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CELEBRAZIONE
DELLA MESSA CON DEDICAZIONE DELL'ALTARE DELLA CATTED. DI
ALBANO
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Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 21 settembre 2008
“Ogni
volta che ci accostiamo all’altare, apriamo l’animo al
perdono e alla riconciliazione fraterna”: così
Benedetto XVI, celebrando il rito di dedicazione
dell’Altare Maggiore nella cattedrale di Albano
L’altare
punto di incontro fra Cielo e terra. Aprite il vostro
animo al perdono e alla riconciliazione quando vi
accostate alla celebrazione eucaristica: questo il
passaggio centrale dell’omelia di Benedetto XVI,
pronunciata stamani nella Cattedrale di Albano,
recentemente restaurata. Il Papa ha presieduto la Santa
Messa con il solenne Rito di dedicazione del nuovo Altare
Maggiore. Ad accogliere il Santo Padre, nella Piazza Pia
della cittadina laziale, sono stati, tra gli altri, il
cardinale Angelo Sodano, titolare della diocesi
suburbicaria, e mons. Marcello Semeraro, vescovo di
Albano. Il servizio di Isabella Piro:
(canto)
Una
cascata di petali bianchi, tanti bambini che gridavano:
“Papa! Papa!” e lo striscione “Benvenuto Santo
Padre” che svettava tra la folla: la cittadina di Albano
ha accolto così Benedetto XVI. Un affetto e una vicinanza
non solo spirituale, ma anche geografica, poiché le Ville
Pontificie di Castel Gandolfo, residenze estiva del Papa,
si affacciano proprio sul centro di Albano, a ridosso
della Cattedrale. Una Cattedrale tornata ora al suo antico
splendore e in cui Benedetto XVI ha presieduto il solenne
Rito di dedicazione del nuovo Altare Maggiore, ricordando
che su di esso Cristo “continuerà ad immolarsi, nel
sacrificio dell’Eucaristia, per la salvezza nostra e del
mondo intero”:
“Nel Mistero eucaristico, che in ogni altare si
rinnova, Gesù si fa realmente presente. La sua è una
presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per
assimilarci a sé; ci attira con la forza del suo amore
facendoci uscire da noi stessi per unirci a Lui, facendo
di noi una cosa sola con Lui”.
La
presenza di Cristo, “pietra viva”, “fa di ciascuno
di noi la sua ‘casa’ – ha continuato il Papa - e
tutti insieme formiamo la sua Chiesa”, edificio
spirituale che, saldato dalla carità, non ha paura di
cedere:
“(…)
Sant’Agostino osserva che mediante la fede gli uomini
sono come legni e pietre presi dai boschi e dai monti per
la costruzione; mediante il battesimo, la catechesi e la
predicazione vengono poi sgrossati, squadrati e levigati;
ma risultano casa del Signore solo quando sono compaginati
dalla carità. Quando i credenti sono reciprocamente
connessi secondo un determinato ordine, mutuamente e
strettamente giustapposti e coesi, quando sono uniti
insieme dalla carità diventano davvero casa di Dio che
non teme di crollare (cfr Serm., 336)”.
“È
l’amore di Cristo – ha sottolineato dunque Benedetto
XVI – quella carità che non avrà mai fine, l’energia
spirituale” che unisce i partecipanti all’Eucaristia.
Non è possibile, quindi, presentarsi all’altare divisi,
poiché esso è “un costante invito all’amore”:
“Ogni
volta quindi che vi accostate all’altare per la
Celebrazione eucaristica, si apra il vostro animo al
perdono e alla riconciliazione fraterna, pronti ad
accettare le scuse di quanti vi hanno ferito e pronti, a
vostra volta, a perdonare”.
“Ogni Celebrazione eucaristica – ha aggiunto poi il
Papa – anticipa già il trionfo di Cristo sul peccato e
sul mondo, e mostra nel mistero il fulgore della
Chiesa”:
“L’altare
del sacrificio diventa, in un certo modo, il punto
d’incontro fra Cielo e terra; il centro, potremmo dire,
dell’unica Chiesa che è celeste ed al tempo stesso
pellegrina sulla terra, dove, tra le persecuzioni del
mondo e le consolazioni di Dio, i discepoli del Signore ne
annunziano la passione e la morte di Cristo fino al suo
ritorno nella gloria (cfr Lumen gentium, 8)”.
Di
qui, l’invito del Santo Padre a tutta la comunità
diocesana perché si impegni a “crescere nella carità e
nella dedizione apostolica e missionaria”, poiché “la
comunione ecclesiale è anche un compito affidato alla
responsabilità di ciascuno”:
“In
concreto, si tratta di testimoniare con la vita la vostra
fede in Cristo e la totale fiducia che riponete in Lui. Si
tratta pure di coltivare la comunione ecclesiale che è
anzitutto un dono, una grazia, frutto dell’amore libero
e gratuito di Dio, qualcosa cioè di divinamente efficace,
sempre presente e operante nella storia, al di là di ogni
apparenza contraria”.
