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MESSA
A MALTA (18 APRILE 2010) |
Radio
Vaticana, 18.04.2010
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L'amore
di Dio salva, non la tecnologia; non lasciatevi
irretire dalle voci che invitano a mettere da parte
la fede: così il Papa nella Messa a Floriana
◊ Malta ha
accolto il Papa con una grande e calorosa
partecipazione: circa centomila persone hanno
salutato Benedetto XVI lungo le strade, ieri
pomeriggio al suo arrivo, per questa visita
apostolica in occasione dei 1950 anni del naufragio
di San Paolo in quest'isola del Mediterraneo. E
stamani, il Piazzale dei Granai, a Floriana, non è
bastato a contenere la folla per la Messa presieduta
dal Pontefice: erano attesi 15 mila fedeli; ne sono
giunti 50 mila. Il Papa, nell’omelia, ha esortato
a non lasciarsi irretire da quelle voci che invitano
a mettere da parte la fede. Non è la tecnologia che
salva – ha detto – ma l’amore di Dio. Diamo la
linea al nostro inviato a Malta, Alessandro De
Carolis

(canto)
Non c’è un momento in cui la vita di una
persona non dipenda interamente da Dio. Pensare che
possa essere un altro “qualcosa”, forse un
ritrovato tecnologico, a salvare l’uomo dal male
è una pura illusione. Solo Dio conosce la rotta che
conduce “a un porto sicuro”. Questo, ha spiegato
Benedetto XVI ai maltesi, è ciò che quel giorno
d’inverno del 60 dopo Cristo, sballottati dalle
onde del Mediterraneo, sperimentarono Paolo e i suoi
compagni di un pericoloso naufragio e di
un’insperata salvezza. E questo è ciò che
quell’evento lontano insegna all’uomo di oggi,
che spesso, con poca coscienza, si affida al solo
ingegno della scienza.
(canto)
Imponente il colpo d’occhio offerto dalla
grande e affollata Piazza dei Granai a Floriana. A
sinistra della Chiesa di San Publio, l’altare
della Messa papale, protetto da una tettoia e
inquadrato in una serie di cornici concentriche
bianche, a loro volta comprese da un semicerchio
composto di pannelli, quasi come una gigantesca
porzione d’ostia. Con al fianco l’arcivescovo di
Malta, Paul Cremona, e il vescovo di Gozo, Mario
Grech, Benedetto XVI ha presieduto con circa 800
sacerdoti la celebrazione tornando all’omelia sui
temi paolini, così profondamente innestati nella
fede dei maltesi. So che è “una pagina che amate
ascoltare”, ha detto il Pontefice ai 40 mila
fedeli presenti nella piazza, che avevano ascoltato
la lettura degli Atti degli Apostoli sul naufragio
di Paolo. In quei momenti drammatici l’Apostolo,
ha ricordato Benedetto XVI, esortò gli altri “a
porre la loro fiducia solo in Dio”. “Anche noi
– ha soggiunto – dobbiamo porre la nostra
fiducia in Lui solo”:
It is tempting to think that today...
”Si è tentati di pensare che l’odierna
tecnologia avanzata possa rispondere ad ogni nostro
desiderio e salvarci dai pericoli che ci assalgono.
Ma non è così. In ogni momento della nostra vita
dipendiamo interamente da Dio, nel quale viviamo, ci
muoviamo ed abbiamo la nostra esistenza. Solo lui può
proteggerci dal male, solo lui può guidarci tra le
tempeste della vita e solo lui può condurci ad un
porto sicuro, come ha fatto per Paolo ed i suoi
compagni, alla deriva sulle coste di Malta”.
Coste sulle quali, ha osservato, “molti
viaggiatori sono sbarcati” nel corso della storia,
anche se non tutti hanno portato del bene. Il Papa
si è complimentato con i maltesi per aver saputo
scegliere il meglio di ciò che i secoli hanno
portato nel Paese e li ha esortati “a continuare
così”:
Not everything that today's world proposes...
“Non tutto quello che il mondo oggi propone
è meritevole di essere accolto dai maltesi. Molte
voci cercano di persuaderci di mettere da parte la
nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere
da se stessi i valori e le credenze con i quali
vivere. Ci dicono che non abbiamo bisogno di Dio e
della Chiesa”.
A contrario, ha ripetuto, “in ogni ambito della
vita necessitiamo dell’aiuto della grazia di
Dio” e di nuovo il Pontefice ha insistito perché
i maltesi continuino a “esplorare la ricchezza e
la profondità del dono di Paolo” e a
“consegnarlo” a chiunque:
No visitor to malta could fail to
be impressed...
