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DISCORSO
AL NUOVO AMBASCIATORE ITALIANO |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 4 ottobre 2007
La Chiesa non
ha mire di potere, ma chiede solo di servire l’uomo
ispirandosi all’esempio di Gesù: così, Benedetto XVI
al nuovo ambasciatore italiano presso la Santa Sede
La Chiesa
non chiede privilegi, ma solo di poter svolgere
liberamente la sua missione per il bene di tutti gli
italiani: è quanto sottolineato da Benedetto XVI
nell’udienza di stamani al nuovo ambasciatore d’Italia
presso la Santa Sede, Antonio Zanardi Landi ricevuto in
Vaticano in occasione della presentazione delle Lettere
Credenziali. Il Papa ha messo l’accento sulla fruttuosa
collaborazione tra la Santa Sede e lo Stato italiano per
la promozione del bene dell’intera comunità nazionale.
Quindi, ha esortato l’Italia a proseguire, in campo
internazionale, nell’impegno per la pace e la difesa dei
diritti umani. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“Fedele ai principi che ne hanno ispirato il cammino
nel passato”, l’Italia “sappia anche in questo tempo
segnato da vasti e profondi mutamenti, continuare ad
avanzare sulla via dell’autentico progresso”: è
l’augurio e al tempo stesso la viva esortazione di
Benedetto XVI al popolo italiano, nell’udienza
all’ambasciatore Zanardi Landi. Il Papa ha invitato
l’Italia a dare un contributo alla Comunità
internazionale “promuovendo quei valori umani e
cristiani, che costituiscono un irrinunciabile patrimonio
ideale e che hanno dato vita alla sua cultura e alla sua
storia civile e religiosa”. Quindi, si è soffermato sul
ruolo della Chiesa nella società italiana:
"La Chiesa cattolica non cesserà di offrire
alla società civile, come già in passato, il suo apporto
specifico, promuovendo ed elevando quello che di vero,
buono e bello si trova in essa, illuminando tutti i
settori dell’attività umana con i mezzi che sono
conformi al Vangelo e in armonia con il bene di tutti,
secondo la diversità dei tempi e delle situazioni".
Riecheggiando poi la Gaudium et Spes, il Pontefice ha
ribadito che la comunità politica e la Chiesa sono
"indipendenti e autonome”, ma tutte e due, seppur a
titolo diverso, “sono a servizio della vocazione
personale e sociale delle stesse persone umane”.
Nell’Accordo del 1984 che ha modificato il Concordato
Lateranense, è stata la riflessione del Papa, vengono
riaffermate “sia l’indipendenza e la sovranità dello
Stato, sia la reciproca collaborazione per la promozione
dell’uomo e del bene dell’intera comunità
nazionale”:
"Nel
perseguire tale obbiettivo, la Chiesa non si propone mire
di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di
vantaggio economico e sociale. Suo solo scopo è servire
l’uomo, ispirandosi, come norma suprema di condotta,
alle parole e all’esempio di Gesù Cristo che 'passò
beneficando e risanando tutti' (At 10,38). Pertanto, la
Chiesa cattolica chiede di essere considerata per la sua
specifica natura e di poter svolgere liberamente la sua
peculiare missione per il bene non solo dei propri fedeli,
ma di tutti gli Italiani".
La Chiesa, ha detto ancora il Papa riprendendo il suo
discorso al Convegno ecclesiale di Verona, “non è e non
intende essere un agente politico”. D’altra parte, la
Chiesa “contribuisce a far sì che ciò che è giusto
possa essere efficacemente riconosciuto e poi anche
realizzato”. Ha così auspicato la collaborazione tra
tutte le componenti della nazione italiana non solo per
custodire gelosamente “l’eredità culturale e
spirituale che la contraddistingue”, ma ancor più per
ricercare “vie nuove per affrontare in modo adeguato le
grandi sfide” dell’epoca post-moderna:
"Tra queste, mi limito a citare la difesa della
vita dell’uomo in ogni sua fase, la tutela di tutti i
diritti della persona e della famiglia, la costruzione di
un mondo solidale, il rispetto del creato, il dialogo
interculturale e interreligioso".
Benedetto
XVI si è poi soffermato sul ruolo dell’Italia nel
mondo. Molto resta da fare per conseguire la promozione di
un umanesimo integrale, ha detto il Papa. Per questo, ha
aggiunto, il 60.mo anniversario della Dichiarazione dei
Diritti dell’Uomo che cade il prossimo anno, potrà
costituire un’utile occasione per l’Italia di
“offrire il proprio apporto alla creazione, in campo
internazionale, di un giusto ordine al cui centro ci sia
sempre il rispetto per l’uomo, per la sua dignità e per
i suoi inalienabili diritti”:
"L’Italia, in virtù della sua recente
elezione quale membro del Consiglio per i Diritti Umani e
ancor più per la sua peculiare tradizione di umanità e
generosità, non può non sentirsi impegnata in un’opera
infaticabile di costruzione della pace e di difesa della
dignità della persona umana e di tutti i suoi
inalienabili diritti, compreso quello della libertà
religiosa".