Infine,
Benedetto XVI ha affidato la Cattedrale appena restaurata
all’intercessione della Vergine Maria, affinché aiuti
la diocesi di Albano a “scrivere in questo nostro tempo
un’altra pagina di santità quotidiana e popolare”.
SANTA MESSA CON
I MALATI
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cari
fratelli e sorelle!
L’odierna
Celebrazione è quanto mai ricca di simboli e la Parola di
Dio che è stata proclamata ci aiuta a comprendere il
significato e il valore di quanto stiamo compiendo. Nella
prima lettura abbiamo ascoltato il racconto della
purificazione del Tempio e della dedicazione del nuovo
altare degli olocausti ad opera di Giuda Maccabeo nel 164
a.C., tre anni dopo che il Tempio era stato profanato da
Antioco Epifane (cfr 1 Mac 4,52-59). A ricordo di
quell’avvenimento, venne istituita la festa della
Dedicazione, che durava otto giorni. Tale festa, legata
inizialmente al Tempio dove il popolo si recava in
processione per offrire sacrifici, era anche allietata
dall’illuminazione delle case ed è sopravvissuta, sotto
questa forma, dopo la distruzione di Gerusalemme.
L’Autore
sacro sottolinea giustamente la gioia e la letizia che
caratterizzarono quell’avvenimento. Ma quanto più
grande, cari fratelli e sorelle, deve essere la nostra
gioia sapendo che sull’altare, che ci accingiamo a
consacrare, ogni giorno si offrirà il sacrificio di
Cristo; su questo altare Egli continuerà ad immolarsi,
nel sacramento dell’Eucaristia, per la salvezza nostra e
del mondo intero. Nel Mistero eucaristico, che in ogni
altare si rinnova, Gesù si fa realmente presente. La sua
è una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi,
per assimilarci a sé; ci attira con la forza del suo
amore facendoci uscire da noi stessi per unirci a Lui,
facendo di noi una cosa sola con Lui.
La
presenza reale di Cristo fa di ciascuno di noi la sua
"casa", e tutti insieme formiamo la sua Chiesa,
l’edificio spirituale di cui parla anche san Pietro.
"Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli
uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio – scrive
l’Apostolo -, anche voi venite impiegati come pietre
vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un
sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi
a Dio, per mezzo di Gesù Cristo" (1 Pt 2,
4-5). Quasi sviluppando questa bella metafora, sant’Agostino
osserva che mediante la fede gli uomini sono come legni e
pietre presi dai boschi e dai monti per la costruzione;
mediante il battesimo, la catechesi e la predicazione
vengono poi sgrossati, squadrati e levigati; ma risultano
casa del Signore solo quando sono compaginati dalla carità.
Quando i credenti sono reciprocamente connessi secondo un
determinato ordine, mutuamente e strettamente giustapposti
e coesi, quando sono uniti insieme dalla carità diventano
davvero casa di Dio che non teme di crollare (cfr Serm.,
336).
E’
dunque l’amore di Cristo, la carità che "non avrà
mai fine" (1 Cor 13,8), l’energia
spirituale che unisce quanti partecipano allo stesso
sacrificio e si nutrono dell’unico Pane spezzato per la
salvezza del mondo. E’ infatti possibile comunicare con
il Signore, se non comunichiamo tra di noi? Come allora
presentarci all’altare di Dio divisi, lontani gli uni
dagli altri? Quest’altare, sul quale tra poco si rinnova
il sacrificio del Signore, sia per voi, cari fratelli e
sorelle, un costante invito all’amore; ad esso vi
accosterete sempre con il cuore disposto ad accogliere
l’amore di Cristo e a diffonderlo, a ricevere e a
concedere il perdono.
A tale
proposito ci offre un’importante lezione di vita il
brano evangelico che poc’anzi è stato proclamato (cfr Mt
5,23-24). E’ un breve, ma pressante e incisivo appello
alla riconciliazione fraterna, riconciliazione
indispensabile per presentare degnamente l’offerta
all’altare; un richiamo che riprende l’insegnamento
ben presente già nella predicazione profetica. Anche i
profeti infatti denunciavano con vigore l’inutilità di
quegli atti di culto privi di corrispondenti disposizioni
morali, specialmente nei rapporti verso il prossimo (cfr Is
1,10-20; Am 5, 21–27; Mic 6, 6-8). Ogni
volta quindi che vi accostate all’altare per la
Celebrazione eucaristica, si apra il vostro animo al
perdono e alla riconciliazione fraterna, pronti ad
accettare le scuse di quanti vi hanno ferito e pronti, a
vostra volta, a perdonare.
