La Sacra Bibbia

Il Vangelo di oggi

Santi di oggi

Santo Rosario

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com
Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>


UDIENZA AGLI AMBASCIATORI DI 8 PAESI (29 MAGGIO 2009)
 

Il Papa agli ambasciatori di 8 Paesi: solidarietà e sobrietà perché la crisi economica non diventi catastrofe umana

Per superare la crisi economica servono misure comuni improntate allo spirito di solidarietà: è quanto sottolineato da Benedetto XVI nel discorso di stamani agli ambasciatori di Mongolia, India, Benin, Nuova Zelanda, Sud Africa, Burkina Faso, Namibia e Norvegia, ricevuti per la presentazione delle Lettere credenziali. Nel suo intervento, il Papa si è lungamente soffermato sull’attuale crisi economica e sulle vie da intraprendere per superarla. Il servizio di Alessandro Gisotti:

La povertà rappresenta una grave minaccia alla pace, per questo serve un supplemento di impegno comune per superare la crisi economica: è l’esortazione rivolta dal Papa alla comunità internazionale contenuta nel suo discorso agli otto ambasciatori ricevuti per le Lettere credenziali. Benedetto XVI ha subito affermato che l’attuale crisi economica richiede una presa di coscienza “per edificare una pace autentica in vista della realizzazione di un mondo più giusto e prospero per tutti”. In effetti, ha osservato, le ingiustizie suscitano divisioni tra i popoli e li marginalizzano attentando così alla pace:
 
“La paix ne peut se construire qu’en cherchant…”
“La pace – è stata la sua esortazione – non può che costruirsi impegnandosi con coraggio a eliminare le disparità create da sistemi ingiusti, così da assicurare a tutti un livello di vita che permetta un’esistenza degna”. Queste disparità, ha proseguito, sono divenute ancora più dannose a causa della crisi finanziaria ed economica. Ed ha indicato alcuni dei fenomeni più preoccupanti legati alla crisi: la riduzione degli investimenti stranieri, il crollo della domanda di materie prime, la diminuzione degli aiuti internazionali e delle rimesse degli immigrati per i loro famigliari:
 
“Cette crise peut se transformer en catastrophe…”
“Questa crisi – è la preoccupazione del Papa – può trasformarsi in una catastrofe umana per gli abitanti di numerosi Paesi fragili”. I primi ad essere colpiti sono i più vulnerabili e tuttavia, ha constatato, questa crisi ha ridotto in povertà anche persone che vivevano in modo dignitoso. La recessione, ha detto con rammarico, può generare delle conseguenze irreversibili e minacciare l’esistenza stessa di molte persone. Primi fra tutti i bambini che devono perciò essere protetti in modo prioritario. D’altro canto, ha rilevato, la disperazione causata dalla crisi economica porta alcune persone alla ricerca di soluzioni violente per sopravvivere. Di qui, il rischio di conflitti interni che possono destabilizzare le società già deboli. Ha così lodato quei Paesi che nonostante le difficoltà hanno deciso comunque di non diminuire il loro aiuto alle popolazioni più colpite dalla crisi. Un esempio, ha avvertito, che va seguito anche dagli altri Paesi sviluppati per permettere a quelli poveri di sostenere le loro economie a difesa dei più bisognosi:
 
“J’appelle à un supplément de fraternité et de solidarité...” 
“Invoco un supplemento di fraternità e di solidarietà – è stato il suo appello – e una generosità globale realmente vissuta”. Questa condivisione, ha aggiunto, “chiede ai Paesi sviluppati di ritrovare il senso della misura e della sobrietà nell’economia e nello stile di vita”. Il Papa non ha poi mancato di parlare del ruolo delle religioni in favore della pace, specie in un periodo in cui vengono “attaccate e screditate”. E ciò, ha detto, anche perché negli ultimi anni alcune nuove forme di violenza si sono appoggiate sfortunatamente al nome di Dio per giustificare le proprie azioni. "Mai nominare il nome di Dio invano", ha ribadito il Papa ed ha aggiunto: i leader religiosi devono aiutare i credenti a progredire nella santità e ad interpretare le parole divine nella verità:
 
"Il convient donc de favoriser l’émergence d’un monde où religions ..."
“E’ opportuno – ha affermato – favorire l’emergere di un mondo in cui le religioni e le società possano aprirsi le une alle altre”. Il Papa ha auspicato la creazione di uno spazio che renda il dialogo positivo e necessario. Infine, ha assicurato, che la Chiesa cattolica desidera, attraverso il suo contributo, dare una visione positiva dell’avvenire dell’umanità.
 
