|
DISCORSO
DEL PAPA ALL'ACR |
Radio
Vaticana 30 ottobre 2010
Centomila
giovani dell’Azione Cattolica in Piazza San Pietro. Il
Papa: solo in Gesù troviamo il vero amore e la vera
libertà
Una
festa della fede, un momento di gioia ed entusiasmo: è
quanto si è vissuto stamani in Piazza San Pietro invasa
da centomila giovani dell’Azione Cattolica convenuti, da
tutta l’Italia, a Roma per incontrare Benedetto XVI. Un
evento incentrato sul tema “C’è di più. Diventiamo
grandi insieme” che ha visto il momento culminante nel
dialogo tra il Papa e i ragazzi su temi forti come
l’amore, l’educazione e la testimonianza evangelica
nella vita quotidiana. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Canti
Abbiate il coraggio, “l’audacia di non lasciare nessun
ambiente privo di Gesù”: è la sfida impegnativa che il
Papa ha lanciato stamani ai centomila giovani
dell’Azione Cattolica, in un clima di grande affetto e
gioia. La parola del Papa, ha detto il presidente
dell’associazione, Franco Miano, “ci aiuta ad avere
fiducia e a credere anche nei momenti più difficili che
la speranza continua ad essere l’orizzonte più degno
dell’uomo”. Dal canto suo, l’assistente spirituale
dell’Azione Cattolica, mons. Domenico Sigalini, ha
osservato che “non è vero che le Chiese sono
abbandonate dai giovani” e che i ragazzi di oggi “non
vogliono mediocrità o adattamenti, ma sogni e voli
alti”. Anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente
dell’episcopato italiano, ha messo l’accento sulle
grandi speranze che la Chiesa ripone nei giovani ai quali,
ha detto, gli adulti sono chiamati a dare il buon esempio.
Quindi, ha messo l’accento sul ruolo del Papa per i
giovani:
"Il Santo Padre ci parla di Gesù, ci indica il
suo vero volto, ci garantisce di essere sulla strada
giusta: stretti al Papa, sentiamo il calore e la gioia
della Chiesa, la famiglia dei figli di Dio. Cari ragazzi e
giovani dell’Azione Cattolica, siate amici di Gesù,
amate la Chiesa, dite al Santo Padre il vostro
affetto".
E’ stata dunque la volta dell’atteso dialogo tra
Benedetto XVI e i ragazzi. Il Papa ha risposto a tre
domande di giovani ed educatori dell’Azione Cattolica,
partendo dal tema dell’incontro “C’è di più”.
Benedetto XVI ha rilevato che crescere in altezza non
significa diventare davvero grandi. Ed ha confidato un
ricordo personale:
“Io quando sono stato ragazzo, alla vostra età,
nella mia classe ero uno dei più piccoli e tanto più ho
avuto il desiderio di essere un giorno molto grande e non
solo grande di misura, ma volevo fare qualcosa di grande,
di più della mia vita, anche se non conoscevo questa
parola ‘C’è di più’”.
Quindi, ha sottolineato cosa vuol dire davvero essere
grandi, ovvero crescere nell’amicizia di Gesù. Un
insegnamento che anche gli adulti non devono dimenticare:
“Così Gesù ha insegnato agli adulti che anche
voi siete 'grandi' e che gli adulti devono custodire
questa grandezza, che è quella di avere un cuore che
vuole bene a Gesù”.
Essere “grandi” allora, ha soggiunto, “vuol dire
amare tanto Gesù, ascoltarlo e parlare con Lui nella
preghiera, incontrarlo nei Sacramenti, nella Santa
Messa”. Ed ha ribadito che “amore di Dio” è sempre
“amore degli amici”, specie di quelli in difficoltà.
E il significato autentico della parola amore è stato
anche il tema forte della seconda domanda, alla quale il
Papa ha risposto mettendo in guardia dai messaggi
sbagliati che spesso la società propone ai giovani:
“E’ proprio vero: voi non potete e non dovete
adattarvi ad un amore ridotto a merce di scambio, da
consumare senza rispetto per sé e per gli altri, incapace
di castità e di purezza. Questa non è libertà. Molto
'amore' proposto dai media, in internet, non è amore, ma
è egoismo, chiusura, vi dà l’illusione di un momento,
ma non vi rende felici, non vi fa grandi, ma vi lega come
una catena che soffoca i pensieri e i sentimenti più
belli, gli slanci veri del cuore, quella forza
insopprimibile che è l’amore e che trova in Gesù la
sua massima espressione e nello Spirito Santo la forza e
il fuoco che incendia le vostre vite, i vostri pensieri, i
vostri affetti”.
