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UDIENZA
ALL'AMBASCIATORE MESSICANO |
Radio
Vaticana 10 luglio 2009
Benedetto
XVI all’ambasciatore messicano: la libertà religiosa è
la roccia su cui si fondano i diritti umani
La
libertà religiosa, la difesa della vita, la promozione
della famiglia e della solidarietà sono stati i punti
salienti toccati da Benedetto XVI nel suo discorso
all’ambasciatore del Messico, Héctor Federico Ling
Altamirano, ricevuto stamani in Vaticano per la
presentazione delle Lettere Credenziali. Il Papa ha lodato
la decisione del Messico di eliminare la pena capitale
dalla sua legislazione. Il servizio di Alessandro
Gisotti:
Il miglior servizio che i cristiani possono offrire
alla società “è la proclamazione del Vangelo che
illumina una genuina cultura democratica e orienta la
ricerca del bene comune”: è quanto sottolineato da
Benedetto XVI, che nel discorso all’ambasciatore
messicano ha messo l’accento sull’importanza della
fede nella vita sociale:
“En efecto, la libertad religiosa no es un derecho más…”
“In effetti - ha detto - la libertà religiosa non è
un diritto in più o un privilegio che la Chiesa
reclama”. Invero, ha avvertito, “è la roccia” su
cui si fondando i diritti umani giacché in questa libertà
“si manifesta in modo particolare la dimensione
trascendente della persona umana e l’assoluta
inviolabilità della sua dignità”. Per questo, non si
può ridurre la libertà religiosa “ad una mera
convivenza di cittadini che praticano privatamente la
propria religione” o “restringerla all’esercizio del
culto”:
“A este respecto, la Iglesia católica, a la vez que
sostiene e impulsa…”
“A tal riguardo - ha specificato il Papa - la Chiesa
cattolica, nel momento in cui sostiene e promuove questa
visione” del ruolo positivo della religione nella società,
“non desidera interferire nella dovuta autonomia delle
istituzioni civili”. D’altro canto, ha aggiunto, “la
Chiesa e la comunità politica sono e devono sentirsi,
ognuno a diverso titolo, al servizio della vocazione
personale e sociale” dei cittadini. Benedetto XVI ha poi
lodato il clima di “reciproca autonomia e sana
collaborazione”, ancor più considerando il posto
rilevante che la religione occupa nella storia del Paese.
Il Papa non ha poi mancato di enumerare quei gravi
problemi che tuttora affliggono il Messico: dalla violenza
al narcotraffico, dalla disuguaglianza alla povertà. Per
affrontare queste sfide, ha assicurato, la società
messicana potrà sempre contare sulla “leale
cooperazione e solidarietà della Chiesa cattolica”. E
ha ribadito che non sono sufficienti “mezzi tecnici o di
sicurezza” per trovare soluzioni efficaci e durature.
E’ invece necessario, ha affermato, “un rinnovamento
morale” e “l’educazione delle coscienze” come
anche “la costruzione di una vera cultura della vita”:
“Nunca se insistirá bastante en que el derecho a la
vida…”
“Non si insisterà mai abbastanza - è stato il suo
richiamo - che il diritto alla vita deve essere
riconosciuto in tutta la sua ampiezza”. La persona, ha
detto ancora, “merita rispetto e solidarietà” dal
concepimento alla morte naturale. Ed ha auspicato che
questo sforzo per la vita sia sostenuto dalla
“promozione di leggi giuste e politiche” che tengano
conto dell’altissimo valore dell’essere umano in ogni
suo momento. Benedetto XVI ha inoltre ribadito che
l’identità messicana si è forgiata nel corso dei
secoli con il messaggio di salvezza proclamato dalla
Chiesa cattolica:
“La fe en Jesucristo ha engendrado en México…”
“La fede in Gesù Cristo - ha ricordato - ha generato
in Messico una cultura” di speranza che dà vita a dei
principi per lo sviluppo della società, la promozione
della giustizia, il lavoro per la pace e, ancora, la lotta
contro la violenza, la corruzione e la criminalità e la
costante tutela della vita umana e della sua dignità. Il
Papa ha anche ricordato il recente Incontro mondiale delle
Famiglie a Città del Messico, ribadendo la centralità
della famiglia fondata sul matrimonio, cellula base di
tutto il tessuto sociale.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
A
SUA ECCELLENZA IL SIGNOR
HÉCTOR FEDERICO LING ALTAMIRANO,
NUOVO AMBASCIATORE DEL MESSICO
PRESSO LA SANTA SEDE
Venerdì,
10
luglio 2009
Signor
Ambasciatore,
1. Sono
lieto di riceverla, Eccellenza, nel solenne atto nel quale
mi presenta le Lettere che l'accreditano come Ambasciatore
Straordinario e Plenipotenziario degli Stati Uniti
Messicani presso la Santa Sede. La ringrazio cordialmente
per le deferenti parole che mi ha rivolto, chiedendole
allo stesso tempo di voler gentilmente trasmettere al
Signor Presidente della Repubblica Felipe de Jesús Calderón
Hinojosa, al suo Governo e a tutte le nobili popolazioni
del suo Paese i miei voti migliori, che accompagno con la
mia fervente preghiera, affinché, affrontando con
coraggio, decisione e unità le vicissitudini del momento
presente, l'amato popolo messicano possa continuare ad
avanzare lungo i cammini della libertà, della solidarietà
e del progresso sociale.
