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Fonte:
Wikipedia
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Alessandro
VI, nato Rodrigo Borja y Borja (italianizzato
in Borgia) (Xàtiva, Spagna, 1 gennaio 1431 –
Roma, 18
agosto 1503), fu Papa dal 1492 alla sua morte.
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Il 25 luglio del 1492 moriva Papa
Innocenzo VIII, al secolo Giovanni Battista Cybo,
genovese. Aveva 60 anni. Gran libertino da giovane, padre
di numerosi figli, attinse a piene mani nelle già
dissanguate casse pontificie, per arricchire
scandalosamente la sua famiglia.
Tre mesi prima era scomparso anche Lorenzo de' Medici,
il Magnifico, e se la morte del Cibo non fu un grande
danno, purtroppo quella del Magnifico lo fu certamente.
L'Italia perse, infatti, il primato della politica in
Europa nonché il punto riferimento di tutto l'equilibrio
creatosi tra gli Stati italiani all'indomani della Pace di
Lodi.
Cristoforo Colombo avrebbe scoperto il Nuovo Mondo solo
tre mesi più tardi. A questo proposito Alessandro
intervenne nella contesa tra Spagna e Portogallo per il
controllo delle nuove terre con l'emissione della Bolla
Papale Inter Caetera nel 1493, superata poi dal Trattato
di Tordesillas. Inoltre quello stesso anno avrebbe
visto anche la Reconquista
della penisola iberica per mano dei sovrani Ferdinando
II di Aragona e Isabella
di Castiglia.
Dopo l'immorale e dissoluto pontificato di
Papa
Innocenzo VIII, inadeguato in tutto e per tutto,
soprattutto nella tutela degli interessi dello Stato
Pontificio e nella conduzione della politica estera, ci si
attendeva l'elezione di un Papa che riportasse un po' di
dignità e decoro, oltre ad una buona dose di spiritualità,
all'interno della Chiesa di Roma. Un Papa forte insomma e,
allo stesso tempo, dotato di grande moralità, religiosità
e spiritualità.
Le vicende, però, non andarono proprio così.
Conclave
Furono solo 23 i
cardinali
che il 6
agosto 1492
si riunirono in conclave
nella Cappella
fatta costruire da Papa
Sisto IV pochi anni prima e che già mostrava i
capolavori pittorici di Botticelli, Pinturicchio
e del Ghirlandaio.
Nella notte tra il 10 e l'11 agosto, il Sacro Collegio
volle elevare al Soglio pontificio il Cardinal Rodrigo
Borja y Borja, spagnolo. Fu incoronato in San
Pietro il 26
agosto successivo con il nome di Alessandro VI. Aveva
61 anni.
Il Conclave era così composto:
Note biografiche
Nipote di
Papa
Callisto III, al secolo Alonso de Borja, fu da questi
elevato alla porpora a soli 25 anni e volle italianizzare
il suo nome in Borgia, così come aveva fatto in
precedenza lo zio Papa. Successivamente ricoprì anche
l'incarico di Vicecancelliere della Chiesa romana.
Rodrigo Borgia era un uomo dissoluto e un libertino
impenitente e come tale si comportò per tutta la vita: da
laico, da Cardinale e da Papa ancora di più, senza
minimamente preoccuparsi di celare agli altri questa sua
scandalosa condotta di vita.
Il suo percorso terreno fu disseminato di numerosi
figli, ovviamente tutti illegittimi. Da una relazione con Giovanna
Cattanei, detta Vannozza, nacquero quattro
figli ed altri tre nacquero da una donna sconosciuta. Nel
corso del suo pontificato gli nacquero altri due figli,
mentre la sua amante ufficiale fu Giulia
Farnese, moglie di Orsino
Orsini.
La storiografia oggi è ormai unanime nel ritenere che
la scandalosa condotta di vita di Rodrigo Borgia,
caratterizzata da un esasperato erotismo e da una continua
ricerca del piacere fisico, debba essere attribuita ad una
forma patologica della sua psiche.
