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Il
Papa a 11 nuovi ambasciatori presso la Santa Sede:
senza giustizia non si costruisce la pace. Appello
contro l'eutanasia e per il dialogo tra cristiani
e islamici
La
pace mondiale ha bisogno di poggiare sulla base
della giustizia e di una rinnovata etica del
dialogo, specie in un momento di instabilità come
l’attuale, provocato dalla crisi economica
globale. E’ la visione che Benedetto XVI ha
offerto al gruppo di undici nuovi ambasciatori
presso la Santa Sede ricevuti in udienza questa
mattina, in rappresentanza degli Stati di Malawi,
Svezia, Sierra Leone, Islanda, Lussemburgo,
Madagascar, Belize, Tunisia, Kazakhstan, Bahrein e
Isole Fiji. Il servizio di Alessandro De
Carolis:
Un’udienza con il mondo di fronte e le sue
problematiche: dalla crisi finanziaria,
all’eutanasia e l’aborto, all’impegno del
dialogo con i Paesi islamici. Undici ambasciatori
provenienti dai cinque continenti, che hanno
rinnovato il volto del Corpo diplomatico
accreditato in Vaticano e con i quali Benedetto
XVI si è intrattenuto riflettendo anzitutto sulle
sfide che il ruolo di un mediatore internazionale
porta con sé, non solo a livello contingente ma
anche a livello “ideale”. “La ricerca e la
promozione della pace” costituisce
l’essenziale della “bella missione” di un
ambasciatore, ha affermato il Papa nel discorso
pronunciato in francese al cospetto dei nuovi
diplomatici:
“L’Ambassadeur peut et doit être un bâtisseur
de paix….
L'ambasciatore può e deve essere un
costruttore di pace. L'artigiano di pace, di cui
si parla qui, non è solo la persona di
temperamento conciliante che desidera vivere bene
con tutti e, se possibile, evitare i conflitti, ma
è anche uno che si mette totalmente al servizio
della pace e si impegna attivamente a costruirla,
a volte fino al punto di dare la propria vita”.
Se nel passato, l’umanità ha fatto
l’esperienza di una “indegna schiavitù”
all’interno di sistemi politici ed economici
che, ha osservato il Papa, per troppo tempo
“hanno cercato l’uniformità con la demagogia
e la violenza”, oggi c’è una richiesta di
“pace autentica” che non può essere
soddisfatta, ha asserito Benedetto XVI, “se non
quando regna la giustizia”:
“Le Saint-Siège a d’ailleurs publié,
à la veille de la Conférence de Doha...
La Santa Sede ha pubblicato alla vigilia
della conferenza di Doha, che si è conclusa pochi
giorni fa, una nota sull'attuale crisi finanziaria
e il suo impatto sulla società e sui singoli
individui. Questi sono alcuni punti di riflessione
destinati a promuovere il dialogo su vari aspetti
etici che dovrebbero governare le relazioni tra
finanza e sviluppo e incoraggiare i governi e gli
attori economici a cercare soluzioni durature e la
solidarietà per il bene di tutti, in particolare
per quelli più vulnerabili rispetto alle
drammatiche conseguenze della crisi”.
Nei
discorsi indirizzati in particolare ai singoli
diplomatici europei, il Papa, rivolgendosi
all'ambasciatore del Lussemburgo
Paul Dühr, ha manifestato fra l’altro
una “viva preoccupazione” per il progetto di
legge sull’eutanasia e il suicidio assistito in
discussione nel parlamento del Paese, invocando il
rispetto della vita e della dignità umana. Un
rispetto sollecitato anche con l’ambasciatrice
della Svezia, Perols Ulla
Birgitta Gudmundson, in particolare sui temi della
tutela giuridica della famiglia e della vita non
ancora nata. Benedetto XVI ha pure apprezzato
l’apertura della Svezia alle migliaia di
cristiani in fuga dall’Iraq, aggiungendo di
“pregare ogni giorno” per la situazione dei
cristiani in Medio Oriente.
Oltre
che con il Lussemburgo, il tema dell’attuale
crisi finanziaria è stato sottolineato da
Benedetto XVI anche nell’intervento
all’ambasciatrice dell’Islanda,
Elin Flygenring, con l’auspicio che il Paese
nordeuropeo conosca una pronta ripresa dalle serie
difficoltà economiche che l’hanno colpito.
La promozione della pace, il valore della libertà
religiosa, la necessità del dialogo tra le
culture come anche l’impegno per una crescita
economica sostenibile e solidale sono i temi forti
affrontati dal Papa nei discorsi agli ambasciatori
di quattro Paesi a maggioranza islamica: Tunisia,
Kazakhstan, Bahrein e Sierra Leone. Il servizio di
Alessandro Gisotti:
“Un segno di speranza per l’Africa e il
mondo”. Benedetto XVI ha
tratteggiato così gli sviluppi in Sierra
Leone, dopo anni terribili di guerra e
violenza distruttiva. Nel discorso
all’ambasciatore, Christian Sheka Kargbo, il
Papa ha costatato che le recenti elezioni hanno
manifestato “il desiderio del popolo di una pace
duratura e di una solida democrazia”. Quindi, ha
espresso l’auspicio che le istituzioni
democratiche del Paese siano sempre più forti e
venga promossa la giustizia nella società. La
Chiesa, è stata la sua rassicurazione, sostiene
con convinzione questo nuovo clima di stabilità
sociale e si impegna in favore della reciproca
comprensione tra persone di fede e etnia diversa.
Ha così ribadito l’importanza degli sforzi del
governo per uno sviluppo sostenibile e una
gestione attenta delle risorse. Nell’attuale
contesto della globalizzazione, ha aggiunto, è
necessaria una cooperazione tra settore pubblico e
privato e una concertazione tra Paesi e organismi
internazionali. Altrettanto urgente, ha avvertito,
è la lotta contro la corruzione nella politica.
Con l’ambasciatrice della Tunisia,
Rafiâ Limam Baouendi, il Papa si è
soffermato sulla difficile situazione economica a
livello globale che richiede l’attuazione di
“un’autentica solidarietà”, “affinché i
poveri non siano ancor più penalizzati”. Una
crescita economica che si sviluppi a detrimento di
popoli interi, è stato il suo monito, non è
accettabile. La vita dell’uomo, è stata la sua
riflessione, non può essere ridotta alla sola
dimensione materiale. Al tempo stesso, il
Pontefice ha indicato come necessario il dialogo
tra le culture e tra le religioni, affinché sia
promossa la pace, il rispetto della persona e dei
suoi diritti fondamentali. D’altro canto, ha
aggiunto, il riconoscimento che la vita è un dono
Dio e dunque è sacra rappresenta “la base
comune” per costruire un mondo più armonioso e
più accogliente. Né ha mancato di porre
l’accento sull’importanza della libertà
religiosa e di coscienza. Infine, ha incoraggiato
la Tunisia a svolgere un ruolo importante
nell’area del Mediterraneo e nel continente
africano.
Nel discorso all’ambasciatore del Bahrein,
Naser Muhamed Youssef Al Belooshi, il Pontefice ha
invitato cristiani e musulmani a collaborare,
nonostante le loro differenze, per difendere i
valori essenziali della vita e della famiglia,
della pace e della solidarietà. Ed ha auspicato
una mutua comprensione tra persone di fedi diverse
in vista di relazioni sempre più fraterne. In
particolare, il Papa ha lodato la tradizione di
accoglienza del Bahrein verso i lavoratori
stranieri, molti dei quali sono cattolici. Ha
inoltre ringraziato le autorità del Regno che
assicurano il rispetto della libertà religiosa
auspicando inoltre che i fedeli possano disporre
di nuovi luoghi di culto. Il Pontefice ha anche
sottolineato che la libertà religiosa comporta
anche la possibilità per la persona "di
cambiare religione se la coscienza lo
richiede".
L’importanza del dialogo tra fedi e culture
è stato anche il tema dominante del discorso
all’ambasciatore del Kazakhstan,
Amanzhol Zhankuliyev. Un Paese, ha costatato il
Papa, che geograficamente è luogo di incontro e
di dialogo, in un’area che di prossimità con
Russia, Europa, Cina e Paesi a maggioranza
musulmana. Il Kazakhstan, è stato la sua
riflessione, può essere una sorta di laboratorio
dove si ricerca una “coabitazione rispettosa
della diversità culturale e religiosa”.
Esperienza, ha aggiunto, che dimostra come sia
possibile “agli uomini di vivere con dignità in
pace e nel rispetto della fede di ognuno”. Le
religioni, ha proseguito, hanno un ruolo positivo
da giocare se si rispettano e collaborano assieme
a degli obiettivi comuni. Dal canto loro, gli
Stati non devono interferire nello spazio
religioso né utilizzare la religione in modo
abusivo. Benedetto XVI ha infine fatto riferimento
alle tante ricchezze naturali presenti in
Kazakhstan, chiedendo che queste vengano ripartite
in modo equo per favorire la stabilità politica
nazionale e internazionale.
E veniamo alle credenziali degli ultimi quattro
ambasciatori: Madagascar, Belize, Malawi e Isole
Figj. Ce ne parla Roberta Gisotti.
La crescente distanza tra il nord e sud del
mondo, tra ricchi e poveri, è stata al centro del
discorso del Papa all’ambasciatore del Madagascar,
Rajaonarivony Narisoa. Questo Paese ha visto
infatti peggiorare la propria situazione
socio-economica dopo il passaggio di devastanti
cicloni. Da qui l’auspicio che la comunità
internazionale non riduca gli aiuti allo sviluppo
per le Nazioni più povere prendendo a pretesto la
crisi finanziaria mondiale.
All’ambasciatore Oscar Ayuso del Belize,
nel Centroamerica, il Papa ha raccomandato che i
giovani raccolgano l’eredità di tradizioni
culturali e religiose frutto di una storia di
cooperazione e mutuo rispetto. Valori cui oggi si
contrappongono – ha osservato il Papa -
alienanti modelli culturali d’importazione, che
alimentando un clima di cinismo, favoriscono
l’abuso di alcol e droghe e indeboliscono
l’idealismo, la generosità e la speranza dei
giovani. Di fronte a questi fenomeni – ha
ribadito il Santo Padre - la famiglia si pone a
baluardo per il futuro della società e la difesa
della dignità umana.
Rivolto all’ambasciatore del Malawi,
Isaac Chikwekwere Lamba, Benedetto XVI ha
rimarcato la necessità urgente per i Paesi
africani di essere uniti per affrontare le sfide
del futuro ed assicurare uno sviluppo sano e
integrale ai loro popoli. In particolare ai leader
politici e religiosi del Malawi, che già stanno
impegnandosi per cooperare nella vita politica, il
Papa ha chiesto di combattere insieme per
garantire la sicurezza alimentare, sconfiggere la
povertà e le malattie, specie il flagello
dell’Aids.
Parole di incoraggiamento Benedetto XVI ha
rivolto infine all’ambasciatore, Pio Bosco
Tikoisuva, delle Isole Figj
per i passi avviati al fine di ristabilire un
governo democratico nell’arcipelago nel Sud
Pacifico, al largo dell’Oceania, dopo il colpo
di Stato del 2006, nella speranza – ha osservato
il Papa – che si dia voce a tutti i settori
della società e si mettano a frutto i talenti e
le energie di tutti gli abitanti di diverse etnie.
