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AL COLLEGIO
CAPRANICA (20 GENNAIO 2012) |
Radio
Vaticana, 20 gennaio 2012
Il
Papa agli alunni dell’Almo Collegio Capranica:
annunciate la Parola di Dio superando ogni barriera
Al
fondo della vita di un presbitero deve esserci una
relazione intensa con Dio: è l’esortazione di Benedetto
XVI alla comunità dell’Almo Collegio Capranica,
ricevuta stamani in Vaticano. Il Papa ha esortato i futuri
sacerdoti ad impegnarsi con coraggio nell’opera di nuova
evangelizzazione. Quindi, ha ricordato la figura di
Sant'Agnese, patrona del Collegio che da cinque secoli
costituisce uno dei seminari della diocesi di Roma. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“La Chiesa si aspetta molto dai giovani sacerdoti
nell’opera di evangelizzazione e di nuova
evangelizzazione”: è quanto affermato da Benedetto XVI,
incontrando la comunità dell’Almo Collegio Capranica.
Il Papa ha incoraggiato i giovani seminaristi affinché
“radicati nella bellezza della tradizione autentica,
uniti profondamente a Cristo" siano capaci di
portarlo nelle loro comunità "con verità e
gioia":
“Abbiate sempre un profondo senso della storia e
della tradizione della Chiesa! Il fatto di essere a Roma
è un dono che vi deve rendere particolarmente sensibili
alla profondità della tradizione cattolica”.
La vicinanza con il Successore di Pietro, durante la
vostra formazione, ha soggiunto il Papa, “vi permette di
percepire con particolare chiarezza le dimensioni
universali della Chiesa e il desiderio che il Vangelo
giunga a tutte le genti”. Al Collegio Capranica, ha
ribadito, “avete la possibilità di aprire gli orizzonti
con esperienze dell’internazionalità”:
“Preparatevi ad essere vicini ad ogni uomo che
incontrerete, non lasciando che nessuna cultura possa
essere una barriera alla Parola di vita di cui siete
annunciatori anche con la vostra vita”.
Alla vigilia della memoria di Sant’Agnese, Patrona
del Collegio, il Papa ha quindi invitato i futuri
sacerdoti a seguire il suo esempio di martirio e verginità
per essere testimoni credibili della fede:
“Anche la formazione del presbitero esige
integralità, compiutezza, esercizio ascetico, costanza e
fedeltà eroica, in tutti gli aspetti che la costituisce;
al fondo vi deve essere una solida vita spirituale animata
da una relazione intensa con Dio a livello personale e
comunitario, con particolare cura nelle celebrazioni
liturgiche e nella frequenza dei Sacramenti”.
Ancora, ha soggiunto, la vita sacerdotale richiede
“un anelito crescente alla santità”. Per questo, ha
avvertito, bisogna anche sviluppare “una vera e solida
cultura personale, frutto di uno studio appassionato e
costante”. La fede, ha osservato, “ha una dimensione
razionale e intellettuale che le è essenziale”. Il Papa
non ha poi mancato di ricordare il legame tra
Sant’Agnese, martire sotto Domiziano, e la città di
Roma:
“Ancora oggi, per chiunque passi in Piazza Navona,
l’effige della Santa dall’altro del frontone della
chiesa di Sant’Agnese in Agone, ricorda che questa
nostra Città è fondata anche sull’amicizia per Cristo
e la testimonianza di molti dei suoi figli e figlie”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
ALLA COMUNITÀ DELL'ALMO COLLEGIO CAPRANICA
Sala
Clementina
Venerdì, 20 gennaio 2012
Signor
Cardinale,
Eccellenza,
Cari fratelli!
E’
sempre motivo di gioia per me incontrare la comunità
dell’Almo Collegio Capranica, che da oltre cinque secoli
costituisce uno dei Seminari della Diocesi di Roma. Vi
saluto tutti con affetto, in particolare naturalmente Sua
Eminenza il Cardinale Martino e il Rettore, Mons.
Ermenegildo Manicardi. E ringrazio Sua Eminenza per le
cortesi parole. In occasione della ricorrenza di
Sant’Agnese, Patrona del Collegio, vorrei offrirvi
alcune riflessioni suggeritemi proprio dalla sua figura.
Sant’Agnese
è una delle famose fanciulle romane, che hanno illustrato
la bellezza genuina della fede in Cristo e dell’amicizia
con Lui. La sua duplice qualifica di Vergine e Martire
richiama la totalità delle dimensioni della santità. Si
tratta di una completezza di santità che è richiesta
anche a voi dalla vostra fede cristiana e dalla speciale
vocazione sacerdotale con la quale il Signore vi ha
chiamato e vi lega a Sé. Martirio – per
sant’Agnese – ha voluto dire la generosa e libera
accettazione di spendere la propria giovane vita, nella
sua totalità e senza riserve, affinché il Vangelo fosse
annunziato come verità e bellezza che illuminano
l’esistenza. Nel martirio di Agnese, accolto con
coraggio nello stadio di Domiziano, splende per sempre la
bellezza di appartenere a Cristo senza tentennamenti,
affidandosi a Lui. Ancora oggi, per chiunque passi in
Piazza Navona, l’effige della Santa dall’alto del
frontone della chiesa di Sant’Agnese in Agone, ricorda
che questa nostra Città è fondata anche sull’amicizia
per Cristo e la testimonianza del suo Vangelo, di molti
dei suoi figli e figlie. La loro generosa donazione a Lui
e al bene dei fratelli è una componente primaria della
fisionomia spirituale di Roma.