Se l'elezione del Cibo, suo predecessore, fu certamente
macchiata da trattative simoniache gestite dal Cardinal
Giuliano Della Rovere e dallo stesso Cardinal Borgia,
altrettanto lo fu l'elezione del Borgia, tant'è che, non
appena eletto, questi si affrettò a provvedere
immediatamente ad onorare gli impegni contratti nel corso
del Conclave.
Il suo principale sostenitore, Cardinal
Ascanio
Sforza, fu gratificato con la nomina di
Vicecancelliere e con la cessione del palazzo padronale
della famiglia Borgia. Ai Colonna
furono ceduti la città di Subiaco
e i vicini castelli. Il Cardinale Orsini ottenne i
possedimenti di Soriano
nel Cimino e Ponticelli,
mentre al Cardinal Savelli fu ceduta Civita
Castellana.
Agli inizi del suo pontificato il Borgia diede qualche
segno di un suo possibile ravvedimento dalla sua
precedente e dissoluta vita. Ristabilì, infatti, l'ordine
a Roma, caduta nel caos più totale nel corso della Sede
Vacante e adottò importanti provvedimenti di politica
economica per il risanamento della finanza pubblica.
Sembrava quindi avviato ad un pontificato decisamente
alquanto dignitoso e forse anche animato da una ravvivata
spiritualità, tramite un promettente abbandono di quella
condotta libertina che ne aveva caratterizzato l'esistenza
fino a quel momento.
Purtroppo, però, il richiamo della carne fu più forte
del richiamo dello spirito. Così, Alessandro VI, con una
repentina inversione di tendenza, si riportò nuovamente
sulla strada della depravazione e della corruzione.
Cesare e Lucrezia
Dei molti figli avuti nel corso degli anni, due in
particolare conquistarono il suo cuore e le sue
attenzioni, e su di essi riversò per tutta la vita un
morboso affetto, oltre che un fiume di ricchezze
saccheggiate a Santa Romana Chiesa: Cesare
e Lucrezia.
Cesare, figlio di
Vannozza
Cattanei, era stato nominato Protonotaro apostolico già
alla tenera età di sei anni da Sisto
IV. Innocenzo
VIII lo nominò Vescovo di Pamplona
e il padre lo nominò Arcivescovo di Valencia,
conferendogli la porpora cardinalizia nel 1493,
a soli 19 anni. Cinque anni dopo dismise la porpora,
contrasse matrimonio con una cugina del Re Carlo VIII di
Francia, fu da questi nominato duca del Valentinois (donde
il soprannome "Valentino") e si dedicò
esclusivamente ad attività militari che avrebbero dovuto
condurlo alla conquista di vasti territori. Per sua
sfortuna la vita gli riservò ben altre sorprese,
conducendolo a morte ancor giovane nella lontana Spagna.
Lucrezia, figlia anch'essa di Vannozza Cattanei, è
passata alla storia come un personaggio molto controverso,
donna dissoluta e forse incestuosa sia con il padre che
con il fratello Cesare. Contrasse un primo matrimonio,
all'età di tredici anni, nel 1493, con Giovanni
Sforza, Conte di Pesaro.
Alcuni anni dopo, il suo matrimonio fu dichiarato nullo in
quanto non consumato. All'età di diciotto anni, andò in
sposa al Principe di Bisceglie,
Alfonso, figlio naturale di Alfonso
II d'Aragona, Re di Napoli.
Ma Alfonso fu assassinato nell'agosto del 1500 per ordine
di Cesare, forse ingelosito dal sincero amore della
sorella per il marito. Il 30
dicembre del 1501,
Lucrezia sposò in terze nozze Alfonso
I d'Este, e si trasferì a Ferrara,
dove visse fino alla morte avvenuta nel 1519
a soli 39 anni.
