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IN
UDIENZA TRE SEMINARI ITALIANI (26 GENNAIO 2012) |
Radio
Vaticana, 26 gennaio 2012
Il
Papa riceve tre Seminari italiani: forte più che mai
nella Chiesa la necessità di testimoni credibili e
promotori di santità
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“Forte più che mai è nella Chiesa tutta, come nelle
vostre particolari regioni di provenienza, la necessità
di operai del Vangelo, testimoni credibili e promotori di
santità con la loro stessa vita”. Lo ha ricordato il
Papa ricevendo stamane in udienza superiori e seminaristi
di tre Seminari regionali, umbro, campano e calabrese, nel
primo centenario dalla loro fondazione. Esperienze ancora
assai opportune e valide, le ha definite Benedetto XVI,
nel complesso scenario culturale e sociale che viviamo. Il
servizio di Gabriella Ceraso:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Una elevata formazione accademica e un notevole
arricchimento umano. E’ quanto, afferma Benedetto XVI,
hanno favorito sin dalla loro nascita, nel 1912, i
Seminari regionali, opera di Papi quali san Pio X e Leone
XIII e affidati alla direzione dei Gesuiti. Questa
esperienza continua ancora assai opportuna e valida,
nell’attuale contesto storico ed ecclesiale, sottolinea
Benedetto XVI, dove questi seminari regionali e
interdiocesani rappresentano una “efficace palestra”
di comunione nell’unico servizio alla Chiesa di Cristo e
una valida mediazione rispetto alle esigenze delle realtà
locali, “evitando il rischio del particolarismo”.
Quindi, lo sguardo del Papa si sofferma sui territori
umbro, campano e calabro, ricchi spiritualmente ma anche
in notevole difficoltà sociale. “Pensiamo”, dice,
“ad esempio, all’Umbria, patria di San Francesco e di
San Benedetto! Impregnata di spiritualità, l’Umbria è
meta continua di pellegrinaggi”:
"Al tempo stesso, questa piccola regione soffre
come e più di altre la sfavorevole congiuntura economica.
In Campania e in Calabria la vitalità della Chiesa
locale, alimentata da un senso religioso ancora vivo
grazie a solide tradizioni e devozioni, deve tradursi in
una rinnovata evangelizzazione. In quelle terre, la
testimonianza delle comunità ecclesiali deve fare i conti
con forti emergenze sociali e culturali, come la mancanza
di lavoro, soprattutto per i giovani, o il fenomeno della
criminalità organizzata".
È dunque il contesto culturale di oggi, continua il
Papa, che esige dai futuri presbiteri una solida
preparazione filosofico-teologica. “Non si tratta, solo
di imparare le cose - spiega, riprendendo la Lettera ai
Seminaristi in conclusione dell’Anno Sacerdotale - ma di
“conoscere e comprendere la struttura interna della fede
nella sua totalità, che non è una somma di tesi,
ma è un organismo, una visione organica, così che essa
diventi risposta alle domande degli uomini”. Ma
indispensabile, sottolinea il Pontefice, è anche il
legame intenso tra studio della teologia e vita di
preghiera, tra ministero e vita spirituale del presbitero.
Il Papa parla di “giusto equilibrio cuore intelletto,
ragione e sentimento, corpo e anima”, di una integrità
umana del sacerdote:
"Sono queste le ragioni che spingono a prestare
molta attenzione alla dimensione umana della formazione
dei candidati al sacerdozio. È infatti nella nostra
umanità che ci presentiamo davanti a Dio, per essere
davanti ai nostri fratelli degli autentici uomini di Dio.
Infatti, 'chi vuole diventare sacerdote, deve essere
soprattutto un uomo di Dio', come scrive San Paolo
al suo allievo Timoteo. Perciò la cosa più
importante nel cammino verso il sacerdozio e durante tutta
la vita sacerdotale è il rapporto personale con Dio in
Gesù Cristo".
“Prima ancora che sacerdoti colti, eloquenti,
aggiornati, si vogliono sacerdoti santi e
santificatori”. Così chiedeva il Beato Papa Giovanni
XXIII a 50 anni dalla fondazione del Seminario Campano.
