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ANGELUS (15 AGOSTO 2010)

Solennità dell'Assunta. Il Papa: il cristianesimo non annuncia una salvezza astratta ma l'eternità di ciò che amiamo

◊   Il Cristianesimo non annuncia una salvezza astratta dell’anima in un impreciso al di là, ma promette la vita eterna, dove niente di ciò che ci è più caro andrà in rovina, ma continuerà a vivere grazie all’amore di Dio. E’ quanto ha detto questa mattina il Papa durante la Messa presieduta nella parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo, nella Solennità dell’Assunzione. Benedetto XVI ha invitato tutti i cristiani a costruire, già qui sulla terra, il mondo nuovo che non passerà. A mezzogiorno, il tradizionale appuntamento dell’Angelus, nel cortile del Palazzo Apostolico della cittadina laziale. Il servizio di Sergio Centofanti.

(canto)

“Noi crediamo che Maria, come Cristo suo Figlio, ha già vinto la morte e trionfa già nella gloria celeste nella totalità del suo essere, «in anima e corpo»”.

Nell’omelia il Papa ricorda la formulazione del dogma dell’Assunzione, proclamato 60 anni fa da Pio XII. Maria dunque ci precede, ma quali sono – si chiede il Papa – “le radici di questa vittoria sulla morte prodigiosamente anticipata in Maria?”:

“Le radici stanno nella fede della Vergine di Nazareth … una fede che è obbedienza alla Parola di Dio e abbandono totale all’iniziativa e all’azione divina … La fede, dunque, è la grandezza di Maria, come proclama gioiosamente Elisabetta: Maria è «benedetta fra le donne» … perché crede e vive in maniera unica la «prima» delle beatitudini, la beatitudine della fede”.

Maria, Assunta in cielo, non è lontana da noi – afferma il Papa, che spiega cosa significhi il “cielo”:

“Noi tutti oggi siamo ben consapevoli che col termine «cielo» non ci riferiamo ad un qualche luogo dell’universo … no! Ci riferiamo a qualcosa di molto più grande e difficile da definire con i nostri limitati concetti umani. Con questo termine ‘cielo’ vogliamo affermare che Dio, il Dio fattosi vicino a noi non ci abbandona neppure nella morte e oltre di essa, ma ha un posto per noi e ci dona l’eternità”.

Per spiegare questa realtà Benedetto XVI si riferisce alla memoria, impressa nei nostri cuori, di quanti abbiamo amato e sono morti. Una parte di loro continua a vivere in noi, “ma è come un’«ombra» perché anche questa sopravvivenza nel cuore dei propri cari è destinata a finire”:
“Dio invece non passa mai e noi tutti esistiamo in forza del Suo amore; esistiamo perché egli ci ama, perché egli ci ha pensati e ci ha chiamati alla vita. Esistiamo nei pensieri e nell’amore di Dio. Esistiamo in tutta la nostra realtà, non solo nella nostra 'ombra'. La nostra serenità, la nostra speranza, la nostra pace si fondano proprio su questo: in Dio … nel suo amore creatore, noi siamo custoditi e introdotti con tutta la nostra vita, con tutto il nostro essere nell’eternità. E’ il suo Amore che vince la morte e ci dona l’eternità, ed è questo amore che chiamiamo «cielo»: Dio è così grande da avere posto anche per noi”.

“E Gesù, che è vero Dio e vero uomo – ha proseguito il Papa – “è per noi la garanzia” che l’uomo e Dio “possono esistere e vivere eternamente l’uno nell’altro. Questo vuol dire che di ciascuno di noi non continuerà ad esistere solo una parte che ci viene, per così dire, strappata, mentre altre vanno in rovina; vuol dire piuttosto che Dio conosce ed ama tutto l’uomo, ciò che noi siamo”:

“E Dio accoglie nella Sua eternità ciò che ora, nella nostra vita, fatta di sofferenza e amore, di speranza, di gioia e di tristezza, cresce e diviene. Tutto l’uomo, tutta la sua vita viene presa da Dio ed in Lui, purificata, riceve l’eternità. Cari Amici! Io penso che questa è una verità che ci deve riempire di gioia profonda. Il Cristianesimo non annuncia solo una qualche salvezza dell’anima in un impreciso al di là, nel quale tutto ciò che in questo mondo ci è stato prezioso e caro verrebbe cancellato, ma promette la vita eterna, «la vita del mondo che verrà»: niente di ciò che ci è prezioso e caro andrà in rovina, ma troverà pienezza in Dio”.

