INCONTRO
CON LA PLENARIA DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PRO VITA
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Fonte,
Radio Vaticana, 24 febbraio 2007
Attraverso
la ragione si può comprendere la verità del diritto alla
vita, che appartiene ad ogni
essere umano: così, il Papa
nell'udienza alla Pontificia Accademia per la Vita
Un
appassionato discorso in difesa della vita, primo dei beni
ricevuti da Dio: lo ha pronunciato stamani Benedetto XVI
nell’incontro con la plenaria della Pontificia Accademia
per la Vita, tenutosi nella Sala Clementina del Palazzo
Apostolico. L’udienza è avvenuta al termine del
Congresso promosso dall’Accademia vaticana sul tema
“La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla
vita”. Il Papa si è soffermato sugli attacchi portati
oggi contro la vita, ribadendo l’importanza della
formazione di una coscienza fondata sulla verità. Il
servizio di Alessandro
Gisotti:
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Garantire
il diritto alla vita a tutti è un “dovere dal cui
assolvimento dipende il futuro dell’umanità”. E’
quanto ribadito da Benedetto XVI, che ha sottolineato come
la “coscienza cristiana” abbia un’interna necessità
di rafforzarsi con quelle profonde “motivazioni che
militano a favore del diritto alla vita”. Ogni uomo
“sinceramente aperto alla verità e al bene”, ha detto
riecheggiando l’Evangelium
Vitae, “può arrivare a riconoscere nella legge naturale
scritta nel cuore il valore sacro della vita umana”:
"Continuamente,
perciò, il cristiano è chiamato a mobilitarsi per far
fronte ai molteplici attacchi a cui
è esposto il diritto alla vita. In ciò egli sa di poter
contare su motivazioni che hanno profonde radici nella
legge naturale e che possono quindi essere condivise da
ogni persona di retta coscienza".
Bisogna
ammettere, ha proseguito, che “gli attacchi al diritto
alla vita in tutto il mondo si sono estesi e moltiplicati,
assumendo anche nuove forme” Il Papa ha citato le
pressioni per la legalizzazione dell’aborto nei Paesi in
via di sviluppo, con il ricorso anche a “forme di aborto
chimico sotto il pretesto della salute riproduttiva”.
Ancora, ha avvertito, “si incrementano le politiche del
controllo demografico, nonostante che siano ormai
riconosciute come perniciose anche sul piano economico e
sociale”. D’altro canto, è stato il suo richiamo, nei
Paesi sviluppati cresce l’interesse per la ricerca bioteconologica
che si spinge “fino alla ricerca ossessiva del figlio
perfetto” con la diffusione della “procreazione
artificiale e di varie forme di diagnosi tendenti ad
assicurarne la selezione”:
"Una
nuova ondata di eugenetica discriminatoria trova consensi
in nome del presunto benessere degli individui e, specie
nel mondo economicamente progredito, si promuovono leggi
per legalizzare l’eutanasia. Tutto questo avviene
mentre, su un altro versante, si moltiplicano le
spinte per la legalizzazione di convivenze alternative al
matrimonio e chiuse alla procreazione naturale. In queste
situazioni la coscienza, talora sopraffatta dai mezzi di
pressione collettiva, non dimostra sufficiente vigilanza
circa la gravità dei problemi in gioco, e il potere dei
più forti indebolisce e sembra paralizzare anche le
persone di buona volontà".
Per
questo, ha esortato il Pontefice, è “ancor più
necessario l’appello alla coscienza e, in particolare,
alla coscienza cristiana”. La coscienza morale, ha
sottolineato, “per essere in grado di guidare rettamente
la condotta umana, deve anzitutto basarsi sul solido
fondamento della verità”; deve essere illuminata “così
da sapere distinguere il bene dal male, anche laddove
l’ambiente sociale” e “il pluralismo culturale”
non aiutino. Il Papa si è poi soffermato sui diversi
fattori che oggi ostacolano la formazione di una coscienza
fondata sulla verità.
"Nell’attuale
fase della secolarizzazione chiamata post-moderna e
segnata da discutibili forme di tolleranza, non solo
cresce il rifiuto della tradizione cristiana, ma si
diffida anche della capacità della ragione di percepire
la verità ci si allontana dal gusto della riflessione.
Addirittura, secondo alcuni, la coscienza individuale, per
essere libera, dovrebbe disfarsi sia dei riferimenti alle
tradizioni, sia di quelli basati sulla ragione".
Così,
ha detto ancora, la coscienza “cessa di essere luce e
diventa un semplice sfondo su cui la società dei
media getta le immagini e gli impulsi più
contraddittori”. Di qui la sua viva esortazione:
"Occorre
rieducare al desiderio della conoscenza della verità
autentica, alla difesa della propria libertà di scelta di
fronte ai comportamenti di massa e alle lusinghe della
propaganda, per nutrire la passione della bellezza morale
e della chiarezza della coscienza".
Volgendo,
quindi, il pensiero alla crescita della coscienza
cristiana, il Papa ha affermato che “non ci si può
accontentare di un fugace contatto con le principali verità
di fede nell’infanzia, ma occorre un cammino che
accompagni le varie tappe della vita, dischiudendo la
mente ed il cuore ad accogliere i fondamentali doveri su
cui poggia l’esistenza sia del singolo che della comunità”:
"Solo
così sarà possibile avviare i giovani
a comprendere i valori della vita, dell’amore,
del matrimonio, della famiglia. Solo così si potrà
portarli ad apprezzare la bellezza e la santità
dell’amore, la gioia e la responsabilità di essere
genitori e collaboratori di Dio nel dare la vita".
Se
non c’è una formazione continua e qualificata, ha
constatato, “diventa ancor più problematica la capacità
di giudizio nei problemi posti dalla biomedicina
in materia di sessualità, di vita nascente, di
procreazione come anche nel modo di trattare e curare i
pazienti”. Ha così sottolineato la necessità di
“parlare dei criteri morali che riguardano questi temi
con professionisti, medici e giuristi” al fine di
“impegnarli ad elaborare un competente giudizio di
coscienza e, nel caso, anche una coraggiosa obiezione di
coscienza”. Sotto questo aspetto vanno dunque uniti
"la formazione cristiana" e il “discorso sui
valori morali che riguardano la corporeità, la sessualità”
e più in generale il rispetto per la vita umana in tutti
i suoi momenti. Abbiamo bisogno, ha detto il Papa, di
“testimoni forniti di coscienza vera e retta per
difendere e promuovere lo splendore della verità a
sostegno del dono e del mistero della vita”. Così
facendo, ha concluso, sarà possibile “risvegliare in
molti cuori la voce eloquente e chiara della coscienza”.
Dal
canto suo, nel suo indirizzo d'omaggio, l’arcivescovo
Elio Sgreccia, presidente
della Pontificia Accademia per la Vita, ha evidenziato che
“nelle scelte che riguardano la vita umana e la sua
difesa, la coscienza è il baluardo principale e talora
l'unico”. D’altra parte, ha avvertito il presule,
“la formazione di un chiaro giudizio di coscienza
nell'attuale clima culturale è diventato difficile al
punto che, su questioni fondamentali, le posizioni spesso
divergono, e la vita di molti esseri umani, specialmente
quelli fragili, rimangono senza difesa”. Infine, mons. Sgreccia
ha rilevato che, in questi ultimi tempi, “si sono
moltiplicate le occasioni nelle quali, soprattutto i
medici" sono "chiamati a proporre obiezione di
coscienza di fronte a richieste dei cittadini, contrarie
alla morale naturale e letali per la vita degli esseri
umani”.
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