Nel
giorno in cui l’Italia festeggia il suo Patrono,
Francesco d’Assisi, Benedetto XVI non ha poi mancato di
sottolineare il legame tutto particolare che unisce
l’Italia al Successore di Pietro, il quale, ha rilevato,
“ha la sua sede proprio nell’ambito di questo Paese,
non senza un misterioso e provvidenziale disegno di
Dio”. Dal canto suo, l’ambasciatore italiano ha messo
l’accento sull’intima “compenetrazione” che nei
secoli si è realizzata tra la Chiesa e la crescita del
popolo italiano. Quindi, ha sottolineato le significative
convergenze tra Stato italiano e Santa Sede nella politica
internazionale a partire dall’impegno per la difesa
della pace. “Non solo i cattolici – ha concluso il
diplomatico - ma anche i seguaci di altri credi religiosi,
i laici e gli agnostici” hanno ancora bisogno del
magistero della Chiesa e del messaggio che viene dal
Successore di Pietro.
Il nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede,
Antonio Zanardi Landi, è nato ad Udine il 24 maggio 1950.
È sposato ed ha tre figli. Laureato in Giurisprudenza, ha
frequentato l'Ecole Nationale d'Administration di Parigi.
Intrapresa la carriera diplomatica nel 1978, è stato, tra
i numerosi incarichi rivestiti, console a Teheran,
consigliere e ministro consigliere dell'Ambasciata
d'Italia presso la Santa Sede (1992-1996), ambasciatore a
Belgrado (2004-2006) e, fino al conferimento di questo
incarico, vice-segretario generale del Ministero degli
affari esteri (2006-2007).
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signor
Ambasciatore!
Accolgo
volentieri le Lettere con le quali il Presidente della
Repubblica Italiana La accredita quale Ambasciatore
Straordinario e Plenipotenziario presso la Santa Sede. In
questa felice circostanza, resa ancora più significativa
dalla ricorrenza festiva di san Francesco d’Assisi,
Patrono d’Italia, sono lieto di porgerLe il mio cordiale
benvenuto. Come Ella ha rilevato, stretti vincoli di
cooperazione caratterizzano i rapporti tra la Santa Sede e
la Nazione italiana. Innumerevoli sono, al riguardo, le
manifestazioni; basti far cenno alla corale testimonianza
di accoglienza, di sostegno spirituale e di amicizia che
gli Italiani riservano al Sommo Pontefice negli incontri e
nelle sue visite a Roma e in altre città della Penisola.
In questa vicinanza si esprime concretamente quel
particolare legame che da tempo unisce l’Italia al
Successore dell’apostolo Pietro, il quale ha la sua sede
proprio nell’ambito di questo Paese, non senza un
misterioso e provvidenziale disegno di Dio.
Signor
Ambasciatore, desidero ringraziarLa per avermi recato il
saluto del Signor Presidente della Repubblica, al quale
sono grato per i deferenti sentimenti che in diverse
circostanze ha avuto modo di esprimermi. Ricambio il suo
saluto, unendo l’augurio che il Popolo italiano, fedele
ai principi che ne hanno ispirato il cammino nel passato,
sappia anche in questo tempo, segnato da vasti e profondi
mutamenti, continuare ad avanzare sulla via
dell’autentico progresso. L’Italia potrà così
offrire alla Comunità internazionale un prezioso
contributo, promuovendo quei valori umani e cristiani, che
costituiscono un irrinunciabile patrimonio ideale e che
hanno dato vita alla sua cultura e alla sua storia civile
e religiosa. Da parte sua la Chiesa cattolica non cesserà
di offrire alla società civile, come già in passato, il
suo apporto specifico, promuovendo ed elevando quello che
di vero, buono e bello si trova in essa, illuminando tutti
i settori dell’attività umana con i mezzi che sono
conformi al Vangelo e in armonia con il bene di tutti,
secondo la diversità dei tempi e delle situazioni.
In tal
modo si realizza, infatti, quel principio enunciato dal
Concilio Vaticano II, secondo cui "la comunità
politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una
dall’altra nel proprio campo. Tutte e due, anche se a
titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale
e sociale delle stesse persone umane" (Gaudium et
Spes, 76). Tale principio, che è autorevolmente
presentato anche dalla Costituzione della Repubblica
Italiana (cfr art. 7), fonda le relazioni tra la Santa
Sede e lo Stato Italiano, come ribadito anche
nell’Accordo che nel 1984 ha apportato modifiche al
Concordato Lateranense. In esso vengono così riaffermate
sia l’indipendenza e la sovranità dello Stato e della
Chiesa, sia la reciproca collaborazione per la promozione
dell’uomo e del bene dell’intera comunità nazionale.
