|
VISITA
IN ABRUZZO (28 APRILE 2009) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 28 aprile 2009
Il
Papa in Abruzzo: soluzioni rapide e solidarietà duratura.
L'Aquila anche se ferita tornerà a volare
Vorrei
abbracciarvi con affetto uno a uno”. E poi, più avanti:
“Non resterete soli”. In queste frasi pronunciate
prima nella tendopoli di Onna e poi davanti alla folla di
Coppito sta il sentimento più profondo di solidarietà,
ma anche la grande commozione, che ha accompagnato oggi
Benedetto XVI durante tutto il tempo della sua visita fra
i terremotati dell’Abruzzo. Il maltempo che imperversa
in queste ore su gran parte dell’Italia aveva costretto
questa mattina il Papa a raggiungere in auto anziché in
elicottero le zone colpite dal sisma, facendo slittare in
avanti di un’ora i vari appuntamenti. L’ultimo, in
ordine di tempo, si è concluso mezz’ora fa, nella
Caserma della Guardia di Finanza di Coppito, da dove
Benedetto XVI è ripartito in auto per il Vaticano dopo
aver rivolto un discorso alla popolazione abruzzese, alle
sue autorità civili e religiose, ai soccorritori. Il
servizio di uno dei nostri inviati, Massimiliano
Menichetti:
La pioggia mista alle lacrime ai sorrisi dei
sopravvissuti al terremoto hanno accolto il Papa arrivato
ad Onna, uno dei luoghi simbolo del sisma del 6 aprile che
ha flagellato 49 comuni abruzzesi devastando il centro
storico dell’Aquila.
“Sono venuto di persona in questa vostra terra
splendida e ferita”, ha detto il Papa, stretto
dall’abbraccio della gente di Onna, dagli applausi:
persone che hanno perso la casa, spesso gli affetti ma non
la forza della fede. Benedetto XVI ha rimarcato il
“dolore e la precarietà” seguiti al sisma, la sua
vicinanza, la preghiera fin dai primi momenti della
catastrofe:
“La Chiesa tutta è qui con me, accanto alle
vostre sofferenze, partecipe del vostro dolore per la
perdita di familiari ed amici, desiderosa di aiutarvi nel
ricostruire case, chiese, aziende crollate o gravemente
danneggiate dal sisma. Ho ammirato e ammiro il coraggio,
la dignità e la fede con cui avete affrontato anche
questa dura prova, manifestando grande volontà di non
cedere alle avversità”.
Guardando la voglia di reagire di questo popolo che più
volte ha conosciuto il dramma del terremoto, il Papa ha
parlato di una forza d’animo che suscita speranza e,
citando un detto degli anziani aquilani, ha aggiunto:
“Ci sono ancora tanti giorni dietro il Gran Sasso”:
“Se fosse stato possibile, avrei desiderato
recarmi in ogni paese e in ogni quartiere, venire in tutte
le tendopoli e incontrare tutti. Mi rendo ben conto che,
nonostante l’impegno di solidarietà manifestato da ogni
parte, sono tanti e quotidiani i disagi che comporta
vivere fuori casa, o nelle automobili, o nelle tende,
ancor più a causa del freddo e della pioggia”.
“Il Signore crocifisso è risorto e non vi
abbandona”, ha evidenziato, rispondendo così alle tante
paure spesso serbate nel cuore:
“Non lascerà inascoltate le vostre domande circa
il futuro, non è sordo al grido preoccupato di tante
famiglie che hanno perso tutto: case, risparmi, lavoro e a
volte anche vite umane. Certo, la sua risposta concreta
passa attraverso la nostra solidarietà, che non può
limitarsi all’emergenza iniziale, ma deve diventare un
progetto stabile e concreto nel tempo. Incoraggio tutti,
istituzioni e imprese, affinché questa città e questa
terra risorgano”.
Rivolgendosi a chi ha perso i propri cari Benedetto XVI
ha esortato ad una testimonianza forte di vita e di
coraggio nella consapevolezza che l’amore rimane anche
al di là della “precaria esistenza terrena”, perché
l’Amore vero è Dio. “Chi ama vince, in Dio, la morte
e sa di non perdere coloro che ha amato”, ha concluso.
Poi il Papa ha pregato per le vittime del terremoto e,
tra gli applausi e la commozione della popolazione, si è
recato presso la Basilica di Collemaggio dove ha venerato
l’urna di Celestino V e dove ha deposto il Pallio che
gli venne imposto nella celebrazione di inizio
Pontificato. Quindi, dopo una breve sosta il raccoglimento
davanti alla Casa dello Studente nel centro de L’Aquila
dove sono morti 8 ragazzi, infine l’arrivo, tra gli
applausi, nella Caserma della Guardia di Finanza di
Coppito.
Commovente l’incontro con i fedeli, i volontari, i
militari in prima linea nell’emergenza; poi il saluto
dell’arcivescovo de L’Aquila, mons. Giuseppe Molinari,
che ha consegnato al Papa una città ferita ma viva nella
fede. Sulla linea della ricostruzione l’intervento del
sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, e quello del
presidente della Regione, Gianni Chiodi. Benedetto XVI ha
ripercorso idealmente i luoghi del terremoto e volgendosi
ai tanti fedeli ha portato la sua testimonianza in Cristo:
“Eccomi ora qui, in questa Piazza su cui
s’affaccia la Scuola della Guardia di Finanza, che
praticamente sin dal primo momento funziona come quartiere
generale di tutta l’opera di soccorso. Questo luogo,
consacrato dalla preghiera e dal pianto per le vittime,
costituisce come il simbolo della vostra volontà tenace
di non cedere allo scoraggiamento”.
Il Papa, guardando il piazzale che ha ospitato le salme
delle tante vittime per la celebrazione delle esequie
presiedute dal cardinale Tarcisio Bertone, ha sottolineato
che oggi questo stesso spazio “raccoglie le forze
impegnate ad aiutare L’Aquila e l’Abruzzo a risorgere
presto dalle macerie del terremoto”. Poi ha sottolineato
il valore della solidarietà:
“E’ come un fuoco nascosto sotto la cenere. La
solidarietà è un sentimento altamente civico e cristiano
e misura la maturità di una società. Essa in pratica si
manifesta nell’opera di soccorso, ma non è solo una
efficiente macchina organizzativa: c’è un’anima, c’è
una passione, che deriva proprio dalla grande storia
civile e cristiana del nostro popolo, sia che avvenga
nelle forme istituzionali, sia nel volontariato. Ed anche
a questo, oggi, voglio rendere omaggio”.
“Che cosa vuole dirci il Signore attraverso questo
triste evento?”, ha chiesto il Papa volgendosi al
mistero salvifico del Cristo risorto che porta “nuova
luce”, illumina e dà senso. Poi l’invito alla comunità
civile :
“Ma anche come Comunità civile occorre fare un
serio esame di coscienza, affinché il livello delle
responsabilità, in ogni momento, mai venga meno. A questa
condizione, L’Aquila, anche se ferita, potrà tornare a
volare”.
Quindi l’invito a volgere lo sguardo verso la statua
della Madonna di Roio alla quale il Papa a affidato la
città e tutti gli altri paesi toccati dal terremoto. A
Lei il Papa ha lasciato una Rosa d’oro, quale segno
della sua preghiera.
(Canto)
In
un clima di grande commozione l'abbraccio di Benedetto XVI
ai terremotati
Nubi,
pioggia e fango non hanno smorzato l’intensità con la
quale, nelle varie tappe del suo percorso tra tendopoli e
macerie - davanti alla Basilica di Santa Maria di
Collemaggio come davanti ai resti della Casa dello
studente - Benedetto XVI ha parlato, pregato, confortato i
sopravvissuti al sisma. Ripercorriamo allora i singoli
istanti che hanno scandito la mattina del Papa in Abruzzo,
prima del suo arrivo alla Caserma di Coppito. La cronaca
è del nostro inviato al seguito di Benedetto XVI, Fabio
Colagrande:
C’è chi lo definisce il Papa ‘teologo’, c’è
chi parla a sproposito della sua ‘solitudine’: ma
Benedetto XVI, vero Pastore tra la gente, trasmette la
speranza della Resurrezione soprattutto attraverso gli
sguardi e i gesti più semplici.
Fin dall’arrivo nella tendopoli di Onna – la
frazione quasi completamente distrutta dal sisma del 6
aprile, che ha sepolto sotto le macerie ben 40 dei suoi
abitanti – il Papa ha mostrato che lo scopo di questa
sua visita era - al di là di ogni momento ufficiale –
dare direttamente la consolazione della fede a questa
gente, squarciata dal dolore di tanti lutti e ancora
atterrita e spaurita a tre settimane da quei drammatici 28
secondi che hanno ferito e mutilato per sempre tante
famiglie. In modo informale Benedetto XVI ha ascoltato le
loro storie, stringendo mani e dando parole di conforto ai
familiari delle vittime, commossi di vederlo finalmente
fra di loro. Sentiamo le loro reazioni alle parole del
Papa:
R. - E’ stato di buon auspicio. Confidiamo nella fede
e in lui. Siamo fiduciosi.