Nel discorso all’ambasciatrice indiana, Chitra Narayanan, il Papa ha sottolineato che l’India è un modello di armoniosa coesistenza tra religioni e culture diverse. Un esempio per l’Asia e per il resto del mondo. Quindi, riferendosi alle recenti elezioni nazionali, ha elogiato la prova di democraticità e civiltà offerta dalla società indiana. Ed ha incoraggiato i nuovi eletti a subordinare gli interessi privati al bene comune. Tuttavia, Benedetto XVI non ha mancato di esprimere preoccupazione per le violenze sofferte dai cristiani in alcune aree del Paese. Di qui, l’appello a mostrare “rispetto per la dignità umana” rifiutando l’odio e ogni forma di violenza. Da ultimo, l’assicurazione che la Chiesa cattolica dell’India continuerà a svolgere il suo ruolo di promozione della pace, della riconciliazione tra le religioni, in particolare attraverso l’educazione e la carità.
 
All’ambasciatore della Mongolia, Danzannorov Boldbaatar, il Papa ha espresso il suo apprezzamento per le ottime relazioni che intercorrono tra questo Paese e la Santa Sede che, tra l’altro, hanno spianato la strada per l’istituzione della Prefettura apostolica di Ulaanbaatar, rendendo così possibile un più efficace coordinamento della cura pastorale della piccola comunità cattolica locale, circa 500 fedeli. Ha quindi ribadito che la libertà religiosa, reintrodotta in Mongolia dopo anni di regime totalitario, è un diritto umano fondamentale. Oggi in questo Paese asiatico, a maggioranza buddista, c’è un profondo rispetto delle diverse tradizioni religiose – ha rilevato – e il riconoscimento che il benessere umano non può essere misurato solo in termini di ricchezza materiale.
 
Nel discorso all’ambasciatore della Nuova Zelanda, Robert Carey Moore-Jones, il Papa ha sottolineato la responsabilità dei cristiani di testimoniare la profonda relazione con Dio di fronte al rischio di una società secolarizzata e al dibattito sul ruolo della religione nella sfera pubblica. Benedetto XVI ha poi ricordato l’impegno della Nuova Zelanda nel mantenimento della pace in scenari difficili come l’Afghanistan e la collaborazione con la Santa Sede nello sviluppo della Convenzione per la proibizione delle bombe a grappolo. Infine, il Santo Padre ha messo in luce il ruolo della Chiesa cattolica nella vita civile del Paese, la dedizione nella formazione dei giovani e l’impegno nelle opere di carità. In conclusione, ha espresso la sua vicinanza alle famiglie che “stanno subendo gli effetti dell’attuale incertezza economica”.
 
Nel discorso all’ambasciatore della Norvegia, Rolf Trolle Andersen il Papa ha ricordato l’assistenza e il supporto fornito dal Paese scandinavo ai “meno fortunati” soprattutto in questa fase di crisi economica globale. “L’apertura delle sue porte” a un numero significativo di rifugiati e migranti che ne hanno fatto una nazione “generosa e accogliente”. Grande rilievo è stato dato da Benedetto XVI al ruolo della Norvegia nel mantenimento della pace e nella risoluzione delle guerre nelle aree più tormentate del mondo. Sul conflitto israelo-palestinese ha auspicato che “lo spirito di riconciliazione” che ha dato luogo agli accordi di Oslo possa prevalere e “portare una pace duratura” per i popoli di quella regione. Il Santo Padre ha poi ricordato la sensibilità della Norvegia alle tematiche ambientali e allo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia. Infine, ha auspicato che, nel Paese scandinavo come in altri Paesi europei, tutti i cittadini siano liberi di praticare la propria religione in accordo con il loro credo e i sistemi giuridici in vigore per dare il proprio contributo al bene comune.
 
Le ripercussioni della crisi economica sul continente africano sono al centro dei discorsi che il Papa ha rivolto ai 4 ambasciatori di Paesi africani: Benin, Burkina Faso, Repubblica di Namibia, Sud Africa. Alcuni concetti tornano, insieme però con riflessioni legate alla specificità di ogni nazione. Il servizio di Fausta Speranza:
 
“La crisi finanziaria rischia di compromettere i meritori sforzi fatti da numerosi Paesi per il loro sviluppo”: così il Papa raccomanda vivamente che “un’autentica solidarietà si manifesti tra Paesi sviluppati e Paesi poveri”. “E’ particolarmente indispensabile in momenti di crisi – spiega - che l’aiuto allo sviluppo non diminuisca, che piuttosto le promesse fatte più volte siano effettivamente concretizzate”. Il Papa ricorda che “l’Africa presenta un variegato panorama di realtà politiche, sociali e economiche”. E ad ogni ambasciatore infatti il Papa rivolge, insieme con considerazioni valide per ogni latitudine, riflessioni legate alla particolare situazione.
 
