UDIENZA
ALL'AMBASCIATORE LIBANESE (22 NOVEMBRE 2008)
|
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 22 novembre 2008
Il
Papa ai fedeli di Amalfi: sarà l'amore per gli ultimi il
criterio del giudizio finale di Dio
La
nostra salvezza personale e quella del mondo dipende dalla
nostra libera decisione di accogliere la giustizia e
l’amore di Dio: è quanto ha detto stamani Benedetto XVI
incontrando nell’Aula Paolo VI in Vaticano oltre 3mila
fedeli dell’arcidiocesi di Amalfi–Cava de’ Tirreni,
guidati dall'arcivescovo Orazio Soricelli, giunti a Roma
in pellegrinaggio con le reliquie del patrono Sant’Andrea,
conservate sin dal secolo IV nella cripta della cattedrale
cittadina. Il servizio di Sergio Centofanti.
Il Papa esorta i fedeli di Amalfi a intensificare
"la preghiera per l'unità tra tutti i
cristiani", ricorrendo "all'intercessione di
Sant'Andrea" e "a riscoprire sempre più
l'importanza e l'urgenza di testimoniare il Vangelo in
ogni ambito della società". Quindi, alla vigilia
della festa di Cristo Re, invita a rivolgere lo sguardo
verso Gesù, Signore dell’universo, nostra speranza,
“Pastore buono, pronto a prendersi cura delle sue pecore
disperse, a radunarle per farle pascolare e poi riposare
al sicuro”:
“Egli va in cerca con pazienza della pecora
smarrita e cura quella malata (cfr Ez 34,11-12.15-17).
Solo in Lui possiamo trovare quella pace che Egli ci ha
acquistato a prezzo del suo sangue, prendendo su di sé i
peccati del mondo e ottenendoci la riconciliazione”.
Cristo è Pastore buono e misericordioso ma anche
Giudice giusto che nel giudizio finale separerà i buoni
dai malvagi. Ma “decisivo è il criterio del
giudizio”:
“Questo criterio è l’amore, la carità concreta
nei confronti del prossimo, in particolare dei ‘piccoli’,
delle persone in maggiore difficoltà: affamati, assetati,
stranieri, nudi, malati, carcerati. Il re dichiara
solennemente a tutti che ciò che hanno fatto, o non hanno
fatto nei loro confronti, l’hanno fatto o non fatto a
Lui stesso. Cioè Cristo si identifica con i suoi
‘fratelli più piccoli’, e il giudizio finale sarà il
rendiconto di quanto è già avvenuto nella vita
terrena”.
Ed “è questo ciò che interessa a Dio. A Lui – ha
detto il Papa - non importa la regalità storica, ma vuole
regnare nei cuori delle persone, e da lì sul mondo: Egli
è re dell’universo intero, ma il punto critico, la zona
dove il suo regno è a rischio, è il nostro cuore, perché
lì Dio si incontra con la nostra libertà”:
“Noi, e solo noi, possiamo impedirgli di regnare
su noi stessi, e quindi possiamo porre ostacolo alla sua
regalità sul mondo: sulla famiglia, sulla società, sulla
storia. Noi uomini e donne abbiamo la facoltà di
scegliere con chi vogliamo allearci: se con Cristo e con i
suoi angeli oppure con il diavolo e con i suoi adepti, per
usare lo stesso linguaggio del Vangelo. Sta a noi decidere
se praticare la giustizia o l’iniquità, se abbracciare
l’amore e il perdono o la vendetta e l’odio omicida.
Da questo dipende la nostra salvezza personale, ma anche
la salvezza del mondo”.
“Ecco perché Gesù – ha concluso il Papa - vuole
associarci alla sua regalità; ecco perchè ci invita a
collaborare all’avvento del suo Regno di amore, di
giustizia e di pace”:
“Sta
a noi rispondergli, non con le parole, ma con i fatti:
scegliendo la via dell’amore fattivo e generoso verso il
prossimo, noi permettiamo a Lui di estendere la sua
signoria nel tempo e nello spazio”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cari
fratelli e sorelle!
Benvenuti
nella casa del Successore di Pietro: vi accolgo con
affetto e a tutti rivolgo il mio cordiale saluto. In primo
luogo va al Pastore della vostra comunità ecclesiale,
l’Arcivescovo Mons. Orazio Soricelli, al quale sono
grato anche per le parole che mi ha rivolto a vostro nome.
Saluto poi i sacerdoti, i diaconi e i seminaristi, i
religiosi e le religiose, i laici impegnati nelle varie
attività pastorali, i giovani, la corale e gli ammalati
con i volontari dell’UNITALSI. Saluto le Autorità
civili, i Sindaci dei Comuni della Diocesi con i
gonfaloni. Estendo infine il mio pensiero all’intera
Arcidiocesi di Amalfi–Cava de’ Tirreni, venuta a Roma
in pellegrinaggio presso la tomba dell’apostolo Pietro
con le venerate reliquie di sant’Andrea, vostro augusto
Patrono, conservate sin dal secolo IV nella cripta della
vostra Cattedrale. Anzi, questo pellegrinaggio si compie
proprio nel nome dell’apostolo Andrea, in occasione
dell’VIII Centenario della traslazione delle sue
reliquie dalla grande Costantinopoli alla vostra città di
Amalfi, piccola per dimensione ma grande anch’essa per
la sua storia civile e religiosa, come ha ricordato poc’anzi
il vostro Arcivescovo. Dinanzi a questo prezioso
reliquiario ho potuto sostare in preghiera anch’io in
occasione della festa di Sant’Andrea del 30 novembre
1996, e di quella visita conservo ancora grata memoria.
