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AGLI STUDENTI
INTERNAZIONALI (2 DICEMBRE 2011) |
Radio
Vaticana, 2 dicembre 2011
Il
Papa agli studenti internazionali: siate protagonisti di
un mondo dal volto più umano
◊
Benedetto XVI ha incontrato stamani i
partecipanti al III Congresso mondiale di Pastorale per
gli studenti internazionali, promosso a Roma dal dicastero
vaticano per i migranti. Il Papa si è soffermato sul
valore dell’incontro delle culture, auspicando che le
giovani generazioni abbiano il sostegno necessario per
affrontare "le sfide del mondo globalizzato e
secolarizzato". Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Agli studenti internazionali il Papa rivolge
l’augurio che “diventino protagonisti nella missione
della Chiesa”:
“Cari giovani studenti, vi incoraggio ad
approfittare del tempo dei vostri studi per crescere nella
conoscenza e nell’amore di Cristo, mentre percorrete il
vostro itinerario di formazione intellettuale e culturale.
Conservando il vostro patrimonio di sapienza e di fede,
nell’esperienza della vostra formazione culturale
all’estero, potrete avere una preziosa opportunità di
universalità, di fratellanza e anche di comunicazione del
Vangelo”.
“L’incontro delle culture – sottolinea il
Pontefice - è una realtà fondamentale nella nostra epoca
e per il futuro dell’umanità e della Chiesa”:
“Oggi più che mai la reciproca apertura tra le
culture è terreno privilegiato per il dialogo tra quanti
sono impegnati nella ricerca di un autentico umanesimo”.
In particolare, deve essere incoraggiato e sostenuto,
avendo come fondamento i principi umani e cristiani,
l’incontro delle culture nel campo universitario per far
crescere “una nuova generazione capace di dialogo e
discernimento”:
“Gli studenti internazionali, infatti, hanno la
potenzialità di diventare, con la loro formazione
intellettuale, culturale e spirituale, artefici e
protagonisti di un mondo dal volto più umano”.
A causa della carenza di formazione qualificata e di
tensioni sociali e politiche, gli studenti internazionali
– ricorda il Santo Padre – sono “una realtà in
aumento all’interno del grande fenomeno migratorio”:
“È importante, dunque, offrire ad essi una sana
ed equilibrata preparazione intellettuale, culturale e
spirituale, perché non cadano preda della fuga dei
cervelli…".
Ma formino - aggiunge il Papa - una categoria
socialmente e culturalmente rilevante, in vista del loro
rientro nei Paesi di origine, e contribuiscano “a
costituire dei ponti culturali, sociali e spirituali con i
Paesi di accoglienza”. Le università – sottolinea -
sono chiamate ad essere “laboratori di umanità”…
“…offrendo programmi e corsi che stimolino i
giovani studenti nella ricerca non solo di una
qualificazione professionale, ma anche della risposta alla
domanda di felicità, di senso e di pienezza, che abita il
cuore dell’uomo”.
Il mondo universitario costituisce per la Chiesa “un
campo privilegiato per l’evangelizzazione”:
“Gli atenei di ispirazione cristiana, quando si
mantengono fedeli alla propria identità, diventano luoghi
di testimonianza, dove Gesù Cristo può essere incontrato
e conosciuto, dove si può sperimentare la sua presenza
che riconcilia, rasserena e infonde nuova speranza”.
La diffusione di idoelogie "deboli" nei
diversi campi della società sollecita i cristiani ad
"un nuovo slancio nel campo intellettuale".
Ricordando l'importanza di promuovere un ambiente
educativo in cui procedano insieme la formazione
intellettuale, la dimensione etica e l'impegno religioso,
il Papa sottolinea che l’incontro fra universitari aiuta
a scoprire e valorizzare "il tesoro nascosto di ogni
studente internazionale" per un arricchimento
"umano, culturale e spirituale”:
“I giovani cristiani, provenendo da culture
diverse, ma appartenendo all’unica Chiesa di Cristo,
possono mostrare che il Vangelo è Parola di speranza e di
salvezza per gli uomini di ogni popolo e cultura, di ogni
età e di ogni epoca, come ho voluto ribadire anche nella
mia recente Esortazione apostolica postsinodale Africae
munus (nn.134.138)”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL III CONGRESSO MONDIALE DI PASTORALE
PER GLI STUDENTI INTERNAZIONALI, PROMOSSO DAL
PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE
PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI
Sala del
Concistoro
Venerdì, 2 dicembre 2011
Signori
Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari studenti,
cari fratelli e sorelle!
Sono
lieto di accogliervi, in occasione del III Congresso
Mondiale di Pastorale per gli studenti internazionali,
organizzato dal Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
Saluto e ringrazio il Presidente, Mons. Antonio Maria
Vegliò, per le espressioni con cui ha introdotto questo
incontro. Saluto anche i Superiori e gli Officiali del
Dicastero e ognuno di voi, qui convenuti da diverse parti
del mondo, soprattutto dai Paesi di maggior afflusso degli
studenti internazionali. Desidero esprimervi il mio
apprezzamento per l’impegno profuso affinché le giovani
generazioni abbiano orientamento e sostegno per
perfezionare la loro formazione, affrontando le sfide del
mondo globalizzato e secolarizzato. Un particolare saluto
rivolgo agli studenti universitari qui presenti, con
l’augurio che, dopo essere stati destinatari di questa
speciale sollecitudine pastorale, diventino a loro volta
protagonisti nella missione della Chiesa.
