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MESSA DEL PAPA AD ALTOTTING (11 SETTEMBRE 2006)

LE TAPPE DEL VIAGGIO IN GERMANIA (9-14 SETTEMBRE 2006)

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SANTA MESSA AD ALTOTTING

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

BENEDETTO XVI NEL CUORE MARIANO DELLA BAVIERA: IMPARIAMO DA MARIA A PREGARE. NON CHIEDIAMO A DIO MIRACOLI, MA LASCIAMO A LUI DECIDERE CIÒ CHE INTENDE FARE: LA SUA RISPOSTA È IL NOSTRO VERO BENE. OGGI IL RITORNO DEL PAPA NELLA PICCOLA CITTADINA IN CUI E’ NATO

L’uomo di oggi non riesce più a sentire Dio: sente l’urgenza del progresso, dello sviluppo ma non quella della fede e rischia di cadere nel cinismo e nel disprezzo di Dio. Così il Papa oggi nell’omelia della Messa presieduta sulla spianata della Nuova Fiera di Monaco di fronte ad oltre 250 mila persone nella seconda giornata del suo viaggio in Baviera, sua terra natale.

Grande e calorosa accoglienza per il Papa anche stamani nel Santuario di Altötting il cuore mariano della Baviera, dove il Papa ha presieduto la Messa , e dove da bambino veniva in pellegrinaggio con la famiglia. Benedetto XVI ha esortato i fedeli a “imparare da Maria a pregare nel modo giusto”: la Vergine   alle nozze di Cana non chiede a Gesù di compiere un miracolo, ma affida a Lui le sue preoccupazioni. Pregare – ha detto così il Papa – non significa “voler affermare la nostra volontà e i nostri desideri di fronte a Dio, ma lasciare a Lui di decidere ciò che intende fare”, nella fiducia che “la sua risposta sarà il nostro vero bene”. Durante la Messa si è pregato anche per la pace ricordando il quinto anniversario degli attentati dell’11 settembre. Ma diamo la linea al nostro inviato in Baviera Paolo Ondarza:  

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“Là dove c’è la Madre di Dio, tutti ci sentiamo a casa”. Ha salutato così la Madonna Nera di Altötting Benedetto XVI, in questa terza giornata del viaggio nella sua Baviera, accolto dal vescovo di Passau mons. Wilhelm Schraml. Al cospetto della Vergine venerata nel Santuario Mariano più famoso della Germania, meta ogni anno di oltre un milione di pellegrini, il Papa ha elevato la sua preghiera: prima, privatamente, nella Gnadenkapelle, dove sono custoditi i cuori di tutti i re di Baviera, poi nella piazza antistante la Chiesa celebrando la Messa per le 60mila persone assiepate anche nelle strade circostanti: un numero eccezionale se si pensa che Altötting ha appena 12 mila abitanti.  

(Canti e applausi: Benedetto! Benedetto!)  

Un’orazione in ricordo delle vittime dell’11 settembre e per la pace nel mondo è stata elevata al momento della preghiera dei fedeli. Sul palco, la  statua della Vergine in legno di tiglio, annerita nei secoli dal  fumo delle candele votive, e trasportata in processione. In Maria, il Papa ha indicato l’esempio della “persona che prega, quasi la Chiesa orante in persona”. Citando le parole del Magnificat, la preghiera pronunziata dalla Vergine in visita a Santa Elisabetta, “L’Anima mia, magnifica il Signore”, Benedetto XVI ha spiegato:  

GOTT GROß MACHEN, …

“Rendere Dio grande vuol dire dargli spazio nel mondo, nella propria vita, lasciarlo entrare nel nostro tempo e nel nostro agire: è questa l'essenza più profonda della vera preghiera. Dove Dio diventa grande, l'uomo non diventa piccolo: lì diventa grande anche l'uomo e diventa luminoso il mondo”.  