Rivolgendosi all’ambasciatore del Benin, Charles Borromée Todjinou, il Papa ricorda che “il processo di democratizzazione è una garanzia per la pace sociale, la stabilità e l’unità del Paese, se si basa sulla dignità di ogni persona, il rispetto dei diritti umani e il bene comune”. E poi sottolinea che “la violenza, che non risolve mai i problemi, è un attentato inaccettabile alla dignità dell’uomo”. Ricorda l’importante figura del cardinale Bernardin Gantin e parla di rapporti tra religioni diverse ribadendo che “le diversità culturali e religiose devono permettere un arricchimento qualitativo di tutta la società”.
 
All’ambasciatore del Burkina Faso, Beyon Luc Adolphe Tiao, sottolinea i buoni rapporti tra cristiani e musulmani nel Paese, ricordando gli “autentici valori dei popoli africani” e i problemi dei Paesi del Sahel che spingono i giovani ad andarsene. Ribadisce la solidarietà della Chiesa cattolica e ricorda la Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel, che ha appena compiuto 25 anni.
 
Dell’assistenza che volentieri la Chiesa presta il Papa parla anche in relazione all’Aids. All’ambasciatore della Repubblica di Namibia, Neville Mervin Gertze, sottolinea che “soltanto una strategia basata sull’educazione alla responsabilità individuale in una cornice di visione morale della sessualità umana, specialmente attraverso la fedeltà, può avere un impatto sulla prevenzione della malattia”. In particolare della Namibia Benedetto XVI dice che “ha una storia relativamente breve come membro nella famiglia delle nazioni indipendenti”, storia di pace, che le ha permesso di fare tesoro dell’esperienza di altri e di avere ben presente il bisogno di proteggere le risorse della nazione, minerali e agricole e di avere anche attenzione per gli aspetti ecologici.
 
Nelle parole rivolte all’ambasciatore del Sud Africa
, George Johannes, il Papa definisce il Paese “una delle nazioni più influenti del continente”, riconosce “la generosità” del suo popolo, il ruolo straordinario di un leader come Nelson Mandela e l’impegno che il Paese, una volta superato l’isolamento dell’apartheid, si è assunto nei confronti di altri Paesi, in termini di “forze di peacekeeping e di iniziative diplomatiche”. E il Papa incoraggia a continuare questo impegno nonostante le difficoltà economiche di questa fase. Difficoltà che Benedetto XVI conosce e ricorda: la povertà, la mancanza di servizi essenziali e opportunità di impiego, ma anche gli abusi, le tensioni etniche, la corruzione. A questo proposito ribadisce che “la famiglia deve essere assistita nei suoi bisogni e considerata indispensabile nella costruzione di una società sana”. Come abbiamo detto alcuni temi ritornano e, infatti, anche in relazione al Burkina Faso il Papa afferma che “la famiglia rappresenta il primo pilastro dell’edificio sociale”.

PAROLE DEL PAPA

Excellences,

Ce matin, je vous reçois avec joie pour la présentation des Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeurs extraordinaires et plénipotentiaires de vos pays près le Saint-Siège : la Mongolie, l’Inde, la République du Bénin, la Nouvelle Zélande, la République Sud-africaine, le Burkina Faso, la Namibie et la Norvège. Je vous remercie de m’avoir transmis les paroles courtoises de vos Chefs d’Etat respectifs. Veuillez, je vous prie, leur faire parvenir en retour mes salutations cordiales et mes vœux déférents pour leurs personnes et pour leur haute mission au service de leurs pays et de leurs peuples. Je me permets également de saluer par votre entremise toutes les Autorités civiles et religieuses de vos nations, ainsi que vos compatriotes. Mes prières et mes pensées vont particulièrement aux communautés catholiques présentes dans vos pays. Soyez assurés qu’elles désirent collaborer fraternellement à l’édification nationale en apportant, au mieux de leurs possibilités, leur contribution propre fondée sur l’Evangile.

Madame et Messieurs les Ambassadeurs, l’engagement au service de la paix et l’affermissement des relations fraternelles entre les nations est au cœur de votre mission de diplomates. Aujourd’hui, dans la crise sociale et économique que connaît le monde, il est urgent de prendre une conscience renouvelée qu’un combat doit être mené, de manière efficace, pour établir une paix authentique en vue de la construction d’un monde plus juste et plus prospère pour tous. En effet, les injustices souvent criantes entre les nations, ou en leur sein, ainsi que tous les processus qui contribuent à susciter des divisions entre les peuples ou à les marginaliser, sont de dangereuses atteintes à la paix et créent de sérieux risques de conflits. Dès lors, nous sommes tous appelés à apporter notre contribution au bien commun et à la paix, chacun selon ses propres responsabilités. Comme je l’ai écrit dans mon Message pour la Journée mondiale de la paix, le premier janvier dernier, « l’une des voies maîtresses pour construire la paix est une mondialisation ayant pour objectif les intérêts de la grande famille humaine. Cependant, pour gérer ainsi la mondialisation, il faut une forte solidarité globale entre pays riches et pays pauvres, de même qu’au sein de chaque pays, même s’il est riche » (n. 8). La paix ne peut se construire qu’en cherchant avec courage à éliminer les disparités engendrées par des systèmes injustes afin d’assurer à tous un niveau de vie qui permette une existence digne et prospère.