Il Papa ha quindi sollecitato una cooperazione
regionale nell’area del Pacifico per affrontare
la sfida dei cambiamenti climatici, per assicurare
un modello di sviluppo sostenibile.
DISCORSO DEL SANTO PADRE
Excellences,
C’est
avec joie que je vous reçois ce matin pour la présentation
des Lettres qui vous accréditent comme
Ambassadeurs extraordinaires et plénipotentiaires
de vos pays respectifs près le Saint-Siège :
le Malawi, la Suède, le Sierra Leone, l’Islande,
le Grand-Duché de Luxembourg, la République de
Madagascar, le Belize, la Tunisie, la République
du Kazakhstan, le Royaume du Bahreïn, et la République
de Fidji. Je vous remercie pour les paroles
courtoises que vous avez pris soin de m’adresser
de la part de vos Chefs d’Etat. Je vous saurais
gré de leur transmettre en retour mes salutations
cordiales et mes vœux déférents pour leurs
personnes et pour leur haute mission au service de
leurs pays et de leurs peuples. Je désire aussi
saluer, par votre intermédiaire, toutes les
Autorités civiles et religieuses de vos nations,
ainsi que vos compatriotes. Mes prières et mes
pensées vont aussi particulièrement vers les
communautés catholiques présentes dans vos pays
où elles sont soucieuses de vivre l’Evangile et
d’en témoigner dans un esprit de collaboration
fraternelle.
La
diversité de vos provenances me permet de rendre
grâce à Dieu pour son amour créateur et pour la
multiplicité de ses dons qui ne cessent d’étonner
l’humain. Elle est un enseignement. Parfois la
diversité fait peur, c’est pourquoi il n’est
pas étonnant de constater que, souvent, l’homme
lui préfère la monotonie de l’uniformité. Des
systèmes politico-économiques provenant ou se
revendiquant de matrices païennes ou religieuses
ont affligé l’humanité trop longtemps et ont
cherché à l’uniformiser avec démagogie et
violence. Ils ont réduit et, hélas, réduisent
encore l’homme à un esclavage indigne au
service d’une idéologie unique ou d’une économie
inhumaine et pseudo-scientifique. Nous savons tous
qu’il n’existe pas un modèle politique unique
qui serait un idéal à réaliser absolument, et
que la philosophie politique évolue dans le temps
et dans son expression avec l’affinement de
l’intelligence humaine et des leçons tirées de
son expérience politique et économique. Chaque
peuple a son génie et aussi « ses démons »
propres. Chaque peuple avance à travers un
enfantement parfois douloureux qui lui est propre,
vers un avenir qu’il désire lumineux. Mon
souhait serait donc que chaque peuple cultive son
génie qu’il enrichira au mieux pour le bien de
tous, et qu’il se purifie de ses « démons »
qu’il contrôlera aussi au mieux jusqu’à les
éliminer en les transformant en valeurs positives
et créatrices d’harmonie, de prospérité et de
paix afin de défendre la grandeur de la
dignité humaine !
En
réfléchissant à la belle mission de l’Ambassadeur,
il m’est venu spontanément à l’esprit l’un
des aspects essentiels de son activité : la
recherche et la promotion de la paix que je viens
d’évoquer. Il convient de citer, ici, la Béatitude
prononcée par le Christ dans son Sermon sur la
montagne : « Heureux les artisans de
paix, car ils seront appelés fils de Dieu »
(Mt 5,9). L’Ambassadeur peut et doit être
un bâtisseur de paix. L’artisan de paix, dont
il s’agit ici, n’est pas seulement la personne
au tempérament calme et conciliant qui désire
vivre en bonne intelligence avec tous et éviter
si possible les conflits, mais elle est aussi
celle qui se met totalement au service de la paix
et s’engage activement à la construire, parfois
jusqu’au don de sa vie. Les exemples historiques
ne manquent pas. La paix n’implique pas
seulement l’état politique ou militaire de
non-conflit ; elle renvoie globalement à
l’ensemble des conditions permettant la concorde
entre tous et l’épanouissement personnel de
chacun. La paix est voulue par Dieu qui la propose
à l’homme et lui en fait don. Cette
intervention divine dans l’humanité porte le
nom d’ « alliance de paix » (Is
54, 10). Lorsque le Christ appelle l’artisan de
paix, fils de Dieu, il signifie par là que
celui-ci participe et travaille, de manière
consciente ou inconsciente, à l’œuvre de Dieu
et prépare, à travers sa mission, les conditions
nécessaires à l’accueil de la paix venue d’en-haut.
Votre mission, Excellences, est haute et noble.
Elle requiert toutes vos énergies que vous saurez
déployer pour rejoindre cet idéal élevé qui
honorera vos personnes, vos Gouvernants et vos
pays respectifs.
Vous
savez comme moi que la paix authentique n’est
possible que lorsque règne la justice. Notre
monde a soif de paix et de justice. Le Saint-Siège
a d’ailleurs publié, à la veille de la Conférence
de Doha qui s’est achevée il y a quelques jours,
une Note sur l’actuelle crise financière et sur
ses répercussions sur la société et sur les
individus. Il s’agit de quelques points de réflexion
destinés à promouvoir le dialogue sur plusieurs
aspects éthiques qui devraient régir les
rapports entre la finance et le développement, et
à encourager les gouvernements et les acteurs économiques
à rechercher des solutions durables et solidaires
pour le bien de tous, et plus particulièrement
pour ceux qui sont les plus exposés aux
dramatiques conséquences de la crise. La justice,
pour revenir à elle, ne revêt pas seulement une
portée sociale ou même éthique. Elle ne renvoie
pas uniquement à ce qui est équitable ou
conforme au droit. L’étymologie hébraïque du
mot justice fait référence à ce qui est ajusté.
La justice de Dieu se manifeste donc par sa
justesse. Elle remet tout en place, tout en ordre,
afin que le monde soit conforme au dessein de Dieu
et à son ordre (Cf. Is 11, 3 -5). La
noble tâche de l’Ambassadeur consiste donc à déployer
son art afin que tout soit « ajusté »
pour que la nation qu’il sert vive non seulement
en paix avec les autres pays mais aussi selon la
justice qui s’exprime par l’équité et la
solidarité dans les rapports internationaux, et
pour que les concitoyens, jouissant de la paix
sociale, puissent vivre librement et sereinement
leurs croyances et rejoindre ainsi la « justesse »
de Dieu.
Vous
venez de débuter, Mesdames et Messieurs les
Ambassadeurs, votre mission auprès du Saint-Siège.
Je vous présente à nouveau mes vœux les plus
cordiaux pour la bonne réussite de la fonction si
délicate que vous êtes appelés à accomplir.
J’implore le Tout-Puissant de vous soutenir et
de vous accompagner, vous-mêmes, vos proches, vos
collaborateurs et tous vos compatriotes, afin de
contribuer à l’avènement d’un monde plus
pacifique et plus juste. Que Dieu vous comble de
l’abondance de ses bénédictions !
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI MALAWI
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. ISAAC
CHIKWEKWERE LAMBA
Your
Excellency,
As
you present the Letters accrediting you as the
Ambassador and Minister Plenipotentiary of the
Republic of Malawi to the Holy See, I offer you a
cordial welcome. I ask you kindly to convey my
greetings to the President, Dr. Bingu wa Mutharika,
together with my prayerful good wishes that
Almighty God will bless the nation and its people
with prosperity and peace.
I
thank you for your gracious mention of the
Church’s contribution to Malawi’s spiritual
and economic development, especially through her
apostolates in the areas of education, charitable
assistance and health care. This mission has its
source and inspiration in the Church’s desire to
bear witness to the love of God (cf. Deus
Caritas Est, 20); as such, it knows no
boundaries of race or creed, but seeks to enable
each human person to develop fully as an
individual and as a member of a society marked by
solidarity and genuine concern for the needs of
others. The recent foundation of the Catholic
University in Blantyre is a sign of the Church’s
commitment to the intellectual and human formation
of those young people who will become the leaders
of the next generation, with responsibility for
shaping the future of your country and that of the
greater continent of which it is a part.
Africa
in fact is increasingly aware of the urgent need
for unity and cooperation in facing the challenges
of the future and ensuring sound and integral
development for its people. This demands wise and
far-sighted policies, the prudent stewardship of
resources, and a resolve to curb corruption and
injustice, as well as to promote civic
responsibility and fraternal solidarity at every
level of society (cf. Ecclesia in Africa,
92). In a special way, political leaders must have
a deep sense of their duty to advance the common
good, and thus be firmly committed to dialogue and
readiness to transcend particular interests in the
service of the whole body politic. Like many of
its neighbours, Malawi has experienced the
difficulties and struggles born of the effort to
build a free, modern and democratic society. It is
my hope that the important steps currently being
taken by your country’s religious and social
leaders to help open broader avenues of
communication and greater cooperation in the
nation’s political life will bear fruit in a
renewed determination to tackle together the
critical issues facing Malawi at the present time.
Indeed,
the struggle against poverty, the need to ensure
food security, and the continuing efforts to
combat disease, especially the scourge of AIDS,
represent development priorities which cannot be
deferred. Authentic development, in addition to
its necessary economic aspect, must contribute to
the intellectual, cultural and moral advancement
of individuals and peoples. The Church is
convinced that the Gospel confirms and ennobles
whatever is true and good in the traditional
wisdom and values of the peoples whom she
encounters (cf. Nostra Aetate, 2). For this
reason, she is concerned to promote models of
integral development, while resisting models of
progress which run counter to those traditional
values. As Malawi seeks to foster a sound economic
growth, it is necessary that meeting basic human
needs and ensuring a dignified standard of living,
especially for the most indigent strata of the
population, continue to be essential priorities.
Similarly, economically and ethically sound models
of development must include a specific commitment
to respect the natural environment, which is a
treasure entrusted to all humanity to be
responsibly cultivated and protected for the good
of future generations (cf. Message for the 2008
World Day of Peace, 7).
I
have noted with appreciation your reference to the
religious tolerance which marks your nation’s
life, and to the importance for society of
respectful and harmonious relations between the
followers of the various religions. The freedom of
religion guaranteed by Malawi’s constitution has
enabled the Church to proclaim her message without
coercion or interference, and to carry out her
works of education and charity. It has also
allowed the Catholic community to participate
freely in civic life, to contribute to the
formation of consciences, and to bring out the
moral dimension of the various social, political
and economic issues affecting national life. In
carrying out her activities, the Church in Malawi
seeks no privileges for herself, but only the
autonomy needed to fulfil her mission in the
service of God and man. Since respect for
conscience and religious freedom are the
cornerstone of the whole structure of human rights
(cf. Address to the Diplomatic Corps Attached
to the Holy See, 7 January 2008), the sure
guarantee of those rights must be seen as an
essential condition for the building of a truly
just, free and fraternal society.