In tale
ricorrenza ormai imminente, si concluderà questo anno
giubilare con la Santa Messa celebrata nella vostra
Cattedrale dal Cardinale Tarcisio Bertone, mio Segretario
di Stato. E’ stato un anno singolare, che ha avuto il
suo culmine nel solenne atto commemorativo dell’8 maggio
scorso, presieduto dal Cardinale Walter Kasper quale mio
Inviato speciale. Guardando all’esempio e ricorrendo
all’intercessione di sant’Andrea, voi volete infatti
ridare nuovo slancio alla vostra vocazione apostolica e
missionaria, allargando le prospettive del vostro cuore
alle attese di pace tra i popoli, intensificando la
preghiera per l’unità tra tutti i cristiani. Vocazione,
missione ed ecumenismo sono pertanto le tre
parole-chiave che vi hanno orientato in questo impegno
spirituale e pastorale, che oggi riceve dal Papa un
incoraggiamento a proseguire con generosità ed
entusiasmo. Sant’Andrea, il primo degli Apostoli ad
essere chiamato da Gesù sulle rive del fiume Giordano (cfr
Gv 1,35-40), vi aiuti a riscoprire sempre più
l’importanza e l’urgenza di testimoniare il Vangelo in
ogni ambito della società. Possa l’intera vostra
comunità diocesana, ad imitazione della Chiesa delle
origini, crescere nella fede e comunicare a tutti la
speranza cristiana.
Cari
fratelli e sorelle, questo nostro incontro avviene proprio
alla vigilia della solennità di Cristo Re. Pertanto, vi
invito a volgere lo sguardo del cuore al nostro Signore
Gesù Cristo, Re dell’universo. Nel volto del Pantocrator,
noi riconosciamo, come affermava mirabilmente il Papa
Paolo VI durante il Concilio Vaticano II, "Cristo,
nostro principio! Cristo, nostra via e nostra guida!
Cristo, nostra speranza e nostro termine!" (Discorso
di apertura del II periodo, 29.9.1963). La Parola di
Dio, che domani ascolteremo, ci ripeterà che il suo
volto, rivelazione del mistero invisibile del Padre, è
quello del Pastore buono, pronto a prendersi cura delle
sue pecore disperse, a radunarle per farle pascolare e poi
riposare al sicuro. Egli va in cerca con pazienza della
pecora smarrita e cura quella malata (cfr Ez
34,11-12.15-17). Solo in Lui possiamo trovare quella pace
che Egli ci ha acquistato a prezzo del suo sangue,
prendendo su di sé i peccati del mondo e ottenendoci la
riconciliazione.
La Parola
di Dio ci ricorderà anche che il volto di Cristo, Re
universale, è quello del giudice, perché Dio è al tempo
stesso Pastore buono e misericordioso e Giudice giusto. In
particolare, la pagina evangelica (Mt 25,31-46) ci
presenterà il grande quadro del giudizio finale. In tale
parabola il Figlio dell’uomo nella sua gloria,
circondato dai suoi angeli, si comporta come il pastore,
che separa le pecore dalle capre e pone i giusti alla sua
destra e i reprobi alla sinistra. I giusti li invita ad
entrare nell’eredità preparata da sempre per loro,
mentre i reprobi li condanna al fuoco eterno, preparato
per il diavolo e per gli altri angeli ribelli. Decisivo è
il criterio del giudizio. Questo criterio è l’amore, la
carità concreta nei confronti del prossimo, in
particolare dei "piccoli", delle persone in
maggiore difficoltà: affamati, assetati, stranieri, nudi,
malati, carcerati. Il re dichiara solennemente a tutti che
ciò che hanno fatto, o non hanno fatto nei loro
confronti, l’hanno fatto o non fatto a Lui stesso. Cioè
Cristo si identifica con i suoi "fratelli più
piccoli", e il giudizio finale sarà il rendiconto di
quanto è già avvenuto nella vita terrena.
Cari
fratelli e sorelle, è questo ciò che interessa a Dio. A
Lui non importa la regalità storica, ma vuole regnare nei
cuori delle persone, e da lì sul mondo: Egli è re
dell’universo intero, ma il punto critico, la zona dove
il suo regno è a rischio, è il nostro cuore, perché lì
Dio si incontra con la nostra libertà. Noi, e solo noi,
possiamo impedirgli di regnare su noi stessi, e quindi
possiamo porre ostacolo alla sua regalità sul mondo:
sulla famiglia, sulla società, sulla storia. Noi uomini e
donne abbiamo la facoltà di scegliere con chi vogliamo
allearci: se con Cristo e con i suoi angeli oppure con il
diavolo e con i suoi adepti, per usare lo stesso
linguaggio del Vangelo. Sta a noi decidere se praticare la
giustizia o l’iniquità, se abbracciare l’amore e il
perdono o la vendetta e l’odio omicida. Da questo
dipende la nostra salvezza personale, ma anche la salvezza
del mondo. Ecco perché Gesù vuole associarci alla sua
regalità; ecco perchè ci invita a collaborare
all’avvento del suo Regno di amore, di giustizia e di
pace. Sta a noi rispondergli, non con le parole, ma con i
fatti: scegliendo la via dell’amore fattivo e generoso
verso il prossimo, noi permettiamo a Lui di estendere la
sua signoria nel tempo e nello spazio. Vi aiuti sant’Andrea
a rinnovare con coraggio la vostra decisione di
appartenere a Cristo e di porvi al servizio del suo Regno
di giustizia, di pace e di amore, e la Vergine Maria,
Madre di Gesù nostro Re, protegga sempre le vostre
comunità. Da parte mia, vi assicuro il ricordo nella
preghiera mentre, ringraziandovi ancora per la vostra
visita, di cuore tutti vi benedico.
©
Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
|
|