D. - E’ stato di conforto…
R. - Sì, di sostegno. Siamo nelle mani del Signore,
come ha detto giustamente Sua Santità. Speriamo che le
autorità ci aiutino e che anche Sua Santità sia di
monito a spingere le autorità, perché ci aiutino a
risollevarci da questo grande disastro che purtroppo ci ha
colpito.
R. - E’ un’emozione fortissima che riempie di gioia
tutti i nostri cuori e siamo davvero onorati per la
presenza del Sommo Pontefice tra noi. Speriamo davvero che
grazie alla sua preghiera Onna possa risorgere e siamo
fiduciosi per questo. E’ importante la sua presenza qui
perché ravviva la fede nei nostri cuori ed è
fondamentale per superare questo momento di grande
sconforto e di grande dolore per tutti noi.
D. - Cosa l’ha colpita delle parole del Santo Padre?
R. – Sono state delle parole splendide, meravigliose,
e l’emozione è fortissima nei nostri cuori. Poi, questa
vicinanza, questa umanità infinita che lui ha; condivide
con noi questo immenso dolore. Il Papa è grande e noi lo
amiamo.
D. – Che significato ha questa visita del Papa
ad Onna?
R. – E’ molto importante. Ci porta speranza e ci
porta serenità, perchè ne abbiamo veramente bisogno.
‘Noi abruzzesi siano forti e gentili e lo siamo
grazie alla nostra fede. Abbiamo sentito il Papa vicino,
fin dai primi momenti di questa tragedia’. Questo un
passaggio del messaggio che i sopravvissuti di Onna hanno
preparato per l’occasione. A guidarli anche oggi c’era
il parroco don Cesare Cardoso che così
commenta la visita del Pontefice:
R. – Prima di tutto abbiamo sperimentato
un’emozione molto grande con la presenza del Papa e con
le sue parole, che ci hanno incoraggiato a vivere questo
momento nella serenità e, soprattutto, innanzitutto,
nella fede, che è l’unica arma che ci aiuta in questi
momenti così difficili e di grande calamità.
D. – Che le ha detto quando l’ha abbracciato,
quando è sceso dalla macchina?
R. – Sua Santità ci ha detto: “Da quando ho
saputo, prego per voi. Vi sono vicino con la preghiera e,
quindi, adesso la mia presenza qui è una vicinanza
fisica, ma da quando è successo tutto, vi ho sempre
pensato. Ho sempre pregato per voi”.
Dopo l’incontro con la popolazione il Papa ha visto
le macerie del paesino, accompagnato dal sottosegretario
Bertolaso, e poi è tornato verso L’Aquila, mentre una
folla di abruzzesi lo salutava lungo la statale.
L’omaggio a San Celestino, nella Basilica di Collemaggio
scoperchiata dal terremoto, ha un grande valore per gli
aquilani che hanno visto riaprirsi eccezionalmente la
Porta santa della Perdonanza, assieme alla speranza di un
riscatto dalla sofferenza. Poi, dopo aver visitato il
centro storico del capoluogo, ormai una città fantasma,
Benedetto XVI è arrivato nella via dolorosa, com’è
stata ribattezzata via XX settembre, e davanti alle
macerie della Casa dello studente ha incontrato uno per
uno gli universitari sopravvissuti a quel drammatico
crollo, informandosi sui loro studi e incoraggiandoli a
proseguire nella vita di sempre. Con loro c’era Don
Luigi Epicoco, il cappellano universitario che
così descrive quell’esperienza drammatica:
R. - E’ stata un’esperienza terribile. Quella notte
abbiamo cercato di scappare un po’ tutti. Noi,
fortunatamente, siamo riusciti a uscire dalle nostre case
prima che crollassero. La cosa bella, però, è che se in
quei momenti prevale l’istinto di sopravvivenza, lì è
prevalso l’istinto di solidarietà. Vedevo questi
ragazzi che si cercavano a vicenda. Nonostante il
terremoto continuasse, non avevano paura di rientrare nei
vicoli, nelle stradine, cercare di tirare fuori gli amici,
ricercarli, scavare a mani nude. Proprio accanto alla
nostra parrocchia, che è crollata, è crollato anche il
palazzo di fianco dove vivevano diverse famiglie e lì un
gruppo di studenti, qualche minuto dopo il terremoto, ha
sentito dei lamenti e ha cominciato a scavare. In una
famiglia, i genitori hanno protetto i propri figli di 10 e
7 anni con il proprio corpo e, infatti, questi bambini si
sono salvati, i genitori no. Questi ragazzi sono stati
salvati da questi universitari che hanno cominciato a
scavare nel buio senza nessuna protezione e li hanno
tirati fuori. Vedevo tanta commozione e smarrimento ma
anche questo senso di responsabilità. In una notte
soltanto, penso che questi ragazzi siano cresciuti di
trent’anni.
