|
AGLI OPERATORI
DELLA SALUTE (26 NOVEMBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 26 novembre 2011
Il Papa
agli operatori della salute: Giovanni Paolo II modello
della sofferenza vissuta per amore di Dio e del mondo
◊ Il Beato Giovanni Paolo II è
stato un testimone assoluto di cosa significhi vivere con
“fede ferma” la sofferenza fisica “per amore di Dio,
della Chiesa e del mondo”. Lo ha affermato Benedetto XVI,
che ha ricevuto stamattina in Vaticano i circa 500
partecipanti alla 26.ma Conferenza internazionale
organizzata dal Pontificio Consiglio per gli Operatori
Sanitari, ispirata al magistero di Papa Wojtyla. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
La forza della debolezza. È questo che ha testimoniato
Giovanni Paolo II negli ultimi anni della vita, quando la
lenta consunzione del suo fisico ha fatto gradualmente
affiorare la fibra potente del suo spirito. Quando il
graduale smorzarsi della parola ha reso comprensibile
oltre ogni eloquenza il magistero della sofferenza vissuta
in piena identità alla fede cristiana. È questo
“Vangelo della Vita” – come lo ha definito Benedetto
XVI – l’ultima, “preziosa eredità” lasciata da
Giovanni Paolo II. E alla sapienza di questo insegnamento
il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari ha
deciso di dedicare quest’anno la propria Conferenza
internazionale, che ha visto per la prima volta riuniti a
Roma tutti i vescovi incaricati della pastorale della
salute. Il Papa ha rimarcato la novità, per poi
accostarsi al delicato tema della cura e dell’assistenza
ai malati secondo la visione del Vangelo, che è quella
che scaturisce dalla sofferenza di Gesù sul Calvario:
“Il Volto del Salvatore morente sulla croce, del
Figlio consostanziale al Padre che soffre come uomo per
noi, ci insegna a custodire e a promuovere la vita, in
qualunque stadio e in qualsiasi condizione si trovi,
riconoscendo la dignità e il valore di ogni singolo
essere umano, creato a immagine e somiglianza di Dio e
chiamato alla vita eterna”.
“Questa visione del dolore e della sofferenza
illuminata dalla morte e risurrezione di Cristo ci è
stata testimoniata – ha osservato il Papa – dal lento
calvario, che ha segnato gli ultimi anni di vita del Beato
Giovanni Paolo II”:
“La fede ferma e sicura ha pervaso la sua
debolezza fisica, rendendo la sua malattia, vissuta per
amore di Dio, della Chiesa e del mondo, una concreta
partecipazione al cammino di Cristo fin sul Calvario. La
sequela Christi non ha risparmiato al Beato Giovanni Paolo
II di prendere la propria croce ogni giorno fino alla
fine, per essere come il suo unico Maestro e Signore, che
dalla Croce è diventato punto di attrazione e di salvezza
per l’umanità e ha manifestato la sua gloria”.
Ma non fu solo una sensibilità maturata negli anni
della malattia quella di Giovanni Paolo II verso gli
infermi. Prova ne è l’istituzione, avvenuta agli inizi
del Pontificato, del dicastero vaticano per la Salute,
creato nel 1985, seguita più avanti dalla nascita della
Fondazione “Il Buon Samaritano”, destinata ai malati
dei Paesi più poveri. Benedetto XVI ha ricordato tutto ciò
è ha aggiunto una riflessione ispirata alla Salvifici
Doloris pubblicata da Papa Wojtyla nel 1984, nelle cui
parole brilla per intero la ragione cristiana di fronte
all’irragionevolezza dell’infermità e della
sofferenza:
“Il mistero del dolore sembra offuscare il volto
di Dio, rendendolo quasi un estraneo o, addirittura,
additandolo quale responsabile del soffrire umano, ma gli
occhi della fede sono capaci di guardare in profondità
questo mistero. Dio si è incarnato, si è fatto vicino
all’uomo, anche nelle sue situazioni più difficili; non
ha eliminato la sofferenza, ma nel Crocifisso risorto, nel
Figlio di Dio che ha patito fino alla morte e alla morte
di croce, Egli rivela che il suo amore scende anche
nell’abisso più profondo dell’uomo per dargli
speranza”.
|
|