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Radio Vaticana,
27 gennaio 2006
LA
DOMENICA, GIORNO DEL RIPOSO, E’ UNA SCELTA DI CIVILTA’:LO
HA DETTO IL PAPA AI DIRIGENTI DELLE ACLI, NEL 60.MO DI
FONDAZIONE, PONENDO IN RISALTO LA DIFESA DELLA VITA COME
PRIORITA’ SOCIALE DELLA NOSTRA EPOCA
Il
primato della vita umana sul lavoro e sulla scienza, la
predilezione per la democrazia come scelta per la
giustizia, l’adesione “appassionata al Vangelo”.
Sono le cosiddette “tre fedeltà” che da decenni
guidano l’esperienza delle ACLI, le Associazioni
cristiane dei lavoratori italiani. Benedetto XVI ha
accolto in udienza questa mattina una delegazione di
dirigenti del sodalizio cattolico - giunto al 60.mo di
fondazione - riflettendo con loro sui cardini della
Dottrina sociale della Chiesa, a partire da una “scelta
di civiltà”: la difesa della domenica come giorno del
riposo. Il servizio di Alessandro De Carolis:
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“Indicare
a tutti i lavoratori del mondo la strada della personale
santificazione attraverso il lavoro, e restituire così
alla fatica quotidiana la prospettiva di un’autentica
umanizzazione”. Il mondo globalizzato del 21° secolo, l’opulenza
dei mercati del Nord che toglie respiro a quelli del Sud
del pianeta, divenuto un immenso crocevia di immigrati,
non hanno intaccato - 51 anni dopo - ciò che Paolo VI
affermò nell’istituire la Festa di San Giuseppe
lavoratore. Il modello dell’artigiano di Nazareth
incarna i valori che i membri delle ACLI hanno scelto come
ragione di vita. Lo hanno ribadito per bocca del loro
presidente, Luigi Bobba, davanti al Papa, che ha
ricambiato rilanciando le tre priorità che costituiscono
l’architrave ideale dell’opera delle ACLI: la fedeltà
ai lavoratori, la fedeltà alla democrazia, la fedeltà
alla Chiesa:
“La
prima fedeltà che le ACLI sono chiamate a vivere è la fedeltà
ai lavoratori. E’ la persona ‘il metro della
dignità del lavoro’. Per questo il Magistero ha sempre
richiamato la dimensione umana dell’attività lavorativa
riconducendola alla sua vera finalità, senza dimenticare
che il coronamento dell’insegnamento biblico sul lavoro
è il comandamento del riposo. Esigere dunque che la
domenica non venga omologata a tutti gli altri giorni
della settimana è una scelta di civiltà”.
Priorità
dell’uomo sul lavoro equivale alla supremazia dell’essere
sull’avere. Una “gerarchia” controcorrente rispetto
alla mentalità economica contemporanea, che Benedetto XVI
ha riaffermato con forza, allargando la visione al primato
del “lavoro sul capitale” e “della destinazione
universale dei beni sul diritto alla proprietà privata”,
con quello che ha definito “un inedito risvolto”
sociale di fondamentale importanza per la nostra epoca
ipertecnologica, la difesa della vita:
“Viviamo
un tempo in cui la scienza e la tecnica offrono
possibilità straordinarie per migliorare l’esistenza di
tutti. Ma un uso distorto di questo potere può provocare
gravi e irreparabili minacce per il destino della vita
stessa. (…) La tutela della vita dal concepimento al suo
termine naturale, e ovunque questa sia minacciata, offesa
o calpestata, è il primo dovere in cui si esprime un’autentica
etica della responsabilità, che si estende coerentemente
a tutte le altre forme di povertà, di ingiustizia e di
esclusione”.