Noto con
grande interesse il tema che avete scelto per il
Congresso: “Studenti internazionali e incontro delle
culture”. L’incontro delle culture è una realtà
fondamentale nella nostra epoca e per il futuro
dell’umanità e della Chiesa. L’uomo e la donna non
possono raggiungere un livello di vita veramente e
pienamente umano se non proprio mediante la cultura (Conc.
Ecum. Vat. II, Cost. Gaudium
et spes, 53); e la Chiesa è attenta alla
centralità della persona umana sia come artefice
dell’attività culturale che come suo ultimo
destinatario. Oggi più che mai la reciproca apertura tra
le culture è terreno privilegiato per il dialogo tra
quanti sono impegnati nella ricerca di un autentico
umanesimo. L’incontro delle culture nel campo
universitario dev’essere pertanto incoraggiato e
sostenuto, avendo come fondamento i principi umani e
cristiani, i valori universali, perché aiuti a far
crescere una nuova generazione capace di dialogo e
discernimento, impegnata a diffondere il rispetto e la
collaborazione per la pace e lo sviluppo. Gli studenti
internazionali, infatti, hanno la potenzialità di
diventare, con la loro formazione intellettuale, culturale
e spirituale, artefici e protagonisti di un mondo dal
volto più umano. Auspico vivamente che vi siano validi
programmi a livello continentale e mondiale per offrire a
molti giovani questa opportunità.
A motivo
della carenza di formazione qualificata e di strutture
adeguate nella propria terra, come pure delle tensioni
sociali e politiche, e grazie ai sostegni economici per lo
studio all’estero, gli studenti internazionali sono una
realtà in aumento all’interno del grande fenomeno
migratorio. È importante, dunque, offrire ad essi una
sana ed equilibrata preparazione intellettuale, culturale
e spirituale, perché non cadano preda della “fuga dei
cervelli”, ma formino una categoria socialmente e
culturalmente rilevante in prospettiva del loro rientro
come futuri responsabili nei Paesi di origine, e
contribuiscano a costituire dei “ponti” culturali,
sociali e spirituali con i Paesi di accoglienza. Le
università e le istituzioni cattoliche di educazione
superiore sono chiamate ad essere “laboratori di umanità”,
offrendo programmi e corsi che stimolino i giovani
studenti nella ricerca non solo di una qualificazione
professionale, ma anche della risposta alla domanda di
felicità, di senso e di pienezza, che abita il cuore
dell’uomo.
Il mondo
universitario costituisce per la Chiesa un campo
privilegiato per l’evangelizzazione. Come ho
sottolineato nel Messaggio per la Giornata Mondiale del
Migrante e del Rifugiato del prossimo anno, gli atenei di
ispirazione cristiana, quando si mantengono fedeli alla
propria identità, diventano luoghi di testimonianza, dove
Gesù Cristo può essere incontrato e conosciuto, dove si
può sperimentare la sua presenza, che riconcilia,
rasserena e infonde nuova speranza. La diffusione di
ideologie “deboli” nei diversi campi della società
sollecita i cristiani a un nuovo slancio nel campo
intellettuale, al fine di incoraggiare le giovani
generazioni nella ricerca e nella scoperta della verità
sull’uomo e su Dio. La vita del beato John Henry Newman,
così legata al contesto accademico, conferma
l’importanza e la bellezza di promuovere un ambiente
educativo nel quale la formazione intellettuale, la
dimensione etica e l’impegno religioso procedano
insieme. La pastorale universitaria, quindi, si offre ai
giovani come sostegno affinché la comunione con Cristo li
conduca a percepire il mistero più profondo dell’uomo e
della storia. L’incontro fra gli universitari, poi,
aiuta a scoprire e valorizzare il tesoro nascosto in ogni
studente internazionale, considerando la sua presenza come
un fattore di arricchimento umano, culturale e spirituale.
I giovani cristiani, provenendo da culture diverse, ma
appartenendo all’unica Chiesa di Cristo, possono
mostrare che il Vangelo è Parola di speranza e di
salvezza per gli uomini di ogni popolo e cultura, di ogni
età e di ogni epoca, come ho voluto ribadire anche nella
mia recente Esortazione apostolica postsinodale Africae
munus (nn.134.138).
Cari
giovani studenti, vi incoraggio ad approfittare del tempo
dei vostri studi per crescere nella conoscenza e
nell’amore di Cristo, mentre percorrete il vostro
itinerario di formazione intellettuale e culturale.
Conservando il vostro patrimonio di sapienza e di fede,
nell’esperienza della vostra formazione culturale
all’estero, potrete avere una preziosa opportunità di
universalità, di fratellanza e anche di comunicazione del
Vangelo. Auguro ogni bene per i lavori del vostro
Congresso e vi assicuro la mia preghiera. Affido a Maria,
Madre di Gesù, l’impegno e i generosi propositi di
quanti si prendono cura dei migranti, in particolare degli
studenti internazionali, e di cuore imparto a tutti la
Benedizione Apostolica.
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