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INCONTRO
CON IL CLERO ROMANO (13 FEBBRAIO 2010) |
Radio
Vaticana, 13 febbraio 2010
Benedetto
XVI alla Pontificia Accademia per la Vita: senza un'etica
radicata nella legge naturale, scienza e leggi manipolano
vita e dignità umana
La
scienza da sola non basta a comprendere il valore della
dignità umana, né a garantire il rispetto per la
sacralità della vita. Ciò è possibile solo se si
riconosce che in esse brilla il fondamento della legge
naturale, inscritta non dall’uomo ma da Dio. Benedetto
XVI ha affrontato il delicato tema della bioetica in
rapporto alle problematiche contemporanee nell’udienza
concessa questa mattina ai membri della Pontificia
Accademia per la Vita, riuniti in questi giorni in
assemblea generale e guidati dal loro presidente,
l’arcivescovo Rino Fisichella. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
L’idea che la vita sia materia “manipolabile”
dalla scienza al pari di altri agglomerati organici, o il
pietismo facile di chi si commuove davanti a “situazioni
limite” e crede che ciò valga come rispetto della
dignità umana. Tutte derive pericolose – come quella di
uno Stato che pretenda di fissare per legge questioni
etiche facendosi esso stesso principio di etica – se si
ignora o si misconosce il valore della legge naturale.
Come in altre analoghe occasioni, o come nell’ultima
Enciclica Caritas in veritate, Benedetto XVI ha sgomberato
il campo dalle ombre con affermazioni di grande nettezza.
Oggi, ha ribadito, la partita dello “sviluppo umano
integrale” si gioca nel campo della bioetica:
“Si tratta di un ambito delicatissimo e decisivo,
in cui emerge con drammatica forza la questione
fondamentale: se l'uomo si sia prodotto da se stesso o se
egli dipenda da Dio. Le scoperte scientifiche in questo
campo e le possibilità di intervento tecnico sembrano
talmente avanzate da imporre la scelta tra le due
razionalità: quella della ragione aperta alla
trascendenza o quella della ragione chiusa
nell'immanenza”.
La stessa bioetica, nel momento in cui emergono
“possibili conflitti interpretativi”, necessita di un
solido “richiamo normativo”, e questo – ha scandito
il Papa – si rifà alla “legge morale naturale”.
E’ in essa, ha spiegato, che il riconoscimento della
dignità umana, “in quanto diritto inalienabile trova il
suo fondamento primo in quella legge non scritta da mano
d’uomo, ma iscritta da Dio Creatore nel cuore
dell’uomo”. Viceversa, ha obiettato, “senza il
principio fondativo della dignità umana sarebbe arduo
trovare una fonte per i diritti della persona e
impossibile giungere a un giudizio etico nei confronti
delle conquiste della scienza che intervengono
direttamente nella vita umana”:
“E’ necessario, pertanto, ripetere con fermezza
che non esiste una comprensione della dignità umana
legata soltanto ad elementi esterni quali il progresso
della scienza, la gradualità nella formazione della vita
umana o il facile pietismo dinanzi a situazioni limite.
Quando si invoca il rispetto per la dignità della persona
è fondamentale che esso sia pieno, totale e senza
vincoli, tranne quelli del riconoscere di trovarsi sempre
dinanzi a una vita umana”.
Gli stessi scienziati, da parte loro:
“Non possono mai pensare di avere tra le mani solo
della materia inanimata e manipolabile. Infatti, fin dal
primo istante, la vita dell’uomo è caratterizzata
dall’essere vita umana e per questo portatrice sempre,
dovunque e nonostante tutto, di dignità propria.
Contrariamente, saremmo sempre alla presenza del pericolo
di un uso strumentale della scienza, con l’inevitabile
conseguenza di cadere facilmente nell’arbitrio, nella
discriminazione e nell’interesse economico del più
forte”.
Dunque, coniugare bioetica e legge morale naturale
permette, per Benedetto XVI, di difendere al meglio i
diritti di quella dignità “che la vita umana – ha
detto – possiede intrinsecamente dal suo primo istante
fino alla sua fine naturale” e che, tuttavia, nonostante
un’accresciuta sensibilità contemporanea, “non
sempre” sono “riconosciuti alla vita umana nel suo
naturale sviluppo e negli stadi di maggior debolezza”.