“Certo – ha riconosciuto il Santo Padre – costa
anche sacrificio vivere in modo vero l’amore”, ma si
è detto sicuro che i giovani dell’Azione Cattolica non
hanno “paura della fatica di un amore impegnativo e
autentico” giacché è “l’unico che dà in fin dei
conti la vera gioia!”. Anzi, ha proseguito il Papa,
“c’è una prova che vi dice se il vostro amore sta
crescendo bene: se non escludete dalla vostra vita gli
altri, soprattutto i vostri amici che soffrono e sono
soli, le persone in difficoltà, e se aprite il vostro
cuore al grande Amico che è Gesù”. Il Papa ha infine
risposto ad un’educatrice dell’Azione Cattolica,
soffermandosi su cosa vuol dire essere educatori:
“Direi che essere educatori significa avere una gioia
nel cuore e comunicarla a tutti per rendere bella e buona
la vita; significa offrire ragioni e traguardi per il
cammino della vita, offrire la bellezza della persona di
Gesù e far innamorare di Lui, del suo stile di vita,
della sua libertà, del suo grande amore pieno di fiducia
in Dio Padre”.
“Voi – è stata la sua esortazione – siete dei
buoni educatori se sapete coinvolgere tutti per il bene
dei più giovani”. Ed ha aggiunto: “Non potete essere
autosufficienti, ma dovete far sentire l’urgenza
dell’educazione delle giovani generazioni a tutti i
livelli”. Al momento dei saluti, il Papa ha risposto con
affetto al grande entusiasmo dei ragazzi:
“Anche io sono pieno di
gioia! Mi sento ringiovanito (applausi). Grazie a tutti
voi di cuore!” (applausi)
La
festa dell'Acr con Benedetto XVI: le voci dei giovani
Voci,
canti e preghiere hanno accompagnato stamani l’abbraccio
di animatori, ragazzi e bambini dell’Azione Cattolica a
Benedetto XVI. Nei loro volti, pieni di gioia per
l’incontro con il Papa, risplende tutta
l’associazione, impegnata a vivere in forma comunitaria
l’esperienza di fede e l’annuncio del Vangelo.
Ascoltiamo alcune testimonianze raccolte in Piazza San
Pietro da Amedeo Lomonaco:
(musica)
R. - Per noi è molto importante essere giunti qui, a
Roma, per ascoltare le parole del Papa in una giornata di
festa con l’Azione cattolica ragazzi.
D. - L’incontro di oggi è intitolato “Diventare
grandi insieme”. Cosa significa per voi ragazzi
diventare grandi, facendo parte dell’Azione Cattolica?
R. - Ci insegna a vivere la vita divertendoci. Credere,
stare con gli amici, trovare la felicità stando con gli
altri.
R. - Avere un amico in più con cui giocare e stare
insieme.
D. - Che forza ti dà l’Azione Cattolica?
R. - L’energia per non scoraggiarmi quando mi sento
giù.
R. – La forza e la gioia di essere in compagnia, di
essere amici tutti!
R. - E’ importante perché ci aiuta nel cammino della
vita.
R. - Aiuta perché sai che non sei solo e che c’è
sempre qualcuno che ti ascolta, che ti sente, anche quando
affronti cose negative.
D. - Che cosa vorresti dire oggi al Papa?
R. - Grazie perché ci aiuti in questo anno
catechistico, che abbiamo iniziato da poco.
R. - Un grazie per questa bellissima giornata, perché
è veramente una bellissima esperienza!
D. - Abbiamo con noi il vescovo di Teggiano:
eccellenza, cosa significa per voi incontrare il Santo
Padre, parlo del vostro gruppo dell’Azione Cattolica in
particolare?
R. - (Mons. Angelo Spinillo, vescovo di
Teggiano-Policastro)
Mettere in comune quella che è la ricchezza della
propria fede, delle proprie esperienze e il crescere,
appunto, insieme, il maturare all’interno della fede. Ciò
che si semina nella vita associativa, poi porta frutto
dove la Provvidenza vorrà …
D. - Un gruppo numeroso di ragazzi: siete dell’Azione
Cattolica di …
R. - … di Giugliano.
D. - Cosa significa per voi essere qui e incontrare il
Santo Padre?
R. - Stare insieme al Papa e con lui dire “siamo la
tua mano forte nella società”, soprattutto in zone come
quelle dove siamo noi, in cui c’è bisogno di essere
forti sul territorio. Qui siamo chiamati ad essere la
manovalanza di Dio ... non della camorra … (applausi).