Nelle parole conclusive di Benedetto XVI lo stesso
auspicio:
"Queste parole risuonano ancora attuali, perché
forte più che mai è nella Chiesa tutta, come nelle
vostre particolari regioni di provenienza, la necessità
di operai del Vangelo, testimoni credibili e promotori di
santità con la loro stessa vita. Possa ciascuno di voi
rispondere a questa chiamata!".
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI SUPERIORI E SEMINARISTI
DEI PONTIFICI SEMINARI CAMPANO, CALABRO E UMBRO
IN OCCASIONE DEL CENTENARIO DI FONDAZIONE
Sala
Clementina
Giovedì, 26 gennaio 2012
Signori
Cardinali, venerati Fratelli e cari Seminaristi!
Sono
molto lieto di accogliervi in occasione del centenario di
fondazione dei Pontifici Seminari Campano, Calabro e
Umbro. Saluto i Confratelli nell’Episcopato e nel
Sacerdozio, i tre Rettori con i collaboratori e i docenti,
e soprattutto saluto con affetto voi, cari Seminaristi! La
nascita di questi tre Seminari Regionali, nel 1912, va
compresa nella più ampia opera di incremento della
formazione dei candidati al sacerdozio portata avanti dal
Papa san Pio
X, in continuità con Leone
XIII. Per venire incontro alle accresciute esigenze
formative, la strada intrapresa fu quella
dell’aggregazione dei Seminari diocesani in nuovi
Seminari regionali, insieme con la riforma degli studi
teologici, la quale produsse un sensibile innalzamento del
livello qualitativo, grazie all’acquisizione di una
cultura di base comune a tutti e ad un periodo di studio
sufficientemente lungo e ben strutturato. Un ruolo
importante svolse al riguardo la Compagnia di Gesù. Ai
Gesuiti, infatti, fu affidata la direzione di cinque
Seminari regionali, tra cui quello di Catanzaro, dal 1926
al 1941, e quello di Posillipo dalla fondazione ad oggi.
Ma non fu la sola formazione accademica a trarne benefici,
poiché la promozione della vita comune tra giovani
seminaristi provenienti da realtà diocesane differenti
favorì un notevole arricchimento umano. Singolare è il
caso del Seminario Campano di Posillipo, che dal 1935 si
aprì a tutte le regioni meridionali, dopo che ebbe
riconosciuta la possibilità di concedere i gradi
accademici.
Nell’attuale
contesto storico ed ecclesiale l’esperienza dei Seminari
regionali si presenta ancora assai opportuna e valida.
Grazie al collegamento con Facoltà ed Istituti teologici,
consente di avere accesso a percorsi di studio di livello
elevato, favorendo una preparazione adeguata al complesso
scenario culturale e sociale nel quale viviamo. Inoltre,
il carattere interdiocesano si rivela una efficace
“palestra” di comunione, che si sviluppa
nell’incontro con sensibilità diverse da armonizzare
nell’unico servizio alla Chiesa di Cristo. In questo
senso, i Seminari regionali forniscono un incisivo e
concreto contributo al cammino di comunione delle Diocesi,
favorendo la conoscenza, la capacità di collaborazione e
l’arricchimento di esperienze ecclesiali tra i futuri
presbiteri, tra i formatori e tra gli stessi Pastori delle
Chiese particolari. La dimensione regionale si pone
inoltre come valida mediazione tra le linee della Chiesa
universale e le esigenze delle realtà locali, evitando il
rischio del particolarismo. Le vostre regioni, cari amici,
sono ricche di grandi patrimoni spirituali e culturali,
mentre vivono non poche difficoltà sociali. Pensiamo, ad
esempio, all’Umbria, patria di san Francesco e di san
Benedetto! Impregnata di spiritualità, l'Umbria è meta
continua di pellegrinaggi. Al tempo stesso, questa piccola
regione soffre come e più di altre la sfavorevole
congiuntura economica. In Campania e in Calabria la
vitalità della Chiesa locale, alimentata da un senso
religioso ancora vivo grazie a solide tradizioni e
devozioni, deve tradursi in una rinnovata
evangelizzazione. In quelle terre, la testimonianza delle
comunità ecclesiali deve fare i conti con forti emergenze
sociali e culturali, come la mancanza di lavoro,
soprattutto per i giovani, o il fenomeno della criminalità
organizzata.
