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Vaticana 21 marzo 2009
Il
Papa ai vescovi dell'Angola: cristiano adulto non è chi
che segue le mode ma chi vive radicato nell'amicizia con
Cristo
Benedetto
XVI, subito dopo l’incontro con le autorità politiche e
civili, si è recato nella cappella della nunziatura a
Luanda dove ha incontrato i vescovi dell’Angola e São
Tomé. Ce ne parla Sergio Centofanti.
Il Papa incoraggia i vescovi a proseguire il loro
ministero episcopale nonostante le fatiche, le tante
limitazioni e difficoltà: sono le doglie del parto – ha
detto – che si fanno sentire “finché Cristo non sia
completamente formato”. Anche qui si diffonde una
cultura relativista “che nulla riconosce come definitivo
e anzi - sottolinea il Papa - tende ad erigere a misura
ultima l’io personale e i suoi capricci”. La Chiesa
propone “un’altra misura: il Figlio di Dio, che è
anche vero uomo. È Lui la misura del vero umanesimo”:
“O cristão de fé adulta e madura não é aquele
que segue as ondas da moda...
Il cristiano di fede adulta e matura non è colui
che segue le onde della moda e l’ultima novità, ma
colui che vive profondamente radicato nell’amicizia di
Cristo. Questa amicizia ci apre verso tutto ciò che è
buono e ci offre il criterio per discernere tra errore e
verità”.
Per Benedetto XVI in questo contesto è “certamente
decisivo” il campo della cultura:
“a voz dos católicos esteja sempre presente no
debate cultural da nação...
la voce dei cattolici sia sempre presente nel
dibattito culturale della Nazione, perché si rafforzino
le capacità di elaborare razionalmente, alla luce della
fede, le tante questioni che sorgono nei diversi ambiti
della scienza e della vita”.
“La cultura e i modelli di comportamento – ha
proseguito - si trovano oggi sempre più condizionati e
caratterizzati dalle immagini proposte dai mezzi di
comunicazione sociale”. Per questo è lodevole ogni
sforzo perché la comunità ecclesiale abbia una capacità
comunicativa “in grado di offrire a tutti
un’interpretazione cristiana degli eventi”. Tra gli
impegni che il Papa propone è la difesa della famiglia,
“oggi esposta a parecchie difficoltà e minacce” , e
la cui fragilità è resa ancor più acuta dalla
“tendenza diffusa nella società e nella cultura di
contestare il carattere unico e la missione propria della
famiglia fondata sul matrimonio”.
“Na vossa solicitude de Pastores...
Nella vostra sollecitudine di Pastori … continuate
ad alzare la voce in difesa della sacralità della vita
umana e del valore dell’istituto matrimoniale e per la
promozione del ruolo che ha la famiglia nella Chiesa e
nella società, chiedendo misure economiche e legislative
che le rechino sostegno nella generazione e
nell’educazione dei figli”.
Quindi il Papa ha espresso la propria gioia per la
presenza in Angola “di tante comunità vibranti di fede,
con un laicato impegnato”, per le tante vocazioni al
sacerdozio e alla vita consacrata, “vero segno di
speranza per il futuro”. E di fronte ad un clero che
“diventa sempre più autoctono” rende “omaggio al
lavoro svolto pazientemente ed eroicamente dai missionari
per annunziare Cristo e il suo Vangelo” in queste terre.
Infine Benedetto XVI parla della formazione permanente dei
sacerdoti, della loro testimonianza, della fedeltà al
loro stato, perché cerchino “di farsi santi per
suscitare intorno a sé nuovi santi”.
INCONTRO CON I
VESCOVI DELL'ANGOLA E SÃO TOMÉ
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cappella della
Nunziatura Apostolica - Luanda
Venerdì, 20 marzo 2009
Signor Cardinale,
Carissimi Vescovi di Angola e São Tomé!
Provo una gioia immensa nel potervi incontrare in
questa sede che l’Angola ha riservato al Successore di
Pietro – di solito nella persona di un suo
Rappresentante –, quale espressione visibile dei legami
che uniscono i vostri Popoli alla Chiesa cattolica, la
quale da più di cinquecento anni si rallegra di potervi
annoverare tra i suoi figli. Si innalzino, concordi e
ferventi, le nostre lodi a Dio Padre che, per opera e
grazia dello Spirito Santo, non cessa di generare il Corpo
mistico del suo Figlio con i lineamenti angolani e
santomensi, senza perdere con ciò le fisionomie ebrea,
romana, portoghese e tante altre acquistate prima, «poiché
quanti siete stati battezzati in Cristo (…), siete uno
in Cristo Gesù» (Gal 3, 27.28). Il buon Dio, per
portare avanti oggi quest’opera della gestazione del
Cristo totale mediante la fede e il battesimo, ha voluto
avere bisogno di me e di voi, venerati Fratelli; non desti
quindi stupore che le doglie del parto si facciano sentire
in noi finché Cristo non sia completamente formato (cfr Gal
4, 19) nel cuore del vostro popolo. Dio vi ricompenserà
di ogni fatica apostolica che avete portato avanti in
condizioni difficili, sia durante la guerra sia nei giorni
presenti a contatto con tante limitazioni, contribuendo in
questo modo a dare alla Chiesa in Angola e in São Tomé e
Príncipe quel dinamismo che tutti le riconoscono.