Ces disparités sont devenues encore plus criantes à cause de la crise financière et économique actuelle qui se répand à travers différents canaux dans les pays à faible revenu. Je me contente d’en mentionner quelques-uns : le reflux des investissements étrangers, la chute de la demande des matières premières et la tendance à la baisse de l’aide internationale. A cela s’ajoute la régression des envois de fonds à leurs familles restées au pays de la part des travailleurs émigrés, victimes de la récession qui afflige également les pays qui les accueillent. Cette crise peut se transformer en catastrophe humaine pour les habitants de nombreux pays fragiles. Ceux qui vivaient déjà dans une extrême pauvreté, en sont les premiers touchés car ils sont les plus vulnérables. Cette crise fait également basculer dans la pauvreté des personnes qui vivaient jusque-là de manière décente, sans être toutefois aisées. La pauvreté augmente et elle a des conséquences graves et parfois irréversibles. Ainsi, la récession engendrée par la crise économique peut devenir une menace pour l’existence même d’innombrables individus. Les enfants en sont les premières victimes innocentes qu’il faut protéger prioritairement. La crise économique a également un autre effet. Le désespoir qu’elle provoque, conduit certaines personnes à la recherche angoissée d’une solution qui leur permette de survivre quotidiennement. Cette recherche s’accompagne, parfois hélas, d’actes individuels ou collectifs de violence qui peuvent mener à des conflits internes qui risquent de déstabiliser encore davantage des sociétés affaiblies. Pour affronter l’actuelle situation de crise et lui trouver une solution, certains pays ont décidé de ne pas diminuer leur aide aux pays les plus menacés, se proposant au contraire de l’augmenter. Il conviendrait que leur exemple soit suivi par d’autres pays développés afin de permettre aux pays dans le besoin de soutenir leur économie et de consolider les mesures sociales destinées à protéger les populations les plus nécessiteuses. J’appelle à un supplément de fraternité et de solidarité, et à une générosité globale réellement vécue. Ce partage demande aux pays développés de retrouver le sens de la mesure et de la sobriété dans l’économie et dans le mode de vie.

Madame et Messieurs les Ambassadeurs, vous n’êtes pas sans ignorer que de nouvelles formes de violence se sont manifestées ces dernières années, et qu’elles s’appuient, malheureusement, sur le Nom de Dieu pour justifier des pratiques dangereuses. Connaissant la faiblesse de l’homme, Dieu ne lui a-t-il pas révélé au Sinaï ces paroles : « Tu n’invoqueras pas le nom du Seigneur ton Dieu pour le mal, car le Seigneur ne laissera pas impuni celui qui invoque son nom pour le mal » (Ex 20, 7) ? De tels débordements ont parfois conduit à voir dans les religions une menace pour les sociétés. Elles sont alors attaquées et discréditées, en soutenant qu’elles ne sont pas des facteurs de paix. Les responsables religieux ont le devoir d’accompagner les croyants et de les éclairer pour qu’ils puissent progresser en sainteté et interpréter les paroles divines dans la vérité. Il convient donc de favoriser l’émergence d’un monde où religions et sociétés peuvent s’ouvrir les unes aux autres, et cela grâce à l’ouverture qu’elles pratiquent en leur sein et entre elles. Ce serait donner là un authentique témoignage de vie. Ce serait créer un espace qui rendrait le dialogue positif et nécessaire. En apportant au monde sa contribution propre, l’Eglise catholique désire témoigner d’une vision positive de l’avenir de l’humanité. Je suis convaincu « de la fonction irremplaçable de la religion pour la formation des consciences et de la contribution qu’elle peut apporter, avec d’autres instances, à la création d’un consensus éthique fondamental dans la société » (Discours à l’Elysée, Paris, 12 septembre 2008).

Votre mission auprès du Saint-Siège, Madame et Messieurs les Ambassadeurs, vient de commencer. Vous trouverez auprès de mes collaborateurs l’appui nécessaire pour bien l’accomplir. Je vous présente à nouveau mes vœux les plus cordiaux pour la bonne réussite de votre délicate fonction. Puisse le Tout-Puissant vous soutenir et vous accompagner, vous-mêmes, vos proches, vos collaborateurs et tous vos compatriotes ! Que Dieu vous comble de l’abondance de ses bénédictions !

 

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco