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AMBASCIATORI
DI INDIA, CIAD, CAPO VERDE, ASUTALIA E MOLDOVA (18 MAGGIO 2006) |
Radio Vaticana,
18 maggio 2006
LA
PACE E’ POSSIBILE TRA NAZIONI CHE COLLABORANO SULLA BASE
DI POLITICHE ORIENTATE
AI VALORI TRASCENDENTI E AL BENE COMUNE E NON SULLA SOLA
DIFESA DI INTERESSI ECONOMICI O SULLA DISCRIMINAZIONE DI
CENSO O DI CREDO: LO HA DETTO IL PAPA AI RAPPRESENTANTI DI
INDIA, CIAD, CAPO VERDE, AUSTRALIA E
MOLDOVA, RICEVUTI PER LE LETTERE CREDENZIALI
-
A cura di Alessandro De Carolis e Andrea Cocco -
“Un
mondo libero, fraterno ed interdipendente, nel quale
l'attenzione verso le persone prevalga sui semplici
aspetti economici”. Si è congedato con queste parole
Benedetto XVI dai cinque nuovi ambasciatori presso la
Santa Sede, ricevuti questa mattina per la presentazione
delle lettere credenziali. Il Papa si è rivolto ai
rappresentanti di Ciad, India, Capo Verde, Australia e
Moldova sollecitando ad una gestione della cosa pubblica
aperta al bene comune e rispettosa dei valori spirituali.
Il servizio di Alessandro De Carolis.
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Non
basta parlare di stabilità, o intrattenere rapporti
diplomatici sereni, perché la terra abbia la pace.
Occorre guardare all’uomo e ai suoi bisogni, che non
saranno mai soddisfatti con la sola conquista di un
reddito soddisfacente, ma senza un’offerta di valori che
restano e senza la difesa della libertà di coscienza e di
fede. Benedetto XVI, davanti a diplomatici di quattro
continenti, pone all’inizio del suo intervento questa
considerazione, suffragata da dozzine di esempi in tutto
il mondo, dove conflitti armati, integralismi e miserie di
ordine vario dimostrano che senza un’attenzione adeguata
al benessere collettivo, perseguito in una mutua
collaborazione tra Stati, non vi può essere orizzonti di
pace per il pianeta.
Chi
governa una nazione - ha osservato il Papa nel discorso
comune agli ambasciatori, pronunciato in francese - deve
avere “ampiezza di vedute”
per “non limitare le decisioni da prendere alle semplici
urgenze del momento”. Lo sguardo non deve essere
classista o di parte, ma deve orientarsi, ha sostenuto,
“soprattutto
al bene comune”: delle popolazioni di ogni singolo
Paese, certamente, ma anche dell’umanità intera.
“À
L’ERE DE LA MONDIALISATION, IL IMPORTE QUE…
Nell'era
della mondializzazione, è importante che la gestione
della vita politica non sia guidata, in modo preponderante
o totale, da considerazioni d’ordine economico, dalla
ricerca di una redditività crescente che passi attraverso
un'utilizzazione sconsiderata delle risorse del pianeta, a
scapito delle popolazioni, in particolare di quelle che
sono più svantaggiate, rischiando così di ipotecare a
lungo termine il futuro del mondo”.
E’
il caso dell’Africa, in favore della quale Benedetto XVI
- rivolgendosi all’ambasciatore di Capo Verde, Domingos
Dias Pereira Mascarenhas, - ha innalzato un nuovo appello
alla solidarietà internazionale. “Il sottosviluppo non
è una fatalità”, ha affermato nettamente il Papa.
“Deve essere affrontato con determinazione e
perseveranza”, difendendo i diritti umani e la
distribuzione della ricchezza. Un capitolo, quest’ultimo,
che riguarda da vicino il Ciad – Paese ricco di petrolio
e insanguinato dalla guerra civile – che ha fatto dire
al Pontefice all’indirizzo del suo rappresentante,
l’ambasciatore Moukhtar Wawa Dahab: “E’ essenziale
che la ricchezza prodotta dallo sfruttamento delle risorse
naturali sia gestita in maniera sempre più trasparente
affinché venga utilizzata per lo sviluppo integrale e
solidale della popolazione”.
Allo
stesso tempo, ogni aspetto socioeconomico non può essere
separato dalla difesa della libertà di credo.