Carlo VIII
Il primo atto politico che Alessandro VI dovette
affrontare, fu un confronto con Carlo
VIII di Valois, Re di Francia, nel 1493,
allorquando questi, mediante una serie di trattati
stipulati con Enrico
VII d'Inghilterra, Ferdinando e Isabella di Spagna e Massimiliano
I d'Asburgo, si era assicurato un solido appoggio per
la riconquista del Regno di Napoli, quale eredità
angioina ma che era nelle mani degli aragonesi.
Le mire di Carlo VIII sul Regno di Napoli non erano
condivise da Papa Alessandro, soprattutto perché anche Ludovico
il Moro, Duca
di Milano si era alleato con il Re francese. Ciò
stava a significare che se la riconquista di Napoli da
parte di Carlo VIII fosse andata a buon fine, lo Stato
Pontificio si sarebbe trovato nella morsa dei francesi e
ne avrebbe dovuto subire inevitabilmente il predominio.
Al fine di scongiurare questa infausta eventualità,
Papa Alessandro si affrettò a concludere con gli
aragonesi di Napoli una alleanza sancita anche dal
matrimonio di suo figlio Jofrè con Sancha, figlia di Alfonso
di Calabria e, successivamente, procedette alla
incoronazione di Alfonso II d'Aragona a Re di Napoli.
Carlo VIII, giudicando un affronto queste iniziative
del Papa, scese in Italia alla testa del suo esercito. Re
Alfonso, intravedendo una situazione di pericolo per la
sua persona, cedette la corona di Napoli al figlio Ferdinando
II e riparò in Sicilia.
Lo stesso Papa si trovò in enorme difficoltà all'interno
del suo Stato a causa della ribellione scatenata dai
Colonna e da numerose famiglie nobili romane, cui non
sembrava estranea la mano del Cardinal Della Rovere.
Quando il
31
dicembre 1494
Carlo VIII entrò in Roma, non trovò alcuna resistenza, e
il Papa era asserragliato in Castel Sant'Angelo. Avendo
compreso che la posizione del Valois era vincente,
Alessandro VI decise di scendere a patti con il sovrano
francese, offrendo libero passaggio all'esercito francese
sul suolo pontificio e mettendo a disposizione anche il
figlio Cesare come guida fino ai confini con il Regno
di Napoli, in cambio del giuramento di obbedienza del
Re verso il Papa. La qual cosa avvenne in un pubblico
Concistoro. Dopo di che il Re francese entrava a Napoli,
senza colpo ferire. Era il 22
febbraio del 1495.
Ma la facilità con cui Carlo VIII era riuscito a
conquistare Napoli cominciò a spaventare tutti gli altri
regnanti d'Europa, i quali formarono una nuova coalizione
antifrancese, la Lega
Santa, comprendente il Papa, la Spagna, Massimiliano
d'Asburgo, la stessa Milano
e Venezia.
E quando gli spagnoli sbarcarono in Calabria,
Carlo VIII capì subito che il vento cominciava a spirare
contro di lui, per cui si affrettò a riprendere la via
del ritorno risalendo la penisola.
Fu però raggiunto dall'esercito della coalizione al
comando di Francesco
Gonzaga, che, in una sanguinosissima battaglia,
combattuta a Fornovo,
nel parmense, il 6
luglio 1495, ebbe la meglio sull'esercito francese.
Carlo VIII, benché sconfitto, riuscì ugualmente ad
attraversare le Alpi
e riparare in Francia. Ferdinando II d'Aragona poté così
ritornare sul trono di Napoli.
Luigi XII
Nel 1498,
scomparso senza eredi Carlo VIII, salì sul trono di
Francia [[Luigi
XII d'Orleans. Uno dei primi atti del nuovo Re fu
quello di scacciare Ludovico
il Moro da Milano, ritenendosi l'erede legittimo del
Ducato, in forza del ben noto testamento dei Visconti
che assegnava agli eredi di Valentina
Visconti il Ducato, in caso di estinzione della
dinastia. Poiché la dinastia Visconti si era estinta,
Luigi XII avanzava pretese di eredità essendo egli
discendente diretto di Valentina. Il Papa, però,
intravide in questo atto grandi possibilità per il figlio
Cesare, per cui si affrettò a concludere un'alleanza con
il nuovo sovrano francese. Re Luigi, però, interpretò
questa alleanza in una chiave del tutto diversa, cioè
intravide un lasciapassare per la Francia verso la
riconquista del Regno di Napoli, quale eredità dei suoi
antenati angioini.