Testimonianze
dei terremotati. Il sindaco Cialente invita il Papa a
tornare. L'ambasciatore tedesco: impegno della Germania
per Onna
Il
Papa ci ha riportato la speranza. Con accenti simili, da
Onna a L’Aquila, molti degli abruzzesi colpiti dal
terremoto hanno commentato così la visita di Benedetto
XVI. Massimiliano Menichetti ha raccolto alcune di
queste voci, a cominciare dal parroco della cattedrale de
L’Aquila, don Renzo d’Ascenzo, e Domenico Di
Cesare, sindaco di Carapelle Calvisio, il più piccolo
centro colpito dal terremoto, che raccontano le
impressioni a caldo del loro incontro con il Papa:
R.
– E’ veramente un privilegio, perché per noi
sacerdoti il Papa è colui che è vicino a Cristo.
D. – Don Renzo, cosa ha portato lei nel suo cuore al
Papa, cosa ha dato lei al Papa in questo incontro?
R. – Ho rivolto alcune preghiere al Signore. Ho
detto: “Signore, tieni il Papa nella salute, nella
forza, perché è una bellissima figura che mi suscita
davvero tanta commozione”. Ecco, ho portato la mia
piccola preghiera che sembra un mezzo debole ma è un
mezzo potente, il mezzo più potente che esista.
D. – Domenico Di Cesare, come è
stato interessato dal sisma il suo comune?
R. – Metà paese è crollato, però per fortuna non
ci sono stati morti e feriti. Siamo tutti vivi. E’ un
paese di 96 abitanti, il più piccolo del centro-sud.
Andiamo avanti, ricostruiamo.
D. – Cosa ha significato per lei l’incontro con il
Papa?
R. - E’ un conforto e un aiuto che ci dà con la sua
presenza su questo territorio. Siamo molto grati al Santo
Padre.
D. – Cosa porterà ai suoi concittadini di questo
incontro?
R. –Il ricordo, soprattutto, e la benevolenza del
Santo Padre.
R. – (Una signora) Sono emozionata e sono contenta
che sia venuto da noi, a sostenerci. Speriamo che ci dia
la forza, lui, con Dio, di andare avanti.
D. – Il Papa ha incontrato degli studenti della Casa
dello Studente...
R. – (Un giovane) Fa piacere che il Papa abbia voluto
dare questo segno, che sia voluto venire ad incontrarci,
soprattutto a visitare questa popolazione, perché penso
sia importante anche la sua presenza qui come un punto di
riferimento per ripartire, per far sentire che la Chiesa
ci è vicina.
R. – Sono il ministro provinciale dei
Cappuccini d’Abruzzo.
D. – Il Papa ha abbracciato, con questa visita, non
solo L’Aquila e i tanti comuni terremotati, ma
l’intero Abruzzo. Che messaggio ha portato?
R. – Per l’intero Abruzzo è un ritorno ai principi
della fede, all’essenziale: in questo momento in cui
tutto il resto è andato perso o distrutto, l’unico
riferimento solido sono i principi della fede, della
speranza e dell’amore. In questi momenti, uno quasi
quasi pensa di lasciarsi andare, invece il riferimento,
l’aggrapparsi alla fede in questi casi, il sentire
vicina la presenza di Cristo, di Cristo crocifisso … è
Cristo che condivide le nostre prove.
D. – Il Papa ha incontrato una città ferita: che
cosa ha significato pregare insieme al Papa?
R. – Significa vedere accolta la sofferenza di tanti,
è una sofferenza che condividiamo e vedere il Papa che
accoglie questa sofferenza è una grande consolazione.
Il sindaco de L’Aquila, Massimo Cialente, ha
voluto invitare il Papa a tornare nella città terremotata
per la prossima festa della Perdonanza celestiniana del 28
agosto. Il nostro inviato, Massimiliano Menichetti,
ha chiesto al sindaco un commento alle parole del
Pontefice che ha esortato a ricostruire case e chiese più
sicure:
R. – Siamo stati particolarmente felici. Sa qual è
la nostra paura? Glielo dico sinceramente, che fra qualche
mese, quando poi si resterà soli, noi avremo tanti
problemi da affrontare - soprattutto i primi due anni
saranno durissimi - per mantenere in vita questa città.
