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AGLI AMBASCIATORI DI NEPAL, ZAMBIA, MALI, SEYCHELLES E ANDORRA
 

Radio Vaticana, 16 dicembre 2010

Il Papa agli ambasciatori di Nepal, Zambia, Mali, Seychelles e Andorra: gli Stati riscoprano il valore della fraternità

Una “lezione” su un principio fondamentale e sovente bistrattato dalla politica e dalla diplomazia, la fraternità umana, a favore di altri valori universalmente più gettonati. E’ quella che Benedetto XVI ha tenuto questa mattina ai cinque nuovi ambasciatori presso la Santa Sede di Nepal, Zambia, Andorra, Seychelles e Mali, ricevuti in udienza per la presentazione delle Lettere credenziali. Il servizio di Alessandro De Carolis:

La mobilitazione mondiale pro-Haiti, lunga un intero anno, in fondo l’ha dimostrato più di tante parole: non esiste vera comunità internazionale senza il mutuo sostegno fra le nazioni. Eppure, ha osservato non senza un certo disappunto Benedetto XVI, il peso della fraternità umana nei rapporti tra gli Stati è poco riconosciuto a parole e quasi per nulla praticato. Questo perché, ha affermato, pur “bello”, questo ideale…

“…a trouvé dans le développement…
...ha trovato nello sviluppo del pensiero filosofico e politico una minore risonanza rispetto ad altri ideali come libertà, uguaglianza, progresso o unità. Si tratta di un principio che è rimasto in gran parte lettera morta nelle società politiche moderne e contemporanee, soprattutto a causa dell’influenza esercitata dalle ideologie individualiste o collettiviste”.

Per vivere con dignità, ha ripetuto il Papa, “tutti gli esseri umani hanno bisogno di rispetto”, e quindi che la giustizia e i diritti “siano espressamente riconosciuti”. Tuttavia, ha soggiunto, “questo non è sufficiente a condurre una vita pienamente umana: infatti, la persona ha bisogno anche della fraternità” E anche se, ha stigmatizzato il Pontefice, la globalizzazione porta oggi gli uomini gli uni dagli altri, non per questo “li rende fratelli”. Riconoscersi fratelli infatti non è un processo razionale:

“La raison humaine est à meme…
La ragione umana è in grado di riconoscere l'uguaglianza di tutti gli uomini e la necessità di limitare eccessive disparità tra loro, ma non è in grado di stabilire la fraternità. Questo è un dono soprannaturale”.

Fraternità, gratuità, rispetto, ha insistito Benedetto XVI, sono chiamati a manifestarsi “in tutti i settori dell’attività umana, compresa l'attività economica”. Gli affari esprimono “l’essere-in-relazione” degli uomini fra loro e questa espressione “è uno dei principali settori di cooperazione tra i popoli”. In questo complesso scenario, ha asserito il Papa, si muove la Chiesa con il suo messaggio improntato alla logica del dono, che cioè considera tutto ciò che è dell’uomo come un atto d’amore di Dio:

“C'est pourquoi elle s'interdit d'agir...
Pertanto, (alla Chiesa - ndr) non è permesso agire come una lobby, attenta ai suoi soli interessi, ma essa lavora, sotto lo sguardo di Colui che è il Creatore di tutti gli uomini, per onorare la dignità di ciascuno. Essa si sforza, dunque, di porre l’amore e la pace alla base dei molteplici legami umani che collegano le persone tra loro, come Dio ha voluto nella sua saggezza creativa”.

Nel suo discorso all’ambasciatore del Nepal, Suresh Prasad Pradhan, il Papa ha auspicato che il nuovo corso politico nel Paese possa contribuire a dare stabilità, prosperità e armonia al futuro dei nepalesi. Ed ha incoraggiato il Nepal a proseguire nell’affermazione degli ideali democratici e nella promozione dei diritti e delle libertà fondamentali. Il Pontefice si è dunque soffermato sul contributo che la minoranza cattolica offre al bene comune della società nepalese, in particolare attraverso l’educazione e le attività caritative. Il Papa ha espresso l’auspicio che il governo continui a sostenere la presenza della Chiesa nel campo della salute e dell’istruzione. Benedetto XVI ha concluso il suo discorso con la speranza che lo spirito di tolleranza prevalga e si rafforzi il dialogo e la cooperazione tra i cattolici nepalesi e i concittadini di altre religioni.

Del bisogno di giustizia e di solidarietà, specie nei riguardi dei più svantaggiati, Benedetto XVI ha parlato nel discorso al neo diplomatico della Zambia presso la Santa Sede, Royson Mabuku Mukwena. In particolare, il Pontefice ha difeso ancora il diritto fondamentale e inviolabile alla vita, che la Chiesa – ha detto – “continua a difendere senza eccezioni”, dal concepimento alla morte naturale. Uno sguardo è stato dato dal Papa anche alla situazione economica della Zambia: la Santa Sede, ha asserito, incoraggia gli sforzi profusi nel settore dell’agricoltura e auspica che la crescita economica si coniughi con il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, specialmente per quanto riguarda la sanità, le infrastrutture e le opportunità educative. Da parte sua la Chiesa, ha assicurato, continuerà a contribuire attivamente alla lotta alla malaria e all’aids nel campo dell’educazione alla prevenzione e dello sviluppo del concetto di igiene e cura di sé, promuovendo al tempo stesso la responsabilità morale e la fedeltà matrimoniale come strumento per arrestare la diffusione del virus hiv.

