appuntamento ormai abituale, importante anche sul piano ecumenico. Quest’anno ci ricorda che non ci può essere pace senza rispetto dell’ambiente. Abbiamo infatti il dovere di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente conservarla. Il Signore ci aiuti in questo compito!”.

Nella riflessione spirituale prima dell’Angelus, Benedetto XVI si era soffermato su una delle notizie umanamente più rivoluzionarie portate dalla Buona Notizia del Vangelo, quella che nel Regno di Dio considera più grande chi è più piccolo. E tra le tante immagini indelebili con le quali Cristo ha spiegato questo concetto c’è la parabola presente nelle letture liturgiche della domenica. Nel proporre la scena del banchetto nuziale e con essa l’invito a scegliere l’ultimo posto a tavola piuttosto che il primo – col rischio di vedersi in quest’ultimo caso pubblicamente umiliati – “il Signore non intende – ha osservato il Papa – dare una lezione sul galateo, né sulla gerarchia tra le diverse autorità”:

“Egli insiste piuttosto su un punto decisivo, che è quello dell’umiltà: ‘chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato’. Questa parabola, in un significato più profondo, fa anche pensare alla posizione dell’uomo in rapporto a Dio. L’’ultimo posto’ può infatti rappresentare la condizione dell’umanità degradata dal peccato, condizione dalla quale solo l’incarnazione del Figlio Unigenito può risollevarla”.

E’ la mai troppo ripetuta lezione cristiana sull’umiltà che ha in Gesù, e soprattutto in Gesù crocifisso – ha affermato il Pontefice – un “modello” di “gratuità”:

“Da Lui apprendiamo la pazienza nelle tentazioni, la mitezza nelle offese, l’obbedienza a Dio nel dolore, in attesa che Colui che ci ha invitato ci dica: ‘Amico, vieni più avanti!’; il vero bene, infatti, è stare vicino a Lui”.

Il Papa ha concluso la riflessione con due esempi. Il primo, quello di San Luigi IX, re di Francia, ricordato in settimana dalla liturgia, che invitò nel suo “Testamento spirituale al figlio” a ringraziare umilmente il Signore per la prosperità e a “non diventare peggiore per vanagloria”. Il secondo esempio – suggerito dalla liturgia odierna che ne ricorda il martirio – è quello di San Giovanni Battista: il “più grande tra i profeti di Cristo, che ha saputo – ha affermato Benedetto XVI – rinnegare se stesso per fare spazio al Salvatore, e ha sofferto ed è morto per la verità”.

Nei saluti post-Angelus in sei lingue, tra molti applausi e brevi canti, il Papa ha salutato fra gli altri i molti ragazzi che hanno ricevuto o riceveranno la Cresima, un gruppo di Cooperatori Paolini e un altro di studenti del Pontificio Collegio Nordamericano.


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Cari fratelli e sorelle,

nel Vangelo di questa domenica (Lc 14,1.7-14), incontriamo Gesù commensale nella casa di un capo dei farisei. Notando che gli invitati sceglievano i primi posti a tavola, Egli raccontò una parabola, ambientata in un banchetto nuziale. "Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: «Cèdigli il posto!» ... Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto" (Lc 14,8-10). Il Signore non intende dare una lezione sul galateo, né sulla gerarchia tra le diverse autorità. Egli insiste piuttosto su un punto decisivo, che è quello dell’umiltà: "chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato" (Lc 14,11). Questa parabola, in un significato più profondo, fa anche pensare alla posizione dell’uomo in rapporto a Dio. L’"ultimo posto" può infatti rappresentare la condizione dell’umanità degradata dal peccato, condizione dalla quale solo l’incarnazione del Figlio Unigenito può risollevarla. Per questo Cristo stesso "ha preso l’ultimo posto nel mondo — la croce — e proprio con questa umiltà radicale ci ha redenti e costantemente ci aiuta" (Enc. Deus caritas est, 35).

 

Al termine della parabola, Gesù suggerisce al capo dei farisei di invitare alla sua mensa non gli amici, i parenti o i ricchi vicini, ma le persone più povere ed emarginate, che non hanno modo di ricambiare (cfr Lc 14,13-14), perché il dono sia gratuito. La vera ricompensa, infatti, alla fine, la darà Dio, "che governa il mondo ... Noi gli prestiamo il nostro servizio solo per quello che possiamo e finché Egli ce ne dà la forza" (Enc. Deus caritas est, 35). Ancora una volta, dunque, guardiamo a Cristo come modello di umiltà e di gratuità: da Lui apprendiamo la pazienza nelle tentazioni, la mitezza nelle offese, l’obbedienza a Dio nel dolore, in attesa che Colui che ci ha invitato ci dica: "Amico, vieni più avanti!" (cfr Lc 14,10); il vero bene, infatti, è stare vicino a Lui. San Luigi IX, re di Francia – la cui memoria ricorreva mercoledì scorso – ha messo in pratica ciò che è scritto nel Libro del Siracide: "Quanto più sei grande, tanto più fatti umile, e troverai grazia davanti al Signore" (3,18). Così egli scriveva nel suo "Testamento spirituale al figlio": "Se il Signore ti darà qualche prosperità, non solo lo dovrai umilmente ringraziare, ma bada bene a non diventare peggiore per vanagloria o in qualunque altro modo, bada cioè a non entrare in contrasto con Dio o offenderlo con i suoi doni stessi" ( Acta Sanctorum Augusti 5 [1868], 546).