Il fatto che anche il Santo Padre con le sue parole abbia
rimarcato oltre ad un aspetto spirituale anche un aspetto
direi civile, concreto, questo mi darà la forza e
permetterà anche di mantenere forte l’attenzione di
tutti.
D. – Secondo lei, la città ha risposto a questo
invito del Papa oppure no?
R. – Sì, sì, ha riposto. Le posso assicurare che
c’è questa voglia di rivincita molto forte, che non
vinca il terremoto. La cosa che a me ha colpito nei giorni
immediatamente successivi, è che tutti i concittadini che
incontravo, mi dicevano “Ricomincia, riparti”. E il
giorno dei funerali, su questa piazza, sono andato a
salutare i familiari delle vittime e tanti miei amici,
tante persone che conosco, e fra le lacrime mi dicevano,
non dico con rabbia, ma quasi in modo da trovare una
consolazione a quel dolore, mi dicevano: “Adesso
ricominciamo. Tieni duro. Datti da fare. Ricostruisci.
Ripartiamo e così via”. Questa è una delle cose che
rimarranno indelebili nella mia memoria.
D. – Sindaco, il controllo sulle case va avanti.
Quando le persone potranno rientrare a casa? Si aspetta
l’ordinanza che lei deve firmare...
R. – Nel pomeriggio: la comunicherò alle 16.00.
Potranno, quando se la sentiranno, perché il rientro in
casa dovrà essere un momento di riconquistata serenità.
In questo momento abbiamo troppa paura: il sisma continua.
Onna, il “paese che non c’è più”. Dalla drammatica
scossa del 6 aprile, che l’ha praticamente rasa al
suolo, questa frazione de L’Aquila è diventata suo
malgrado l’icona della distruzione del terremoto e,
insieme, dell’estrema dignità di tutta la popolazione
abruzzese di fronte alla tragedia. Ma già nel 1944 Onna
fu protagonista di una sanguinosa pagina di storia, quando
l’esercito tedesco massacrò 17 suoi abitanti. Oggi,
sulle macerie di quell’episodio la Germania vuole
costruire un presente di solidarietà, come conferma
l’ambasciatore tedesco a Roma, Michael Steiner,
intervistato dalla collega della nostra redazione tedesca,
Birgit Pottler:
R. – Abbiamo un legame speciale con Onna: l’11
giugno 1944 c’è stata una strage della Wehrmacht. Sono
stati uccisi 17 civili, e questo evento – giustamente!
– non è mai stato dimenticato, ad Onna. Abbiamo quindi
pensato che siccome noi abbiamo questo legame storico con
Onna, è bene concentrare i nostri interventi direttamente
a Onna.
D. – Non sarà possibile ricostruire tutto il Paese:
quali sono i punti principali su cui si concentrano gli
aiuti?
R. – Lei ha ragione: non possiamo fare tutto e non
sarebbe bene, perché noi dobbiamo lavorare insieme alle
autorità comunali, ma anche con i cittadini di Onna:
dobbiamo lavorare insieme. Credo che la cosa più
importante per i cittadini sia la ricostruzione del
“borgo”, ma per questo ci vorrà tempo:
realisticamente, non si potrà fare nel corso di questo
anno, ci vorrà del tempo. Per questo, noi vogliamo
garantire la presenza della nostra Protezione civile, e
questo dovrebbe avvenire a partire da mercoledì. Il
personale della Protezione civile aiuterà nello
svolgimento dei lavori di ricostruzione e sosterrà i
cittadini nelle difficili situazioni in cui si trovano.
Credo che sia importante per i cittadini poter contare
sulla concreta solidarietà tedesca. Lavoreremo insieme ad
un progetto da realizzarsi dopo l’esperienza dolorosa
del passato, della guerra: questa volta, faremo qualcosa
di buono per Onna.
D. – Lei come ha visto il paese di Onna e la gente
che è rimasta lì?
R. – La distruzione delle case è così
devastante … è traumatico alla vista! Ma i cittadini
hanno una dignità così impressionante, che invita ad
aiutare. E, se posso dirlo, sono anche molto contento di
sapere che il Santo Padre sa bene dell’iniziativa
tedesca: sono molto contento di avere questo sostegno.
INCONTRO CON I
FEDELI ED IL PERSONALE IMPIEGATO NEI SOCCORSI
DISCORSO
E PREGHIERA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Piazzale della
Scuola della Guardia di Finanza, Coppito - L'Aquila
Martedì, 28 aprile 2009
Cari
fratelli e sorelle!
