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IL
PAPA AI VESCOVI INDIANI |
Radio
Vaticana, 16 maggio 2011
Lavorate
con pazienza per la libertà religiosa nel vostro Paese:
così il Papa ai vescovi indiani
◊
“Onestà e sincerità sulle proprie credenze e rispetto
per quelle degli altri”: la raccomandazione del Papa a
tutti i fedeli indiani, nel discorso rivolto ai presuli
del Paese asiatico, in visita ad Limina, ricevuti stamane
nella Sala del Concistoro. Il servizio di Roberta
Gisotti.
Se l’India “è sede di varie antiche religioni,
incluso il cristianesimo”, qui l’annuncio del Vangelo
“implica un delicato processo di inculturazione”, ha
ricordato Benedetto XVI. Ciò richiede a sacerdoti,
religiosi e laici catechisti di “attentamente impiegare
le lingue e appropriarsi delle convenzioni dei popoli che
servono nel presentare la Buona Novella” e ai vescovi di
“sorvegliare questo processo con fedeltà alla fede
tramandata a noi, da mantenere e trasmettere”. Da qui
l’esortazione del Papa ai presuli indiani:
“Combine that fidelity with sensivity and
creativity….
“Combinate quella fedeltà con la sensibilità e la
creatività cosicché possiate dare una convincente
ragione della speranza che è in voi”.
Riguardo al dialogo religioso, il Santo Padre si è
detto consapevole delle difficili circostanze, affrontate
da molti vescovi sempre “incoraggiando un clima di
tollerante azione reciproca”. “Il vostro dialogo –
ha indicato Benedetto XVI - dovrebbe essere caratterizzato
da un costante riferimento a ciò che è vero, per
favorire il mutuo rispetto evitando le apparenze di
sincretismo”. Ha sottolineato il Papa l’importante
ruolo dei pastori indiani per “i cristiani che si
sforzano di vivere in pace ed armonia con i loro vicini di
altre fedi”: “la vostra prudente guida sarà cruciale
nell’impresa civile e morale di lavorare per la tutela
dei fondamentali diritti umani della libertà religiosa e
libertà di culto”. “Questi diritti - ha rammentato
Benedetto XVI - sono basati sulla comune dignità di tutti
gli esseri umani e sono riconosciuti nel concerto delle
Nazioni”. Per questo “la Chiesa cattolica è impegnata
a promuovere questi diritti per tutte le religioni nel
mondo”. Quindi l’incoraggiamento ai presuli indiani
“di lavorare pazientemente al fine di stabilire il
terreno comune necessario per il godimento armonioso di
questi diritti fondamentali” nelle loro comunità. Il
Papa ha infine assicurato le sue preghiere per “questa
delicata ed importante questione”, invocando sul lavoro
pastorale dei vescovi indiani la grazia dalla Beata Teresa
di Calcutta, “il cui paziente, personale servizio al
prossimo è stato sostenuto dall’amore di Cristo”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DELL'INDIA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"
Sala del
Concistoro
Lunedì, 16 maggio
2011
Cari
Fratelli Vescovi,
è per me
una grande gioia darvi il benvenuto mentre svolgete la
vostra visita ad limina Apostolorum in questo tempo
di Pasqua. Attraverso voi estendo i miei saluti a tutti i
fedeli affidati alle vostre cure, e ringrazio il Cardinale
Telesphore Placidus Toppo per i gentili sentimenti di
comunione con il Successore di Pietro che ha espresso a
nome vostro.
La
presenza di Cristo Risorto tra i suoi discepoli è stata
per loro fonte di profonda consolazione, confermandoli
nella fede e approfondendo il loro amore per lui; e al
momento della sua Ascensione, ha affidato loro un mandato
dicendo: «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che
vi ho comandato» (Mt 28, 19-20). Questo comando ha
spinto il vostro grande patrono san Tommaso, gli altri
apostoli e tutti coloro che li seguirono a predicare il
Vangelo tra i popoli; e attraverso la predicazione della
Parola e la celebrazione dei sacramenti, la vita divina
della Santissima Trinità è stata trasmessa a molte anime
cristiane.
Oggi,
come in ogni tempo, il mandato apostolico trova la sua
fonte e il suo centro nella proclamazione del Figlio di
Dio Incarnato, che è la pienezza della rivelazione divina
e «la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6).
Salvatore di tutto il creato, egli è il portatore della
Buona Novella per tutti e il compimento delle aspirazioni
più profonde dell’uomo. La rivelazione ultima di Dio
che ci giunge in Gesù Cristo e che i credenti in tutto il
mondo proclamano con gioia viene espressa in modo
particolare nelle Sacre Scritture e nella vita
sacramentale della Chiesa. Il potere salvifico di Cristo
viene proclamato anche nella vita dei santi che hanno
accolto con tutto il cuore il messaggio evangelico e lo
hanno vissuto fedelmente tra i loro fratelli e le loro
sorelle. La rivelazione cristiana, se accolta in libertà
e per opera della grazia di Dio, trasforma gli uomini e le
donne dal di dentro e stabilisce una straordinaria
relazione redentrice con Dio, nostro Padre celeste, per
mezzo di Cristo, nello Spirito Santo. Questo è il cuore
del messaggio che insegniamo, è il grande dono che
offriamo al prossimo nella carità: la partecipazione alla
vita stessa di Dio.