“Ogni visitatore di Malta dovrebbe essere
impressionato dalla devozione della sua gente, dalla
fede vibrante manifestata nelle celebrazioni nei
giorni di festa, dalla bellezza delle sue chiese e
dei suoi santuari. Ma quel dono ha bisogno di essere
condiviso con altri, ha bisogno di essere
espresso”.
Ancor più intenso si è fatto il tono di
Benedetto XVI quando la sua riflessione si è
soffermata sul ruolo del sacerdozio. Il 9 maggio
2001, la Piazza dei Granai aveva visto Giovanni
Paolo II beatificare una figura molto amata dai
maltesi, Dun Ġorġ Preca. Rivolgendosi ai
presbiteri, Benedetto XVI ha detto:
Let him serve as a model and an inspirationfor
you...
“Prendetelo come modello ed ispirazione per
voi, mentre adempite la missione che avete ricevuto
di pascere il gregge del Signore. Ricordate anche la
domanda che il Signore Risorto ha rivolto tre volte
a Pietro: ‘Mi ami tu?’. Questa è la domanda che
egli rivolge a ciascuno di voi. Lo amate? Desiderate
servirlo con il dono della vostra intera vita? (…)
Con Pietro abbiate il coraggio di rispondere: ‘Sì,
Signore, tu sai che io ti amo’ e accogliete con
cuore grato il magnifico compito che egli vi ha
assegnato”.
Il dialogo tra Gesù e Pietro che lo aveva
rinnegato dimostra, ha osservato il Pontefice, che
le “ferite spirituali” hanno bisogno della
“misericordia divina” per essere guarite.
Esperienza questa, aveva notato in precedenza mons.
Cremona nel suo indirizzo di saluto, di cui è
consapevole la Chiesa maltese, “umile abbastanza
da riconoscere gli errori e i peccati dei suoi
membri ma abbastanza forte per contare sulla
presenza dello Spirito Santo”.
(canto)
Gli applausi – scoppiati in particolare quando
Benedetto XVI ha pronunciato alcune parole in lingua
maltese (“Għożżu l-fidi u l-valuri
li takom l-Appostlu Missierkom San Pawl” -
Preservate la fede e i valori che vi sono stati
trasmessi dal vostro padre, l’apostolo San Paolo)
– hanno accompagnato anche la recita del Regina
Coeli al termine della Messa. Il Papa ha ricordato
la “particolare devozione” che i maltesi nutrono
verso la Madonna – venerata in particolare nel
Santuario di Nostra Signora di Ta’ Pinu,
sull’Isola di Gozo – ed ha deposto ai piedi
dell’immagine mariana al lato dell’altare una
Rosa d’oro come segno del suo affetto. Il
Pontefice ha poi invitato i presenti a unirsi in
preghiera di ringraziamento per la Beatificazione di
Bernardo Francisco De Hoyos, avvenuta oggi a
Valladolid, in Spagna. L’ultimo pensiero di
Benedetto XVI è stato per i pellegrini di lingua
italiana, giunti in particolare da Lampedusa e
Linosa, salutati con queste parole:
“Grazie per essere venuti a condividere
questo momento di celebrazione e di preghiera con i
fratelli e le sorelle maltesi. Che l’Apostolo
Paolo, del quale commemoriamo l’anniversario della
presenza in queste isole, sia per voi un esempio di
fede salda e coraggiosa di fronte alle avversità”.
(canto)
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SANTA MESSA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Piazzale dei
Granai - Floriana
Domenica, 18 aprile 2010
Cari
Fratelli e Sorelle in Gesù Cristo,
Maħbubin uliedi [Miei cari figli e figlie!],
Sono
molto contento di essere qui con voi tutti oggi davanti
alla bella chiesa di San Publio per celebrare il grande
mistero dell’amore di Dio reso manifesto nella Santa
Eucarestia. In questo tempo, la gioia del periodo Pasquale
riempie i nostri cuori perché stiamo celebrando la
vittoria di Cristo, la vittoria della vita sul peccato e
sulla morte. E’ una gioia che trasforma le nostre vite e
ci riempie di speranza nel compimento delle promesse di
Dio. Cristo è risorto alleluia!
Saluto il
Presidente della Repubblica e la Signora Abela, le Autorità
civili di questa amata Nazione e tutto il popolo di Malta
e Gozo. Ringrazio l’Arcivescovo Cremona per le sue
gentili parole e saluto anche il Vescovo Grech e il
Vescovo Depasquale, l’Arcivescovo Mercieca, il Vescovo
Cauchi e gli altri Vescovi e sacerdoti presenti, così
come i fedeli cristiani della Chiesa che è in Malta e in
Gozo. Fin dal mio arrivo ieri sera ho avvertito la stessa
calorosa accoglienza che i vostri antenati hanno riservato
all’apostolo Paolo nell’anno sessanta.