Grazie
per la vostra accoglienza, che mi commuove profondamente.
Vi abbraccio tutti con affetto nel nome di Cristo, nostra
salda Speranza. Saluto il vostro Arcivescovo, il caro
Mons. Giuseppe Molinari, che come Pastore ha condiviso e
sta condividendo con voi questa dura prova; a lui va il
mio ringraziamento per le toccanti parole piene di fede e
di fiducia evangelica con cui si è fatto interprete dei
vostri sentimenti. Saluto il Sindaco dell'Aquila,
Onorevole Massimo Cialente, che con grande impegno sta
operando per la rinascita di questa città; come pure il
Presidente della Regione, Onorevole Gianni Chiodi.
Ringrazio entrambi per le loro profonde parole. Saluto la
Guardia di Finanza, che ci ospita in questo luogo. Saluto
i Parroci, gli altri sacerdoti e le religiose. Saluto i
Sindaci dei paesi colpiti da questa sciagura, e tutte le
Autorità civili e militari: la Protezione Civile, i
Vigili del Fuoco, la Croce Rossa, le Squadre di Soccorso,
e i tanti volontari di molte e diverse associazioni.
Nominarle tutte mi sarebbe difficile, ma a ciascuno vorrei
far giungere una speciale parola di apprezzamento. Grazie
di ciò che avete fatto e soprattutto dell'amore con cui
l'avete fatto. Grazie dell'esempio che avete dato. Andate
avanti uniti e ben coordinati, così che si possano
attuare quanto prima soluzioni efficaci per chi oggi vive
nelle tendopoli. Lo auguro di cuore, e prego per questo.
Ho iniziato
questa mia visita da Onna, tanto fortemente colpita
dal sisma, pensando anche alle altre comunità
terremotate. Ho nel cuore tutte le vittime di questa
catastrofe: bambini, giovani, adulti, anziani, sia
abruzzesi che di altre regioni d'Italia o anche di nazioni
diverse. La sosta nella Basilica di Collemaggio, per
venerare le spoglie del santo Papa Celestino V, mi ha dato
modo di toccare con mano il cuore ferito di questa città.
Il mio ha voluto essere un omaggio alla storia e alla fede
della vostra terra, e a tutti voi, che vi identificate con
questo Santo. Sulla sua urna, come Ella Signor Sindaco ha
ricordato, ho lasciato quale segno della mia
partecipazione spirituale il Pallio che mi è stato
imposto nel giorno
dell'inizio del mio Pontificato. Inoltre, assai
toccante è stato per me pregare davanti alla Casa dello
studente, dove non poche giovani vite sono state stroncate
dalla violenza del sisma. Attraversando la città, mi sono
reso ancor più conto di quanto gravi siano state le
conseguenze del terremoto.
Eccomi
ora qui, in questa Piazza su cui s'affaccia la Scuola
della Guardia di Finanza, che praticamente sin dal primo
momento funziona come quartiere generale di tutta l'opera
di soccorso. Questo luogo, consacrato dalla preghiera e
dal pianto per le vittime, costituisce come il simbolo
della vostra volontà tenace di non cedere allo
scoraggiamento. "Nec recisa recedit": il
motto del Corpo della Guardia di Finanza, che possiamo
ammirare sulla facciata della struttura, sembra bene
esprimere quella che il Sindaco ha definito la ferma
intenzione di ricostruire la città con la costanza
caratteristica di voi abruzzesi. Questo ampio piazzale,
che ha ospitato le salme delle tante vittime per la celebrazione
delle esequie presiedute dal Cardinale Tarcisio Bertone,
mio Segretario di Stato, raccoglie quest'oggi le forze
impegnate ad aiutare L'Aquila e l'Abruzzo a risorgere
presto dalle macerie del terremoto. Come ha ricordato
l'Arcivescovo, la mia visita in mezzo a voi, da me
desiderata sin dal primo momento, vuole essere un segno
della mia vicinanza a ciascuno di voi e della fraterna
solidarietà di tutta la Chiesa. In effetti, come comunità
cristiana, costituiamo un solo corpo spirituale, e se una
parte soffre, tutte le altre parti soffrono con lei; e se
una parte si sforza di risollevarsi, tutte partecipano al
suo sforzo. Devo dirvi che manifestazioni di solidarietà
mi sono giunte per voi da tutte le parti del mondo.
Numerose alte personalità delle Chiese Ortodosse mi hanno
scritto per assicurare la loro preghiera e vicinanza
spirituale, inviando anche aiuti economici.