D - L’Azione Cattolica, in questo senso, aiuta a
scegliere la strada giusta e non altre strade che sono
invece sbagliate …
R. - A molti di noi ha dato un giusto indirizzo. Ci
sono bambini che sono in mezzo alla strada. Stando invece
nell’Azione Cattolica seguono una giusta strada. In
compagnia del Signore sono in mani sicure.
D. - Tu sei un animatore: cosa vuol dire far parte
dell’Azione Cattolica?
R. - Fare parte dell’Azione Cattolica, secondo me,
significa soprattutto crescere con Cristo, crescere anche
in Cristo. Noi vogliamo veramente educare questi ragazzi
alla fede e alla vita.
D. - Tu sei dell'Azione Cattolica di Genova: nella tua
esperienza di vita, cosa ti ha dato vivere in questa
associazione?
R. - Io sono entrato in Azione Cattolica da poco,
soltanto da due anni, però mi ha cambiato completamente.
All’inizio pensavo fosse una cosa non importante, invece
poi ho visto che vivere insieme - anche questi momenti -
è fondamentale. Quindi anche le esperienze che noi
vogliamo insegnare sono sempre queste: di avere Cristo
vicino! (m.g.)
(musica)
INCONTRO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI CON I RAGAZZI E I
GIOVANISSIMI DELL’AZIONE CATTOLICA ITALIANA
Domanda
del ragazzo ACR: Santità,
cosa significa diventare grandi? Cosa devo fare per
crescere seguendo Gesù? Chi mi può aiutare?
Santo
Padre:
Cari
amici dell’Azione Cattolica Italiana!
Sono
semplicemente felice di incontrarvi, così numerosi, su
questa bella piazza e vi ringrazio di cuore per il vostro
affetto! A tutti voi rivolgo il mio benvenuto. In
particolare, saluto il Presidente, Prof. Franco Miano, e
l’Assistente Generale, Mons. Domenico Sigalini. Saluto
il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza
Episcopale Italiana, gli altri Vescovi, i sacerdoti, gli
educatori e i genitori che hanno voluto accompagnarvi.
Allora,
ho ascoltato la domanda del ragazzo dell’ACR. La
risposta più bella su che cosa significa diventare grandi
la portate scritta voi tutti sulle vostre magliette, sui
cappellini, sui cartelloni: "C’è di più".
Questo vostro motto, che non conoscevo, mi fa riflettere.
Che cosa fa un bambino per vedere se diventa grande?
Confronta la sua altezza con quella dei compagni; e
immagina di diventare più alto, per sentirsi più grande.
Io, quando sono stato ragazzo, alla vostra età, nella mia
classe ero uno dei più piccoli, e tanto più ho avuto il
desiderio di essere un giorno molto grande; e non solo
grande di misura, ma volevo fare qualcosa di grande, di più
nella mia vita, anche se non conoscevo questa parola
"c’è di più". Crescere in altezza implica
questo "c’è di più". Ve lo dice il vostro
cuore, che desidera avere tanti amici, che è contento
quando si comporta bene, quando sa dare gioia al papà e
alla mamma, ma soprattutto quando incontra un amico
insuperabile, buonissimo e unico che è Gesù. Voi sapete
quanto Gesù voleva bene ai bambini e ai ragazzi! Un
giorno tanti bambini come voi si avvicinarono a Gesù,
perché si era stabilita una bella intesa, e nel suo
sguardo coglievano il riflesso dell’amore di Dio; ma
c’erano anche degli adulti che invece si sentivano
disturbati da quei bambini. Capita anche a voi che qualche
volta, mentre giocate, vi divertite con gli amici, i
grandi vi dicono di non disturbare… Ebbene, Gesù
rimprovera proprio quegli adulti e dice loro: Lasciate qui
tutti questi ragazzi, perché hanno nel cuore il segreto
del Regno di Dio. Così Gesù ha insegnato agli adulti che
anche voi siete "grandi" e che gli adulti devono
custodire questa grandezza, che è quella di avere un
cuore che vuole bene a Gesù. Cari bambini, cari ragazzi:
essere "grandi" vuol dire amare tanto Gesù,
ascoltarlo e parlare con Lui nella preghiera, incontrarlo
nei Sacramenti, nella Santa Messa, nella Confessione;
vuole dire conoscerlo sempre di più e anche farlo
conoscere agli altri, vuol dire stare con gli amici, anche
i più poveri, gli ammalati, per crescere insieme. E l’ACR
è proprio parte di quel "di più", perché non
siete soli a voler bene a Gesù - siete in tanti, lo
vediamo anche questa mattina! -, ma vi aiutate gli uni gli
altri; perché non volete lasciare che nessun amico sia
solo, ma a tutti volete dire forte che è bello avere Gesù
come amico ed è bello essere amici di Gesù; ed è bello
esserlo insieme, aiutati dai vostri genitori, sacerdoti,
animatori! Così diventate grandi davvero, non solo perché
la vostra altezza aumenta, ma perché il vostro cuore si
apre alla gioia e all’amore che Gesù vi dona. E così
si apre alla vera grandezza, stare nel grande amore di
Dio, che è anche sempre amore degli amici. Speriamo e
preghiamo di crescere in questo senso, di trovare il
"di più" e di essere veramente persone con un
cuore grande, con un Amico grande che dà la sua grandezza
anche a noi. Grazie.
