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Radio
Vaticana 22 marzo 2009
Benedetto
XVI ai giovani dell’Angola: osate decisioni definitive,
abbiate il coraggio dell'avventura
Coraggio,
non siete soli, Gesù non ci lascia senza risposta: è il
messaggio forte che Benedetto XVI ha lasciato ai giovani
angolani e, con loro, alla gioventù di tutta l’Africa
nell’incontro di ieri sera nello Stadio dos Coqueiros di
Luanda. Un evento svoltosi all’insegna della gioia e
dell’entusiasmo, purtroppo funestato successivamente
dalla notizia della morte di due ragazze. L'indirizzo
d'omaggio al Papa è stato rivolto da mons. Kanda Almeida,
presidente della Commissione episcopale angolana per la
Gioventù e le Vocazioni. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
(Cori)
Papa, amigo, Angola està con tigo...
“Benedetto amico, l’Angola sta con te!”: i
giovani angolani hanno accolto con entusiasmo il Santo
Padre allo Stadio dos Coqueiros di Luanda. Un evento
gioioso vissuto come una vera e propria Gmg africana. Il
Papa ha ricordato che nel 1992 i giovani angolani
incontrarono sempre a Luanda Giovanni Paolo II. "Con
lineamenti un po' diversi - ha detto Benedetto XVI - ma
con lo stesso amore nel cuore, ecco davanti a voi
l'attuale Successore di Pietro, che vi abbraccia tutti in
Gesù Cristo". Il Papa ha ascoltato commosso le
testimonianze di alcuni ragazzi che hanno parlato delle
loro esperienze a volte drammatiche, delle ferite inferte
dalla guerra, della povertà ma anche della voglia di
riscatto e redenzione. Per tutti, Benedetto XVI ha avuto
una parola di incoraggiamento, ha ricordato che se siamo
amici di Gesù Cristo non dobbiamo avere paura di compiere
scelte decisive:
Encontrar os jovens faz bem a todos! Talvez tenham
tantas dificuldades…
“Incontrare i giovani – ha esordito Benedetto XVI -
fa bene a tutti! Essi hanno a volte tante difficoltà, ma
portano con sé tanta speranza, tanto entusiasmo, tanta
voglia di ricominciare”. Ed ha sottolineato che i
giovani custodiscono in se stessi “la dinamica del
futuro”. Quindi, ha ribadito che solo Gesù ci cambia
radicalmente:
Sim, meus caros amigos! Deus faz a diferença…
“Si miei cari amici! – ha assicurato – Dio fa la
differenza…Di più! Dio ci fa differenti, ci fa
nuovi”. Essendo “entrato nell’eternità”, ha
proseguito, “Gesù Cristo è diventato Signore di tutti
i tempi”. Per questo, ha soggiunto, “il futuro
dell’umanità nuova è Dio” e “proprio un iniziale
anticipo di ciò è la sua Chiesa”. Quando ne avrete la
possibilità, è stato il consiglio del Papa ai giovani,
“leggetene con attenzione la storia: potrete rendervi
conto che la Chiesa, nello scorrere degli anni, non
invecchia; anzi diventa sempre più giovane, perché
cammina incontro al Signore, avvicinandosi ogni giorno di
più alla sola e vera sorgente da dove scaturisce la
gioventù, la rigenerazione, la forza della vita”. Si è
dunque rivolto ai ragazzi sofferenti dell’Angola e di
tutto il continente africano:
Vejo aqui presentes alguns dos milhares de jovens
angolanos…
“Vedo qui presenti – ha detto il Papa - alcuni
delle migliaia di giovani angolani mutilati in conseguenza
della guerra e delle mine, penso alle innumerevoli lacrime
che tanti di voi hanno versato per la perdita dei
familiari, e non è difficile immaginare le nubi grigie
che coprono ancora il cielo dei vostri sogni migliori”.
Nel vostro cuore, ha affermato, leggo “un dubbio, che
voi rivolgete a me”: “Ma Dio quando si alzerà per
rinnovare ogni cosa?”:
Reparai que Jesus não nos deixa sem resposta…
“Guardate – è stata la sua rassicurazione - che
Gesù non ci lascia senza risposta ci dice chiaramente una
cosa: il rinnovamento inizia dentro; riceverete una forza
dall’Alto. La forza dinamica del futuro si trova dentro
di voi”. La vita, ci ha spiegato Gesù, “è dentro un
seme” e questo seme è la sua Parola. “Nel seme – ha
ribadito – è presente il futuro, perché il seme porta
dentro di sé il pane di domani, la vita di domani. Il
seme sembra quasi niente, ma è la presenza del futuro, è
promessa presente già oggi”:
Vós sois uma semente lançada por Deus à terra…
“Voi – ha detto il Papa – siete un seme gettato
da Dio nella terra: esso porta nel cuore una forza
dall’Alto, la forza dello Spirito Santo”. Tuttavia, ha
avvertito, “per passare dalla promessa di vita al
frutto, la sola via possibile è offrire la vita per
amore, è morire per amore”. Così ha fatto Gesù: “La
sua crocifissione sembra il fallimento totale, ma non lo
è”, giacché “Egli ha potuto dar frutto in ogni tempo
e lungo tutti i tempi”. Ed ha esortato i giovani a
sbocciare “al calore dell’Eucaristia” a dialogare
costantemente con il Signore. “La cultura sociale
dominante – ha rilevato – non vi aiuta a vivere la
Parola di Gesù e neppure il dono di voi stessi a cui Egli
vi invita secondo il disegno del Padre”. E tuttavia, ha
detto, “la forza si trova dentro di voi, come era in Gesù
che diceva: Il Padre che è in me compie le sue opere”:
Por isso, não tenhais medo de tomar decisões
definitivas…
“Perciò – è stata la sua esortazione - non
abbiate paura di prendere decisioni definitive”. Di
fronte “al rischio di impegnarsi per tutta la vita, sia
nel matrimonio che in una vita di speciale consacrazione
– ha costatato - provate paura”. “Non sarà che io,
con una decisione definitiva, mi gioco la mia libertà e
mi lego con le mie stesse mani?”. Tali, ha affermato,
“sono i dubbi che vi assalgono e l’attuale cultura
individualistica e edonista li esaspera. Ma quando il
giovane non si decide, corre il rischio di restare un
eterno bambino!”:
Coragem! Ousai decisões definitivas, porque na
verdade
“Coraggio! Osate decisioni definitive – ha esortato
il Papa - perché in verità queste sono le sole che non
distruggono la libertà, ma ne creano la giusta direzione,
consentendo di andare avanti e di raggiungere qualcosa di
grande nella vita”. Ed ha incoraggiato la gioventù
angolana ad avere "il coraggio dell'avventura" e
a liberare dentro di sè lo Spirito Santo per rinnovare
definitivamente la propria vita.
Viva a juventude de Angola!
(Canti)
INCONTRO CON I
GIOVANI
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Stadio dos
Coqueiros - Luanda
Sabato, 21 marzo 2009
Carissimi
amici!
Siete
venuti in gran numero, in rappresentanza di molti altri
spiritualmente a voi uniti, per incontrare il Successore
di Pietro e, insieme a me, proclamare davanti a tutti la
gioia di credere in Gesù Cristo e rinnovare l’impegno
di essere suoi fedeli discepoli in questo nostro tempo. Un
identico incontro ha avuto luogo in questa stessa città,
in data 7 giugno 1992, con l’amato Papa Giovanni Paolo
II. Con lineamenti un po’ diversi, ma con lo
stesso amore nel cuore, ecco davanti a voi l’attuale
Successore di Pietro, che vi abbraccia tutti in Gesù
Cristo, che “è lo stesso ieri, oggi e per sempre” (Eb
13,8).
Prima di
tutto, voglio ringraziarvi per questa festa che voi mi
fate, per questa festa che voi siete, per la vostra
presenza e la vostra gioia. Rivolgo un saluto
affettuoso ai venerati Fratelli nell’Episcopato e nel
Sacerdozio e ai vostri animatori. Di cuore ringrazio e
saluto quanti hanno preparato quest’Incontro e, in
particolare, la Commissione episcopale per la Gioventù e
le Vocazioni con il suo Presidente, Mons. Kanda Almeida,
che ringrazio per le cordiali parole di benvenuto
rivoltemi. Saluto tutti i giovani, cattolici e non
cattolici, alla ricerca di una risposta per i loro
problemi, alcuni dei quali sicuramente riferiti dai vostri
Rappresentanti, le cui parole ho ascoltato con
gratitudine. L’abbraccio che ho scambiato con loro vale
naturalmente per tutti voi.
Incontrare
i giovani fa bene a tutti! Essi hanno a volte tante
difficoltà, ma portano con sé tanta speranza, tanto
entusiasmo, tanta voglia di ricominciare. Giovani amici,
voi custodite in voi stessi la dinamica del futuro. Vi
invito a guardarlo con gli occhi dell’apostolo Giovanni:
«Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra (…) e anche
la città santa, la nuova Gerusalemme scendere dal cielo,
da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.
Udii allora una voce potente che usciva dal trono: “Ecco
la dimora di Dio con gli uomini”» (Ap 21, 1-3).
Carissimi amici, Dio fa la differenza. A cominciare dalla
serena intimità fra Dio e la coppia umana nel giardino
dell’Eden, passando alla gloria divina che irradiava
dalla Tenda della Riunione in mezzo al popolo d’Israele
durante la traversata del deserto, fino all’incarnazione
del Figlio di Dio che si è indissolubilmente unito
all’uomo in Gesù Cristo. Questo stesso Gesù riprende
la traversata del deserto umano passando attraverso la
morte e arriva alla risurrezione, trascinando con sé
verso Dio l’intera umanità. Ora Gesù non si trova più
confinato in un luogo e in un tempo determinato, ma il suo
Spirito, lo Spirito Santo, emana da Lui e entra nei nostri
cuori, unendoci così con Gesù stesso e con Lui al Padre
– con il Dio uno e trino.
Sì, miei
cari amici! Dio fa la differenza… Di più! Dio ci fa
differenti, ci fa nuovi. Tale è la promessa che Egli
stesso ci fa: «Ecco io faccio nuove tutte le cose»
(Ap 21, 5). Ed è vero! Ce lo dice l’apostolo san
Paolo: «Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le
cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati
con se mediante Cristo» (2 Cr 5, 17-18). Essendo
salito al Cielo ed essendo entrato nell’eternità, Gesù
Cristo è diventato Signore di tutti i tempi. Perciò, può
farsi nostro compagno nel presente, portando il libro dei
nostri giorni nella sua mano: in essa sostiene fermamente
il passato, con le sorgenti e le fondamenta del nostro
essere; in essa custodisce gelosamente il futuro,
lasciandoci intravedere l’alba più bella di tutta la
nostra vita che da lui irradia, ossia la risurrezione in
Dio. Il futuro dell’umanità nuova è Dio; proprio un
iniziale anticipo di ciò è la sua Chiesa. Quando ne
avrete la possibilità, leggetene con attenzione la
storia: potrete rendervi conto che la Chiesa, nello
scorrere degli anni, non invecchia; anzi diventa sempre più
giovane, perché cammina incontro al Signore,
avvicinandosi ogni giorno di più alla sola e vera
sorgente da dove scaturisce la gioventù, la
rigenerazione, la forza della vita.
Amici che
mi ascoltate, il futuro è Dio. Come abbiamo ascoltato
poc’anzi, Egli «tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né
affanno, perché le cose di prima sono passate» (Ap
21, 4). Nel frattempo, vedo qui presenti alcuni delle
migliaia di giovani angolani mutilati in conseguenza della
guerra e delle mine, penso alle innumerevoli lacrime che
tanti di voi hanno versato per la perdita dei familiari, e
non è difficile immaginare le nubi grigie che coprono
ancora il cielo dei vostri sogni migliori… Leggo nel
vostro cuore un dubbio, che voi rivolgete a me: «Questo
è ciò che abbiamo. Quello che tu ci dici non si vede! La
promessa ha la garanzia divina – e noi vi crediamo –,
ma Dio quando si alzerà per rinnovare ogni cosa?». La
risposta di Gesù è la stessa che Egli ha dato ai suoi
discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede
in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre
mio vi sono molti posti. Se no, vi avrei mai detto: Vado a
prepararvi un posto?» (Gv 14, 1-2). Ma voi,
carissimi giovani, insistete: «D’accordo! Ma quando
accadrà questo?» Ad una domanda simile fatta dagli
apostoli, Gesù rispose: «Non spetta a voi conoscere i
tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua
scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà
su di voi e mi sarete testimoni (…) fino agli estremi
confini della terra» (At 1, 7-8). Guardate che Gesù
non ci lascia senza risposta; ci dice chiaramente una
cosa: il rinnovamento inizia dentro; riceverete una forza
dall’Alto. La forza dinamica del futuro si trova dentro
di voi.
Si trova
dentro… ma come? Come la vita è dentro un seme:
così ha spiegato Gesù, in un’ora critica del suo
ministero. Era iniziato – il suo ministero - con grande
entusiasmo, poiché la gente vedeva i malati
guariti, i demoni cacciati, il Vangelo annunziato; ma, per
il resto, il mondo andava avanti come prima: i romani
dominavano ancora; la vita era difficile nel susseguirsi
dei giorni, nonostante ci fossero quei segni, quelle belle
parole. E l’entusiasmo si era andato spegnendo, fino al
punto che parecchi discepoli avevano abbandonato il
Maestro (cfr Gv 6, 66), che predicava ma non
cambiava il mondo. E tutti si domandavano: In fondo che
valore ha questo messaggio? Cosa ci porta questo Profeta
di Dio? Allora Gesù parlò di un seminatore che semina
nel campo del mondo, e spiegò poi che il seme è la sua
Parola (cfr Mc 4, 3-20), sono le guarigioni
operate: davvero poca cosa se paragonate con le enormi
carenze e “macas” [difficoltà] della realtà
di ogni giorno. Eppure nel seme è presente il futuro,
perché il seme porta dentro di sé il pane di domani, la
vita di domani. Il seme sembra quasi niente, ma è la
presenza del futuro, è promessa presente già oggi;
quando cade in terra buona fruttifica trenta, sessanta ed
anche cento volte tanto.
Amici
miei, voi siete un seme gettato da Dio nella terra; esso
porta nel cuore una forza dell’Alto, la forza dello
Spirito Santo. Tuttavia per passare dalla promessa di vita
al frutto, la sola via possibile è offrire la vita per
amore, è morire per amore. Lo ha detto lo stesso Gesù: «Se
il seme caduto in terra non muore, rimane solo; se invece
muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita, la perde
e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per
la vita eterna» (cfr Gv 12, 24-25). Così ha
parlato Gesù, e così ha fatto: la sua crocifissione
sembra il fallimento totale, ma non lo è! Gesù, animato
dalla forza di «uno Spirito eterno, offrì se stesso
senza macchia a Dio» (Eb 9, 14). E in questo modo,
caduto cioè in terra, Egli ha potuto dar frutto in ogni
tempo e lungo tutti i tempi. E in mezzo a voi si trova il
nuovo Pane, il Pane della vita futura, la Santissima
Eucaristia che ci alimenta e fa sbocciare la vita
trinitaria nel cuore degli uomini.
Giovani
amici, sementi dotate della forza del medesimo Spirito
eterno, sbocciate al calore dell’Eucaristia, nella quale
si realizza il testamento del Signore: Lui si dona a noi e
noi rispondiamo donandoci agli altri per amore suo. Questa
è la via della vita; ma sarà possibile percorrerla alla
sola condizione di un dialogo costante con il Signore e di
un dialogo vero tra voi. La cultura sociale dominante
non vi aiuta a vivere la Parola di Gesù e neppure il dono
di voi stessi a cui Egli vi invita secondo il disegno del
Padre. Carissimi amici, la forza si trova dentro di voi,
come era in Gesù che diceva: «Il Padre che è in me
compie le sue opere. (…) Anche chi crede in me, compirà
le opere che io compio e ne fará di più grandi, perché
io vado al Padre» (Gv 14, 10.12). Perciò non
abbiate paura di prendere decisioni definitive. Generosità
non vi manca – lo so! Ma di fronte al rischio di
impegnarsi per tutta la vita, sia nel matrimonio che in
una vita di speciale consacrazione, provate paura: «Il
mondo vive in continuo movimento e la vita è piena di
possibilità. Potrò io disporre in questo momento della
mia vita intera ignorando gli imprevisti che essa mi
riserva? Non sarà che io, con una decisione definitiva,
mi gioco la mia libertà e mi lego con le mie stesse mani?».
Tali sono i dubbi che vi assalgono e l’attuale cultura
individualistica e edonista li esaspera. Ma quando il
giovane non si decide, corre il rischio di restare un
eterno bambino!
Io vi
dico: Coraggio! Osate decisioni definitive, perché in
verità queste sono le sole che non distruggono la libertà,
ma ne creano la giusta direzione, consentendo di andare
avanti e di raggiungere qualcosa di grande nella vita. Non
c’è dubbio che la vita ha valore soltanto se avete il
coraggio dell’avventura, la fiducia che il Signore non
vi lascerà mai soli. Gioventù angolana, libera dentro di
te lo Spirito Santo, la forza dall’Alto! Con fiducia in
questa forza, come Gesù, rischia questo salto per così
dire nel definitivo e, con ciò, offri una possibilità
alla vita! Così verranno a crearsi tra voi delle isole,
delle oasi e poi grandi superfici di cultura cristiana, in
cui diventerà visibile quella «città santa che scende
dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo
sposo». Questa è la vita che merita di essere vissuta e
che di cuore vi auguro. Viva la gioventù di Angola!
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Copyright 2009 - Libreria Editrice Vaticana
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