Orbene, per cementare i buoni rapporti ritrovati tra la
Francia e il Papa, Luigi XII diede in moglie a Cesare
Borgia, la principessa Carlotta d'Albret, sorella del Re di
Navarra;
gli assegnò anche il Ducato
di Valentinois, gradito a Cesare anche perché gli
consentiva di recuperare il soprannome di Valentino, con
cui era già noto quando era Arcivescovo di Valencia, e
gli promise di sostenerlo nella conquista di parte della Romagna,
cui il rampante Cesare ambiva.
Questa alleanza produsse i suoi effetti pressoché
immediatamente. Luigi XII aprì la campagna d'Italia e
conquistò subito Milano con l'aiuto anche degli svizzeri
che allora possedevano l'esercito più equipaggiato e
meglio organizzato d'Europa. Tant'è che, in cambio
dell'aiuto dato ai francesi, soprattutto nella vittoriosa
battaglia di Novara,
mediante il trattato di Arona
del 1503
ottennero Bellinzona
e l'intero Ticino.
Savonarola
Tra gli innumerevoli delitti che gravano sulla figura
di Papa Borgia vi è anche quello del frate domenicano Girolamo
Savonarola, condannato al rogo per eresia
nel 1498
con condanna eseguita nel maggio dello stesso anno in Piazza
della Signoria a Firenze
e le sue ceneri sparse in Arno.
Le colpe del Savonarola furono le sue predicazioni contro
la corruzione della Chiesa in generale e del Papa in
particolare, in quale non tardò a far sentire la sua
potenza contro il frate ferrarese. Dopo averlo
scomunicato, furono gli stessi fiorentini, animati dagli
oppositori alla fazione savonaroliana, che ne decretarono
la condanna a morte.
Il Valentino e le conquiste dei Borgia
Negli anni 1500-1503, Cesare Borgia, che ormai veniva
da tutti chiamato "il Valentino" in
quanto Duca di Valentinois, scatenò le sue soldataglie in
Romagna alla conquista di quei territori a cui egli
aspirava e in forza della promessa fattagli dal Re di
Francia in occasione delle sue nozze con la principessa
Carlotta.
Se, però, Re Luigi gli assicurava l'appoggio politico,
il Valentino aveva necessità di reperire molto danaro per
sostenere il suo esercito. Gli venne in aiuto il padre
mediante una ennesima operazione di simonia. Papa
Alessandro vendette, infatti, ben dodici titoli di
Cardinale. Il prezzo pagato fu molto alto e sufficiente
per dare avvio all'impresa militare del figlio.
Con notevole audacia e sfrontatezza il giovane Borgia
conquistò, in successione, prima Pesaro, Cesena
e Rimini
e poi anche Faenza, Urbino
e Senigallia.
Dopo di che, fu investito dal "Papa padre" del
titolo di Duca di Romagna. Da quel momento lo Stato della
Chiesa perdeva una parte cospicua del suo territorio che
passava nelle avide mani della famiglia Borgia.
Ma l'avidità dei Borgia non conosceva confini.