Poi il Papa ha commentato il Vangelo delle nozze di Cana. Mancando il vino, la Madre rivolta al Figlio dice “non hanno più vino”. “Non dà istruzioni a Gesù su cosa fare - ha spiegato il Santo Padre - semplicemente constata che gli sposi si trovano in difficoltà”. Il vino è finito, la festa di nozze non può continuare. “Maria, Madre degli uomini, avverte la loro difficoltà, intercede per loro e rimette tutto al giudizio del Signore”. Così facendo – ha detto Benedetto XVI – ci insegna a pregare:  

VON MARIA LERNEN WIR …

“Da Maria impariamo la bontà pronta ad aiutare, ma anche l'umiltà e la generosità di accettare la volontà di Dio, dandogli fiducia nella convinzione che la sua risposta sarà il nostro vero bene”.  

“Che ho da fare con te donna, non è ancora giunta la mia ora”: sono le parole di Gesù. “La sua ora definitiva - ha detto il Papa - sarà il ritorno alla fine dei tempi”, ma è anticipata continuamente nell’Eucaristia nella quale viene sempre per intercessione della Madre e della Chiesa che invoca “Vieni Signore Gesù”. “Nell’Ostia Santa – ha aggiunto il Papa – Egli ci aspetta continuamente”. Da qui un riferimento all’inaugurazione oggi della nuova Cappella dell’Adorazione, dove il Santissimo sarà sempre esposto su una pietra originale della Mariensäule, la colonna di Maria a Monaco:  

DIE ANBETUNG DES HERRN …

“L’adorazione del Signore nell'Eucaristia ha trovato a Altötting, nella vecchia camera del tesoro, un luogo nuovo. Maria e Gesù vanno insieme. Mediante lei vogliamo restare in dialogo col Signore, imparando a riceverlo meglio”.  

Da Monaco di Baviera, Paolo Ondarza, Radio Vaticana.

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LE PAROLE DEL PAPA

E' una intensa riflessione mariana l'omelia pronunciata da Benedetto XVI nel corso della celebrazione eucaristica nel celebre santuario bavarese. Lo stile della madre di Gesù come esempio da seguire.

 

 

Cari fratelli e sorelle!

Nella prima lettura, nel responsorio e nel brano evangelico di questo giorno incontriamo tre volte, in modo sempre diverso, Maria, la Madre del Signore, come persona che prega. Nel Libro degli Atti la troviamo in mezzo alla comunità degli Apostoli che si sono riuniti nel Cenacolo e invocano il Signore asceso al Padre, affinché adempia la sua promessa: "Sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni" (At 1,5). Maria guida la Chiesa nascente nella preghiera; è quasi la Chiesa orante in persona. E così, insieme con la grande comunità dei santi e come loro centro, sta ancora oggi davanti a Dio ed intercede per noi, chiedendo al suo Figlio di mandare nuovamente il suo Spirito nella Chiesa e nel mondo e di rinnovare la faccia della terra.

Noi rispondiamo a questa lettura cantando insieme con Maria la grande lode intonata da lei, quando Elisabetta la chiamò beata a motivo della sua fede. È questa una preghiera di ringraziamento, di gioia in Dio, di benedizione per le sue grandi opere. Il tenore di quest'inno emerge subito nella prima parola: "L'anima mia magnifica – cioè rende grande – il Signore". Rendere Dio grande vuol dire dargli spazio nel mondo, nella propria vita, lasciarlo entrare nel nostro tempo e nel nostro agire: è questa l'essenza più profonda della vera preghiera. Dove Dio diventa grande, l'uomo non diventa piccolo: lì diventa grande anche l'uomo e diventa luminoso il mondo.