Il
contesto culturale di oggi esige una solida preparazione
filosofico-teologica dei futuri presbiteri. Come ho
scritto nella mia Lettera
ai Seminaristi, a conclusione dell’Anno
Sacerdotale, «non si tratta soltanto di imparare le
cose evidentemente utili, ma di conoscere e comprendere la
struttura interna della fede nella sua totalità, che non
è un sommario di tesi, ma è un organismo, una visione
organica, così che essa diventi risposta alle domande
degli uomini, i quali cambiano, dal punto di vista
esteriore, di generazione in generazione, e tuttavia
restano in fondo gli stessi» (cfr n. 5). Inoltre, lo
studio della teologia deve avere sempre un legame intenso
con la vita di preghiera. E’ importante che il
seminarista comprenda bene che, mentre si applica a questo
oggetto, è in realtà un “Soggetto” che lo
interpella, quel Signore che gli ha fatto sentire la sua
voce invitandolo a spendere la vita a servizio di Dio e
dei fratelli. Così potrà realizzarsi nel seminarista
oggi, e nel presbitero domani, quella unità di vita
auspicata dal documento conciliare Presbyterorum
Ordinis (n. 14), la quale trova la sua espressione
visibile nella carità pastorale, «il principio
interiore, la virtù che anima e che guida la vita
spirituale del presbitero in quanto configurato a Cristo
capo» (Giovanni
Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores
dabo vobis, 23). E’ indispensabile, infatti,
l’armoniosa integrazione tra il ministero con le sue
molteplici attività e la vita spirituale del presbitero.
«Per il sacerdote, il quale dovrà accompagnare altri
lungo il cammino della vita e fino alla porta della morte,
è importante che egli stesso abbia messo in giusto
equilibrio cuore e intelletto, ragione e sentimento, corpo
e anima, e che sia umanamente “integro”» (Lettera
ai Seminaristi, 6). Sono queste le ragioni che
spingono a prestare molta attenzione alla dimensione umana
della formazione dei candidati al sacerdozio. È infatti
nella nostra umanità che ci presentiamo davanti a Dio,
per essere davanti ai nostri fratelli degli autentici uomini
di Dio. Infatti, «chi vuole diventare
sacerdote, dev’essere soprattutto un “uomo di Dio”,
come lo scrive san Paolo al suo allievo Timoteo (1 Tm
6,11). ... Perciò la cosa più importante nel cammino
verso il sacerdozio e durante tutta la vita sacerdotale è
il rapporto personale con Dio in Gesù Cristo» (cfr Lettera
ai Seminaristi, 1).
Il beato
Papa Giovanni
XXIII, nel
ricevere i Superiori e gli alunni del Seminario Campano,
in occasione del 50° di fondazione, alle soglie del Concilio
Vaticano II, espresse questa ferma convinzione così:
«A questo tende la vostra educazione, in attesa della
missione che vi verrà affidata a gloria di Dio e per la
salvezza delle anime: formare la mente, santificare la
volontà. Il mondo aspetta dei santi: questo soprattutto.
Prima ancora che sacerdoti colti, eloquenti, aggiornati,
si vogliono sacerdoti santi e santificatori». Queste
parole risuonano ancora attuali, perché forte più che
mai è nella Chiesa tutta, come nelle vostre particolari
regioni di provenienza, la necessità di operai del
Vangelo, testimoni credibili e promotori di santità con
la loro stessa vita. Possa ciascuno di voi rispondere a
questa chiamata! Per questo assicuro la mia preghiera,
mentre vi affido alla guida materna della Beata Vergine
Maria e di cuore vi imparto una speciale Benedizione
Apostolica. Grazie.
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