Your
Excellency, as you prepare to take up your mission
in the service of Malawi and its people, I offer
you my prayerful good wishes, while assuring you
that the various offices of the Holy See are
prepared to assist you in the fulfilment of your
high duties. I trust that your mission will serve
to consolidate the good relations existing between
the Holy See and the Republic of Malawi. Upon you
and your family, and upon all your fellow citizens,
I cordially invoke Almighty God’s blessings of
joy and peace.
S.E.
il Sig. Isaac Chikwekwere Lamba
Ambasciatore
del Malawi presso la Santa Sede
È
nato a Mzuzila Lilongue il 10 novembre 1945.
È
sposato ed ha quattro figli.
Baccalaureato
all’University of Malawi (1969), ha
conseguito una laurea in Educazione (Dalhousie
University, 1973) ed un master in
Storia (Dalhousie University, 1975) nonché
un dottorato in Storia (University of Edinburgh,
1984) ed una specializzazione in "Diplomazia
preventiva e Risoluzione dei conflitti" (Columbia
University, 2003).
Ha
ricoperto, tra gli altri, i seguenti incarichi:
Amministratore universitario (1969-1970) e
Segretario Amministrativo del College of
Education (1970-1971); Docente di Storia
presso l’University of Malawi
(1970-2005); Decano della Facoltà di Scienze
Sociali dell’University of Malawi
(1984-1985); Vice Direttore del Malawi
Institute of Education (1985-1987); Segretario
permanente del Ministero dell’Educazione e della
Cultura (1988-1991); Vice Ambasciatore in Francia
e Vice Delegato permanente presso l’UNESCO
(1991-1993); Console generale in Sud Africa
(2000-2001); Rappresentante Permanente, col grado
di Ambasciatore, presso l’ONU a New York
(2001-2003); Membro di delegazioni ufficiali del
Malawi per incontri e conferenze in numerosi Paesi
e presso vari Organismi Internazionali
(1987-2007),
Dal
2007 è Ambasciatore in Germania, ove risiede.
Parla
l’inglese, il francese e cinque lingue africane
di Malawi, Zimbabwe e Zambia.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI SVEZIA
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. LA SIG.RA PEROLS ULLA
BIRGITTA GUDMUNDSON
Your
Excellency,
I
am pleased to welcome you to the Vatican and to
accept the Letters accrediting you as Ambassador
Extraordinary and Plenipotentiary of the Kingdom
of Sweden to the Holy See. I would like to express
my gratitude for the good wishes that you bring
from King Carl XVI Gustaf. Please convey to His
Majesty my cordial greetings and assure him of my
continued prayers for all the people of your
nation.
The
Holy See values its diplomatic links with Sweden,
now more than a quarter of a century old. Since
the recent relocation to Stockholm of the
residence of the Apostolic Nuncio to the Nordic
countries, relations between Sweden and the Holy
See have been taken a stage further. Moreover,
your country’s Catholic population has grown
considerably in the last few years, not least
because of the large numbers of refugees from all
over the world who have been so generously
welcomed. It is particularly appreciated that
thousands of Christian refugees from Iraq have
been admitted to Sweden. As you know, the plight
of Christians in the Middle East is of great
concern to me, and while I pray daily for an
improvement in conditions in their homelands that
would allow them to remain, at the same time I
acknowledge with gratitude the welcome given to
those who have been forced to flee. The
opportunity to worship in accordance with their
own traditions has been an important element in
enabling them to feel at home, and your Government
has shown wisdom in recognizing the key role
played in this regard by the various Churches to
which they belong.
Openness
to immigration inevitably brings with it the
challenge of maintaining harmonious relations
between diverse elements in the population. Your
Government has made prudent efforts to promote
integration, and the Catholic community is keen to
offer its own contribution by building up social
cohesion and providing an education in the virtues.
In the area of commitment to the dignity of the
human person and the defence of human rights and
individual freedoms, there is much common ground
between the Church and the Swedish authorities, as
Your Excellency has observed. It will be important
to build further on this in the years ahead.
Maintaining
a balance between competing freedoms represents
one of the most delicate moral challenges faced by
the modern State. Some of the dilemmas that arise
are of particular concern to the Holy See. For
example, every liberal society has to assess
carefully to what extent freedom of speech and
expression can be allowed to ignore religious
sensibilities. The question is of particular
importance when the harmonious integration of
different religious groups is a priority.
Furthermore, the right to be defended against
discrimination is sometimes invoked in
circumstances that place in question the right of
religious groups to state and put into practice
their strongly held convictions, for example,
concerning the fundamental importance for society
of the institution of marriage, understood as a
lifelong union between a man and a woman, open to
the transmission of life. And even the right to
life itself, in the case of the unborn, is often
denied the unconditional legal protection that it
deserves. This year’s sixtieth anniversary of
the Universal Declaration of Human Rights
urges us to consider to what extent our society
guarantees the legitimate rights of all its
members, especially the weakest and most
vulnerable. The Holy See is eager to engage with
all interested parties in the continuing debate
that surrounds these questions in today’s world.
On
an international level, Sweden makes many
important contributions to the maintenance of
peace and the fight against poverty. Always eager
to encourage humanitarian and peace-keeping
initiatives in troubled parts of the world, the
Holy See welcomes the contributions made by your
country to help resolve conflicts, for example in
Africa, the Balkans, the Middle East and
Afghanistan. It is opportune to pay tribute to the
work of many of your countrymen and women, like
Count Folke Bernadotte, Dag Hammarskjöld and
countless others, who have dedicated their lives
to peace missions around the world. Among the more
affluent countries, Sweden stands out for its
assistance to development projects for the benefit
of poorer nations. Sweden’s active role in
promoting the good of humanity is eloquently
expressed in the prestigious awards that she
grants to men and women of outstanding achievement
in the arts, the sciences and in peace-making. In
acknowledging all these worthy activities, I would
like to put on record the Holy See’s
appreciation for the action of the Swedish
Government in conferring the Per Anger
Prize on Archbishop Gennaro Verolino in 2004, in
recognition of his work for human rights during
the years when he was stationed at the Nunciature
in Budapest during the Second World War.
Your
Excellency, in offering my best wishes for the
success of your mission, I would like to assure
you that the various departments of the Roman
Curia are ready to provide help and support in the
fulfilment of your duties. Upon Your Excellency,
your family and all the people of the Kingdom of
Sweden, I cordially invoke God’s abundant
blessings.
S.E.
la Sig.ra Perols Ulla Birgitta Gudmundson
Ambasciatore
di Svezia presso la Santa Sede
È
nata il 23 marzo 1949.
Laureata
in scienze politiche (Università di Uppsala,
1972), si è specializzata in amministrazione
pubblica (Università di Stoccolma, 1976).
Dopo
aver svolto l'attività di docente presso
l'Università di Stoccolma (1976-1977), è stata
successivamente Segretario del Consiglio nazionale
per i disabili (1977-1979), Segretario del
Comitato preparatorio per il Programma
internazionale sui profughi - Iydp (1979-1982) e
direttore dell'Ufficio nazionale per le verifiche
(1980-1983).
Intrapresa
la carriera diplomatica nel 1983, ha ricoperto i
seguenti incarichi: secondo segretario presso il
ministero degli Affari esteri (1983-1984); secondo
segretario presso l'Ambasciata a Bangkok
(1984-1987); primo segretario nella delegazione
svedese presso la Comunità Europea (1987-1990);
primo segretario del dipartimento per l'Asia
presso il ministero degli Affari esteri
(1990-1992); primo segretario e direttore del
dipartimento per l'Europa occidentale presso il
ministero degli Affari esteri (1992-1994) nonché
esperto della Commissione Europea (1993);
corrispondente europea presso il ministero degli
Affari esteri (1994-1995); vice capo della
Missione svedese presso la Nato a Bruxelles
(1995-1999); segretario generale dell'ufficio «difesa
e società» presso il ministero degli Affari
esteri (2000-2001); scrittrice e conferenziere
(2001-2003); consigliere esperto (2003-2004) e poi
direttore dell'ufficio per l'analisi politica del
ministero degli Affari esteri (2004-2007). Dal
2007 è vice direttore generale presso il
ministero degli Affari esteri.
L'Ambasciatore
Gudmundson risiede in Svezia. Parla inglese,
francese e tedesco e conosce l'italiano e lo
spagnolo.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI SIERRA LEONE
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. CHRISTIAN SHEKA
KARGBO
Your
Excellency,
It
is my pleasure to welcome you to the Vatican and
to receive the Letters of Credence that accredit
you as Ambassador Extraordinary and
Plenipotentiary of the Republic of Sierra Leone to
the Holy See. I thank you for the courteous
greetings and sentiments of good will which you
have expressed on behalf of His Excellency, Dr
Ernest Bai Koroma, President of the Republic.
Please convey to him my gratitude and my personal
congratulations and good wishes as he guides the
country in his capacity as Head of State. I would
also ask you kindly to convey my greetings and
good wishes to the members of the Government, the
civil authorities and to all your fellow citizens.
Mr
Ambassador, your country’s return to peace and
stability, after many years of conflict, is a
great sign of hope for Africa and for the world.
Indeed, the recent elections manifested the
people’s desire for a lasting peace and a solid
democracy. The smooth transition from one
government to another speaks well of the
country’s political representatives and their
desire to serve their constituencies. It is
edifying to see how these events have inaugurated
a new chapter in your national history after so
many destructive years of violence. I join my
hopes with those of others as I pray that the
nation will continue along the path of building
ever stronger democratic institutions, fostering
justice and strengthening the common good.
As
your people engage in this delicate mission of
nation building, all the more arduous since it
must be undertaken against the background of a
troubled international economic climate, your
Government is rightly emphasizing the priority to
revive agriculture and industry in accordance with
the needs of the population and with due respect
for the environment and the well-being of future
generations. This kind of sustained development,
which fosters proper management of the country’s
resources, can only be effectively achieved in
today’s globalized economy by concerted
cooperation between the private and public sectors,
and by open dialogue with other countries and
international bodies. If the young people of your
country, who are willing to play their part in the
progress of the nation, are provided with adequate
training and conditions favourable to greater
employment opportunities, then the entire nation
will benefit. I have no doubt that these
initiatives, taken together with the present
climate of social stability, will provide an
incentive to those wishing to participate in your
nation’s economic development. For her part, the
Catholic Church is confident that the services she
provides in health care, social programmes and
education will continue to have an increasingly
positive impact on the struggle against disease,
poverty and underdevelopment. Indeed she sees her
mission, as a task intimately associated with the
promotion of integral human development (cf. Ecclesia
inAfrica, 68).
Mr
Ambassador, your Government has given priority to
the sensitive task of healing the moral fibre of
society and is convinced that the eradication of
corrupt practices in politics is a key issue in
this process. Experience has shown that nations
can make steady progress only when the majority of
their citizens are properly nourished, well
educated and respectful towards others. The Church
will continue to cooperate in the promotion of a
moral climate of hope for the future. Indeed, she
is pleased to contribute to this important task
especially in the field of education, where new
generations of young people are formed so as to
become active and responsible members of society.
This mission is all the more successful and
fulfilling for all involved when educational
institutions, inspired by religious values and
principles, can enjoy a sufficient and acceptable
degree of institutional autonomy and initiative.
Your
Excellency, Sierra Leone is blessed to be free
from ethnic or religious conflict. Diversity, in
language and customs, represents a richness that
must be valued. Moreover religion teaches its
adherents to consider others as brothers and
sisters who are called together in the great human
family to build up a common home in peace and
cooperation. The Catholic Church in Sierra Leone
will continue to encourage mutual understanding
and good will among different ethnic and religious
groups by opposing prejudice and supporting
cooperation (cf. Ecclesia in Africa, 109).
By engaging in interreligious dialogue, she is
confident that the example of a close, respectful
relationship among religious leaders will bring
believers to consolidate their attitudes of mutual
understanding and peaceful cooperation.
Mr
Ambassador, these are some of the reflections that
the present situation of Sierra Leone has
suggested. I wish you every success in your
mission and I invite you to avail yourself of the
willing cooperation of the Departments of the
Roman Curia. May Almighty God bestow upon Your
Excellency, your family and the nation you
represent, abundant and lasting blessings of
well-being and peace!
S.E.
il Sig. Christian Sheka Kargbo
Ambasciatore
di Sierra Leone presso la Santa Sede
È
nato a Gbendembu Village il 10 novembre 1953. È
sposato e ha cinque figli.
Laureato
in educazione per l'agricoltura (Università di
Sierra Leone, 1976), ha conseguito un dottorato in
economia e management (Illinois University, Stati
Uniti d'America, 1983).
Ha
ricoperto i seguenti incarichi: consulente presso
la Banca Mondiale per progetti agro-industriali e
programmi di sviluppo e investimenti in Paesi del
Caricum e in Africa (1983-1985); docente di
economia presso l'Università di Manitoba a
Winnipeg, Canada (1985-1987); docente di economia
presso l'Università di Sierra Leone a Freetown
(1987-1990); direttore senior presso la Banca
dello sviluppo nazionale (Ndb) a Freetown;
ricercatore senior presso la Banca di Sierra Leone
(1987-1988); presidente fondatore della Società
Research and Development Consultant (Rdc) e Capo
dell'unità per il finanziamento di Banche in
Africa e in Europa (1989-1995); consulente tecnico
e manager del Settore per i programmi di supporto
strutturale (Sasp) per il sollievo della povertà
e l'azione sociale tra Sierra Leone e Unione
europea (1989-1996); segretario di Stato per la
pianificazione dello sviluppo e l'economia, nonché
responsabile del personale nei Programmi per la
riconciliazione e la riabilitazione di zone di
guerra della Sierra Leone (1996); Governatore
della Banca di Sierra Leone (1997-1998);
consulente economico della Banca Mondiale
(2000-2007).
Dal
novembre 2007 è Ambasciatore in Belgio, ove
risiede. È autore di pubblicazioni su argomenti
di economia, di sviluppo industriale, di
agricoltura e di commercio. Parla inglese e
conosce il francese.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE D’ISLANDA
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. LA SIG.RA ELÍN
FLYGENRING
Your
Excellency,
It
is my pleasure to welcome you to the Vatican as
you present the Letters of Credence by which you
are appointed Ambassador Extraordinary and
Plenipotentiary of the Republic of Iceland to the
Holy See. I am grateful for the courteous
greetings and sentiments of good will which you
have expressed. I would ask you kindly to convey
to His Excellency President Ólafur Ragnar Grímsson,
to the civil authorities and to all the people of
Iceland, my prayerful good wishes.
Your
presence here today, Madam Ambassador, is another
milestone in that common journey of understanding
and cooperation between Iceland and the Holy See
which we have together undertaken since the
establishment of formal diplomatic relations in
1976. The visit which my venerable predecessor,
Pope John Paul II, paid to your country in 1989
was an eloquent expression of the closeness of
that relationship. Indeed, the cordial reception
he received, and the warmth of his words and
gestures were, in a sense, a symbolic renewal of
mutual appreciation and the desire to continue to
work together in respectful collaboration. Iceland
and the Holy See have many areas of common concern
in the international arena, among which I would
mention healthcare and the environment, freedom of
conscience and religion, the promotion of peace
and dialogue, and the search for an ever more just
and equitable international order. I am confident
that the responsibility which you are now assuming
will continue to consolidate the promotion of
these and other shared values.
Your
Excellency’s mission may also draw inspiration
from that special event in the life and identity
of the nation, when Christianity was accepted by
the people of Iceland at your national Parliament
more than a thousand years ago. Christians in your
country can look back with gratitude to that
moment and recall the truths, principles and
values enshrined in your society’s institutions,
laws and customs which continue to nurture and
educate the population. My venerable predecessor,
Pope John Paul II, in naming Saint Thorlac the
Patron Saint of Iceland, rightly underlined the
formative presence of the faith in your land. I
personally had an opportunity to appreciate this
heritage when His Excellency Prime Minister Geir
H. Haarde kindly presented to me a copy of the new
Icelandic translation of the Bible during his
visit to the Vatican. It is my fervent hope that
the people of Iceland, as individuals and as a
nation, will continue to draw inspiration from
this rich tradition. I pray that it will enlighten
them as they defend and promote human rights at
home and abroad while encouraging respect for all
religions and the legitimate exercise of freedom.
Catholics
in Iceland, though a numerically small community,
are committed to religious and human service of
all their brothers and sisters, both nationals and
immigrants. This task has been made easier thanks
to the relationship developed over the years
between the Evangelical Lutheran Church of Iceland
and the Catholic Church. Mature democracies, as
such, tend to educate people in tolerance and
mutual acceptance, in respectful dialogue and
collaboration for the common good. The positive
effects of this social and political environment
are enriched when Christians receive and practise
the gift of charity that is expressed through
dialogue and practical collaboration. I trust that
in your country the members of the Catholic Church
and all who search for Christian unity and for the
wider good of society will continue to grow in
mutual knowledge, respect and cooperation. As they
seek to promote together an ever more dignified
and humane society, I pray that they will be
enriched by the gift of love, knowing that "a
pure and generous love is the best witness to the
God in whom we believe and by whom we are driven
to love" (Deus Caritas Est, 31c).
On
the global scene, the Holy See appreciates the
interest your country has shown in favouring a
greater involvement of the international community
in the promotion of peace through the defence of
human rights and the rule of law, in the struggle
against poverty and especially in the protection
of the environment. Your country’s experience
and technological expertise in the use of
alternative energies can be of great service to
other populations and contribute to mankind’s
desire to be better stewards of God’s creation.
I likewise cannot fail to commend Iceland’s
concern for those who suffer the effects of war
and underdevelopment which has made your
population generously open in receiving refugees
and, among other initiatives, eager to see
international trade established on a more
equitable basis.
In
your address, Madam Ambassador, you mentioned
difficulties experienced by your fellow citizens
as a result of recent financial hardships. People
worldwide are surveying with apprehension the
present period of international economic
instability. The Holy See is concerned for its
negative effects on countries and individuals, and
follows with particular attention the proposals to
consolidate national and international financial
institutions on more prudent and morally
responsible foundations. I pray that political and
economic leaders will be guided in their decisions
by wisdom, foresight and appreciation of the
common good. I am confident that the people of
Iceland, noted for their resilience and courage,
will overcome this time of turbulence and that,
with the Lord’s good favour, through wise
political decisions and with the help of the
nation’s many professionally qualified and
competent sons and daughters, they will once again
enjoy economic stability.
Your
Excellency, please receive these reflections as an
expression of the Holy See’s attentive
consideration and appreciation of your country. I
wish you every success in your new mission and I
invite you to count on the cooperation of the
different Departments of the Roman Curia. Once
again I am pleased to renew my good wishes to His
Excellency President Ólafur Ragnar Grímsson, and
to the Government and people of your country. May
Almighty God bestow upon the nation abundant and
lasting blessings of well-being, stability and
peace!
S.E.
la Sig.ra Elín Flygenring
Ambasciatore
d'Islanda presso la Santa Sede
È
nata a Hafnarfjördur nel 1957. È sposata e ha
due figlie.
Laureata
in legge (Università d'Islanda, 1982), è
avvocato (attorney) dal 1986 e ha conseguito un
diploma in studi legali (Università di Stoccolma,
1987) e un master in diritto comparato (Università
di Stoccolma, 1988).
Ha
ricoperto i seguenti incarichi: segretario
generale presso l'Equality Council a
Reykjavik (1982-1986); capo dipartimento presso il
Nordic Council (1988-1994); direttore della
delegazione parlamentare islandese presso il
Nordic Council (1994-1996); direttore del
dipartimento internazionale presso il Parlamento
d'Islanda (1996-1998); advisor (1998), consigliere
(1999) e ministro consigliere (2000) presso il
ministero degli Affari esteri; ministro
consigliere presso l'Ambasciata d'Islanda a
Berlino (2001-2003); direttore di Dipartimento
presso il ministero degli Affari esteri
(2003-2006); capo del protocollo del ministero
degli Affari esteri (2006-2008).
Attualmente,
l'Ambasciatore Flygenring è rappresentante
permanente d'Islanda presso il Consiglio d'Europa
a Strasburgo, ove risiede. Parla svedese, inglese,
tedesco e danese.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI LUSSEMBURGO
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. PAUL DÜHR
Monsieur
l'Ambassadeur,
Je
suis heureux d'accueillir Votre Excellence en
cette circonstance solennelle de la présentation
des Lettres qui L'accréditent en qualité d'Ambassadeur
extraordinaire et plénipotentiaire du Grand-Duché
de Luxembourg près le Saint-Siège. Je vous
remercie, Monsieur l’Ambassadeur, pour les
paroles cordiales que vous m’avez adressées. Je
vous saurais gré de bien vouloir exprimer à Son
Altesse Royale le Grand-Duc Henri mes vœux
cordiaux pour sa personne et pour la famille
grand-ducale ainsi que pour le bonheur et la réussite
du peuple luxembourgeois. Je prie Dieu d’accompagner
les efforts et les initiatives de toutes les
personnes qui portent le souci du bien commun.
En
cette fin d’année, s’achèvent les festivités
qui ont marqué la célébration du 1350ème anniversaire
de la naissance de saint Willibrord, le patron
secondaire de votre nation. Infatigable
missionnaire au milieu des plus grandes
vicissitudes politiques, c’est, en particulier,
grâce à lui que la semence de l’Évangile a été
déposée dans votre terre, qu’elle a grandi et
porté du fruit et qu’elle a laissé une
empreinte profonde sur l’histoire de votre pays.
Aujourd’hui encore, la communauté catholique
participe activement à la vie sociale et
politique de votre nation cherchant à apporter
une contribution utile au bien-être de toute la
population et à participer efficacement à la résolution
des problèmes qui affectent la vie des hommes.
C’est
notamment un pressant devoir commun à tous de
protéger la dignité de l’homme des agressions
que lui font subir les situations de pauvreté qui
existent même au sein des nations les plus développées
comme la vôtre. Cette attention doit se déployer
à divers niveaux : à travers des actions de
proximité, mais aussi à l’échelle nationale,
sans oublier la coopération internationale. Que
la crise financière actuelle qui suscite tant
d’inquiétudes ne détourne cependant pas votre
pays des efforts qu’il consent pour la solidarité
et l’aide au développement. Je souhaite que
votre pays sache également réaffirmer auprès
des autres nations développées avec lesquelles
il entretient des relations étroites, que les
pays riches ne peuvent oublier leurs responsabilités,
en premier lieu, en faveur du sort des populations
les plus pauvres. La prospérité dont jouit
heureusement votre nation lui donne un devoir d’exemplarité.
Le
contexte économique invite paradoxalement à
rechercher le vrai trésor de l’existence et à
être attentif aux équilibres qui permettent une
vie sociale harmonieuse. Parmi tous les éléments
qui y contribuent, figure à n’en pas douter le
respect du dimanche. Au-delà de sa signification
religieuse, la singularité de ce jour rappelle à
chaque citoyen sa haute dignité et que son labeur
n’est pas servile. Ce jour est offert à tous
pour que l’homme ne soit pas réduit à n’être
qu’une force de travail ou un consommateur mais
qu’il puisse se reposer et consacrer du temps
aux réalités les plus hautes de la vie humaine :
la vie familiale, la rencontre gratuite avec les
autres, les activités de l’esprit et le culte
rendu à Dieu. Il est important de ne pas perdre,
dans une vaine et dangereuse course au profit, ce
qui est, non seulement un acquis social, mais
surtout le trait d’une sagesse humaniste
profonde.
Je
voudrais, Monsieur l’Ambassadeur, saisir aussi
l’occasion de notre rencontre pour exprimer ma
très vive préoccupation au sujet du texte de loi
sur l’euthanasie et le suicide assisté,
actuellement en débat au Parlement. Ce texte,
accompagné par ailleurs et d’une manière
contradictoire, d’un autre projet qui contient
d’heureuses dispositions législatives pour développer
les soins palliatifs afin de rendre la souffrance
plus supportable dans la phase finale de la
maladie et favoriser pour le patient un
accompagnement humain approprié, légitime concrètement
la possibilité de mettre fin à la vie. Les
responsables politiques, dont le devoir grave est
de servir le bien de l’homme, tout comme les médecins
et les familles, doivent se rappeler que « la
décision délibérée de priver un être humain
innocent de sa vie est toujours mauvaise du point
de vue moral et ne peut jamais être licite »
(Encyc. Evangelium vitae, n.57). En vérité,
l’amour et la vraie compassion empruntent une
autre voie. La demande qui monte du cœur de l’homme
dans sa suprême confrontation avec la souffrance
et la mort, spécialement quand il est tenté de
se livrer au désespoir et qu’il est égaré au
point de souhaiter disparaître, est surtout une
demande d’accompagnement et un appel à plus de
solidarité et de soutien dans l’épreuve. Cet
appel peut apparaître exigeant, mais il est seul
digne de l’être humain et il ouvre à des
solidarités nouvelles et plus profondes qui
viennent, en définitive, enrichir et fortifier
les liens familiaux et sociaux. Sur ce chemin d’humanisation,
tous les hommes de bonne volonté sont invités à
coopérer et l’Église, pour sa part, veut résolument
y engager toutes ses ressources d’attention et
de service. Fidèle aux racines chrétiennes e
t
humanistes de sa nation et au constant souci de
promouvoir le bien commun, que le peuple
luxembourgeois, dans toutes ses composantes, ait
toujours à cœur de réaffirmer la grandeur et le
caractère inviolable de la vie humaine !
Par
votre intermédiaire, Monsieur l'Ambassadeur, je
suis heureux en conclusion de saluer Mgr Fernand
Franck, Archevêque de Luxembourg, les prêtres,
les diacres et tous les fidèles qui forment la
communauté catholique du Grand-Duché. Comme je
l’ai souligné, je sais qu'ils ont à cœur le
souci de construire, avec les autres citoyens, une
vie sociale où chacun puisse trouver les voies
d’un épanouissement personnel et collectif. Que
Dieu confirme ces bonnes dispositions !
Au
moment où Votre Excellence inaugure
officiellement ses fonctions auprès du Saint-Siège,
je forme les souhaits les meilleurs pour l’heureux
accomplissement de sa mission. Soyez sûr,
Monsieur l'Ambassadeur, de toujours trouver auprès
de mes collaborateurs attention et compréhension
cordiales. En invoquant l’intercession de la
Vierge Marie et de saint Willibrord, je prie le
Seigneur de répandre de généreuses bénédictions
sur vous-même, sur votre famille et sur vos
collaborateurs, ainsi que sur les dirigeants et le
peuple luxembourgeois.
S.E.
il Sig. Paul Dühr
Ambasciatore
di Lussemburgo presso la Santa Sede
È
nato a Lussemburgo il 17 settembre 1956.
È
sposato ed ha due figli.
Laureato
in Diritto privato (Università d’Aix-Marseille
III), è avvocato.
Intrapresa
la carriera diplomatica nel 1985, ha ricoperto i
seguenti incarichi: Funzionario presso il
Ministero degli Affari Esteri (1985-1988);
Rappresentante permanente aggiunto presso il
Consiglio d’Europa a Strasburgo (1988-1989);
Rappresentante permanente aggiunto presso le
Nazioni Unite a Ginevra (1990-1998); Ambasciatore
in Portogallo (1998-2003); Rappresentante
permanente, con rango di Ambasciatore, presso il
Comitato per la Politica e la Sicurezza
dell’Unione Europea a Bruxelles (2003-2007).
Dal
settembre 2007 è Segretario Generale del
Ministero degli Affari Esteri a Lussemburgo, ove
risiede.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI MADAGASCAR
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. RAJAONARIVONY
NARISOA
Monsieur
l’Ambassadeur,
C’est
avec plaisir, Excellence, que je vous reçois
aujourd’hui et que je vous souhaite la bienvenue
alors que vous me présentez les Lettres qui vous
accréditent comme Ambassadeur extraordinaire et
plénipotentiaire de la République de Madagascar
près le Saint-Siège. Vous remercierez Son
Excellence Monsieur Marc Ravalomanana, Président
de la République, pour ses vœux cordiaux et, en
retour, je vous prie de bien vouloir Lui
transmettre les miens qui sont déférents pour sa
personne et pour sa haute mission au service de
ses concitoyens. Je voudrais aussi saluer à
travers vous l’ensemble du cher peuple malgache.
J’ai
été sensible, Monsieur l’Ambassadeur, aux
paroles courtoises que vous m’avez adressées et
je vous en remercie. La « Grande Ile »
n’a pas été épargnée cette année par des
calamités naturelles. Des cyclones ont détruit
de nombreuses habitations, des ponts et des routes,
et les rizières et les troupeaux ont subi de
graves dommages. Des personnes sont mortes, d’autres
ont été blessées et d’autres encore ont perdu
leurs biens. Je voudrais assurer l’ensemble du
peuple malgache de ma proximité dans le souci et
la prière. Que Dieu, dans sa bonté, ait pitié
de son peuple et entende la voix de ceux qui l’appellent
(cf. Ps 5, 3) et implorent son secours ! Et
avec le psalmiste je dis : « Lève-toi,
Seigneur ! Dieu, étends la main ! N’oublie
pas le pauvre ! » (Ps. 9b, 12). Dans ce
contexte, il est heureux que le Prix de la
Fondation saint Matthieu en mémoire du Cardinal
François-Xavier Van Thuân, Solidarité et Développement
2008, ait été concédé, le 13 novembre dernier
à l’occasion de la célébration du 60ème
anniversaire de la Déclaration Universelle des
Droits de l’Homme, au projet AKAMASOA de
maisonnettes destinées aux sans-abris d’Antananarivo.
Il
y a deux ans, en 2006, le Président de la République
a présenté et commencé à mettre en œuvre le
« Madagascar Action Plan » (MAP)
et le « Fihavanana » (Fraternité
Solidaire) destinés à développer le pays,
surtout les zones rurales, à construire des
routes et à protéger la nature, ainsi qu’à
favoriser l’harmonie sociale et la paix. Sont
promues aussi la scolarisation, les mesures en
faveur de la baisse de la mortalité infantile et
de la lutte contre les grandes pandémies. Je
souhaite pour Madagascar que ces projets et ces réalisations
trouvent la faveur renouvelée de la communauté
internationale qui continuera à démontrer sa
grande générosité et évitera de prétexter la
crise financière qui secoue les économies
mondiales et nationales pour réduire ou supprimer
ses aides.
En
juillet de l’an prochain, votre pays, Excellence,
sera l’hôte du sommet de l’Union Africaine,
et l’année suivante il recevra celui de la
Francophonie. Ces deux événements orienteront
l’attention internationale vers Madagascar et
lui permettront d’œuvrer en faveur de la
concorde entre les peuples et de la paix, surtout
dans le continent africain torturé par d’innombrables
conflits internes ou entre états, et par des
drames humains qui affligent une population sans défense,
obligée trop souvent à lutter pour sa survie
humaine et matérielle. Ces rencontres
internationales, qui sont à encourager,
favorisent non seulement le dialogue entre les
différents partenaires, mais, aussi et surtout,
elles ouvrent des portes à divers types de coopération
qui permettent d’échanger de manière réciproque,
dans la dignité, des biens et des valeurs qui
enrichiront les populations respectives et qui atténueront,
peu à peu, les déséquilibres socio-économiques
existants entre le nord et le sud de la planète.
Lorsque ces biens et ces valeurs seront pleinement
utilisés conformément au dessein du Seigneur
l’humanité entière en sortira grandie. Enfin,
ces rencontres internationales feront savoir au
monde que Madagascar désire, comme le disait déjà
mon vénéré Prédécesseur à l’Ambassadeur
malgache qui vous a précédé, s’engager
« toujours davantage sur la voie de la bonne
gouvernance et du respect des droits de l’homme »
(discours du 13 décembre 2002) en combattant,
entre autre, la violence sournoise de la
corruption et de la disparité entre les riches et
les pauvres, et en promouvant toujours plus les
nobles valeurs traditionnelles de votre pays.
Comme
vous le savez, Monsieur l’Ambassadeur, l’Eglise
catholique souhaite apporter sa contribution
propre. Elle est présente à Madagascar depuis
des siècles et elle est majoritairement malgache.
Les catholiques malgaches, laïcs et membres de la
hiérarchie ecclésiastique, partagent les
souffrances et les espérances de la population.
Ils collaborent, selon leurs moyens, au bien
commun et au développement du peuple malgache.
Ils désirent contribuer à l’édification
d’une société fondée sur la justice et la
paix. Leur intention est de servir au mieux l’Eglise
et le peuple dont ils sont les enfants dans cette
nation qui est la leur. Ils s’intéressent donc
à l’ensemble de la vie nationale et aux lois
qui la régissent comme aux projets de lois qui
devraient parfaire la vie quotidienne du citoyen.
La longue et riche tradition ecclésiale est un
apport positif dans la lente construction de la
nation. L’Eglise ne cherche pas à interférer
dans un domaine qui n’est pas le sien et qui est
d’ordre strictement politique, elle désire tout
simplement, en vertu de sa nature propre,
participer à l’édification et à la
consolidation de la vie nationale.
Vous
voudrez bien transmettre aussi, Monsieur l’Ambassadeur,
mes salutations à la communauté catholique de
votre pays. Elle participe au développement et à
la croissance de la nation toute entière et vous
savez son rôle dans les domaines de l’éducation
et de la santé, surtout pour les personnes les
plus démunies qu’elle essaye de soulager. L’Eglise
a donné de grandes figures qui se sont illustrées
par leur charité et leur amour pour Madagascar.
Je pense particulièrement à la bienheureuse
Victoire Rasoamanarivo et au vénérable Frère
Raphaël-Louis Rafiringa dont la Cause progresse.
Je suis certain que les jeunes générations
trouveront en eux des modèles toujours
contemporains à suivre et à imiter.
Alors
qu’officiellement commence votre mission de représentation
auprès du Saint-Siège, je vous offre, Monsieur
l’Ambassadeur, mes vœux cordiaux pour le succès
de votre noble tâche et je désire vous assurer
que vous trouverez toujours un bon accueil et une
compréhension attentive auprès de mes
collaborateurs, afin que les relations
harmonieuses qui existent entre la République de
Madagascar et le Saint-Siège puissent se
poursuivre et s’approfondir.
Sur
vous, Excellence, sur votre famille et sur vos
collaborateurs, ainsi que sur les Responsables de
la Nation et sur le peuple malgache tout entier,
j’invoque de grand cœur l’abondance des Bénédictions
de Dieu.
S.E.
il Sig. Rajaonarivony Narisoa
Ambasciatore
del Madagascar presso la Santa Sede
È
nato a Soanierana-Ivongo il 25 agosto 1955. È
sposato e ha tre figli.
Laureato
in lettere (Università di Madagascar, 1981), ha
conseguito un master in affari pubblici e
internazionali (University of Pittsburgh, Usa,
1988) e un dottorato in politica e amministrazione
pubblica (Auburn University, Usa, 1996).
Ha
svolto attività di docente in Patria (1981-1989),
e successivamente ha ricoperto i seguenti
incarichi: consigliere di Ambasciata in Gran
Bretagna (1989-1992); direttore generale di uno
studio privato, consulente di management e
marketing e amministratore di società
(1996-1998); coordinatore nazionale del programma
per lo sviluppo sostenibile (1998-2002); vice
Primo Ministro e ministro delle Finanze e del
Bilancio (2002); Ambasciatore negli Stati Uniti
d'America (2002-2007). Attualmente è Ambasciatore
a Parigi, ove risiede. Oltre al malgascio, parla
il francese e l'inglese.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DEL BELIZE
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. OSCAR AYUSO
Your
Excellency,
I
am pleased to welcome you to the Vatican and to
receive the Letters accrediting you as Ambassador
and Minister Plenipotentiary of Belize. I am
grateful for the greetings which you have brought
from the Governor-General and the Prime Minister,
and I ask you to convey to them my own cordial
greetings and good wishes, together with the
assurance of my prayers for you and your
fellow-citizens.
I
very much appreciate your kind reference to the
contribution made by the Church to the development
of your nation, especially through her
well-established educational and social
apostolates. A history of fruitful cooperation
with the civil authorities and respectful
relations with other religious groups has, in fact,
enabled the Church freely to carry out her proper
religious and cultural mission in Belize. The
support traditionally given by the state to
Catholic schools, and to the religious education
of the young, has not only benefited the Church,
but has also helped to strengthen the fabric of
society as a whole.
Young
people everywhere are entitled to a sound
education which can allow them to integrate the
intellectual, human and religious dimensions of
life within a coherent synthesis (cf. Gravissimum
Educationis, 1). Belizeans are rightly proud
of their rich history, the diversity of their
cultural and religious traditions, and the spirit
of mutual respect and cooperation which has long
characterized relations between various groups
within society. That impressive legacy cannot be
taken for granted, but needs to be constantly
reappropriated and consciously handed down to the
younger generation at every level of education and
community life.
This
task is particularly urgent today, when the values
which have traditionally shaped Belize’s
national life and identity are being challenged by
the importation of certain cultural models which,
tragically, sap the very energies and gifts which
young people bring to society: their idealism,
generosity, joy, hope and enthusiasm. By fostering
a climate of cynicism and alienation, they
facilitate the spread of a counter-culture of
violence and escapism, and the search for false
utopias through alcohol and drug abuse. The latter
phenomenon, which has proved destructive of so
many lives and hopes, is a source of particular
concern for all those committed to the welfare,
not only of the young, but of society as a whole.
The Church, for her part, wishes to help meet
these challenges by assisting young people to
discern, in the light of the Gospel, the lasting
truths which are the foundation of an authentic
and truly fulfilling life, and the basis of a
peaceful and humane social community.
Essential
to the future of any society are its families. In
my Message for the 2008 World Day of Peace,
I emphasized the unique role of the family as
"the foundation of society and the first and
indispensable teacher of peace" (No. 3).
Strong families have long been a hallmark of your
national life, and the Catholic community in
Belize is committed to work with all people of
good will in meeting responsibly the growing
threats to the institutions of marriage and the
family, especially by upholding the nature of
marriage based on the life-long union of a man and
woman, protecting the specific rights of the
family, and respecting the inviolable dignity of
all human life, from the moment of conception to
natural death. This witness, aimed at informing
public opinion and fostering wise, far-sighted
family policies, is meant to contribute to the
common good by defending an institution which has
been, and continues to be, "an essential
resource in the service of peace" and social
progress (cf. ibid., 5).
Within
the global community your nation has sought to
consolidate its ties with other countries and to
engage in programmes of international cooperation.
On the basis of its past history, its relatively
recent experience of independence, and the
stability of its political life, Belize can serve
as an encouragement and a point of reference not
only within the Caribbean and Central America, but
to young democracies in other parts of the world.
Through such solidarity, people of good will can
unite their efforts to create a social order
embodying the values of freedom, respectful
dialogue and cooperation in the service of the
common good, the safeguarding of human dignity,
and the fostering of effective concern for the
poor and the disadvantaged.
With
these sentiments, Mr Ambassador, I now offer you
my prayerful good wishes for the mission which you
have undertaken in the service of your country,
and I assure you of the readiness of the various
offices of the Holy See to assist you in the
fulfilment of your responsibilities. I am
confident that your representation will help to
strengthen the good relations existing between the
Holy See and Belize. Upon you and your family, and
upon all the beloved people of your nation, I
cordially invoke God’s blessings of joy and
peace.
S.E.
il Sig. Oscar Ayuso
Ambasciatore
del Belize presso la Santa Sede
È
nato in Belize il 22 dicembre 1957. È sposato e
ha due figli. È laureato in Business
Administration (University of the Southwestern,
Louisiana, Stati Uniti d'America, 1980).
Ha
ricoperto i seguenti incarichi: vicepresidente
della Camera di commercio e industria (1985-1989);
former chairman dell'Autorità portuale
(1989-1991); vicepresidente della Social security
board (1991-1993); primo vice deputato e
successivamente senatore del «Partito Democratico
Unito» (1998-2003).
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DELLA TUNISIA
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. LA SIG.RA RAFIÂA LIMAM
BAOUENDI
Madame
l’Ambassadeur,
Je
vous accueille avec plaisir au moment où vous présentez
les Lettres qui vous accréditent comme
Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire de
Tunisie auprès du Saint-Siège. Je vous remercie
des aimables paroles que vous m’avez adressées
ainsi que des salutations de Son Excellence
Monsieur Zine El Abidine Ben Ali, Président de la
République. Je vous saurais gré de bien vouloir
lui transmettre mes remerciements ainsi que mes vœux
cordiaux pour Sa personne ainsi que pour le peuple
tunisien tout entier.
Le
progrès économique et social est une nécessité
pour permettre à chaque personne comme à chaque
famille de jouir du bien-être nécessaire à son
plein développement. Je me réjouis donc de
savoir qu’au cours des dernières années votre
pays a connu une progression sensible dans ces
domaines. Dans la difficile situation économique
que connaît actuellement le monde, il est nécessaire
qu’une authentique solidarité se mette en place
aussi bien à l’intérieur de chaque pays qu’entre
les nations, afin que les plus pauvres ne soient
pas encore plus pénalisés. En effet, une
croissance économique obtenue au détriment des
êtres humains, de peuples entiers et de groupes
sociaux, condamnés à l’indigence et à l’exclusion,
n’est pas acceptable (cf. Compendium de la
doctrine sociale de l’Église, n. 332).
Par
ailleurs, le progrès économique doit aller de
pair avec le développement de la formation
humaine et spirituelle des personnes. En effet, la
vie de l’homme ne peut être réduite à une
dimension matérielle. Je salue les efforts
accomplis par la Tunisie pour l’éducation de la
jeunesse. Face aux difficultés et aux
incertitudes de la vie, ou encore parfois devant
un certain effacement des repères qui donnent
sens à l’existence, il est nécessaire que les
jeunes générations reçoivent une solide éducation
pour les aider à affronter les rapides
transformations des sociétés. Une attention
particulière aux diversités culturelles et
religieuses, leur permettra de mieux s’intégrer
dans un monde qui se caractérise de plus en plus
par un brassage des cultures et des religions,
ainsi que de contribuer à l’édification d’un
monde plus fraternel et plus solidaire.
En
effet, le dialogue entre les cultures et entre les
religions est de nos jours une nécessité
incontournable, afin de pouvoir agir ensemble pour
la paix et la stabilité du monde ainsi que pour
promouvoir le respect authentique de la personne
et des droits fondamentaux de l’homme. D’ailleurs,
la reconnaissance de la place centrale de la
personne et de la dignité de chaque être humain,
ainsi que le respect de la vie qui est un don de
Dieu et qui est donc sacrée, sont une base
commune pour construire un monde plus harmonieux
et plus accueillant aux légitimes diversités.
L’édification d’une société où chacun est
reconnu dans sa dignité implique aussi le respect
de la liberté de conscience et de la liberté de
religion pour chacun. Car l’expression des
convictions religieuses authentiques est la
manifestation la plus vraie de la liberté humaine.
La
position qu’occupe la Tunisie au Maghreb l’invite
à jouer un rôle important au niveau
international, particulièrement en Méditerranée
et en Afrique. L’établissement de relations de
bon voisinage entre les nations ne peut que
contribuer à une prise de conscience plus claire
de l’appartenance commune à l’unique famille
humaine. La coopération et les échanges entre
les nations sont donc à encourager non seulement
pour garantir à tous le droit au développement,
mais aussi pour établir une authentique communauté
de frères et de sœurs, appelés à former une
grande famille. Pour cela, au-dessus de la logique
étroite de relations de marché, la vie sociale
doit s’appuyer sur le fondement solide de
valeurs spirituelles et éthiques communes pour répondre
aux exigences du bien commun et préserver les
droits des plus faibles.
Madame
l’Ambassadeur, l’Église catholique manifeste
sa présence dans la société tunisienne
notamment par ses institutions éducatives ou
encore dans le domaine de la santé ou de l’attention
aux personnes handicapées. Par ses engagements au
service de la population, sans distinction
d’origine ou de religion, elle entend contribuer,
à sa manière, au bien commun. Le respect et la
bienveillance manifestés à l’égard de ces
institutions ecclésiales sont un signe de la
confiance dont elles jouissent de la part des
Autorités et de la population. Je ne peux que
m’en réjouir.
En
effet, vous le savez, la communauté catholique de
Tunisie, que je vous saurais gré de saluer
chaleureusement de ma part, se rattache à une
antique tradition qui a marqué la vie culturelle
et spirituelle de votre pays. Des saints et des
saintes comme Cyprien, Perpétue et Félicité et
tant d’autres y ont témoigné du Dieu unique
jusqu’au don de leur vie. J’invite donc les
catholiques, en communion profonde avec leur Évêque,
à manifester ardemment autour d’eux, à l’image
de leurs Pères dans la foi, l’amour de Dieu qui
les anime et à être des témoins rayonnants de
l’espérance qu’ils portent en eux.
Alors
que vous inaugurez votre mission auprès du
Saint-Siège, je vous offre, Madame l’Ambassadeur,
mes vœux cordiaux pour son heureux
accomplissement, afin que se poursuivent et se développent
des relations harmonieuses entre le Saint-Siège
et la Tunisie, et je vous assure que vous
trouverez toujours un accueil attentif auprès de
mes collaborateurs.
Sur
Votre Excellence, sur sa famille et sur ses
collaborateurs, ainsi que sur les Responsables et
sur tous les habitants de la Tunisie, j’invoque
de grand cœur l’abondance des Bénédictions du
Tout-Puissant.
S.E.
la Sig.ra Rafiâa Limam Baouendi
Ambasciatore
di Tunisia presso la Santa Sede
È
nata a Kelibia il 24 febbraio 1950. È sposata e
ha tre figli.
Laureata
in diritto pubblico (Facoltà di diritto e scienze
economiche e politiche di Tunisi, 1976), ha
conseguito un diploma di formazione presso
l'Istituto internazionale della pubblica
amministrazione di Parigi.
Ha
ricoperto i seguenti incarichi: ispettore dei
servizi finanziari presso la direzione generale di
bilancio al ministero delle Finanze e
successivamente consigliere amministrativo e capo
di servizio (1977-1988); vice-direttore presso il
ministero delle Finanze e successivamente
direttore alla direzione generale di bilancio
presso il ministero delle Finanze (1988-1995);
amministratore generale, poi direttore generale
dei servizi comuni presso il ministero
dell'Insegnamento superiore e successivamente
incaricata della Missione presso il ministero
dell'Insegnamento superiore (1995-2003);
amministratore generale e successivamente
segretario generale del ministero degli Affari
esteri (2003-2008).
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DI KAZAKHSTAN
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. AMANZHOL
ZHANKULIYEV
Monsieur
l’Ambassadeur,
J’accueille
avec plaisir Votre Excellence au Vatican pour la
présentation des Lettres qui L’accréditent en
qualité d’Ambassadeur extraordinaire et plénipotentiaire
de la République du Kazakhstan près le Saint-Siège
et je La remercie vivement de m’avoir transmis
le message courtois de S. E. Monsieur Nursultan
Nazarbayev, Président de la République. Je vous
saurais gré de bien vouloir Lui exprimer en
retour mes vœux les meilleurs pour sa personne,
ainsi que pour les responsables de la vie civile
et religieuse et pour tout le peuple kazakh.
Le
Kazakhstan occupe une position géographique qui
le met en contact avec de grands ensembles géo-politiques :
l’Europe, la Russie, la Chine et des pays
majoritairement musulmans. Sa population diversifiée
compte des peuples de langues et traditions
culturelles fort différentes. Ces deux éléments,
alliés aux richesses naturelles que possède
votre pays, sont un don de Dieu qu’il convient
de bien gérer. Ce don offre de grandes possibilités
et ouvre des perspectives qui peuvent intéresser
l’avenir de l’homme et contribuer à l’affirmation
de sa dignité. Votre Président a voulu faire de
votre terre un lieu de rencontre et de dialogue,
une sorte de laboratoire où on cherche à vivre
une cohabitation respectueuse de la diversité
culturelle et religieuse, un espace qui pourrait démontrer
aux autres peuples et nations qu’il est possible
aux hommes de vivre dignement, en paix, dans le
respect de la croyance et de la particularité de
chacun. Je ne saurais assez encourager toutes les
initiatives prises au sein comme à l’extérieur
de vos frontières en faveur du dialogue entre les
hommes, entre les cultures et entre les religions.
Le monde a soif de paix et Dieu désire qu’il
croisse et se développe dans l’harmonie. Dans
ce sens, je salue les démarches courageuses et
ouvertes de dialogue entreprises par votre pays,
qui porteront des fruits dans votre nation même,
et consolideront la stabilité régionale.
Vous
savez, Monsieur l’Ambassadeur, le rôle positif
que peuvent jouer les religions dans la société
en se respectant réciproquement et en collaborant
ensemble à des objectifs communs. Il est certes
de la compétence de l’Etat de garantir la
pleine liberté religieuse, mais il lui revient
aussi d’apprendre à respecter le religieux en
évitant d’interférer en matière de foi et
dans la conscience du citoyen. Pour tout Etat, la
tentation est grande de laisser dans l’imprécision
les définitions des domaines politiques et
religieux risquant ainsi de ne pas reconnaître ce
qui n’est pas de sa compétence. Chaque Etat est
donc appelé à demeurer vigilant afin de conjurer
les effets négatifs de l’interférence dans le
domaine religieux et de son utilisation abusive,
ainsi que de respecter la sphère religieuse
individuelle qui ne demande qu’à s’exprimer
simplement et librement sans entrave. Nombreux
sont ceux qui observent avec attention le
Kazakhstan et sa manière nouvelle de gérer les
relations entre le religieux et l’étatique pour
en tirer leçon. C’est une opportunité unique
offerte à votre pays, qu’il faudrait saisir au
mieux et ne pas laisser passer. Le Saint-Siège
appuie toutes les initiatives et les activités en
faveur de la paix et de l’amitié entre nations
car elles favorisent le respect mutuel ainsi que
l’épanouissement de l’homme.
La
nature humaine, voulue par Dieu sainte et noble,
n’est pas indemne de défiances et le cœur de
l’homme est entaché par son égoïsme et par
son mensonge, ainsi que par son manque d’attraction
pour la solidarité et la compassion. Les diverses
traditions religieuses, qui cohabitent dans votre
nation, sauront proposer des orientations
positives pour contribuer heureusement à sa
construction et à son développement. Elles ne
manqueront pas d’aider leurs fidèles à se
conformer à la volonté de Dieu et à travailler
pour le bien commun. La solidarité est
essentielle dans les relations interpersonnelles
et interétatiques. Votre pays que le Très Haut a
largement doté de richesses humaines et
naturelles, saura trouver des voies pour en faire
profiter avantageusement ses concitoyens et les
nations qui, moins bien pourvues, ont encore
besoin d’aides diverses. La juste répartition
des biens devient un impératif non seulement
parce qu’elle favorise la stabilité politique,
nationale et internationale, mais parce qu’elle
répond à la volonté divine de créer les hommes
frères les uns des autres.
La
communauté catholique, que vous voudrez bien
saluer en mon nom, Monsieur l’Ambassadeur, est
présente dans votre pays depuis longtemps et a
traversé bien des vicissitudes historiques. Elle
est demeurée fidèle grâce à l’abnégation de
ses prêtres, de ses religieux et religieuses, et
grâce à la flamme de la foi qui est restée
allumée dans le secret du cœur des fidèles (cf.
Visite ad Limina des Evêques d’Asie
Centrale, 2 octobre 2008). Ces catholiques kazakhs
désirent vivre sincèrement leur foi et pouvoir
continuer à la pratiquer sereinement pour leur
perfection personnelle certes, mais aussi pour
l’enrichissement spirituel de votre pays par
leur apport religieux propre. La communauté
catholique participe, par sa présence, par sa prière
et par ses œuvres, à la stabilité et à la
concorde religieuse de l’ensemble de la noble
société kazakhe. L’Accord entre le Saint-Siège
et la République du Kazakhstan, signé et entré
en vigueur il y a dix ans maintenant, garantit les
droits et les devoirs des catholiques de votre
pays et les droits et les obligations de votre
Etat envers eux. En exergue de votre adresse, vous
avez qualifié d’exemplaires, Excellence, nos
relations bilatérales car, disiez-vous, elles
sont basées sur « l’intercompréhension
totale et sur la confiance ». Vous avez eu
raison de le souligner et je m’en félicite
volontiers avec vous. Que Dieu bénisse cette
confiance réciproque et la renforce toujours
davantage !
Au
moment où vous inaugurez votre noble mission,
Monsieur l’Ambassadeur, certain que vous
trouverez toujours un accueil attentif auprès de
mes collaborateurs, je vous offre mes vœux les
meilleurs pour son heureux accomplissement et pour
que se poursuivent et se développent les
relations harmonieuses entre le Saint-Siège et la
République du Kazakhstan. Sur Votre Excellence,
sur Sa famille et sur tout le personnel de l’Ambassade,
ainsi que sur le Président de la République, sur
les autres Responsables et sur tous les habitants
de votre nation, j’invoque l’abondance des Bénédictions
divines.
S.E.
il Sig. Amanzhol Zhankuliyev
Ambasciatore
di Kazakhstan presso la Santa Sede
È
nato a Zhambul il 20 gennaio 1952. È sposato e ha
tre figlie.
Laureato
presso l'Istituto di lingue straniere di Almaty
(1972), si è specializzato presso l'Accademia
diplomatica di Mosca (1987).
Ha
ricoperto i seguenti incarichi: capo divisione
presso il ministero dell'Educazione (1981-1984);
secondo segretario presso l'ufficio degli Affari
esteri dell'Urss (1987-1989); secondo segretario
presso l'Ambasciata in Vietnam (1989-1992); primo
segretario e poi consigliere di Ambasciata in
Francia (1993-1995); consigliere presso il
ministero degli Affari esteri (1995-1996);
consigliere di Ambasciata in Turchia (1996-1999);
Inviato Speciale del ministero degli Affari esteri
(1999-2001); Ambasciatore in Tadjikistan
(2001-2003); Ambasciatore in Turchia (2003-2005);
Ambasciatore in Francia (2005-2008).
Dal
febbraio 2008 è Ambasciatore in Svizzera, ove
risiede. Parla turco, francese e vietnamita.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DEL BAHREIN
PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. NASER MUHAMED
YOUSSEF AL BELOOSHI
Monsieur
l’Ambassadeur
C’est
avec grande joie que je vous accueille au Vatican
au moment où vous présentez les Lettres qui vous
accréditent comme premier Ambassadeur
extraordinaire et plénipotentiaire du Royaume du
Bahreïn près le Saint-Siège. Je vous remercie
des aimables paroles que vous m’avez adressées
ainsi que pour les salutations et l’invitation
que vous m’avez transmises de la part de Sa
Majesté le Roi Hamad Bin Isa Al-Khalifa. En
retour, vous voudrez bien l’assurer de mes vœux
les meilleurs pour sa personne ainsi que pour les
habitants du Royaume, afin que tous vivent dans la
paix et dans la prospérité.
La
visite que Sa Majesté le Roi m’a rendue à
Castel Gandolfo en juillet dernier, ainsi que
votre désignation, Excellence, comme premier
Ambassadeur du Royaume de Bahreïn, sont les
signes des bonnes relations que votre pays désire
poursuivre avec le Saint-Siège. Je m’en réjouis
vivement et je souhaite qu’elles puissent encore
s’approfondir.
Les
évolutions que le Royaume a connues au cours des
dernières années manifestent le souci constant
de progresser vers l’établissement d’une société
ouverte sur le monde et de relations toujours plus
fraternelles avec les autres nations, tout en
demeurant fidèle à ses valeurs traditionnelles légitimes.
La participation du plus grand nombre aux
orientations et à la gestion de la vie du pays ne
peut que contribuer à maintenir l’unité et la
solidarité entre ses diverses composantes, ainsi
qu’à favoriser le bien commun.
Je
voudrais saluer l’engagement de votre pays, que
vous avez souligné, Monsieur l’Ambassadeur, de
promouvoir une politique de paix et de dialogue.
Le Royaume de Bahreïn a en effet une longue
tradition de tolérance et d’accueil, recevant
notamment de nombreux travailleurs étrangers, qui
participent au développement du pays. Alors qu’ils
sont éloignés de leurs nations d’origine et de
leurs familles, ce qui ne peut que rendre leur vie
plus difficile, puissent-ils se sentir chez eux
dans votre pays, grâce à l’accueil
bienveillant qui leur est réservé ! Parmi
ces travailleurs étrangers un grand nombre est de
religion catholique. Je voudrais remercier ici les
Autorités du Royaume pour l’accueil qui leur
est fait ainsi que pour la possibilité qui leur
est donnée de pratiquer leur culte. Et, il me
plait de rappeler que l’église érigée en
1939, sur un terrain offert par l’Émir de cette
époque, fut la première église construite dans
les pays du Golfe. Toutefois, tous sont conscients
qu’aujourd’hui, avec le développement du
nombre des catholiques, il serait souhaitable
qu’ils puissent disposer d’autres lieux de
culte.
Le
respect de la liberté religieuse, qui figure
parmi les droits garantis par la Constitution de
votre pays, est d’une importance primordiale,
car elle touche à ce qu’il y a de plus profond
et de plus sacré dans l’homme : sa
relation à Dieu. La religion donne la réponse à
la question du vrai sens de l’existence dans le
domaine personnel et social. La liberté
religieuse, qui permet à chacun de vivre sa
croyance seul ou avec d’autres, en privé ou en
public, exige même la possibilité pour la
personne de changer de religion si sa conscience
le demande. D’ailleurs, lors du Concile Vatican
II, l’Église catholique a voulu souligner
solennellement l’obligation pour l’homme de
suivre sa conscience en toute circonstance et le
fait que personne ne peut être contraint d’agir
contre elle (cf. Déclaration sur la liberté
religieuse, Dignitatis humanae, n. 3).
Votre
pays a aussi le souci de contribuer à l’établissement
d’un authentique dialogue entre les cultures et
entre les membres des religions. Il est en effet
indispensable qu’une compréhension toujours
plus sincère entre les personnes et entre les
groupes humains et religieux puisse croître pour
établir des relations toujours plus fraternelles.
Ceci commence par une écoute respectueuse les uns
des autres, basée sur une estime réciproque.
Tout en reconnaissant les divergences qui nous séparent,
chrétiens et musulmans, ainsi que les approches
différentes que nous avons sur bien des points,
il est important que dans le monde d’aujourd’hui
nous puissions collaborer pour défendre et
promouvoir les valeurs essentielles de la vie et
de la famille qui permettent à l’homme de vivre
dans la fidélité au Dieu unique et à la société
de s’établir dans la paix et dans la solidarité.
Par
votre intermédiaire, Monsieur l’Ambassadeur, je
voudrais aussi saluer très chaleureusement la
communauté catholique de votre pays, ainsi que
son Vicaire apostolique. Je demande à Dieu de les
soutenir dans leur foi et de les aider à être
des témoins authentiques de l’espérance qui
les fait vivre. Dans le Royaume de Bahreïn, comme
dans tous les pays, les catholiques cherchent à
contribuer au bien de la société. Ainsi, la Sacred
Hearth School, dirigée par les religieuses
carmélitaines, qui dispense un enseignement de
grande qualité aux jeunes, sans distinction
d’origine ni de religion, est-elle depuis de
nombreuses années un signe éloquent de cet
engagement. Dans cette perspective, je souhaite
que l’Église locale et ses institutions offrent
toujours plus leur contribution propre pour le
bien de toute la société, en dialogue confiant
et en collaboration efficace avec les Autorités
du pays.
Monsieur
l’Ambassadeur, alors que débute votre mission
auprès du Saint-Siège, je vous adresse mes vœux
cordiaux de réussite et je vous assure de la
disponibilité de mes collaborateurs auprès
desquels vous trouverez toujours compréhension et
soutien pour son heureux déroulement.
Sur
votre personne, sur votre famille, sur vos
collaborateurs ainsi que sur tous les habitants du
Royaume de Bahreïn et leurs dirigeants, j’invoque
de grand cœur l’abondance des Bénédictions du
Très-Haut.
S.E.
il Sig. Naser Muhamed Youssef Al Belooshi
Ambasciatore
del Bahrein presso la Santa Sede
È
nato in Bahrein il 4 ottobre 1953.
È
sposato e ha tre figli.
Laureato
in Pianificazione economica e sociale (Istituto
internazionale di Pubblica Amministrazione di
Parigi, 1979), ha ottenuto la specializzazione in
Scienze economiche (Università di Parigi XIII,
1986).
Ha
ricoperto i seguenti incarichi: direttore di
Dipartimento presso il Centre des Etudes et
Recherches del Bahrein (1987-1992); direttore
esecutivo della Banca centrale del Bahrein
(1992-2003), nonché direttore esecutivo del Fondo
monetario arabo ad Abu Dhabi (1995-2001);
Rappresentante economico, con rango di
Ambasciatore, negli Stati Uniti d’America
(2003-2005), Ambasciatore negli Stati Uniti
d'America (2005-2008).
Attualmente
è Ambasciatore in Francia, ove risiede.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE ALL’AMBASCIATORE DELLE ISOLE
FIJI PRESSO LA SANTA SEDE, S.E. IL SIG. PIO BOSCO
TIKOISUVA
Your
Excellency,
I
am pleased to welcome you to the Vatican and to
accept the Letters accrediting you as Ambassador
Extraordinary and Plenipotentiary of the Republic
of the Fiji Islands to the Holy See. I would like
to express my gratitude for the good wishes that
you bring from President Ratu Josefa Iloilo and
Prime Minister Frank Bainimarama. Please convey my
greetings to each of them and assure them of my
continued prayers for all the people of the Fiji
Islands.
The
Holy See is always encouraged to see signs of
progress towards greater peace and stability, and
hopes very much that the steps being taken towards
re-establishing a democratically elected form of
government in Fiji, drawing on the talents and
energies of all the inhabitants, will bear fruit.
Indeed, one of the key principles of the Christian
view of social and political organization is the
virtue of solidarity, through which the different
elements of society work together to achieve the
common good of all, thereby producing what my
predecessor Pope Paul VI so beautifully described
as a "civilization of love" (Homily
for the close of the Holy Year 1975). For this
reason the Church values the democratic system, as
one which gives a voice to all the different
sectors of society and encourages shared
responsibility. It remains the case, however, that
"the moral well-being of the world can never
be guaranteed simply through structures alone,
however good they are" (Spe Salvi,
24): democracy on its own is not enough, unless it
is guided and enlightened by values rooted in the
truth about the human person (cf. Centesimus
Annus, 46).
It
is here that the Holy See’s diplomatic relations
with States can make an important contribution to
the common good. While governments take
responsibility for the political ordering of the
State, the Church unceasingly proclaims her vision
of the God-given dignity and rights of the human
person. It is on this basis that she urges
political leaders to ensure that all their people
can live in peace and freedom, without fear of
discrimination or injustice of any kind. She urges
civil authorities to guarantee the most
fundamental of all rights, namely the right to
life from the moment of conception until natural
death. Following on from this is the right to live
in a united family and a moral environment
conducive to personal growth, the right to seek
and know the truth through education, the right to
work and to enjoy the fruits of one’s labour,
the right to establish a family and rear children
responsibly. The synthesis of all these rights is
found in religious freedom, understood as
"the right to live in the truth of one’s
faith and in conformity with one’s transcendent
dignity as a person" (Centesimus Annus,
47).
The
Catholic community in Fiji is eager to play its
part in promoting the respect due to the human
person, especially through commitment to education
and charitable activity. Indeed, the proper
formation of the young and the service of the
needy is integral to the Church’s mission in the
world, and both are key elements in her
contribution to the common good of society. Owing
to the presence of Christians from different
traditions, as well as members of other religions,
Fiji provides fertile ground for the development
of ecumenical initiatives and inter-religious
dialogue. The Catholic Church is pleased to
contribute her expertise in these areas, and to
cooperate with all men and women of good will so
as to offer a common witness to the values that
must underpin a "civilization of love".
In particular, it behoves those who worship God to
champion the cause of the poor, the lowly and the
defenceless, those who have always been recognized
as especially close to him.
Mr
Ambassador, as you know, the Pacific region faces
many challenges at this time, not least the
effects of climate change, especially on island
populations, and the need to preserve natural
resources. The beauty of God’s creation is
especially evident to those who live in the South
Pacific. It is my earnest hope that through
regional and global cooperation, agreement can be
reached on "a model of sustainable
development capable of ensuring the well-being of
all while respecting environmental balances"
(Message for the 2008 World Day of Peace, 7).
In this way, future generations of Pacific
islanders will still be able to enjoy the wonders
of God’s creative genius and to live in true
peace and harmony with nature.
Your
Excellency, in offering my best wishes for the
success of your mission, I would like to assure
you that the various departments of the Roman
Curia are ready to provide help and support in the
fulfilment of your duties. Upon Your Excellency,
your family and all the people of the Republic of
the Fiji Islands, I cordially invoke God’s
abundant blessings.
S.E.
il Sig. Pio Bosco Tikoisuva
Ambasciatore
delle Isole Fiji presso la Santa Sede
È
nato il 13 marzo 1947. È sposato e ha quattro
figli.
Ha
ottenuto un diploma in Tipografia (Twickenham
College of Technology, UK, 1976), e una
specializzazione in Management (Western Sydney
University, Australia, 2001).
Ha
ricoperto i seguenti incarichi: assistente tecnico
della tipografia ufficiale del Governo
(1976-1977); preside della tipografia
dell'Istituto di tecnologia (1977-1982); vice
direttore dell'Istituto di tecnologia (1982-1987);
direttore presso il ministero per la Gioventù e
lo Sport (1987-1989); advisor per lo sviluppo
regionale della gioventù a Noumea, Nuova
Caledonia (1989-1995); tipografo dello Stato
(1996-2001); capo divisione presso il ministero
dello Sviluppo regionale e presidente della
federazione di rugby delle Fiji (2002-2005); chief
executive officer della squadra nazionale di rugby
(2007); dal mese di aprile 2008 è High
Commissioner delle Isole Fiji a Londra, ove
risiede.
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