Nella
Chiesa, i primi passi dei credenti sulla via di Cristo
devono essere sempre accompagnati da una solida catechesi
che consenta loro di prosperare nella fede, nell’amore e
nel servizio. Alcuni di voi mi hanno raccontato le sfide
che affrontate a questo riguardo e vi sostengo nel vostro
impegno a offrire una formazione di qualità in tale
ambito. Riconoscendo che la catechesi è una cosa distinta
dalla speculazione teologica, i sacerdoti, i religiosi e i
catechisti laici devono sapere come comunicare con
chiarezza e amorevole devozione la bellezza trasformatrice
di vita dell’esistenza e dell’insegnamento cristiani,
che consentirà e arricchirà l’incontro con Cristo
stesso. Ciò vale in modo particolare per la preparazione
dei fedeli per incontrare nostro Signore nei sacramenti.
Per
quanto riguarda il mondo in generale, l’impegno
cristiano di vivere e di dare testimonianza del Vangelo
pone sfide distinte in ogni tempo e luogo. Questo vale
certamente per il vostro Paese, che è la patria di
diverse religioni antiche, compreso il cristianesimo. La
vita cristiana in queste società esige sempre onestà e
sincerità circa le proprie credenze e il rispetto di
quelle del prossimo. La presentazione del Vangelo in tali
circostanze, quindi, comporta il delicato processo
dell’inculturazione. Si tratta di un’impresa che
rispetta e conserva l’unicità e l’integrità della
rivelazione divina donata alla Chiesa come sua eredità,
mostrando allo stesso tempo che è intelligibile e
attraente per coloro ai quali viene proposta. Il processo
d’inculturazione esige che i sacerdoti, i religiosi e i
catechisti laici, nel presentare la Buona Novella,
utilizzino con attenzione le lingue e le usanze proprie
delle persone che servono. Mentre cercate di affrontare le
impegnative circostanze di proclamare il messaggio nei
vari ambienti culturali nei quali vi trovate, voi, cari
fratelli Vescovi, siete chiamati a vegliare su questo
processo in fedeltà al deposito di fede che ci è stato
consegnato perché lo custodissimo e lo trasmettessimo.
Combinate questa fedeltà con la sensibilità e la
creatività, affinché possiate dare conto in modo
convincente della speranza che è in voi (cfr. 1 Pt
3, 15).
Per
quanto riguarda il dialogo interreligioso, sono
consapevole delle difficili circostanze che molti di voi
devono affrontare mentre portate avanti un dialogo con gli
appartenenti a altre fedi religiose, incoraggiando sempre
un clima di tollerante interazione. Il vostro dialogo
dovrebbe essere caratterizzato da una considerazione
costante di ciò che è vero, al fine di favorire il
rispetto reciproco, evitando però apparenze di
sincretismo.
Inoltre,
mentre i cristiani dell’India cercano di vivere in pace
e in armonia con i loro vicini di altre credenze, la
vostra guida prudente sarà importante nel compito civile
e morale di operare per tutelare i diritti umani
fondamentali della libertà di religione e della libertà
di culto. Come sapete, questi diritti si fondano sulla
dignità comune di tutti gli esseri umani e sono
riconosciuti nel concerto delle nazioni. La Chiesa
cattolica cerca di promuovere questi diritti per tutte le
religioni nel mondo intero. Vi incoraggio, quindi, a
operare con pazienza per creare quella base comune
necessaria perché tutti possano armoniosamente godere di
tali diritti fondamentali nelle vostre comunità. Anche
quando il cristiano incontra opposizione, la sua carità e
la sua sopportazione dovrebbero servire a convincere gli
altri della giustezza della tolleranza religiosa, dalla
quale possono trarre beneficio i seguaci di tutte le
religioni. Le mie preghiere vi accompagnino mentre
continuate ad affrontare tale delicata e importante
questione.
Fratelli
nell’Episcopato, sono grato di questa opportunità di
rinnovare i nostri vincoli di comunione. Possa la beata Teresa
di Calcutta, il cui servizio personale e paziente al
prossimo era mosso dall’amore di Cristo, impetrare per
voi l’abbondanza delle grazie celesti per garantire la
fecondità spirituale del vostro lavoro pastorale.
Assicuro voi e tutti coloro che servite del costante
ricordo nelle mie preghiere e vi imparto volentieri la mia
Benedizione Apostolica.
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