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UDIENZA A 7 AMBASCIATORI  (RWANDA, ZIMBABWE, GUINEA, MALTA, SVIZZERA, AZERBAIGIAN E NUOVA ZELANDA)

 

Fonte: Radio Vaticana

IL PAPA, RICEVENDO 7 NUOVI AMBASCIATORI, LANCIA UN FORTE APPELLO ALLA SOLIDARIETA’ CON I POVERI DELLA TERRA: LE RICCHEZZE DEL MONDO SONO DI TUTTI E VANNO DIVISE IN MODO EQUO

- A cura di Sergio Centofanti, Alessandro Gisotti e Donika Lafratta - 

Il Papa ha ricevuto stamane 7 nuovi ambasciatori accreditati presso la Santa Sede per la presentazione delle Lettere credenziali. I diplomatici provengono da quasi tutti i continenti: Rwanda, Zimbabwe e Guinea per l’Africa, Malta e Svizzera per l’Europa, Azerbaigian per l’Asia e Nuova Zelanda per l’Oceania. Al centro dei discorsi di Benedetto XVI un appello forte alla solidarietà verso i poveri della Terra, da perseguire attraverso una equa ripartizione delle ricchezze del pianeta che appartengono non solo a pochi fortunati ma a tutti i popoli del mondo. Il Papa lancia poi un nuovo invito alla difesa della vita e della famiglia, nel superamento dei pericoli insiti nel pensiero relativista. Il servizio di Sergio Centofanti. 

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“Je les invite à s’engager pour créer une humanité toujours plus fraternelle…” 

Benedetto XVI invita tutti i popoli ad un impegno comune: quello di “creare un’umanità sempre più fraterna”, in un’attenzione rinnovata “ai più poveri e a quanti sono esclusi dalla società”. Si tratta di una grande sfida per la quale occorre che l’uomo abbia sempre il primato sulla tecnica. I responsabili delle nazioni sono chiamati a curare non gli interessi particolari ma quelli di tutti.

 

“Notre coeur ne peut etre en paix tant que”… 

“Il nostro cuore – afferma il Papa – non può essere in pace finchè vediamo dei fratelli soffrire per mancanza di cibo, lavoro, casa o di altri beni fondamentali”. Ma ci vogliono gesti concreti: la prima grande risposta è quella della “solidarietà tra generazioni, tra paesi e tra continenti per una  ripartizione sempre più equa delle ricchezze del pianeta tra tutti gli uomini”. Si tratta di uno dei servizi essenziali che gli uomini di buona volontà devono rendere all’umanità.  

“La terre a en effet la capacité de nourrir tous ses habitants…” 

La terra – ha detto il Papa – ha in effetti la capacità di nutrire tutti i suoi abitanti a condizione che i Paesi ricchi non tengano per sé ciò che appartiene a tutti”.  

“L’Eglise continuera sur tous les continents à venire en aide…”  

La Chiesa -  ribadisce il Pontefice - continuerà a portare il suo aiuto spirituale e materiale alle popolazioni di tutti i continenti, non chiedendo per sé alcun privilegio, ma solo le legittime condizioni di libertà di azione per la sua missione. Il Papa quindi rivolge il suo pensiero all’Africa: al nuovo ambasciatore rwandese,  Joseph Bonesha, parla della necessità della giustizia ma anche del perdono per superare le ferite del genocidio del 1994. Occorre “garantire i diritti fondamentali di tutti i cittadini”, una giustizia equa e senza ritardi, “che serva la verità e che bandisca la paura, la vendetta, l’impunità e le disparità”. Benedetto XVI auspica che il dialogo con le autorità rwandesi possa “far percepire sempre meglio il desiderio della Chiesa cattolica di partecipare attivamente allo sviluppo umano e spirituale di tutti i rwandesi”: si tratta di porre nei cuori di tutti la capacità di vivere fraternamente e “di rifiutare la barbarie in tutte le sue forme”. 

All’ambasciatore dello Zimbabwe, David Douglas Hamadziripi, il Papa sottolinea la grande sfida della riconciliazione nazionale che richiede “oltre al riconoscimento delle ingiustizie commesse in passato, anche un grande impegno  per agire con giustizia e rispetto della dignità e dei diritti degli altri”. Benedetto XVI auspica che le elezioni del marzo scorso contribuiscano “non solo al conseguimento degli obiettivi di pacificazione e di ricostruzione economica, ma anche alla ricostruzione morale della società e al consolidamento di un ordine democratico in grado di attuare politiche dettate dall’interesse per il bene comune e lo sviluppo integrale di ogni individuo e di ogni gruppo sociale”. “A questo proposito - prosegue il Pontefice - posso solo appoggiare le osservazioni fatte dai vescovi dello Zimbabwe … riguardo l’urgente necessità di una leadership responsabile e giusta mossa da uno spirito di servizio verso gli altri, dall’onestà nella gestione dei beni pubblici, dal rispetto della legge e dalla promozione dei diritti e doveri di ogni cittadino”. 

Quindi nel discorso all’ambasciatore della Guinea, El Hadj Aboubacar Dione,  Benedetto XVI lancia un appello ai governi di tutto il mondo a non dimenticare il dramma dei profughi africani: milioni di persone in attesa che qualcuno finalmente s’interessi della loro tragica sorte. A questi nostri fratelli e sorelle – afferma il Pontefice – bisogna ridare la speranza. Il Papa chiede alla comunità internazionale di impegnarsi con una ferma determinazione per riportare la pace e la giustizia nel continente africano. Infine Benedetto XVI chiede ai cattolici un impegno ancora più forte: quello di essere per tutti i popoli “dei segni di speranza e testimoni ardenti dell’amore del Signore”.