Nel brano evangelico, Maria rivolge al suo Figlio una richiesta in favore degli amici che si trovano in difficoltà. A prima vista, questo può apparire un colloquio del tutto umano tra Madre e Figlio e, infatti, è anche un dialogo pieno di profonda umanità. Tuttavia Maria si rivolge a Gesù non semplicemente come a un uomo, sulla cui fantasia e disponibilità a soccorrere sta contando. Lei affida una necessità umana al suo potere – a un potere che va al di là della bravura e della capacità umana. E così, nel dialogo con Gesù, la vediamo realmente come Madre che chiede, che intercede. Vale la pena di andare un po' più a fondo nell'ascolto di questo brano evangelico: per capire meglio Gesù e Maria, ma proprio anche per imparare da Maria a pregare nel modo giusto. Maria non rivolge una vera richiesta a Gesù. Gli dice soltanto: "Non hanno più vino" (Gv 2,3). Le nozze in Terra Santa si festeggiavano per una settimana intera; era coinvolto tutto il paese, e si consumavano quindi grandi quantità di vino. Ora gli sposi si trovano in difficoltà, e Maria semplicemente lo dice a Gesù. Non dice a Gesù che cosa Egli deve fare. Non domanda una cosa precisa, e per niente chiede che Egli compia un miracolo mediante il quale produrre del vino. Semplicemente affida la cosa a Gesù e lascia a Lui la decisione su come reagire. Vediamo così nella semplice parola della Madre di Gesù due cose: da una parte, la sua sollecitudine affettuosa per gli uomini, l'attenzione materna con cui avverte l'altrui situazione difficile; vediamo la sua bontà cordiale e la sua disponibilità ad aiutare. È questa la Madre, verso la quale la gente da generazioni si mette in pellegrinaggio qui ad Altötting. A lei affidiamo le nostre preoccupazioni, le necessità e le situazioni penose. La bontà pronta ad aiutare della Madre, alla quale ci affidiamo, è qui nella Sacra Scrittura, che la vediamo per la prima volta. Ma a questo primo aspetto molto familiare a tutti noi se ne unisce ancora un altro, che facilmente ci sfugge: Maria rimette tutto al giudizio del Signore. A Nazaret ha consegnato la sua volontà immergendola in quella di Dio: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1, 38). Questo è il suo permanente atteggiamento di fondo. E così ci insegna a pregare: non voler affermare la nostra volontà e i nostri desideri di fronte a Dio, ma lasciare a Lui di decidere ciò che intende fare. Da Maria impariamo la bontà pronta ad aiutare, ma anche l'umiltà e la generosità di accettare la volontà di Dio, dandogli fiducia nella convinzione che la sua risposta sarà il nostro vero bene.

Se in questa luce possiamo capire molto bene l'atteggiamen­to e le parole di Maria, ci resta ancor più difficile comprendere la risposta di Gesù. Già l'appellativo non ci piace: "Donna" – perché non dice: madre? In realtà, questo titolo esprime la posizione di Maria nella storia della salvezza. Esso rimanda al futuro, all'ora della crocifissione, in cui Gesù le dirà: "Donna, ecco il tuo figlio – figlio, ecco la tua madre!" (cfr Gv 19, 26-27). Indica quindi in anticipo l'ora in cui Egli renderà la donna, sua madre, madre di tutti i suoi discepoli. D’altra parte, il titolo evoca il racconto della creazione di Eva: Adamo, in mezzo alla creazione con tutta la sua ricchezza, come essere umano si sente solo. Allora viene creata Eva, e in lei egli trova la compagna che aspettava e che chiama con il titolo di "donna". Così, nel Vangelo di Giovanni, Maria rappresenta la nuova, la definitiva donna, la compagna del Redentore, la Madre nostra: l'appellativo apparentemente poco affettuoso esprime invece la grandezza della sua missione.