Consapevole del ministero che sono stato chiamato a
svolgere al servizio della comunione ecclesiale, vi prego
di farvi interpreti della mia costante sollecitudine verso
le vostre comunità, che saluto con sincero affetto nella
persona di ognuno dei membri di questa Conferenza
episcopale. Rivolgo un saluto particolare al vostro
Presidente, Mons. Damião Franklin, che ringrazio per le
parole di benvenuto che a nome vostro mi ha rivolto,
evidenziando il vostro impegno per un puntuale
discernimento e per il conseguente piano unitario da
attuare nelle vostre comunità diocesane «per rendere
idonei i fratelli (…), finché arriviamo tutti allo
stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla
piena maturità di Cristo» (Ef 4, 12.13). Infatti,
contro un diffuso relativismo che nulla riconosce come
definitivo e anzi tende ad erigere a misura ultima l’io
personale e i suoi capricci, noi proponiamo un’altra
misura: il Figlio di Dio, che è anche vero uomo. È Lui
la misura del vero umanesimo. Il cristiano di fede adulta
e matura non è colui che segue le onde della moda e
l’ultima novità, ma colui che vive profondamente
radicato nell’amicizia di Cristo. Questa amicizia ci
apre verso tutto ciò che è buono e ci offre il criterio
per discernere tra errore e verità.
Certamente decisivo in ordine al futuro della fede e
all’indirizzo globale della vita della Nazione è il
campo della cultura, in cui la Chiesa gode di rinomate
istituzioni accademiche, le quali devono proporsi come
punto d’onore di far sì che la voce dei cattolici sia
sempre presente nel dibattito culturale della Nazione,
perché si rafforzino le capacità di elaborare
razionalmente, alla luce della fede, le tante questioni
che sorgono nei diversi ambiti della scienza e della vita.
Inoltre la cultura e i modelli di comportamento si trovano
oggi sempre più condizionati e caratterizzati dalle
immagini proposte dai mezzi di comunicazione sociale;
perciò è lodevole ogni vostro sforzo per avere, anche a
questo livello, una capacità di comunicazione che vi
metta in grado di offrire a tutti un’interpretazione
cristiana degli eventi, dei problemi e delle realtà
umane.
Una di queste realtà umane, oggi esposta a parecchie
difficoltà e minacce, è la famiglia, la quale ha un
particolare bisogno di essere evangelizzata e
concretamente sostenuta, poiché, alla fragilità ed
instabilità interna di tante unioni coniugali, si viene
ad aggiungere la tendenza diffusa nella società e nella
cultura di contestare il carattere unico e la missione
propria della famiglia fondata sul matrimonio. Nella
vostra sollecitudine di Pastori nei confronti di ogni
essere umano, continuate ad alzare la voce in difesa della
sacralità della vita umana e del valore dell’istituto
matrimoniale e per la promozione del ruolo che ha la
famiglia nella Chiesa e nella società, chiedendo misure
economiche e legislative che le rechino sostegno nella
generazione e nell’educazione dei figli.
Mi rallegro per la presenza nelle vostre Nazioni sia di
tante comunità vibranti di fede, con un laicato impegnato
che si dedica a parecchie opere di apostolato, sia di un
numero consistente di vocazioni al ministero ordinato e
alla vita consacrata, in special modo quella
contemplativa: costituiscono un vero segno di speranza per
il futuro. E mentre il clero diventa sempre più
autoctono, desidero prestare omaggio al lavoro svolto
pazientemente ed eroicamente dai missionari per annunziare
Cristo e il suo Vangelo e per far nascere le comunità
cristiane di cui oggi siete responsabili. Vi invito a
seguire da vicino i vostri presbiteri, preoccupandovi
della loro formazione permanente a livello sia teologico
che spirituale, e mantenendovi attenti alle loro
condizioni di vita e d’esercizio della propria missione,
affinché siano autentici testimoni della Parola che
annunziano e dei Sacramenti che celebrano. Possano, nel
dono di se stessi a Cristo e al popolo di cui sono i
pastori, rimanere fedeli alle esigenze del loro stato e
vivere il loro ministero presbiterale come un vero cammino
di santità, cercando di farsi santi per suscitare intorno
a sé nuovi santi.
Venerati Fratelli, nell’affidarmi al vostro orante
ricordo presso il Signore, vi assicuro da parte mia una
speciale preghiera a Colui che è il vero Sposo della
Chiesa, da Lui amata, protetta e nutrita: il Figlio
unigenito del Dio vivente, Gesù Cristo Nostro Signore.
Egli sostenga con la sua grazia i vostri impegni
pastorali, perché diventino fecondi secondo l’esempio e
sotto la protezione dell’Immacolato Cuore della Vergine
Madre. Con tali sentimenti, imparto la mia Benedizione ad
ognuno di voi, ai vostri presbiteri, alle persone
consacrate, ai seminaristi, ai catechisti e a tutti i
fedeli laici, membri del gregge che Dio vi ha affidato.
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