Con l’ambasciatore del Principato di Andorra, Miquel Ángel Canturri Montanya, Benedetto XVI si è soffermato, fra l’altro, sull’aspetto della recente evoluzione demografica registrata dal piccolo Stato, stretto tra Francia e Spagna e con un’astensione territoriale di nemmeno 500 km². Molti giovani originari del Principato tornano alle origini e questo, ha notato il Papa, comporta “una necessaria consapevolezza e responsabilità da parte delle istituzioni”, giacché “l’armonia sociale, che potrebbe esserne squilibrata, è legata non solo ad un quadro legislativo giusto ed equo, ma anche alla qualità morale di ciascun cittadino”. Questa considerazione, ha spinto Benedetto XVI a ribadire il concetto di bene comune come valore per il quale è doveroso spendersi con “determinazione ferma e perseverante”. I principi etici, ha aggiunto, permettono di consolidare la democrazia e agli abitanti di Andorra di vivere “i millenari valori positivi valori, impregnati di cristianesimo, e di coltivare e di preservare la loro identità”.

Un Paese dove molto si è ottenuto in termini di pace, prosperità economica e stabilità politica e sociale è la Repubblica delle Seychelles. Tali obiettivi – ha riconosciuto il Papa al cospetto del nuovo ambasciatore presso la Santa Sede dello Stato asiatico, Vivienne Fock Tave – si sono potuti raggiungere solo grazie al contributo di tutti nella sfera politica e sociale, nei settori pubblico e privato. Lo sviluppo, ha obiettato Benedetto XVI, non deve però essere solo materiale, ma anche spirituale e deve fondarsi sulla solidarietà umana che ha, ha detto, le sue radici nell’istituzione familiare.

Infine, con il diplomatico Boubacar Sidiki Touré, neo rappresentante del Mali in Vaticano, Benedetto XVI ha ricordato il 50.mo anniversario dell’indipendenza celebrato nel 2010. In campo sociale e democratico molto resta ancora da fare, ha sottolineato il Pontefice. I principali obiettivi, ha indicato, sono certamente la pace civile e il diritto d’accesso al cibo, ma anche la lotta contro ogni genere di discriminazione, sia etnica che religiosa, e di individualismo crescente. La speranza, ha affermato Benedetto XVI, risiede nelle nuove generazioni, quindi si deve investire nella loro formazione: un settore nel quale la Chiesa, ha concluso, offre da tempo un eccellente contributo. (Con la collaborazione di Alessandro Gisotti e Roberta Barbi)

DISCORSO DEL PAPA

Madame et Messieurs les Ambassadeurs,

Il m’est une joie de vous recevoir ce matin au Palais apostolique pour la présentation des Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeurs extraordinaires et plénipotentiaires de vos pays respectifs auprès du Saint-Siège : le Népal, la Zambie, la Principauté d’Andorre, la République des Seychelles, et le Mali. Vous venez de m’adresser des paroles courtoises de la part de vos Chefs d’Etat respectifs et je vous en remercie. Je vous saurais gré de leur transmettre en retour mes salutations déférentes et mes vœux respectueux pour leurs personnes et pour la haute mission qu’ils accomplissent au service de leur pays et de leur peuple. Par votre intermédiaire, je désire également saluer toutes les autorités civiles et religieuses de vos nations, ainsi que l’ensemble de vos compatriotes. Mes prières et mes pensées vont naturellement aussi aux communautés catholiques présentes dans vos pays. Tout en vivant l’Evangile, elles sont soucieuses d’y témoigner un esprit de collaboration fraternelle.

Je voudrais, Excellences, vous entretenir de la fraternité humaine. Il lui a été fait appel de manière poignante toute cette année pour soulager Haïti, meurtrie d’abord par un tremblement de terre et puis par le choléra. D’autres tragédies ont malheureusement frappé d’autres pays au cours de cette année. Vos pays, la communauté internationale et le monde associatif ont répondu à des appels à l’aide particulièrement urgents, aide qu’il conviendrait naturellement de poursuivre et d’intensifier. Pour sa part, et à travers ses différentes institutions, l’Eglise apporte une contribution multiforme qu’elle prolongera dans le temps.