 

Cari amici, oggi ricordiamo anche il martirio di san Giovanni Battista, il più grande tra i profeti di Cristo, che ha saputo rinnegare se stesso per fare spazio al Salvatore, e ha sofferto ed è morto per la verità. Chiediamo a lui e alla Vergine Maria di guidarci sulla via dell’umiltà, per diventare degni della ricompensa divina.


Dopo l'Angelus

Il prossimo 1° settembre si celebra in Italia la Giornata per la salvaguardia del creato, promossa dalla Conferenza Episcopale Italiana. E’ un appuntamento ormai abituale, importante anche sul piano ecumenico. Quest’anno ci ricorda che non ci può essere pace senza rispetto dell’ambiente. Abbiamo infatti il dovere di consegnare la terra alle nuove generazioni in uno stato tale che anch’esse possano degnamente abitarla e ulteriormente conservarla. Il Signore ci aiuti in questo compito!

Je vous accueille avec joie, chers pèlerins francophones! En ce dimanche, les textes liturgiques mettent en évidence l’inestimable grandeur de l’humilité. Se laissant instruire par la Sagesse divine, celui qui est humble dirige son regard vers Dieu et cherche la vérité en toute chose. Il aspire aussi à la beauté d’une vie authentique. Confions à Marie, l’humble Servante du Seigneur et Mère du Verbe incarné, notre désir de marcher à la suite de son Fils. A tous je souhaite un bon dimanche et une bonne semaine!

I am pleased to greet the English-speaking visitors here today, especially the group of students from the Pontifical North American College. I pray that all of you, whether you are here on holiday or on pilgrimage or pursuing studies in Rome, will be able to draw closer to the Lord in prayer and thanksgiving. May God bestow abundant blessings upon all of you, and upon your families and loved ones at home.

Von Herzen grüße ich die deutschsprachigen Gäste, besonders die Pilger aus Neustift. Die Lesungen des heutigen Sonntags sprechen von der Demut. Christus rückt unsere irdischen Vorstellungen zurecht: Vor Gott zählt nicht das menschlich Große, sondern das Geringe, das Verachtete. Nicht die Selbstherrlichkeit macht den Menschen groß, sondern das Leben nach Gottes Willen und die Gemeinschaft mit ihm. Nehmen wir uns dabei die Heiligen zum Vorbild! Gottes Geist begleite euch!

Al saludar cordialmente a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, quisiera recordar con particular afecto a los mineros que se encuentran atrapados en el yacimiento de san José, en la región chilena de Atacama. A ellos y a sus familiares los encomiendo a la intercesión de San Lorenzo, asegurándoles mi cercanía espiritual y mis continuas oraciones, para que mantengan la serenidad en la espera de una feliz conclusión de los trabajos que se están llevando a cabo para su rescate. Y a todos os invito a acoger hoy la Palabra de Cristo, para crecer en fe, humildad y generosidad. Feliz domingo.

Serdecznie witam obecnych tu Polaków. Dzisiejsza liturgia wzywa nas wszystkich do pokory. Polega ona na znajomoÿci swojego miejsca w spoÿeczeÿstwie, ale teÿw planach Boÿych. „O ile wielki jesteÿ, o tyle siÿuniÿaj, a znajdziesz ÿaskÿu Pana. Wielka jest bowiem potÿga Pana". Praktykowanie cnoty pokory niech nas zbliÿa do ludzi i do Boga. Niech Bóg wam bÿogosÿawi!

[Do un cordiale benvenuto ai polacchi qui presenti. La liturgia odierna ci chiama tutti all’umiltà. Essa consiste nella conoscenza del proprio posto nella società e nei disegni di Dio. "Quanto più sei grande, tanto più umiliati; così troverai grazia davanti al Signore; perché grande è la potenza del Signore". La pratica della virtù dell’umiltà ci avvicini agli uomini e a Dio. Dio vi benedica!]

Infine, saluto di cuore i pellegrini di lingua italiana, in particolare il gruppo di Cooperatori Paolini; i numerosi ragazzi che hanno ricevuto la Cresima o la riceveranno: da Boccaleone, da Arcene e dalle diocesi di Vicenza e di Padova; la Confraternita del SS.mo Sacramento di Bariano; i fedeli provenienti dalla diocesi di Verona e da Santo Stefano Ticino; e i ragazzi di Grassobbio. Saluto anche il gruppo golfistico venuto da Milano e quello ciclistico di Nave. A tutti auguro una buona domenica.

 

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