Quindi
la fedeltà alla democrazia che, “sola - ha proseguito
il Papa - può garantire l’uguaglianza e i diritti per
tutti”:
“La
giustizia è il banco di prova di un’autentica
democrazia. Ciò posto, non va dimenticato che la ricerca
della verità costituisce al contempo la condizione di
possibilità di una democrazia reale e non apparente: ‘Una
democrazia senza valori si converte facilmente in un
totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la
storia’”.
Benedetto
XVI ha concluso con la terza consegna della fedeltà delle
ACLI alla Chiesa. “Solo un’adesione cordiale ed
appassionata al cammino ecclesiale garantirà quella
necessaria identità che sa farsi presente in ogni ambito
della società e del mondo, senza perdere il sapore e il
profumo del Vangelo”. Una consegna che si salda alla
quarta proposta nel 1995 da Giovanni Paolo II e
riecheggiata da Benedetto XVI: “Allargare i confini
della vostra azione sociale”, ha detto, perché “il
futuro dell’umanità sia sempre animato dalla speranza
cristiana”.
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DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari Membri delle ACLI!
Ci
incontriamo quest’oggi in occasione del sessantesimo
anniversario della fondazione delle Associazioni Cristiane
dei Lavoratori Italiani. Saluto il Presidente Luigi Bobba,
ringraziandolo cordialmente per le cortesi parole
rivoltemi che mi hanno veramente toccato; saluto gli altri
dirigenti e ciascuno di voi. Un saluto speciale porgo ai
Vescovi e ai sacerdoti che vi accompagnano e si
preoccupano della vostra formazione spirituale. La nascita
del vostro sodalizio si deve all’intuizione lungimirante
del Papa Pio XII, di venerata memoria, che volle dare
corpo a una visibile e incisiva presenza dei cattolici
italiani nel mondo del lavoro, avvalendosi della preziosa
collaborazione dell’allora Sostituto della Segreteria di
Stato, Giovanni Battista Montini. Dieci anni più tardi,
il 1° maggio 1955, lo stesso Pontefice avrebbe istituito
la festa di san Giuseppe artigiano, per indicare a tutti i
lavoratori del mondo la strada della personale
santificazione attraverso il lavoro, e restituire così
alla fatica quotidiana la prospettiva di un’autentica
umanizzazione. Anche oggi la questione del lavoro, al
centro di cambiamenti rapidi e complessi, non cessa di
interpellare la coscienza umana, ed esige che non si perda
di vista il principio di fondo che deve orientare ogni
scelta concreta: il bene cioè di ogni essere umano e
dell’intera società.
All’interno
di questa basilare fedeltà al progetto originario di Dio,
vorrei ora brevemente rileggere con voi e per voi le tre
‘consegne’ o ‘fedeltà’, che storicamente vi siete
impegnati ad incarnare nella vostra multiforme attività.
La prima fedeltà che le ACLI sono chiamate a vivere è la
fedeltà ai lavoratori. E’ la persona "il
metro della dignità del lavoro" (Compendio della
Dottrina Sociale della Chiesa, 271). Per questo il
Magistero ha sempre richiamato la dimensione umana
dell’attività lavorativa riconducendola alla sua vera
finalità, senza dimenticare che il coronamento
dell’insegnamento biblico sul lavoro è il comandamento
del riposo. Esigere dunque che la domenica non venga
omologata a tutti gli altri giorni della settimana è una
scelta di civiltà.
