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Benedetto
XVI in visita all'Ambasciata d'Italia presso la
Santa Sede: la Chiesa coopera con lo Stato
contribuendo al bene comune della società
Per
la quarta volta nella storia, da quando ne ospita
la sede, un Papa si è recato in visita
all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede,
situata nell’antico Palazzo Borromeo sulla via
Flaminia a Roma. Benedetto XVI lo ha fatto questa
mattina, rivolgendo due discorsi ufficiali - alle
autorità diplomatiche e ai dipendenti - ribadendo
l’importanza della collaborazione fra Stato e
Chiesa, pur nella distinzione di ruoli e mansioni.
Durante la visita, il Papa ha visitato la cappella
del palazzo appena restaurata, ha benedetto una
targa commemorativa dell’evento e ammirato un
antico crocifisso del Buonarroti. La cronaca della
visita nel servizio di Alessandro De Carolis:
Nella sua distinzione dagli affari di uno
Stato, la Chiesa ha il compito di richiamare la
vita sociale e pubblica a quei principi morali che
promuovono la dignità personale e il bene comune.
Un concetto che la visita all’Ambasciata
italiana presso la Santa Sede ha permesso a
Benedetto XVI di ribadire ancora una volta. Una
visita dalla cronaca breve, ma nel solco di una
lunga storia, e contornata da significati
culturali e artistici, oltre che spirituali e
diplomatici, come dimostra la presentazione al
Pontefice di uno splendido Crocifisso ligneo del
tardo Quattrocento, attribuito a Michelangelo e
acquistato di recente dallo Stato italiano, che il
Papa ha potuto ammirare per diversi minuti grazie
alle spiegazioni dell’ambasciatore italiano
presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi, e del
direttore dei Musei Vaticani, il prof. Antonio
Paolucci.
In passato, tre Papi avevano varcato - come
Benedetto XVI ha fatto verso le 11 - la soglia di
Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata dal 1929
ma presente sulla Via Flaminia da 450 anni. Pio
XII lo aveva visitato nel 1951, Paolo VI nel ’64
e Giovanni Paolo II nell’86. Benedetto XVI lo ha
rammentato all’inizio del suo discorso,
ricordando anche i più recenti incontri ufficiali
con le massime autorità italiane, tra i quali
quello del 4 ottobre scorso al Quirinale. Tutti
avvenimenti, ha sottolineato il Papa, che sono il
segno del “fruttuoso rapporto” che esiste fra
l’Italia e la Santa Sede:
“Si tratta di un’intesa quanto mai
importante e significativa nell’attuale
situazione mondiale, nella quale il perdurare di
conflitti e di tensioni tra popoli rende sempre più
necessaria una collaborazione tra tutti coloro che
condividono gli stessi ideali di giustizia, di
solidarietà e di pace”.
In questo scenario fatto di vincoli e ripetuti
confronti, Benedetto XVI ha fatto cenno anche al
prossimo febbraio, quando la Santa Sede e
l’Italia saranno unite dalla commemorazione
dell’80.mo dei Patti Lateranensi dal 25.mo della
firma di modifica del Concordato. Un rapporto
costante e antico, come hanno confermato a più
riprese, a nome del governo italiano, sia il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio,
Gianni Letta, sia poco dopo il ministro degli
Esteri, Franco Frattini:
“Santità, la sua presenza, oggi, a Palazzo
Borromeo, ci consente di cogliere, nell’ambito
di questo armonioso rapporto che lega le due
sponde del Tevere, un aspetto cruciale, per la
vita della Chiesa, al quale l’Italia assicura il
suo convinto contributo. Mi riferisco alla nostra
profonda identità di vedute nella costante azione
a tutela dei diritti dell’uomo. Deve essere la
promozione di questi ultimi, un nuovo umanesimo
fondato sui diritti della persona umana, a
forgiare, oggi, l’identità europea e a porsi
come la condizione per l’integrazione”.
Tale collaborazione, ha osservato il Papa, fa
emergere la “distinzione” e
“l’autonomia” tra Stato e Chiesa, definite
come un “grande progresso dell’umanità” e -
per la stessa Chiesa - “una condizione
fondamentale per la sua stessa libertà” e per
“l’adempimento della sua universale missione
di salvezza tra tutti i popoli”:
“In pari tempo, però, la Chiesa sente
come suo compito, seguendo i dettami della propria
dottrina sociale (…) di risvegliare nella società
le forze morali e spirituali, contribuendo ad
aprire le volontà alle autentiche esigenze del
bene. Perciò, richiamando il valore che hanno per
la vita non solo privata ma anche e soprattutto
pubblica alcuni fondamentali principi etici, di
fatto la Chiesa contribuisce a garantire e
promuovere la dignità della persona e il bene
comune della società, ed in questo senso si
realizza l’auspicata vera e propria cooperazione
tra Stato e Chiesa”.
(intermezzo musicale)
Prima dei discorsi ufficiali, una breve
esecuzione musicale di un quartetto d’archi è
stata offerta a Benedetto XVI il quale, al suo
arrivo all’ambasciata, aveva fatto la sua prima
sosta nella restaurata cappella dedicata a San
Carlo Borromeo il quale, giovanissimo cardinale e
già segretario di Stato, fu omaggiato da suo zio,
Papa Pio IV, del dono della residenza costruita
sulla Via Flaminia. Proprio la figura del Santo,
che legò indissolubilmente la sua opera pastorale
all’arcidiocesi di Milano, è stata evocata da
Benedetto XVI nella cappella del palazzo. Dalla
sua biografia, ha affermato il Papa, “emerge con
chiarezza lo zelo con cui espletò il suo
ministero episcopale”. Dedizione capace anche di
grande carità che gli valse, specie durante gli
anni della peste che flagellò Milano,
l’appellativo “Angelo degli appestati”:
“La vicenda umana e spirituale di san
Carlo Borromeo mostra come la grazia divina possa
trasformare il cuore dell’uomo e renderlo capace
di un amore per i fratelli spinto fino al
sacrificio di sé”.
Poco prima di mezzogiorno, Benedetto XVI si è
congedato dall’Ambasciata con un augurio di
sapore natalizio indirizzato al capo di Stato
italiano, Giorgio Napolitano, e - ha soggiunto -
“all’intero diletto popolo di questa amata
Penisola”. Ma non solo:
“Il mio augurio di pace abbraccia poi
tutti i Paesi della terra, che siano o meno
ufficialmente rappresentati presso la Santa Sede.
E’ un augurio di luce e di autentico progresso
umano, di prosperità e di concordia, realtà
tutte alle quali possiamo aspirare con fiduciosa
speranza, perché sono doni che Gesù ha recato
nel mondo nascendo a Betlemme”.
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