Le bel idéal de fraternité, qui se trouve dans la devise nationale de nombreux pays, a trouvé dans le développement de la pensée philosophique et politique une résonnance moindre par rapport à celle d’autres idéaux comme la liberté, l’égalité, le progrès ou l’unité. Il s’agit d’un principe demeuré en grande partie lettre morte dans les sociétés politiques modernes et contemporaines, surtout à cause de l’influence exercée par les idéologies individualistes ou collectivistes (cf. Compendium de la Doctrine sociale de l’Eglise, n. 390). La fraternité a, comme vous le savez, une signification particulière pour les chrétiens à cause du dessein d’amour fraternel de Dieu, de fraternité donc, révélé par le Christ. D’ailleurs, dans ma dernière encyclique Caritas in veritate, j’ai abordé largement ce thème indispensable pour une harmonieuse cohabitation humaine.

Pour vivre dignement, tout être humain a besoin de respect ; il a également besoin que justice lui soit rendue et que ses droits soient concrètement reconnus. Toutefois, ceci ne suffit pas pour mener une vie pleinement humaine : en effet, la personne a aussi besoin de fraternité. Cela est vrai non seulement dans les relations de proximité, mais également à l’échelle de la planète. Or, si le processus de mondialisation en cours rapproche les êtres humains les uns des autres, il n’en fait pas pour autant des frères. Il s’agit là d’une problématique majeure car, comme le relevait mon prédécesseur le Pape Paul VI « le sous-développement a pour cause profonde, le manque de fraternité » (cf. Populorum progressio, n. 66).

La raison humaine est à même de reconnaître l’égalité de tous les hommes et la nécessité de limiter les disparités excessives entre eux, mais elle s’avère incapable d’instituer la fraternité. Celle-ci est un don surnaturel. Pour sa part, l’Église voit la réalisation de la fraternité humaine sur la terre comme une vocation contenue dans le dessein créateur de Dieu dont elle veut devenir, toujours plus fidèlement, l’ouvrière à la fois sur le plan universel et sur le plan local comme elle l’est dans les pays que vous représentez près le Saint-Siège.

Si, en accompagnant la mission spécifiquement spirituelle que le Christ lui a confiée, l’Eglise suscite entre ses disciples une proximité particulière, elle n’en désire pas moins apporter sa contribution, sincère et forte, à la formation d’une communauté plus fraternelle entre tous les êtres humains. C’est pourquoi elle s’interdit d’agir à la manière d’un lobby, soucieux de ses seuls intérêts, mais elle œuvre, sous le regard de Celui qui est le Créateur de tous les hommes, en voulant honorer la dignité de tout un chacun. Elle s’efforce donc de mettre l’amour et la paix à la base des multiples liens humains qui relient les personnes les unes aux autres, comme Dieu l’a voulu dans sa sagesse créatrice.

Dans la vie quotidienne, la fraternité trouve une expression concrète dans la gratuité et le respect. Ceux-ci sont appelés à se manifester dans tous les espaces de l’activité humaine, y compris l’activité économique. L’identité profonde de l’homme, son être-en-relation, s’exprime aussi dans son activité économique qui est l’un des terrains de majeure coopération entre les hommes. À travers ma dernière Encyclique, j’ai souhaité mettre en évidence le fait que l’économie est un lieu où le don est lui aussi possible et même nécessaire (cf. Caritas in veritate, nn.34-39).

Toute forme de don est, en définitive, un signe de la présence de Dieu, car il conduit à la découverte fondamentale qu’à l’origine, tout est donné. Une telle prise de conscience ne rend pas les conquêtes de l’homme moins belles, mais elle le libère de la première de toutes les servitudes, celle de vouloir se créer soi-même. Au contraire, dans la reconnaissance de ce qui lui est donné, l’homme peut s’ouvrir à l’action de la grâce et comprendre qu’il est appelé à se développer, non contre ou à côté des autres, mais avec et en communion avec eux.

Néanmoins, si la fraternité vécue entre les hommes peut trouver un écho positif sur le plan de l’« efficacité sociale », il ne faut pas oublier qu’elle ne constitue pas un moyen, mais qu’elle est une fin en elle-même (cf. Caritas in veritate, n° 20). L’Eglise croit au Christ qui nous révèle que Dieu est amour (cf. Jn 4, 8). Elle est aussi convaincue que pour tous ceux qui croient en la charité divine, Dieu apporte la certitude que « la voie de l’amour est ouverte à tous les hommes et que l’effort qui tend à instaurer une fraternité universelle n’est pas vain » (Gaudium et Spes, 38).

Comme diplomates, vous vous intéressez, sans aucun doute, de façon particulière aux différents aspects de la vie politico-sociale que je viens de développer. Durant votre mission auprès du Siège Apostolique, vous aurez la possibilité, Excellences, de découvrir plus directement les actions et les préoccupations de l’Eglise sur tous les continents. Vous trouverez auprès de mes collaborateurs une attention courtoise. Sur vous-mêmes, sur vos familles, sur les membres de vos Missions diplomatiques et sur toutes les nations que vous représentez, j’invoque l’abondance des Bénédictions divines.

 

 

 

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