Desidero
sottolineare il valore e l'importanza della solidarietà,
che, sebbene si manifesti particolarmente in momenti di
crisi, è come un fuoco nascosto sotto la cenere. La
solidarietà è un sentimento altamente civico e cristiano
e misura la maturità di una società. Essa in pratica si
manifesta nell'opera di soccorso, ma non è solo una
efficiente macchina organizzativa: c'è un'anima, c'è una
passione, che deriva proprio dalla grande storia civile e
cristiana del nostro popolo, sia che avvenga nelle forme
istituzionali, sia nel volontariato. Ed anche a questo,
oggi, voglio rendere omaggio.
Il
tragico evento del terremoto invita la Comunità civile e
la Chiesa ad una profonda riflessione. Come cristiani
dobbiamo chiederci: "Che cosa vuole dirci il Signore
attraverso questo triste evento?". Abbiamo vissuto la
Pasqua confrontandoci con questo trauma, interrogando la
Parola di Dio e ricevendo dalla crocifissione e dalla
risurrezione del Signore nuova luce. Abbiamo celebrato la
morte e la risurrezione di Cristo portando nella mente e
nel cuore il vostro dolore, pregando perché non venisse
meno nelle persone colpite la fiducia in Dio e la
speranza. Ma anche come Comunità civile occorre fare un
serio esame di coscienza, affinché il livello delle
responsabilità, in ogni momento, mai venga meno. A questa
condizione, L'Aquila, anche se ferita, potrà tornare a
volare.
Vi invito
ora, cari fratelli e sorelle, a volgere lo sguardo verso
la statua della Madonna di Roio, venerata in un Santuario
a voi molto caro, per affidare a Lei, Nostra Signora della
Croce, la città e tutti gli altri paesi toccati dal
terremoto. A Lei, la Madonna di Roio, lascio una Rosa
d'oro, quale segno della mia preghiera per voi, mentre
raccomando alla sua materna e celeste protezione tutte le
località colpite.
Ed ora
preghiamo:
O
Maria, Madre nostra amatissima!
Tu, che stai vicino alle nostre croci,
come rimanesti accanto a quella di Gesù,
sostieni la nostra fede, perché pur affranti dal dolore,
conserviamo lo sguardo fisso sul volto di Cristo
in cui, nell'estrema sofferenza della croce,
si è mostrato l'amore immenso e puro di Dio.
Madre della nostra speranza, donaci i tuoi occhi per
vedere,
oltre la sofferenza e la morte, la luce della
risurrezione;
donaci il tuo cuore per continuare,
anche nella prova, ad amare e a servire.
O Maria, Madonna di Roio,
Nostra Signora della Croce, prega per noi!
Regina
Caeli…
PAROLE
DI SALUTO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
E PREGHIERA PER I DEFUNTI
Tendopoli di
Onna
Martedì, 28 aprile 2009
Cari
amici!
Sono
venuto di persona in questa vostra terra splendida e
ferita, che sta vivendo giorni di grande dolore e
precarietà, per esprimervi nel modo più diretto la mia
cordiale vicinanza. Vi sono stato accanto fin dal primo
momento, fin da quando ho appreso la notizia di quella
violenta scossa di terremoto che, nella notte del 6 aprile
scorso, ha provocato quasi 300 vittime, numerosi feriti e
ingenti danni materiali alle vostre case. Ho seguito con
apprensione le notizie condividendo il vostro sgomento e
le vostre lacrime per i defunti, insieme con le vostre
trepidanti preoccupazioni per quanto in un attimo avete
perso. Ora sono qui, tra voi: vorrei abbracciarvi con
affetto uno ad uno. La Chiesa tutta è qui con me, accanto
alle vostre sofferenze, partecipe del vostro dolore per la
perdita di familiari ed amici, desiderosa di aiutarvi nel
ricostruire case, chiese, aziende crollate o gravemente
danneggiate dal sisma. Ho ammirato e ammiro il coraggio,
la dignità e la fede con cui avete affrontato anche
questa dura prova, manifestando grande volontà di non
cedere alle avversità. Non è infatti il primo terremoto
che la vostra regione conosce, ed ora, come in passato,
non vi siete arresi; non vi siete persi d'animo. C'è in
voi una forza d'animo che suscita speranza. Molto
significativo, al riguardo, è un detto caro ai vostri
anziani: "Ci sono ancora tanti giorni dietro il Gran
Sasso".
Venendo
qui, ad Onna, uno dei centri che ha pagato un alto prezzo
in termini di vite umane, posso immaginare tutta la
tristezza e la sofferenza che avete sopportato in queste
settimane. Se fosse stato possibile, avrei desiderato
recarmi in ogni paese e in ogni quartiere, venire in tutte
le tendopoli e incontrare tutti. Mi rendo ben conto che,
nonostante l'impegno di solidarietà manifestato da ogni
parte, sono tanti e quotidiani i disagi che comporta
vivere fuori casa, o nelle automobili, o nelle tende,
ancor più a causa del freddo e della pioggia. Penso poi
ai tanti giovani costretti bruscamente a misurarsi con una
dura realtà, ai ragazzi che hanno dovuto interrompere la
scuola con le sue relazioni, agli anziani privati delle
loro abitudini.
Si
potrebbe dire, cari amici, che vi trovate, in un certo
modo, nello stato d'animo dei due discepoli di Emmaus, di
cui parla l'evangelista Luca. Dopo l'evento tragico della
croce, rientravano a casa delusi e amareggiati, per la
"fine" di Gesù. Sembrava che non ci fosse più
speranza, che Dio si fosse nascosto e non fosse più
presente nel mondo. Ma, lungo la strada, Egli si accostò
e si mise a conversare con loro. Anche se non lo
riconobbero con gli occhi, qualcosa si risvegliò nei loro
cuori: le parole di quello "Sconosciuto"
riaccesero in loro quell'ardore e quella fiducia che
l'esperienza del Calvario aveva spento. Ecco, cari amici:
la mia povera presenza tra voi vuole essere un segno
tangibile del fatto che il Signore crocifisso vive, che è
con noi, che è realmente risorto e non ci dimentica, non
vi abbandona; non lascerà inascoltate le vostre domande
circa il futuro, non è sordo al grido preoccupato di
tante famiglie che hanno perso tutto: case, risparmi,
lavoro e a volte anche vite umane. Certo, la sua risposta
concreta passa attraverso la nostra solidarietà, che non
può limitarsi all'emergenza iniziale, ma deve diventare
un progetto stabile e concreto nel tempo.
Incoraggio
tutti, istituzioni e imprese, affinché questa città e
questa terra risorgano. Il Papa è qui, oggi, tra di voi
per dirvi anche una parola di conforto circa i vostri
morti: essi sono vivi in Dio e attendono da voi una
testimonianza di coraggio e di speranza. Attendono di
veder rinascere questa loro terra, che deve tornare ad
ornarsi di case e di chiese, belle e solide. È proprio in
nome di questi fratelli e sorelle che ci si deve impegnare
nuovamente a vivere facendo ricorso a ciò che non muore e
che il terremoto non ha distrutto e non può distruggere:
l'amore. L'amore rimane anche al di là del guado di
questa nostra precaria esistenza terrena, perché l'Amore
vero è Dio. Chi ama vince, in Dio, la morte e sa di non
perdere coloro che ha amato.
Vorrei
concludere queste mie parole rivolgendo al Signore una
particolare preghiera per le vittime del terremoto.
Affidiamo
questi nostri cari a Te, Signore, sapendo
che ai tuoi fedeli Tu non togli la vita ma la trasformi,
e nel momento stesso in cui viene distrutta
la dimora di questo nostro esilio sulla terra,
Ti preoccupi di prepararne una eterna ed immortale in
Paradiso.
Padre Santo, Signore del cielo e della terra,
ascolta il grido di dolore e di speranza,
che si leva da questa comunità duramente provata dal
terremoto!
È il grido silenzioso del sangue di madri, di padri, di
giovani
e anche di piccoli innocenti che sale da questa terra.
Sono stati strappati all'affetto dei loro cari,
accoglili tutti nella tua pace, Signore, che sei il
Dio-con-noi,
l'Amore capace di donare la vita senza fine.
Abbiamo bisogno di Te e della Tua forza,
perché ci sentiamo piccoli e fragili di fronte alla
morte;
Ti preghiamo, aiutaci, perché soltanto il Tuo sostegno
può farci rialzare e indurci a riprendere insieme,
tenendoci fiduciosi l'un l'altro per mano, il cammino
della vita.
Te lo chiediamo per Gesù Cristo, nostro Salvatore,
in cui rifulge la speranza della beata risurrezione.
Amen!
Preghiamo
adesso con la preghiera che il Signore ci ha insegnato:
"Padre Nostro...".
La mia
preghiera è con voi; siamo insieme e il Signore ci
aiuterà. Grazie per il vostro coraggio, la vostra fede e
la vostra speranza.
©
Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
|
|