Ma ancora meno ci piace tutto il resto della risposta che Gesù a Cana dà a Maria: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora” (Gv 2, 4). Noi vorremmo obiettare: Molto hai da fare con lei! È stata lei a darti carne e sangue, il tuo corpo. E non soltanto il tuo corpo: con il “sì” proveniente dal profondo del suo cuore ti ha portato in grembo e con amore materno ti ha introdotto nella vita e ambientato nella comunità del popolo d’Israele. Se così parliamo con Gesù, siamo già sulla buona strada per comprendere la sua risposta. Poiché tutto ciò deve richiamare alla nostra memoria che nella Sacra Scrittura esiste un parallelismo con il dialogo che Maria aveva avuto con l’Arcangelo Gabriele, nel quale ella dice: “Avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38). Questo parallelismo si trova nella Lettera agli Ebrei che, con parole tratte dal Salmo 40 ci racconta del dialogo tra Padre e Figlio – quel dialogo nel quale si s'avvia l’incarnazione. L’eterno Figlio dice al Padre: “Tu non hai voluto né sacrifici né offerte, un corpo invece mi hai preparato… Ecco, io vengo … per fare, o Dio, la tua volontà” (Ebr 10,5-7; cfr Sl 40,6-8). Il “si” del Figlio: “Vengo per fare la tua volontà”, e il “sì” di Maria: “Avvenga di me quello che hai detto” – questo duplice “sì” diventa un unico “sì”, e così il Verbo diventa carne in Maria. In questo duplice “sì” l’obbedienza del Figlio si fa corpo, Maria gli dona il corpo. “Che ho da fare con te, o donna?” Quello che nel più profondo hanno da fare l’uno con l’altra, è questo duplice “sì”, nella cui coincidenza è avvenuta l’incarnazio­ne. È a questo punto della loro profondissima unità che il Signore mira con la sua parola. Lì, in questo comune “sì” alla volontà del Padre, si trova la soluzione. Dobbiamo incamminarci anche noi verso questo punto; lì emerge la risposta alle nostre domande.

Partendo da lì comprendiamo anche la seconda frase della risposta di Gesù: “Non è ancora giunta la mia ora”. Gesù non agisce mai solamente da sé; mai per piacere agli altri. Egli agisce sempre partendo dal Padre, ed è proprio questo che lo unisce a Maria, perché là, in questa unità di volontà col Padre, ha voluto deporre anche lei la sua richiesta. Per questo, dopo la risposta di Gesù, che sembra respingere la domanda, lei sorprendentemente può dire ai servi con semplicità: “Fate quello che vi dirà!” (Gv 2,5). Gesù non fa un prodigio, non gioca col suo potere in una vicenda in fondo del tutto privata. Egli pone in essere un segno, col quale annuncia la sua ora, l’ora delle nozze, dell’unione tra Dio e l’uomo. Egli non “produce” semplicemente vino, ma trasforma le nozze umane in un’immagi­ne delle nozze divine, alle quali il Padre invita mediante il Figlio e nelle quali Egli dona la pienezza del bene. Le nozze diventano immagine della Croce, sulla quale Dio spinge il suo amore fino all’estremo, dando se stesso nel Figlio in carne e sangue – nel Figlio che ha istituito il Sacramento, in cui si dona a noi per tutti i tempi. Così la necessità viene risolta in modo veramente divino e la domanda iniziale largamente oltrepassata. L’ora di Gesù non è ancora arrivata, ma nel segno della trasformazione dell'acqua in vino, nel segno del dono festivo, anticipa la sua ora già in questo momento.

La sua “ora” definitiva sarà il suo ritorno alla fine dei tempi. Egli però anticipa continuamente questa ora nell’Eucari­stia, nella quale viene sempre già ora. E sempre di nuovo lo fa per intercessione della sua Madre, per intercessione della Chiesa, che lo invoca nelle preghiere eucaristiche: "Vieni, Signore Gesù!" Nel Canone la Chiesa implora sempre di nuovo questa anticipazione dell’"ora", chiede che venga già adesso e si doni a noi. Così vogliamo lasciarci guidare da Maria, dalla Madre delle grazie di Altötting, dalla Madre di tutti i fedeli, verso l’"ora" di Gesù. Chiediamo a Lui il dono di riconoscerlo e di comprenderlo sempre di più. E non lasciamo che il ricevere sia ridotto solo al momento della Comunione. Egli rimane presente nell’Ostia santa e ci aspetta continuamente. L’adorazio­ne del Signore nell'Eucaristia ha trovato a Altötting nella vecchia camera del tesoro un luogo nuovo. Maria e Gesù vanno insieme. Mediante lei vogliamo restare in dialogo col Signore, imparando così a riceverlo meglio. Santa Madre di Dio, prega per noi, come a Cana hai pregato per gli sposi! Guidaci verso Gesù – sempre di nuovo! Amen!

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