Nel perseguire tale obbiettivo, la Chiesa non si propone
mire di potere, né pretende privilegi o aspira a
posizioni di vantaggio economico e sociale. Suo solo scopo
è servire l’uomo, ispirandosi, come norma suprema di
condotta, alle parole e all’esempio di Gesù Cristo che
"passò beneficando e risanando tutti" (At
10,38). Pertanto, la Chiesa cattolica chiede di essere
considerata per la sua specifica natura e di poter
svolgere liberamente la sua peculiare missione per il bene
non solo dei propri fedeli, ma di tutti gli Italiani.
Proprio
per questo, come ebbi ad affermare lo scorso anno in
occasione del Convegno ecclesiale di Verona, "la
Chiesa non è e non intende essere un agente politico.
Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene
della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e
le offre a un duplice livello il suo contributo
specifico". Ed aggiungevo che "la fede cristiana
purifica la ragione e l’aiuta ad essere meglio se
stessa: con la sua dottrina sociale pertanto, argomentata
a partire da ciò che è conforme alla natura di ogni
essere umano, la Chiesa contribuisce a far sì che ciò
che è giusto possa essere efficacemente riconosciuto e
poi anche realizzato. A tal fine sono chiaramente
indispensabili le energie morali e spirituali che
consentano di anteporre le esigenze della giustizia agli
interessi personali, o di una categoria sociale, o anche
di uno Stato: qui c’è per la Chiesa uno spazio assai
ampio, per radicare queste energie nelle coscienze,
alimentarle e irrobustirle" (Insegnamenti di
Benedetto XVI, II, 2 [2006], p. 475). Formulo di cuore
l’auspicio che la collaborazione tra tutte le componenti
della stimata Nazione che Ella rappresenta, contribuisca
non solo a custodire gelosamente l’eredità culturale e
spirituale che la contraddistingue e che fa parte
integrante della sua storia, ma sia ancor più stimolo a
ricercare vie nuove per affrontare in modo adeguato le
grandi sfide che contrassegnano l’epoca post-moderna.
Tra queste, mi limito a citare la difesa della vita
dell’uomo in ogni sua fase, la tutela di tutti i diritti
della persona e della famiglia, la costruzione di un mondo
solidale, il rispetto del creato, il dialogo
interculturale e interreligioso.
Al
riguardo, Ella, Signor Ambasciatore, ha voluto già
sottolineare come l’armonia dei rapporti tra Stato e
Chiesa abbia permesso il conseguimento di importanti
obbiettivi nel promuovere un umanesimo integrale.
Certamente, molto resta da fare, e il 60° anniversario
della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, che cadrà
nel prossimo anno, potrà costituire un’utile occasione
per l’Italia di offrire il proprio apporto alla
creazione, in campo internazionale, di un giusto ordine al
cui centro ci sia sempre il rispetto per l’uomo, per la
sua dignità e per i suoi inalienabili diritti. A questo
facevo riferimento nel Messaggio per la Celebrazione della
Giornata Mondiale della Pace di quest’anno dicendo:
"A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno
morale assunto dall’umanità intera. Ciò ha una sua
profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella
Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non
semplicemente nella decisione dell’assemblea che li ha
approvati, ma nella natura stessa dell’uomo e nella sua
inalienabile dignità di persona creata da Dio".
Notavo poi che "è importante che gli Organismi
internazionali non perdano di vista il fondamento naturale
dei diritti dell’uomo. Ciò li sottrarrà al rischio,
purtroppo sempre latente, di scivolare verso una loro
interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli
Organismi internazionali risulterebbero carenti
dell’autorevolezza necessaria per svolgere il ruolo di
difensori dei diritti fondamentali della persona umana e
dei popoli, principale giustificazione del loro stesso
esistere ed operare" (n. 13). L’Italia, in virtù
della sua recente elezione quale membro del Consiglio per
i Diritti Umani e ancor più per la sua peculiare
tradizione di umanità e generosità, non può non
sentirsi impegnata in un’opera infaticabile di
costruzione della pace e di difesa della dignità della
persona umana e di tutti i suoi inalienabili diritti,
compreso quello della libertà religiosa.
Signor
Ambasciatore, concludendo queste mie riflessioni, vorrei
assicurarLe la stima ed il sostegno mio e dei miei
collaboratori, perché Ella possa portare a felice
compimento l’alta missione che Le è stata affidata.
Invoco, a tale fine, la celeste intercessione del
Poverello di Assisi, di santa Caterina da Siena e
specialmente la materna protezione di Maria
"Castellana d’Italia", mentre sono lieto di
impartire a Lei, alla Sua famiglia e all’amato Popolo
italiano una speciale Benedizione Apostolica.
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