Domanda
della giovanissima: Santità,
i nostri educatori dell’Azione Cattolica ci dicono che
per diventare grandi occorre imparare ad amare, ma spesso
noi ci perdiamo e soffriamo nelle nostre relazioni, nelle
nostre amicizie, nei nostri primi amori. Ma cosa significa
amare fino in fondo? Come possiamo imparare ad amare
davvero?
Santo
Padre:
Una
grande questione. E’ molto importante, direi
fondamentale imparare ad amare, amare veramente, imparare
l’arte del vero amore! Nell’adolescenza ci si ferma
davanti allo specchio e ci si accorge che si sta
cambiando. Ma fino a quando si continua a guardare se
stessi, non si diventa mai grandi! Diventate grandi quando
non permettete più allo specchio di essere l’unica
verità di voi stessi, ma quando la lasciate dire a quelli
che vi sono amici. Diventate grandi se siete capaci di
fare della vostra vita un dono agli altri, non di cercare
se stessi, ma di dare se stessi agli altri: questa è la
scuola dell’amore. Questo amore, però, deve portarsi
dentro quel "di più" che oggi gridate a tutti.
"C’è di più"! Come vi ho già detto,
anch’io nella mia giovinezza volevo qualcosa di più di
quello che mi presentava la società e la mentalità del
tempo. Volevo respirare aria pura, soprattutto desideravo
un mondo bello e buono, come lo aveva voluto per tutti il
nostro Dio, il Padre di Gesù. E ho capito sempre di più
che il mondo diventa bello e diventa buono se si conosce
questa volontà di Dio e se il mondo è in corrispondenza
con questa volontà di Dio, che è la vera luce, la
bellezza, l’amore che dà senso al mondo.
E’
proprio vero: voi non potete e non dovete adattarvi ad un
amore ridotto a merce di scambio, da consumare senza
rispetto per sé e per gli altri, incapace di castità e
di purezza. Questa non è libertà. Molto
"amore" proposto dai media, in internet,
non è amore, ma è egoismo, chiusura, vi dà
l’illusione di un momento, ma non vi rende felici, non
vi fa grandi, vi lega come una catena che soffoca i
pensieri e i sentimenti più belli, gli slanci veri del
cuore, quella forza insopprimibile che è l’amore e che
trova in Gesù la sua massima espressione e nello Spirito
Santo la forza e il fuoco che incendia le vostre vite, i
vostri pensieri, i vostri affetti. Certo costa anche
sacrificio vivere in modo vero l’amore - senza rinunce
non si arriva a questa strada - ma sono sicuro che voi non
avete paura della fatica di un amore impegnativo e
autentico, E’ l’unico che, in fin dei conti, dà la
vera gioia! C’è una prova che vi dice se il vostro
amore sta crescendo bene: se non escludete dalla vostra
vita gli altri, soprattutto i vostri amici che soffrono e
sono soli, le persone in difficoltà, e se aprite il
vostro cuore al grande Amico che è Gesù. Anche
l’Azione Cattolica vi insegna le strade per imparare
l’amore autentico: la partecipazione alla vita della
Chiesa, della vostra comunità cristiana, il voler bene ai
vostri amici del gruppo di ACR, di AC, la disponibilità
verso i coetanei che incontrate a scuola, in parrocchia o
in altri ambienti, la compagnia della Madre di Gesù,
Maria, che sa custodire il vostro cuore e guidarvi nella
via del bene. Del resto, nell’Azione Cattolica, avete
tanti esempi di amore genuino, bello, vero: il beato Pier
Giorgio Frassati, il beato Alberto Marvelli; amore che
arriva anche al sacrificio della vita, come la beata
Pierina Morosini e la beata Antonia Mesina.