La legge morale naturale, forte del proprio carattere
universale che le permette di suscitare “consenso tra
persone e culture diverse”, permette – ha concluso il
Papa – “di scongiurare tale pericolo e soprattutto
offre al legislatore la garanzia per un autentico rispetto
sia della persona, sia dell’intero ordine creaturale”:
“La storia ha mostrato quanto possa essere
pericoloso e deleterio uno Stato che proceda a legiferare
su questioni che toccano la persona e la società,
pretendendo di essere esso stesso fonte e principio
dell’etica. Senza principi universali che consentono di
verificare un denominatore comune per l’intera umanità,
il rischio di una deriva relativistica a livello
legislativo non è affatto da sottovalutare”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALL'ASSEMBLEA DELLA
PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA
Sala Clementina
Sabato, 13 febbraio
2010
Cari
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Membri della Pontificia
Academia Pro Vita
Gentili Signore e Signori!
Sono
lieto di accogliervi e di salutarvi cordialmente in
occasione dell’Assemblea generale della Pontificia
Accademia per la Vita, chiamata a riflettere su temi
attinenti al rapporto tra bioetica e legge morale
naturale, che appaiono sempre più rilevanti nel contesto
attuale per i costanti sviluppi in tale ambito
scientifico. Rivolgo un particolare saluto a Mons. Rino
Fisichella, Presidente di codesta Accademia,
ringraziandolo per le cortesi parole che ha voluto
rivolgermi a nome dei presenti. Desidero, altresì,
estendere il mio personale ringraziamento a ciascuno di
voi per il prezioso e insostituibile impegno che svolgete
a favore della vita, nei vari contesti di provenienza.
Le
problematiche che ruotano intorno al tema della bioetica
permettono di verificare quanto le questioni che vi sono
sottese pongano in primo piano la questione
antropologica. Come affermo nella mia ultima Lettera
enciclica Caritas
in veritate: “Campo primario e cruciale della
lotta culturale tra l'assolutismo della tecnicità e la
responsabilità morale dell'uomo è oggi quello della
bioetica, in cui si gioca radicalmente la possibilità
stessa di uno sviluppo umano integrale. Si tratta di un
ambito delicatissimo e decisivo, in cui emerge con
drammatica forza la questione fondamentale: se l'uomo si
sia prodotto da se stesso o se egli dipenda da Dio. Le
scoperte scientifiche in questo campo e le possibilità di
intervento tecnico sembrano talmente avanzate da imporre
la scelta tra le due razionalità: quella della ragione
aperta alla trascendenza o quella della ragione chiusa
nell'immanenza” (n. 74). Dinanzi a simili questioni, che
toccano in modo così decisivo la vita umana nella sua
perenne tensione tra immanenza e trascendenza, e che hanno
grande rilevanza per la cultura delle future generazioni,
è necessario porre in essere un progetto pedagogico
integrale, che permetta di affrontare tali tematiche in
una visione positiva, equilibrata e costruttiva,
soprattutto nel rapporto tra la fede e la ragione.
Le
questioni di bioetica mettono spesso in primo piano il
richiamo alla dignità della persona, un principio
fondamentale che la fede in Gesù Cristo Crocifisso e
Risorto ha da sempre difeso, soprattutto quando viene
disatteso nei confronti dei soggetti più semplici e
indifesi: Dio ama ciascun essere umano in modo unico e
profondo. Anche la bioetica, come ogni disciplina,
necessita di un richiamo capace di garantire una coerente
lettura delle questioni etiche che, inevitabilmente,
emergono dinanzi a possibili conflitti interpretativi. In
tale spazio si apre il richiamo normativo alla legge
morale naturale. Il riconoscimento della dignità umana,
infatti, in quanto diritto inalienabile trova il suo
fondamento primo in quella legge non scritta da mano
d’uomo, ma iscritta da Dio Creatore nel cuore
dell’uomo, che ogni ordinamento giuridico è chiamato a
riconoscere come inviolabile e ogni singola persona è
tenuta a rispettare e promuovere (cfr Catechismo della
Chiesa Cattolica, nn. 1954-1960). Senza il principio
fondativo della dignità umana sarebbe arduo trovare una
fonte per i diritti della persona e impossibile giungere a
un giudizio etico nei confronti delle conquiste della
scienza che intervengono direttamente nella vita umana.