Il cristianesimo – ha detto con forza il Papa - dona una speranza forte in un futuro luminoso e “noi siamo chiamati, proprio come cristiani, ad edificare questo mondo nuovo, a lavorare affinché diventi un giorno il «mondo di Dio», un mondo che sorpasserà tutto ciò che noi stessi potremmo costruire. In Maria Assunta in cielo, pienamente partecipe della Risurrezione del Figlio, noi contempliamo la realizzazione della creatura umana secondo il «mondo di Dio»”. Il Papa ha concluso la sua omelia con questa invocazione:

“Preghiamo il Signore affinché ci faccia comprendere quanto è preziosa ai Suoi occhi tutta la nostra vita; rafforzi la nostra fede nella vita eterna; ci renda uomini della speranza, che operano per costruire un mondo aperto a Dio, uomini pieni di gioia, che sanno scorgere la bellezza del mondo futuro in mezzo agli affanni della vita quotidiana e in tale certezza vivono, credono e sperano”.

(canto)

Il Papa, al termine della Messa, attorniato dalla folla festante dei fedeli, è tornato nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per la preghiera dell’Angelus, a mezzogiorno. In quest’occasione ha ricordato che “la venerazione verso la Vergine Maria accompagna fin dagli inizi il cammino della Chiesa”. “Artisti d’ogni epoca – ha sottolineato - hanno dipinto e scolpito la santità della Madre del Signore adornando chiese e santuari. Poeti, scrittori e musicisti hanno tributato onore alla Vergine con inni e canti liturgici. Da Oriente a Occidente la Tuttasanta è invocata Madre celeste, che sostiene il Figlio di Dio fra le braccia e sotto la cui protezione trova rifugio tutta l’umanità”. Quindi ha recitato un’antichissima preghiera a Maria:

“Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.

(canto)


BENEDETTO XVI

ANGELUS

Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 15 agosto 2010

 

Cari fratelli e sorelle,

oggi, nella solennità dell’Assunzione al Cielo della Madre di Dio, celebriamo il passaggio dalla condizione terrena alla beatitudine celeste di Colei che ha generato nella carne e accolto nella fede il Signore della Vita. La venerazione verso la Vergine Maria accompagna fin dagli inizi il cammino della Chiesa e già a partire dal IV secolo appaiono feste mariane: in alcune viene esaltato il ruolo della Vergine nella storia della salvezza, in altre vengono celebrati i momenti principali della sua esistenza terrena. Il significato dell’odierna festa è contenuto nelle parole conclusive della definizione dogmatica, promulgata dal Venerabile Pio XII il 1° novembre 1950 e di cui quest’anno ricorre il 60° anniversario: «L'Immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo» (Cost. ap. Munificentissimus Deus, AAS 42 [1950], 770).

Artisti d’ogni epoca hanno dipinto e scolpito la santità della Madre del Signore adornando chiese e santuari. Poeti, scrittori e musicisti hanno tributato onore alla Vergine con inni e canti liturgici. Da Oriente a Occidente la Tuttasanta è invocata Madre celeste, che sostiene il Figlio di Dio fra le braccia e sotto la cui protezione trova rifugio tutta l’umanità, con l’antichissima preghiera: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.

E nel Vangelo dell’odierna solennità, san Luca descrive il compiersi della salvezza attraverso la Vergine Maria. Ella, nel cui grembo si è fatto piccolo l’Onnipotente, dopo l’annuncio dell’Angelo, senza alcun indugio, si reca in fretta dalla parente Elisabetta per portarle il Salvatore del mondo. E, infatti, «appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo … [e] fu colmata di Spirito Santo» (Lc 1,41); riconobbe la Madre di Dio in «colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore ha detto» (Lc 1,45). Le due donne, che attendevano il compimento delle promesse divine, pregustano, ora, la gioia della venuta del Regno di Dio, la gioia della salvezza.