“LA
PAIX S’ENRACINE DANS LE RESPECT DE LA LIBERTE RELIGIEUSE…
La
pace si radica nel rispetto della libertà religiosa, che
è un aspetto fondamentale e primordiale della libertà di
coscienza delle persone e della libertà dei popoli. È
importante che, ovunque nel mondo, ogni persona possa
aderire alla religione di sua scelta e praticarla
liberamente e senza timore, poiché nessuno può fondare
la propria esistenza soltanto sulla ricerca di un
benessere materiale.
E
qui, al cospetto del rappresentante dell’India, Amitava
Tripathi, Benedetto XVI, pur apprezzando “gli sforzi
continui” del Paese tesi a “sviluppare una società
democratica e libera”, rispettosa delle minoranze, ha
definito comunque “preoccupanti” i segni “di
intolleranza religiosa” che si registrano in alcuni
Stati del subcontinente, compreso - ha aggiunto - “il
tentativo riprovevole di legiferare in favore di
limitazioni chiaramente discriminatorie sul diritto
fondamentale alla libertà religiosa”. Ciò, ha
asserito, non è soltanto “incostituzionale” e da
rifiutarsi “fermamente”, ma anche “contrario ai più
alti ideali dei padri fondatori dell'India, che hanno
creduto in una nazione caratterizzata dalla coesistenza
pacifica e dalla tolleranza reciproca fra le religioni
differenti ed i gruppi etnici”.
Con
la libertà di fede, il Pontefice si è soffermato a
riflettere anche sull’aspetto opposto
dell’indifferenza religiosa, che si riflette sulle
scelte di vita dei singoli. Lo spunto è venuto dalla
situazione australiana, affrontata con l’ambasciatore,
la sig.ra Anne Maree Plunkett. “In Paesi come il vostro
– ha notato Benedetto XVI - dove l’inquietante
processo della secolarizzazione
è molto avanzato, molti giovani stanno rendendosi conto
che è l’ordine trascendente a dirigere tutta la vita
lungo un percorso di libertà e di felicità
autentiche”. Contro “la marea del relativismo morale
che, non riconoscendo niente come definitivo, intrappola
la gente all'interno di un’inutile ed insaziabile
offerta di novità” - ha incalzato il Papa - i giovani
stanno riscoprendo una richiesta verso “la verità”. E
questo rispetto per i valori trascendenti, ha proseguito,
ha condotto gli australiani “a riconoscere l'importanza
fondamentale del matrimonio e della vita domestica stabile
come cuore della società” e a prevedere che “le forze
politiche e sociali - compresi i media e le industrie
dell’intrattenimento - riconoscano, sostengano e
proteggano il valore inalienabile delle famiglie”.
Inoltre, ha soggiunto Benedetto XVI, gli australiani
“riconoscono che le pseudo-forme di matrimonio
distorcono il disegno del Creatore ed insidiano la verità
sulla nostra natura umana, che confonde un falso senso
della libertà con la libertà di poter scegliere sul dono
definitivo di quel ‘sì’ permanente che gli sposi
promettono l’un l’altro”.
Nella sua ampia disamina, Benedetto XVI ha parlato
di pace anche in ragione dei conflitti che interessano i
Paesi rappresentati dai nuovi diplomatici accreditati in
Vaticano. Ha espresso apprezzamento per i “mezzi
pacifici” utilizzati dall’India nella disputa col
Pakistan per il Kashmir, colpito nel 2005 da un sisma
disastroso, osservando che “il dialogo e la cooperazione
crescenti dovrebbero dimostrarsi utili” verso le
“altre sfide nella regione, compresa la minaccia della
violenza collegata ad estremismo politico e religioso”.
Con il nuovo rappresentante della Moldavia, invece il
Pontefice si è riferito alla lotta intestina che da anni
vede opporsi al governo la spinta indipendentista della
Transnistria, regione al confine con l’Ucraina.
“Troppo a lungo – ha sottolineato il Papa - la
Moldavia ha sofferto per l’imposizione di un’utopia
totalitaria che si basava sul concetto di ‘giustizia
senza libertà’’’. Tuttavia, ha asserito, il
“modello proposto dall’Occidente, verso il quale molti
Paesi dell’Est guardano con simpatia”. Non può essere
acquisto in modo acritico, poiché esso “continua ad
essere esposto ai pericoli dell’utopia della “libertà
senza verità”, che deriva “da una falsa concezione
della tolleranza”.