Molti
viaggiatori sono sbarcati qui nel corso della vostra
storia. La ricchezza e la varietà della cultura maltese
è un segno che il vostro popolo ha tratto grande profitto
dallo scambio di doni ed ospitalità con i viaggiatori
venuti dal mare. Ed è significativo che voi abbiate
saputo esercitare il discernimento nell’individuare il
meglio di ciò che essi avevano da offrire.
Vi esorto
a continuare a fare così. Non tutto quello che il mondo
oggi propone è meritevole di essere accolto dai Maltesi.
Molte voci cercano di persuaderci di mettere da parte la
nostra fede in Dio e nella sua Chiesa e di scegliere da se
stessi i valori e le credenze con i quali vivere. Ci
dicono che non abbiamo bisogno di Dio e della Chiesa. Se
siamo tentati di credere a loro, dovremmo ricordare
l’episodio del Vangelo di oggi, quando i discepoli,
tutti esperti pescatori, hanno faticato tutta la notte, ma
non hanno preso neppure un solo pesce. Poi, quando Gesù
è apparso sulla riva, ha indicato loro dove pescare e
hanno potuto realizzare una pesca così grande, che a
stento potevano trascinarla. Lasciati a se stessi, i loro
sforzi erano infruttuosi; quando Gesù è rimasto accanto
a loro, hanno catturato una grande quantità di pesci.
Miei cari fratelli e sorelle, se poniamo la nostra fiducia
nel Signore e seguiamo i suoi insegnamenti, raccoglieremo
sempre grandi frutti.
La prima
lettura della Messa odierna è di quelle che so che amate
ascoltare: il racconto del naufragio di Paolo sulla costa
di Malta e la calorosa accoglienza a lui riservata dalla
popolazione di queste isole. Notate come i componenti
dell’equipaggio della barca, per poter sopravvivere,
furono costretti a gettare fuori il carico,
l’attrezzatura della barca ed anche il frumento che era
il loro unico sostentamento. Paolo li esortò a porre la
loro fiducia solo in Dio, mentre la barca era scossa dalle
onde. Anche noi dobbiamo porre la nostra fiducia in lui
solo. Si è tentati di pensare che l’odierna tecnologia
avanzata possa rispondere ad ogni nostro desiderio e
salvarci dai pericoli che ci assalgono. Ma non è così.
In ogni momento della nostra vita dipendiamo interamente
da Dio, nel quale viviamo, ci muoviamo ed abbiamo la
nostra esistenza. Solo lui può proteggerci dal male, solo
lui può guidarci tra le tempeste della vita e solo lui può
condurci ad un porto sicuro, come ha fatto per Paolo ed i
suoi compagni, alla deriva sulle coste di Malta. Essi
hanno fatto ciò che Paolo esortava loro di compiere e fu
così che “tutti poterono mettersi in salvo a terra” (At
27,44).
Più di
ogni carico che possiamo portare con noi - nel senso delle
nostre realizzazioni umane, delle nostre proprietà, della
nostra tecnologia - è la nostra relazione con il Signore
che fornisce la chiave della nostra felicità e della
nostra realizzazione umana. Ed egli ci chiama ad una
relazione di amore. Fate attenzione alla domanda che per
tre volte egli rivolge a Pietro sulla riva del lago:
“Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?”. Sulla base
della risposta affermativa di Pietro, Gesù gli affida un
compito, il compito di pascere il suo gregge. Qui vediamo
il fondamento di ogni ministero pastorale nella Chiesa.
E’ il nostro amore per il Signore che deve plasmare ogni
aspetto della nostra predicazione ed insegnamento, della
celebrazione dei sacramenti, e della nostra cura per il
Popolo di Dio. E’ il nostro amore per il Signore che ci
spinge ad amare quelli che Egli ama, e ad accettare
volentieri il compito di comunicare il suo amore a coloro
che serviamo. Durante la passione del Signore, Pietro lo
ha rinnegato tre volte. Ora, dopo la Resurrezione, Gesù
lo invita tre volte a dichiarare il suo amore, offrendo in
tal modo salvezza e perdono, e allo stesso tempo
affidandogli la sua missione. La pesca miracolosa aveva
sottolineato la dipendenza degli apostoli da Dio per il
successo dei loro progetti terreni. Il dialogo tra Pietro
e Gesù ha sottolineato il bisogno della divina
misericordia per guarire le loro ferite spirituali, le
ferite del peccato. In ogni ambito della nostra vita
necessitiamo dell’aiuto della grazia di Dio. Con lui
possiamo fare ogni cosa: senza di lui non possiamo fare
nulla.