L'obiettivo ultimo era quello di trasformare lo Stato
Pontificio in uno stato a guida laica, ovviamente nelle
mani dei Borgia, sottraendolo al legittimo potere
clericale, dando inizio ad una vera e propria dinastia. In
altri termini, i Borgia intendevano secolarizzare lo Stato
della Chiesa. Obiettivo quanto mai ambizioso ma nello
stesso tempo utopistico, se solo i Borgia avessero avuto
maggiore consapevolezza di che cosa era in realtà la
Chiesa cattolica. Per raggiungere questo obiettivo era
necessario eliminare tutti gli ostacoli rappresentati
dalle potenti famiglie che costituivano la nobiltà
romana. Uno dopo l'altro, furono confiscati i possedimenti
ai Savelli,
ai Caetani
e ai Colonna e furono riassegnati ai membri della famiglia
Borgia. Ne beneficiarono, ad esempio, Giovanni, di appena
due anni, figlio dello stesso Papa, che diventò Duca di Nepi;
e il piccolo Roderico, figlio di due anni di Lucrezia, che
divenne Duca di Sermoneta.
Cesare stesso conquistò ancora il Ducato di Urbino. Toccò,
infine, agli Orsini,
con l'eliminazione fisica del Cardinale Giovan Battista e
il bando decretato per tutti gli altri componenti della
famiglia.
Ma il disegno dei Borgia prevedeva ben altro ancora.
L'obiettivo successivo era la conquista della Toscana,
per la qual cosa, però, occorreva molto altro denaro
ancora. Alessandro VI non si perse d'animo e procedette
alla vendita di altre cariche curiali e nomine
cardinalizie. Ormai la simonia del Borgia non aveva più
limiti. Il perfido sodalizio tra il machiavellico e
spietato figlio con un padre immorale e simoniaco stava
producendo i suoi frutti, soprattutto perché il clima di
terrore che i due avevano instaurato nello Stato
Pontificio impediva il sorgere della benché minima voce
dissenziente.
Morte del Papa
Si è sempre discusso molto, e se ne discute ancora,
sulle circostanze e sulle modalità della morte di Papa
Alessandro VI.
Ufficialmente fu la malaria a porre fine alla vita del
Borgia. C'è, però, un'altra versione che vuole che la
morte del Papa sia avvenuta per avvelenamento, ma per
errore. Si dice che nel corso di una riunione conviviale
presso la dimora del Cardinale Adriano
Castellesi di Corneto,
fosse stato posto del veleno nel vino destinato al
Cardinale, ma che per errore il vino fosse stato bevuto
dal papa, e annacquato da Cesare, che pure si ammalò
gravemente ma non morì. Altre cronache dell'epoca
riferiscono, però, che al momento della dipartita del
Papa anche il Cardinal Castellesi e altre persone della
servitù fossero stati colpiti dallo stesso mal,
avvalorando la tesi di un intossicamento magari
involontario dei cibi.
Alcune fonti indicano che il cadavere del Papa era
molto gonfio e la lingua fosse di color violaceo sintomi
di un forte avvelenamento. La morte di Papa Alessandro
produsse il crollo di tutti i piani di conquista del
Valentino. Venivano meno tutte le fonti di finanziamento,
rendendo impossibile a Cesare Borgia il mantenimento del
suo esercito. Il figlio prediletto di Papa Borgia si
avviava così ad un triste declino. Riuscì a
sopravvivere, comunque, anche in maniera piuttosto
fortunosa, sia sotto il pontificato di Pio III che di
Giulio II. Dopo di che, fu arrestato dal Generale Consalvo
di Cordova il Gran Capitano e condotto
prigioniero in Spagna, dove morì nel 1507
in un'ultima disperata impresa presso il castello di Viana,
dopo essere sfuggito alla prigione. Aveva all'incirca 32
anni.
Le spoglie mortali di Alessandro VI subirono vicende
travagliate. Furono prima deposte, senza alcuna
celebrazione funebre, in San
Pietro, quasi furtivamente, a causa dei disordini
scoppiati all'indomani della sua morte. Furono
successivamente traslate nei sotterranei del Vaticano.
Molto tempo dopo le sue ossa furono nuovamente rimosse e
sepolte nella Chiesa di Santa
Maria di Monserrato, la chiesa degli Spagnoli in Roma,
dove giacquero praticamente dimenticate per secoli fino
alla loro definitiva sistemazione sul finire dell'800.
Webmaster: Amedeo Lomonaco - Sottofondo:
Adagio (Albinoni)