“J’ENCOURAGE
DONC LES RESPONSABLES DES NATIONS…
Incoraggio
dunque i responsabili delle nazioni e tutti gli uomini di
buona volontà ad impegnarsi sempre più risolutamente
nella costruzione di un mondo libero, fraterno ed
interdipendente, nel quale l'attenzione verso le persone
prevalga sui semplici aspetti economici. È nostro dovere
accettare di essere responsabili gli uni degli altri (…)
Poiché nessuno non possa dire come Caino alla domanda di
Dio, nel libro della Genesi: “Sono forse io il custode
del mio fratello?”
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DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Excellences,
Je suis
heureux de vous accueillir à l’occasion de la présentation
des Lettres qui vous accréditent comme Ambassadeurs
extraordinaires et plénipotentiaires de vos pays: le
Tchad, l’Inde, le Cap-Vert, la Moldova et l’Australie.
Je vous remercie de m’avoir transmis les paroles
courtoises de vos Chefs d’État, vous sachant gré de
leur faire part en retour de mes salutations et de mes
souhaits déférents pour leurs personnes et pour leur
haute mission au service de leur pays. À travers vous, je
tiens à saluer les Autorités civiles et religieuses de
vos nations, ainsi que tous vos compatriotes, pensant de
manière particulière aux communautés catholiques.
Vous
appartenez à la grande famille des diplomates qui, dans
le monde entier, s’efforcent de créer des ponts entre
les pays, dans la perspective de l’instauration et de
l’affermissement de la paix et de relations plus fortes
entre les peuples, tant sur le plan de la solidarité
fraternelle que des échanges économiques et culturels,
pour le bien-être de toutes les populations de la planète.
Cela suppose, de votre part comme de la part des Autorités
légitimes des différents pays du globe et des différentes
instances internationales une volonté assurée, ainsi
qu’une largeur de vue, pour ne pas réduire les décisions
à prendre aux simples urgences de l’instant.
En effet,
il ne suffit pas de décider de la paix ou de la
collaboration entre les nations pour y parvenir. Encore
faut-il que chacun s’y engage concrètement, acceptant
de ne pas regarder uniquement l’intérêt de ses proches
ou d’une classe particulière de la société, au détriment
de l’intérêt général, mais en visant avant tout le
bien commun des populations du pays et plus largement de
l’humanité entière. À l’ère de la mondialisation,
il importe que la gestion de la vie politique ne soit pas
guidée de manière prépondérante ou uniquement par des
considérations d’ordre économique, par la recherche
d’une rentabilité croissante, par une utilisation
inconsidérée des ressources de la planète, au détriment
des populations, notamment de celles qui sont les plus défavorisées,
et en risquant d’hypothéquer à long terme l’avenir
du monde.
De même,
la paix s’enracine dans le respect de la liberté
religieuse, qui est un aspect fondamental et primordial de
la liberté de conscience des personnes et de la liberté
des peuples. Il est important que, partout dans le monde,
toute personne puisse adhérer à la religion de son choix
et la pratiquer librement et sans crainte, car nul ne peut
fonder son existence uniquement sur la recherche d’un
bien-être matériel. Accepter une telle démarche
personnelle et communautaire aura sans aucun doute des
effets bénéfiques sur la vie sociale. En effet, aimer le
Tout-Puissant et l’accueillir invite chacun à se mettre
au service de ses frères et à construire la paix.
J’encourage
donc les Responsables des nations et tous les hommes de
bonne volonté à s’engager toujours plus résolument
dans la construction d’un monde libre, fraternel et
solidaire, où l’attention envers les personnes prime
sur les simples aspects économiques. Il est de notre
devoir d’accepter d’être responsables les uns des
autres, et de la marche de l’ensemble du monde. Car nul
ne peut dire comme Caïn à la question de Dieu dans le
livre de la Genèse: "Suis-je le gardien de mon frère ?"
Au moment
où vous commencez votre mission auprès du Saint-Siège,
permettez-moi, Messieurs les Ambassadeurs, de vous
adresser mes vœux les meilleurs; je demande au
Tout-Puissant de faire descendre les bienfaits divins sur
vous-mêmes, sur vos proches, sur vos collaborateurs et
sur tous les habitants de vos pays.
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