Nel
martirio, Agnese sigilla anche l’altro elemento decisivo
della sua vita, la verginità per Cristo e per la
Chiesa. Il dono totale del martirio è preparato, infatti,
dalla scelta consapevole, libera e matura, della verginità,
testimonianza della volontà di essere totalmente di
Cristo. Se il martirio è un atto eroico finale, la
verginità è frutto di una prolungata amicizia con Gesù
maturata nell’ascolto costante della sua Parola, nel
dialogo della preghiera, nell’incontro eucaristico.
Agnese, ancora giovane, aveva imparato che essere
discepoli del Signore vuol dire amarlo mettendo in gioco
tutta l’esistenza. Questa duplice qualifica – Vergine
e Martire – richiama alla nostra riflessione che un
testimone credibile della fede deve essere una persona che
vive per Cristo, con Cristo e in Cristo, trasformando la
propria vita secondo le esigenze più alte della gratuità.
Anche la
formazione del presbitero esige integralità, compiutezza,
esercizio ascetico, costanza e fedeltà eroica, in tutti
gli aspetti che la costituisce; al fondo vi deve essere
una solida vita spirituale animata da una relazione
intensa con Dio a livello personale e comunitario, con
particolare cura nelle celebrazioni liturgiche e nella
frequenza ai Sacramenti. La vita sacerdotale richiede un
anelito crescente alla santità, un chiaro sensus
Ecclesiae e un’apertura alla fraternità senza
esclusioni e parzialità. Del cammino di santità del
presbitero fa parte anche la sua scelta di elaborare, con
l’aiuto di Dio, la propria intelligenza e il proprio
impegno, una vera e solida cultura personale, frutto di
uno studio appassionato e costante. La fede ha una sua
dimensione razionale e intellettuale che le è essenziale.
Per un seminarista e per un giovane prete ancora alle
prese con lo studio accademico, si tratta di assimilare
quella sintesi tra fede e ragione che è propria del
Cristianesimo. Il Verbo di Dio si è fatto carne e il
presbitero, vero sacerdote del Verbo Incarnato, deve
diventare sempre più trasparenza, luminosa e profonda,
della Parola eterna che ci è donata. Chi è maturo anche
in questa sua formazione culturale globale può essere più
efficacemente educatore e animatore di quell’adorazione
«in Spirito e verità» di cui Gesù parla alla
Samaritana (cfr Gv 4,23). Tale adorazione, che si
forma nell’ascolto della Parola di Dio e nella forza
dello Spirito Santo, è chiamata a diventare, soprattutto
nella Liturgia, il «rationabile obsequium», di
cui ci parla l’apostolo Paolo, un culto nel quale
l’uomo stesso nella sua totalità di un essere dotato di
ragione, diventa adorazione, glorificazione del Dio
vivente, e che può essere raggiunto non conformandosi a
questo mondo, ma lasciandosi trasformare da Cristo
rinnovando il modo di pensare, per poter discernere la
volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e
perfetto (cfr Rm 12,1-2).
Cari
Alunni del Collegio Capranica, il vostro impegno nel
cammino di santità, anche con una solida formazione
culturale, corrisponde all’intenzione originaria di
questa Istituzione, fondata 555 anni fa dal Cardinale
Domenico Capranica. Abbiate sempre un profondo senso della
storia e della tradizione della Chiesa! Il fatto di essere
a Roma è un dono che vi deve rendere particolarmente
sensibili alla profondità della tradizione cattolica. Voi
la toccate con mano già nella storia dell’edificio che
vi ospita. Inoltre, voi vivete questi anni di formazione
in una speciale vicinanza con il Successore di Pietro: ciò
vi permette di percepire con particolare chiarezza le
dimensioni universali della Chiesa e il desiderio che il
Vangelo giunga a tutte le genti. Qui avete la possibilità
di aprire gli orizzonti con esperienze
dell’internazionalità; qui, soprattutto, respirate la
cattolicità. Approfittate di ciò che vi è offerto, per
il futuro servizio alla Diocesi di Roma o alle vostre
Diocesi di provenienza! Dall’amicizia, che sorge nel
vivere insieme, imparate a conoscere le situazioni diverse
delle nazioni e delle Chiese nel mondo e a formarvi alla
visione cattolica. Preparatevi ad essere vicini ad ogni
uomo che incontrerete, non lasciando che nessuna cultura
possa essere una barriera alla Parola di vita di cui siete
annunciatori anche con la vostra vita.
Cari
amici, la Chiesa si aspetta molto dai giovani sacerdoti
nell’opera di evangelizzazione e di nuova
evangelizzazione. Vi incoraggio perché nella fatica
quotidiana, radicati nella bellezza della tradizione
autentica, uniti profondamente a Cristo, siate capaci di
portarlo nelle vostre comunità con verità e gioia. Con
l’intercessione della Vergine e Martire Agnese, e di
Maria Santissima, Stella dell’evangelizzazione, il
vostro impegno di oggi giovi alla fecondità del vostro
ministero. Di cuore imparto a voi e ai vostri cari la
Benedizione Apostolica. Grazie.
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