Nella
liturgia romana il sacerdote, compiuta l’offerta del
pane e del vino, inchinato verso l’altare, prega
sommessamente: "Umili e pentiti accoglici, Signore:
ti sia gradito il nostro sacrificio che oggi si compie
dinanzi a te". Si prepara così ad entrare, con
l’intera assemblea dei fedeli, nel cuore del mistero
eucaristico, nel cuore di quella liturgia celeste a cui fa
riferimento la seconda lettura, tratta dall’Apocalisse.
San Giovanni presenta un angelo che offre "molti
profumi insieme con le preghiere di tutti i santi
bruciandoli sull’altare d’oro posto dinanzi al
trono" di Dio (cfr Ap 8, 3). L’altare del
sacrificio diventa, in un certo modo, il punto
d’incontro fra Cielo e terra; il centro, potremmo dire,
dell’unica Chiesa che è celeste ed al tempo stesso
pellegrina sulla terra, dove, tra le persecuzioni del
mondo e le consolazioni di Dio, i discepoli del Signore ne
annunziano la passione e la morte fino al suo ritorno
nella gloria (cfr Lumen gentium, 8). Anzi, ogni
Celebrazione eucaristica anticipa già il trionfo di
Cristo sul peccato e sul mondo, e mostra nel mistero il
fulgore della Chiesa, "sposa immacolata
dell’Agnello immacolato, Sposa che Cristo ha amato e per
lei ha dato se stesso, al fine di renderla santa" (ibid.,
6).
Queste
riflessioni suscita in noi il rito che ci apprestiamo a
compiere in questa vostra Cattedrale, che oggi ammiriamo
nella sua rinnovata bellezza e che giustamente volete
continuare a rendere sempre più accogliente e decorosa.
Un impegno che tutti vi coinvolge e che, in primo luogo,
chiede all’intera Comunità diocesana di crescere nella
carità e nella dedizione apostolica e missionaria. In
concreto, si tratta di testimoniare con la vita la vostra
fede in Cristo e la totale fiducia che riponete in Lui. Si
tratta pure di coltivare la comunione ecclesiale che è
anzitutto un dono, una grazia, frutto dell’amore libero
e gratuito di Dio, qualcosa cioè di divinamente efficace,
sempre presente e operante nella storia, al di là di ogni
apparenza contraria. La comunione ecclesiale è però
anche un compito affidato alla responsabilità di
ciascuno. Vi doni il Signore di vivere una comunione
sempre più convinta ed operosa, nella collaborazione e
nella corresponsabilità ad ogni livello: tra presbiteri,
consacrati e laici, tra le diverse comunità cristiane del
vostro territorio, tra le varie aggregazioni laicali.
Rivolgo
ora il mio cordiale saluto al vostro Vescovo Mons.
Marcello Semeraro, che ringrazio per l’invito e per le
cortesi parole di benvenuto con cui ha voluto accogliermi
a nome di tutti voi. Desidero pure esprimergli sentimenti
di fervido augurio, nella ricorrenza del decimo
anniversario della sua consacrazione episcopale. Un
pensiero speciale dirigo al Cardinale Angelo Sodano,
Decano del Collegio Cardinalizio, Titolare di questa
vostra Diocesi Suburbicaria, che oggi si unisce alla
nostra gioia. Saluto gli altri Presuli presenti, i
sacerdoti, le persone consacrate, i giovani e gli anziani,
le famiglie, i bambini, gli ammalati, abbracciando con
affetto tutti i fedeli della Comunità diocesana
spiritualmente qui riunita. Un saluto alle Autorità che
ci onorano della loro presenza, ed in primo luogo al
Signor Sindaco di Albano, al quale pure sono riconoscente
per le cortesi parole che mi ha indirizzato all’inizio
della Santa Messa. Su tutti invoco la celeste protezione
di san Pancrazio, titolare di questa Cattedrale, e
dell’apostolo Matteo, del quale la liturgia oggi fa
memoria.
Invoco,
in particolare, la materna intercessione della Beata
Vergine Maria. In questa giornata, che corona gli sforzi,
i sacrifici e l’impegno da voi compiuti per dotare la
Cattedrale di un rinnovato spazio liturgico, con opportuni
interventi che hanno interessato la Cattedra episcopale,
l’Ambone e l’Altare, vi ottenga la Madonna di poter
scrivere in questo nostro tempo un’altra pagina di
santità quotidiana e popolare, che vada ad aggiungersi a
quelle che hanno segnato nel corso dei secoli la vita
della Chiesa di Albano. Non mancano certo, come ha
ricordato il vostro Pastore, difficoltà, sfide e
problemi, ma grandi sono anche le speranze e le opportunità
per annunciare e testimoniare l’amore di Dio. Lo Spirito
del Signore risorto, che è lo Spirito della Pentecoste,
vi apra ai suoi orizzonti di speranza ed alimenti in voi
lo slancio missionario verso i vasti orizzonti della nuova
evangelizzazione. Per questo preghiamo, proseguendo la
nostra Celebrazione eucaristica.
©
Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
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