Dal
primato della valenza etica del lavoro umano, derivano
ulteriori priorità: quella dell’uomo sullo stesso
lavoro (cfr Laborem exercens, 12), del lavoro sul
capitale (ibidem), della destinazione universale
dei beni sul diritto alla proprietà privata (ivi,
14): insomma la priorità dell’essere sull’avere (ivi,
20). Questa gerarchia di priorità mostra con chiarezza
come l’ambito del lavoro rientri a pieno titolo nella
questione antropologica. Emerge oggi, su questo versante,
un nuovo e inedito risvolto della questione sociale
connesso alla tutela della vita. Viviamo un tempo in cui
la scienza e la tecnica offrono possibilità straordinarie
per migliorare l’esistenza di tutti. Ma un uso distorto
di questo potere può provocare gravi e irreparabili
minacce per il destino della vita stessa. Va, pertanto,
ribadito l’insegnamento dell’amato Giovanni Paolo II,
che ci ha invitati a vedere nella vita la nuova frontiera
della questione sociale (cfr. Enc. Evangelium vitae,
20). La tutela della vita dal concepimento al suo termine
naturale, e ovunque questa sia minacciata, offesa o
calpestata, è il primo dovere in cui si esprime
un’autentica etica della responsabilità, che si estende
coerentemente a tutte le altre forme di povertà, di
ingiustizia e di esclusione.
La
seconda consegna a cui vorrei sollecitarvi è -
conformemente allo spirito dei vostri padri fondatori - la
fedeltà alla democrazia, che sola può garantire
l’uguaglianza e i diritti per tutti. Si dà infatti una
sorta di reciproca dipendenza tra democrazia e giustizia,
che spinge tutti a impegnarsi in modo responsabile perché
venga salvaguardato il diritto di ciascuno, specie se
debole o emarginato. La giustizia è il banco di prova di
un’autentica democrazia. Ciò posto, non va dimenticato
che la ricerca della verità costituisce al contempo la
condizione di possibilità di una democrazia reale e non
apparente: "Una democrazia senza valori si converte
facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come
dimostra la storia" (Centesimus annus, 46). Di
qui l’invito a lavorare perché cresca il consenso
attorno a un quadro di riferimenti condivisi. Diversamente
l’appello alla democrazia rischia di essere una mera
formalità procedurale, che perpetua le differenze ed
esaspera le problematiche.
La terza
consegna è la fedeltà alla Chiesa. Solo
un’adesione cordiale ed appassionata al cammino
ecclesiale garantirà quella necessaria identità che sa
farsi presente in ogni ambito della società e del mondo,
senza perdere il sapore e il profumo del Vangelo. Non a
caso le parole che Giovanni Paolo II vi ha rivolto il 1°
maggio 1995 - "Solo il Vangelo fa nuove le ACLI"
- segnano ancora oggi la via maestra per la vostra
associazione, in quanto vi incoraggiano a porre al centro
della vita associativa la Parola di Dio e a considerare
l’evangelizzazione parte integrante della vostra
missione. La presenza poi dei sacerdoti, quali
accompagnatori della vita spirituale, vi aiuta a
valorizzare il rapporto con la Chiesa locale e a
rafforzare l’impegno ecumenico e di dialogo
interreligioso. Da laici e lavoratori cristiani associati,
curate sempre la formazione dei vostri soci e dirigenti,
nella prospettiva del peculiare servizio a cui siete
chiamati. Come testimoni del Vangelo e tessitori di legami
fraterni, siate coraggiosamente presenti negli ambiti
cruciali della vita sociale.
Cari
amici, il filo conduttore della celebrazione dei vostri 60
anni è stato quello di reinterpretare queste storiche
‘fedeltà’ valorizzando la quarta consegna con cui il
venerato Giovanni Paolo II vi ha esortato ad
"allargare i confini della vostra azione
sociale" (Discorso alle ACLI, 27 aprile 2002).
Tale impegno per il futuro dell’umanità sia sempre
animato dalla speranza cristiana. Così anche voi, quali
testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo,
contribuirete ad imprimere nuovo dinamismo alla grande
tradizione delle Associazioni Cristiane dei Lavoratori
Italiani, e potrete cooperare, sotto l’azione dello
Spirito Santo, a rinnovare la faccia della terra. Iddio vi
accompagni e la Vergine Santa protegga voi, le vostre
famiglie e ogni vostra iniziativa. Con affetto vi
benedico, assicurando uno speciale ricordo nella mia
preghiera.
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