Giovanissimi
di Azione Cattolica, aspirate a mete grandi, perché Dio
ve ne dà la forza. Il "di più" è essere
ragazzi e giovanissimi che decidono di amare come Gesù,
di essere protagonisti della propria vita, protagonisti
nella Chiesa, testimoni della fede tra i vostri coetanei.
Il "di più" è la formazione umana e cristiana
che sperimentate in AC, che unisce la vita spirituale, la
fraternità, la testimonianza pubblica della fede, la
comunione ecclesiale, l’amore per la Chiesa, la
collaborazione con i Vescovi e i sacerdoti, l’amicizia
spirituale. "Diventare grandi insieme" dice
l’importanza di far parte di un gruppo e di una comunità
che vi aiutano a crescere, a scoprire la vostra vocazione
e a imparare il vero amore. Grazie.
Domanda
dell’educatrice: Santità,
cosa significa oggi essere educatori? Come affrontare le
difficoltà che incontriamo nel nostro servizio? E come
fare in modo che siano tutti a prendersi cura del presente
e del futuro delle nuove generazioni? Grazie.
Santo
Padre:
Una
grande domanda. Lo vediamo in questa situazione del
problema dell’educazione. Direi che essere educatori
significa avere una gioia nel cuore e comunicarla a tutti
per rendere bella e buona la vita; significa offrire
ragioni e traguardi per il cammino della vita, offrire la
bellezza della persona di Gesù e far innamorare di Lui,
del suo stile di vita, della sua libertà, del suo grande
amore pieno di fiducia in Dio Padre. Significa soprattutto
tenere sempre alta la meta di ogni esistenza verso quel
"di più" che ci viene da Dio. Questo esige una
conoscenza personale di Gesù, un contatto personale,
quotidiano, amorevole con Lui nella preghiera, nella
meditazione sulla Parola di Dio, nella fedeltà ai
Sacramenti, all’Eucaristia, alla Confessione; esige di
comunicare la gioia di essere nella Chiesa, di avere amici
con cui condividere non solo le difficoltà, ma anche le
bellezze e le sorprese della vita di fede.
Voi
sapete bene che non siete padroni dei ragazzi, ma
servitori della loro gioia a nome di Gesù, guide verso di
Lui. Avete ricevuto il mandato dalla Chiesa per questo
compito. Quando aderite all’Azione Cattolica dite a voi
stessi e a tutti che amate la Chiesa, che siete disposti
ad essere corresponsabili con i Pastori della sua vita e
della sua missione, in un’associazione che si spende per
il bene delle persone, per i loro e vostri cammini di
santità, per la vita delle comunità cristiane nella
quotidianità della loro missione. Voi siete dei buoni
educatori se sapete coinvolgere tutti per il bene dei più
giovani. Non potete essere autosufficienti, ma dovete far
sentire l’urgenza dell’educazione delle giovani
generazioni a tutti i livelli. Senza la presenza della
famiglia, ad esempio, rischiate di costruire sulla sabbia;
senza una collaborazione con la scuola non si forma
un’intelligenza profonda della fede; senza un
coinvolgimento dei vari operatori del tempo libero e della
comunicazione la vostra opera paziente rischia di non
essere efficace, di non incidere sulla vita quotidiana. Io
sono sicuro che l’Azione Cattolica è ben radicata nel
territorio e ha il coraggio di essere sale e luce. La
vostra presenza qui, stamattina, dice non solo a me, ma a
tutti che è possibile educare, che è faticoso ma bello
dare entusiasmo ai ragazzi e ai giovanissimi. Abbiate il
coraggio, vorrei dire l’audacia di non lasciare nessun
ambiente privo di Gesù, della sua tenerezza che fate
sperimentare a tutti, anche ai più bisognosi e
abbandonati, con la vostra missione di educatori.
Cari
amici, alla fine vi ringrazio per aver partecipato a
questo incontro. Mi piacerebbe fermarmi ancora con voi,
perché quando sono in mezzo a tanta gioia ed entusiasmo,
anche io sono pieno di gioia, mi sento ringiovanito! Ma
purtroppo il tempo passa veloce, mi aspettano altri. Ma
col cuore sono con voi e rimango con voi! E vi invito,
cari amici, a continuare nel vostro cammino, ad essere
fedeli all’identità e alla finalità dell’Azione
Cattolica. La forza dell’amore di Dio può compiere in
voi grandi cose. Vi assicuro che mi ricordo di tutti nella
mia preghiera e vi affido alla materna intercessione della
Vergine Maria, Madre della Chiesa, perché come lei
possiate testimoniare che "c’è di più", la
gioia della vita piena della presenza del Signore. Grazie
a tutti voi di cuore!
|
|