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Molti e tutti di grande attualità anche i temi affrontati da Benedetto XVI nei discorsi agli ambasciatori di Svizzera, Malta, Nuova Zelanda e Azerbajian. Ce ne parla Alessandro Gisotti: 

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Sulle questioni fondamentali della vita, la Chiesa deve sempre far sentire la sua voce. E’ quanto sottolineato da Benedetto XVI nel discorso all’ambasciatore della Svizzera, Jean-François Kammer. Il Papa ha ricordato come, negli ultimi anni, la società elvetica abbia conosciuto un’evoluzione dei suoi costumi e siano state approvate numerose leggi riguardanti la vita e la famiglia. Si tratta, ha spiegato, di questioni delicate sulla trasmissione della vita, la malattia, la fine della vita ma anche il ruolo della famiglia e il rispetto del matrimonio. Su tali temi, la Chiesa cattolica “si è espressa chiaramente attraverso la voce dei suoi Pastori e continuerà a farlo, finché necessario, al fine di richiamare senza sosta la grandezza inalienabile della dignità umana, che richiede il rispetto dei diritti umani e primo fra tutti il diritto alla vita”. Il Pontefice si è infine augurato che il Paese continui ad essere aperto a quanti sono andati in Svizzera in cerca di lavoro o di protezione. 

La valorizzazione delle radici cristiane dell’Europa è stato il tema centrale del discorso del Papa all’ambasciatore di Malta, Antonio Ganado. “Dar vita a un’Europa unita e solidale – è stato il richiamo di Benedetto XVI – è impegno di tutti i popoli che la compongono. L’Europa, infatti, deve saper coniugare i legittimi interessi di ogni nazione con le esigenze del bene comune dell’intero Continente”. I maltesi, ha evidenziato, “coerenti con le loro radici cristiane” avvertono “l’importanza della loro missione” in questa fase della storia europea e mondiale. “Mantenendosi in sintonia con le nobili tradizioni spirituali e culturali che l'hanno sempre caratterizzata lungo i secoli”, è stata l’esortazione del Santo Padre, Malta  deve “adoperarsi perché la Comunità europea del terzo millennio non smarrisca il patrimonio di valori culturali e religiosi del suo passato. E’ infatti solo a queste condizioni che si potrà  costruire con salda speranza un futuro di solidarietà e di pace”. Quindi, ha espresso il suo vivo incoraggiamento al popolo di Malta affinché “sia protagonista in questa nuova fase storica del Continente, contribuendo a consolidarne le capacità di dialogo, di difesa e di promozione della famiglia fondata sul matrimonio, le tradizioni cristiane, l’apertura e l’incontro con culture e religioni diverse”. 

Un’analisi dei rischi insiti nel processo di secolarizzazione ha caratterizzato il discorso di Benedetto XVI all’ambasciatore della Nuova Zelanda, Geoffrey Kenyon Ward. “Laddove le radici cristiane della società vengono dimenticate – ha avvertito – il compito di mantenere la dimensione trascendente presente in ogni cultura diviene difficile”, così come “il rafforzamento dell’esercizio autentico della libertà contro il relativismo”.  Per questo, ha aggiunto, i leader religiosi e della società civile devono far sì che alla questione morale sia garantita un ampio spazio nel confronto dell’opinione pubblica. In tale contesto, ha sottolineato Benedetto XVI, “abbiamo bisogno di recuperare una visione di mutuo rispetto tra la legge morale e quella civile, che oltre ad essere proposta dalla tradizione cristiana” è anche parte del patrimonio delle migliori tradizioni giuridiche dell’umanità. Il Papa ha anche ricordato i giovani neozelandesi caduti nella Seconda Guerra Mondiale a Monte Cassino. Giovani che hanno sacrificato la propria vita per difendere i valori fondamentali minacciati da “false ideologie nazionaliste”. Ha così lodato l’impegno per la promozione della pace profuso dai neozelandesi con le loro missioni di peace keeping in Afghanistan e Medio Oriente. 

La promozione della libertà ed in particolare la libertà di credo religioso è stato il tema forte del discorso del Pontefice al primo ambasciatore presso la Santa Sede nella storia dell’Azerbaijan, Elchin Oktyabr Oglu Amirbayov. Il popolo azero, ha rilevato il Papa, sa bene che “se la dimensione spirituale di una persona è repressa o negata, l’anima di una nazione viene distrutta”. Per il bene della comunità, ha affermato, è necessario che la libertà religiosa sia garantita come un diritto fondamentale, protetto da un robusto sistema di leggi che rispetti la vita e le regole proprie delle comunità religiose. In tale contesto, Benedetto XVI ha ringraziato il presidente Aliev per aver facilitato la costruzione di una chiesa cattolica a Baku. L’Azerbaijan ha già “mosso alcuni passi verso l’affermazione dei diritti fondamentali dei cittadini e la promozione delle pratiche democratiche”. C’è però molto ancora da fare, ha avvertito. Una società civile che contribuisca alla prosperità di ogni suo componente, è stato il richiamo del Pontefice, può essere costruita “soltanto rispettando la dignità inviolabile della persona umana e promuovendo le libertà individuali”. Dal canto suo, il Papa ha assicurato l’impegno della Chiesa per la promozione della giustizia e la difesa dei poveri.

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Radio Vaticana, 16 giugno 2005

 

 

 

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