E’ necessario, pertanto, ripetere con fermezza che non
esiste una comprensione della dignità umana legata
soltanto ad elementi esterni quali il progresso della
scienza, la gradualità nella formazione della vita umana
o il facile pietismo dinanzi a situazioni limite. Quando
si invoca il rispetto per la dignità della persona è
fondamentale che esso sia pieno, totale e senza vincoli,
tranne quelli del riconoscere di trovarsi sempre dinanzi a
una vita umana. Certo, la vita umana conosce un proprio
sviluppo e l’orizzonte di investigazione della scienza e
della bioetica è aperto, ma occorre ribadire che quando
si tratta di ambiti relativi all’essere umano, gli
scienziati non possono mai pensare di avere tra le mani
solo della materia inanimata e manipolabile. Infatti, fin
dal primo istante, la vita dell’uomo è caratterizzata
dall’essere vita umana e per questo portatrice
sempre, dovunque e nonostante tutto, di dignità propria
(cfr Congr.
per la Dottrina della fede, Istruzione Dignitas
personae su alcune questioni di bioetica, n. 5).
Contrariamente, saremmo sempre alla presenza del pericolo
di un uso strumentale della scienza, con l’inevitabile
conseguenza di cadere facilmente nell’arbitrio, nella
discriminazione e nell’interesse economico del più
forte.
Coniugare
bioetica e legge morale naturale permette di verificare al
meglio il necessario e ineliminabile richiamo alla dignità
che la vita umana possiede intrinsecamente dal suo primo
istante fino alla sua fine naturale. Invece, nel contesto
odierno, pur emergendo con sempre maggior insistenza il
giusto richiamo ai diritti che garantiscono la dignità
della persona, si nota che non sempre tali diritti sono
riconosciuti alla vita umana nel suo naturale sviluppo e
negli stadi di maggior debolezza. Una simile
contraddizione rende evidente l’impegno da assumere nei
diversi ambiti della società e della cultura perché la
vita umana sia riconosciuta sempre come soggetto
inalienabile di diritto e mai come oggetto sottoposto
all’arbitrio del più forte. La storia ha mostrato
quanto possa essere pericoloso e deleterio uno Stato che
proceda a legiferare su questioni che toccano la persona e
la società, pretendendo di essere esso stesso fonte e
principio dell’etica. Senza principi universali che
consentono di verificare un denominatore comune per
l’intera umanità, il rischio di una deriva
relativistica a livello legislativo non è affatto da
sottovalutare (cfr Catechismo
della Chiesa Cattolica, n. 1959). La legge morale
naturale, forte del proprio carattere universale, permette
di scongiurare tale pericolo e soprattutto offre al
legislatore la garanzia per un autentico rispetto sia
della persona, sia dell’intero ordine creaturale. Essa
si pone come fonte catalizzatrice di consenso tra persone
di culture e religioni diverse e permette di andare oltre
le differenze, perché afferma l’esistenza di un ordine
impresso nella natura dal Creatore e riconosciuto come
istanza di vero giudizio etico razionale per perseguire il
bene ed evitare il male. La legge morale naturale
“appartiene al grande patrimonio della sapienza umana,
che la Rivelazione, con la sua luce, ha contribuito a
purificare e a sviluppare ulteriormente” (cfr Giovanni
Paolo II, Discorso
alla Plenaria della Congregazione per la Dottrina della
Fede, 6 febbraio 2004).
Illustri
Membri della Pontificia
Accademia per la Vita, nel contesto attuale il vostro
impegno appare sempre più delicato e difficile, ma la
crescente sensibilità nei confronti della vita umana
incoraggia a proseguire con sempre maggiore slancio e con
coraggio in questo importante servizio alla vita e
all’educazione ai valori evangelici delle future
generazioni. Auguro a tutti voi di continuare lo studio e
la ricerca, perché l’opera di promozione e di difesa
della vita sia sempre più efficace e feconda. Vi
accompagno con la Benedizione Apostolica, che volentieri
estendo a quanti condividono con voi questo quotidiano
impegno.
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