Cari fratelli e sorelle, affidiamoci a Colei che - come afferma il Servo di Dio Paolo VI - «assunta in cielo, non ha deposto la sua missione di intercessione e di salvezza» (Es. ap. Marialis Cultus, 18, AAS 66 [1974], 130). A Lei, guida degli Apostoli, sostegno dei Martiri, luce dei Santi, rivolgiamo la nostra preghiera, supplicandola di accompagnarci in questa vita terrena, di aiutarci a guardare il Cielo e di accoglierci un giorno accanto al Suo Figlio Gesù.


Dopo l'Angelus

Je salue avec joie les pèlerins francophones. La solennité de l’Assomption de la Vierge Marie nous rappelle l’éminente dignité de la personne humaine. Par l’intercession de la Mère de Jésus, le plus beau chef-d’œuvre de Dieu, puisse notre vie tout entière être un chant de louange au Seigneur pour ses merveilles à l’égard des hommes. Bonne fête à tous!

I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors. Today we join our voices to the many generations who praise the Virgin Mary and call her blessed for her glorious Assumption into Heaven. Her example of faithful perseverance in doing the will of God and her heavenly reward are a source of courage and hope for all of us. May God bless you and your families with peace and joy!

Ganz herzlich grüße ich die Pilger und Besucher deutscher Sprache hier in Castel Gandolfo. Am Hochfest Mariä Himmelfahrt richten sich unsere Augen auf Maria. Sie hat den Sohn Gottes vom Heiligen Geist empfangen und damit den in sich aufgenommen, der – wie er selbst sagt – die Auferstehung und das Leben ist. Nun lebt sie weiter in der Vollendung und tritt als Fürsprecherin für uns ein, auf daß auch wir den Weg ins wahre Leben finden. Euch und Euren Familien wünsche ich einen gesegneten Festtag!

Saludo con afecto a los fieles de lengua española, en particular al grupo de pastoral juvenil de Pamplona y Zizur Mayor. Que la celebración de la Asunción de la Virgen María a los cielos, en la que podemos contemplar la plenitud de vida a la que estamos todos llamados, fortalezca nuestra esperanza con la certeza de que la Madre de Dios sigue velando con amor sobre cada uno de nosotros. Que Dios os bendiga.

Uma calorosa saudação aos peregrinos de língua portuguesa! Nossa Senhora ao ser assunta ao Céu fica mais próxima de seus filhos aqui na terra, intercedendo por eles junto a Jesus, e torna-se um sinal luminoso da vida futura que esperamos. Que Deus vos abençoe! Obrigado pela vossa visita!

Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat. Szívből kérem rájuk Szűz Mária anyai oltalmát. Dicsértessék a Jézus Krisztus.

[Saluto con affetto i pellegrini ungheresi e di cuore invoco su di loro la materna protezione della Vergine Maria. Sia lodato Gesù Cristo.]

Witam Polaków. Dziś w całym Kościele obchodzimy uroczystość Wniebowzięcia Najświętszej Maryi Panny. W Polsce ten dzień jest obchodzony również jako święto narodowe. Z tej okazji wszystkim Polakom życzę pokoju i pomyślności. Wszystkich zawierzam opiece Maryi i serdecznie błogosławię. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus!

[Saluto i polacchi. Oggi in tutta la Chiesa festeggiamo la solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. In Polonia questo giorno è anche celebrato come festa nazionale. In questa occasione auguro a tutti i polacchi pace e prosperità, affidandoli alla protezione di Maria. Vi benedico di cuore. Sia lodato Gesù Cristo!]

Saluto infine con affetto i pellegrini italiani, in particolare i fedeli di Faenza. A tutti auguro di trascorrere nella gioia questa solenne e popolare festa mariana.

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