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DISCORSO AL NUOVO AMBASCIATORE INDONESIANO (12 NOVEMBRE 2007)

Fonte, Radio Vaticana, 12 novembre 2007

Il ruolo dell’Indonesia nella lotta al terrorismo e nella promozione del dialogo interreligioso al centro del discorso del Papa al nuovo ambasciatore di Giacarta

La grave minaccia del terrorismo per la pace e l’unità dell’Indonesia e il ruolo di questo Paese multireligioso nello scacchiere internazionale: ne ha parlato il Papa stamane ricevendo le Lettere credenziali del nuovo ambasciatore indonesiano presso la Santa Sede, il signor Suprapto Martosetomo. Il servizio di Roberta Gisotti:

“Certamente, oggi - ha sottolineato Benedetto XVI - il fenomeno internazionale del terrorismo è una delle più gravi minacce all’amato ideale dell’unità nazionale” in Indonesia. Da qui l’apprezzamento per la condanna, ribadita dal Governo di Giacarta - di ogni violenza terroristica, “sotto qualsiasi pretesto accada, come attacco criminale che nel suo disprezzo per la vita umana e la libertà mina le fondamenta stesse della società”. “Questo in particolare è il caso in cui il nome di Dio venga invocato come giustificazione per tali atti” – ha rimarcato il Papa - aggiungendo che “la Chiesa, ad ogni livello nella fedeltà all’insegnamento del suo Maestro, inequivocabilmente condanna la manipolazione della religione per fini politici, sollecitando anche l’applicazione della legge umanitaria in ogni aspetto della lotta contro il terrorismo”.

 Ha auspicato il Santo Padre che l’Indonesia, “Paese con la maggiore popolazione musulmana in tutto il mondo” - quasi il 90 per cento su 200 milioni di abitanti - entrato di recente tra i membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, “giochi un ruolo importante e positivo nel promuovere la cooperazione interreligiosa, sia nei propri confini che nella comunità internazionale”. In tale ambito, “il dialogo, il rispetto per le convinzioni degli altri e la collaborazione nel servizio alla pace - ha osservato il Papa - sono i modi più certi per una sicura concordia sociale”. E, promettenti al riguardo sono “le crescenti istanze di cooperazione tra Cristiani e Musulmani in Indonesia, mirate in particolare alla prevenzione dei conflitti etnici e religiosi nella aree più agitate”. “Sebbene i cattolici siano una piccola minoranza” – sotto il 10 per cento – “essi desiderano partecipare pienamente alla vita della Nazione”, e se il loro diritto al libero esercizio della propria religione è garantito dalla Costituzione indonesiana “la protezione di questo fondamentale diritto umano – ha raccomandato Benedetto XVI - richiama una costante vigilanza da parte di tutti”.

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
A S.E. IL SIGNOR SUPRAPTO MARTOSEMOTO
AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA DI INDONESIA
PRESSO LA SANTA SEDE

Lunedì, 12 novembre 2007

Eccellenza,

sono lieto di accoglierla in Vaticano in occasione della presentazione delle Lettere che la accreditano quale ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica di Indonesia presso la Santa Sede. La ringrazio di cuore per i saluti che mi ha trasmesso da parte del governo e del popolo indonesiano e Le chiedo cortesemente di trasmettere i miei saluti al presidente Susilo Bambang Yudhoyono con l'assicurazione delle mie preghiere per la pace e la prosperità della nazione e dei suoi cittadini.

Lei, Eccellenza, ha parlato dell'impegno dell'Indonesia a perseguire politiche volte al progresso dei nobili fini di democrazia e di armonia sociale consacrati nella costituzione ed eloquentemente espressi dalla filosofia nazionale della Pancasila. Questa determinazione, che richiede sacrificio, sforzi risoluti per discernere e promuovere il bene comune, e la cooperazione di tutti i gruppi politici e sociali, è indispensabile per vincere le forze di polarizzazione e di conflitto e per apportare, in tal modo, il rinnovamento della vita economica e il consolidamento di un giusto ordine democratico nel pieno rispetto dei diritti di ogni individuo e comunità.

Di certo, attualmente, una delle minacce più gravi all'ideale auspicato di unità nazionale è il fenomeno del terrorismo internazionale. Apprezzo profondamente il suo riaffermare la posizione del governo di condanna della violenza terroristica, con qualsiasi pretesto essa si verifichi, come un crimine che, a causa del suo disprezzo per la vita e la libertà umane, mina il fondamento stesso della società. Ciò è particolarmente vero quando si invoca il nome di Dio come giustificazione per tali atti. La Chiesa a ogni livello, in fedeltà all'insegnamento del suo Maestro, condanna in modo inequivocabile la manipolazione della religione a fini politici, esortando l'applicazione del diritto internazionale umanitario in ogni aspetto della lotta al terrorismo.

L'Indonesia, in quanto paese multireligioso con la più ampia presenza musulmana nel mondo, svolge un ruolo importante e positivo nella promozione della cooperazione interreligiosa, sia entro i suoi confini sia in seno alla comunità internazionale. Il dialogo, il rispetto per le convinzioni degli altri, e la collaborazione al servizio della pace sono gli strumenti più sicuri per garantire la concordia sociale.

Questi sono fra i più nobili scopi che possono unire uomini e donne di buona volontà, e, in particolare, quanti adorano l'unico Dio, Creatore e Signore caritatevole di tutta la famiglia umana. A questo proposito, uno sviluppo promettente è rappresentato dalle crescenti istanze di cooperazione fra cristiani e musulmani in Indonesia, volte, in particolare, alla prevenzione di conflitti etnici e religiosi nelle zone più problematiche.

Sebbene in Indonesia i cattolici siano una piccola minoranza, desiderano partecipare pienamente alla vita della nazione, "contribuire al progresso materiale e spirituale della società, e essere risorsa di coesione e armonia". Mediante la loro rete di istituti educativi e sanitari cercano di offrire un servizio significativo ai loro fratelli e alle loro sorelle, indipendentemente dalla religione, e di istillare i valori etici indispensabili a un autentico progresso civile e a una coesistenza pacifica. Sebbene il loro diritto al libero esercizio della religione in assoluta uguaglianza con i loro concittadini sia garantita dalla costituzione nazionale, la tutela di questo fondamentale diritto umano richiede una vigilanza costante da parte di tutti. A tal proposito, osservo che l'Indonesia ha avuto recentemente accesso alla International Covenant on Civil and Political Rights, e confido nel fatto che ciò contribuirà a consolidare ulteriormente la libertà e la legittima autonomia dei singoli individui e delle loro istituzioni.

Dal momento che l'Indonesia è ora membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, colgo questa occasione per esprimere la mia fiducia nel fatto che i principi che ispirano le sue politiche nazionali di pacificazione, dialogo e tolleranza permettano all'Indonesia di recare un contributo fecondo alla soluzione dei conflitti mondiali e alla promozione di una pace basata sulla solidarietà internazionale e sulla sollecitudine per lo sviluppo integrale di individui e popoli.

Eccellenza, nell'intraprendere la missione di rappresentare la Repubblica di Indonesia presso la Santa Sede, la prego di accettare i miei personali buoni auspici per il successo della sua importante opera. Sia certo di poter sempre contare sugli uffici della Santa Sede che la assisteranno e la sosterranno nell'adempimento delle sue importanti responsabilità. Su di lei, sulla sua famiglia e su tutto l'amato popolo indonesiano, invoco di cuore le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente. 

 

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