Conosciamo
dal Vangelo di san Marco i segni che accompagnano coloro
che hanno posto la loro fede in Gesù: prenderanno in mano
serpenti e questo non recherà loro danno; imporranno le
mani ai malati e questi guariranno (cfr Mc 16,18).
Tali segni sono stati presto riconosciuti dai vostri
antenati, quando Paolo venne fra loro. Una vipera si
attaccò alla sua mano ma egli semplicemente la scosse e
gettò nel fuoco senza soffrire alcun danno. Paolo fu
condotto a vedere il padre di Publio, il “protos”
dell’isola, e dopo aver pregato e imposto le mani su di
lui, lo guarì dalla febbre. Di tutti i doni portati a
queste rive nel corso della storia della vostra gente,
quello portato da Paolo è stato il più grande di tutti,
ed è vostro merito che esso sia stato subito accolto e
custodito. Għożżu l-fidi u l-valuri li
takom l-Appostlu Missierkom San Pawl. [Preservate la fede
e i valori che vi sono stati trasmessi dal vostro padre,
l’apostolo San Paolo]. Continuate ad esplorare la
ricchezza e la profondità del dono di Paolo e procurate
di consegnarlo non solo ai vostri figli, ma a tutti coloro
che incontrate oggi. Ogni visitatore di Malta dovrebbe
essere impressionato dalla devozione della sua gente,
dalla fede vibrante manifestata nelle celebrazioni nei
giorni di festa, dalla bellezza delle sue chiese e dei
suoi santuari. Ma quel dono ha bisogno di essere condiviso
con altri, ha bisogno di essere espresso. Come insegnò
Mosè al popolo di Israele, i precetti del Signore “ti
stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne
parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai
per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai” (Dt
6,6-7). Ciò è stato ben capito dal primo santo
canonizzato di Malta, Dun
Ġorġ Preca. La sua instancabile opera di
catechesi, ispirando giovani ed anziani con un amore per
la dottrina cristiana ed una profonda devozione al Verbo
incarnato, è diventata un esempio che vi esorto a
mantenere. Ricordate che lo scambio di beni tra queste
isole ed il resto del mondo è un processo a due vie.
Quello che ricevete, valutatelo con cura, e ciò che
possedete di valore sappiatelo condividere con gli altri.
Desidero
rivolgere una particolare parola ai sacerdoti qui presenti
in questo anno dedicato alla celebrazione del grande dono
del sacerdozio. Dun
Ġorġ era un prete di straordinaria umiltà,
bontà, mitezza e generosità, profondamente dedito alla
preghiera e con la passione di comunicare le verità del
vangelo. Prendetelo come modello ed ispirazione per voi,
mentre adempite la missione che avete ricevuto di pascere
il gregge del Signore. Ricordate anche la domanda che il
Signore Risorto ha rivolto tre volte a Pietro: “Mi ami
tu?”. Questa è la domanda che egli rivolge a ciascuno
di voi. Lo amate? Desiderate servirlo con il dono della
vostra intera vita? Desiderate condurre altri a conoscerlo
ed amarlo? Con Pietro abbiate il coraggio di rispondere:
“Sì, Signore, tu sai che io ti amo” e accogliete con
cuore grato il magnifico compito che egli vi ha assegnato.
La missione affidata ai sacerdoti è veramente un servizio
alla gioia, alla gioia di Dio che brama irrompere nel
mondo (cfr Omelia,
24 aprile 2005).
Guardando
ora attorno a me alla grande folla raccolta qui in
Floriana per la celebrazione dell'eucarestia, mi torna
alla mente la scena descritta nella seconda lettura di
oggi, nella quale miriadi di miriadi e migliaia di
migliaia unirono le loro voci in un grande inno di lode:
“A Colui che siede sul trono e all’Agnello lode,
onore, gloria e potenza, nei secoli dei secoli” (Ap
5,13).
Continuate
a cantare questo inno, a lode del Signore risorto ed in
ringraziamento per i suoi molteplici doni. Con le parole
di San Paolo, Apostolo di Malta, concludo la mia
esortazione a voi questa mattina: “L-imħabba tiegħi
tkun magħkom ilkoll fi Kristu Ġesù” [“Il
mio amore con tutti voi in Cristo Gesù!”](1 Cor
16,24).
Ikun imfaħħar
Ġesù Kristu! [Sia lodato Gesù Cristo!].
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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