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VISITA
ALL'OSSERVATORE ROMANO |
Radio
Vaticana, 4 luglio 2011
Il
Papa in visita all’Osservatore Romano per il 150.mo: un
giornale unico che annuncia il Vangelo e va alla radice
degli avvenimenti
Un
giornale unico che aiuta i fedeli a valutare i segni dei
tempi con la speranza della fede: così, Benedetto XVI ha
definito “L’Osservatore Romano”, nella visita al
quotidiano della Santa Sede, avvenuta stamani. Occasione
dell’avvenimento, il 150.mo di fondazione del giornale,
celebrato lo scorso primo luglio. Il Pontefice, che ha
parlato quasi interamente a braccio, ha espresso
riconoscenza a quanti “fanno” questo giornale “con
passione umana e cristiana e con professionalità”. Un
lavoro definito “prezioso e qualificato, al servizio
della Santa Sede”. L’indirizzo d’omaggio al Papa è
stato rivolto dal direttore, il prof. Giovanni Maria Vian.
Il servizio di Alessandro Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Vorrei dirvi di cuore come si fa in casa: buon
compleanno!”: così, con semplicità, Benedetto XVI ha
voluto esprimere la sua gratitudine al quotidiano della
Santa Sede, giunto al “notevole traguardo” dei 150
anni di vita. Nella sua visita, il Papa ha potuto
incontrare tutto il personale dell’Osservatore Romano,
un centinaio di persone di diverse nazionalità, e nel suo
discorso si è dunque soffermato sul contributo speciale
che il giornale diretto da Giovanni Maria Vian offre nel
panorama dell’informazione:
“Non è solo una officina, è soprattutto un
grande osservatorio, come dice il nome; osservatorio per
vedere le realtà di questo mondo e informare noi su
queste realtà. Esse riflettono ... sia le cose lontane
che quelle vicine”.
Il Papa si è così soffermato su quello che ha
definito “uno dei grandi vantaggi dell’Osservatore
Romano” e cioè “un’informazione universale che
realmente vede il mondo, e non solo una parte”:
“Nei giornali normali si informa, ma con una
preponderanza del proprio mondo che fa qualche volta
dimenticare molte altre parti di questa terra che sono non
meno importanti. Qui si vede qualcosa di questa
coincidenza di 'urbs et orbis' che è caratteristica della
cattolicità, in un certo senso anche una eredità romana:
realmente, vedere il mondo e non solo se stessi”.
Ancora, ha proseguito il Papa, “L’Osservatore
Romano” si occupa delle “cose lontane” anche in un
altro senso:
“L’Osservatore non rimane nella superficie degli
avvenimenti, ma va alle radici: oltre la superficie, ci
mostra le radici culturali, il fondo delle cose. E' per
me, non solo un giornale, ma anche una rivista culturale.
Ammiro come sia possibile ogni giorno darci grandi
contributi che ci aiutano a capire meglio l’essere
umano, le radici da cui vengono le cose e dove sono
comprese, realizzate, trasformate”.
Ma, ha soggiunto il Papa, il quotidiano vaticano
“vede anche le cose vicine”, il “nostro piccolo
mondo che tuttavia è un mondo grande". Benedetto XVI
ha poi constatato che “nessuno può informare su
tutto”:
“E’ sempre necessaria una scelta, un
discernimento. E’ perciò decisivo, nella presentazione
dei fatti, il criterio di scelta: non c’è mai il fatto
puro, c’è sempre anche una scelta che determina che
cosa debba apparire e cosa non debba apparire”.
Il Papa ha rilevato che oggi queste scelte delle
priorità, “sono spesso e in molti organi
dell’opinione pubblica, molto discutibili”.
L’Osservatore Romano si fa invece guidare dal senso di
giustizia e dal Vangelo. Dunque, ha affermato, “abbiamo
come criterio la giustizia” e “la speranza che viene
dalla fede”. Ecco perché, ha concluso con gratitudine,
L’Osservatore Romano non fa solo “informazione” ma
anche “formazione”. Dal canto suo, il direttore del
giornale, il prof. Giovanni Maria Vian ha espresso la sua
gratitudine per l’incontro familiare che il Papa ha
riservato ad ogni dipendente dell’Osservatore Romano.
Quindi, si è soffermato sul motto del giornale che
campeggia sulla testata “Unicuique suum, non
praevalebunt”:
“Unicuique suum, un principio della filosofia
antica, la giustizia, tratta dal diritto romano, l'altra non
prevalebunt, deriva dal detto di Gesù nel Vangelo di
Matteo. E' lo stesso detto che contiene il Tu es Petrus.
Quindi questo significa veramente un'unità profonda,
profondamente intrecciata: Tu es Petrus, non
prevalebunt. Siamo naturalmente tutti nella stessa
piccola barca, navicula Petri. Grazie Santità”.
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