2. Lei,
Eccellenza, viene come rappresentante di una grande
nazione la cui identità si è forgiata nel corso dei
secoli in feconda relazione con il messaggio di salvezza
che la Chiesa cattolica proclama, come si può vedere in
molte sue usanze e feste popolari, nella sua architettura
e in altre manifestazioni. La fede in Gesù Cristo ha
generato in Messico una cultura che offre un senso
specifico e completo della vita e una visione
dell'esistenza piena di speranza, illustrando allo stesso
tempo una serie di principi sostanziali per lo sviluppo
armonioso di tutta la società, quali la promozione della
giustizia, il lavoro per la pace e la riconciliazione, la
promozione dell'onestà e della trasparenza, la lotta
contro la violenza, la corruzione e la criminalità, la
tutela costante della vita umana e la salvaguardia della
dignità della persona.
3. La
celebrazione, alcuni mesi fa, del VI
Incontro Mondiale delle Famiglie a Città del
Messico ha inoltre messo in evidenza l'importanza di
questa istituzione, tanto stimata dal popolo messicano. In
effetti, la famiglia, comunità di vita e di amore,
fondata sul matrimonio indissolubile fra un uomo e una
donna, è la cellula primaria di tutto il tessuto sociale,
ed è pertanto di somma importanza che venga adeguatamente
aiutata, di modo che i focolari domestici non smettano di
essere scuole di rispetto e di comprensione reciproca,
semenzai di virtù umane e motivo di speranza per il resto
della società. In tale contesto, desidero ribadire la mia
soddisfazione per i frutti di questo importante incontro
ecclesiale, e allo stesso tempo desidero ringraziare
nuovamente le Autorità del suo Paese, e tutti i
messicani, per la diligenza mostrata nella sua
organizzazione.
4. Mi
compiaccio di constatare le buone relazioni esistenti fra
la Santa Sede e il Messico, dopo gli importanti progressi
che sono stati compiuti in questi anni in un clima di
reciproca autonomia e di sana collaborazione. Ciò ci deve
incoraggiare a impegnarci per rafforzarle nel futuro,
tenendo conto del posto importante che la religione occupa
nell'indole e nella storia della sua patria. Proprio a
motivo del XV anniversario del ristabilimento delle
relazioni diplomatiche fra il suo Paese e la Santa Sede,
è stata organizzata a Città del Messico una serie di
atti commemorativi in cui sono stati approfonditi vari
temi di interesse comune, come il modo corretto di
intendere un autentico stato democratico e il suo dovere
di salvaguardare e di favorire la libertà religiosa in
tutti gli aspetti della vita pubblica e sociale della
nazione. Di fatto, la libertà religiosa non è un diritto
fra i tanti, e neppure un privilegio che la Chiesa
cattolica esige. È la roccia ferma su cui i diritti umani
si fondano saldamente, poiché tale libertà rivela in
modo particolare la dimensione trascendente della persona
umana e l'assoluta inviolabilità della sua dignità. Per
questo la libertà religiosa appartiene all'essenza di
ogni persona, di ogni popolo e nazione. Il suo significato
centrale non consente di limitarla a una mera convivenza
di cittadini che praticano privatamente la propria
religione, o di restringerla al libero esercizio del
culto, bensì occorre offrire ai credenti la piena
garanzia di poter manifestare pubblicamente la propria
religione, dando anche il loro contributo all'edificazione
del bene comune e al corretto ordine sociale in qualsiasi
ambito della vita, senza alcun tipo di restrizione o
coercizione. A tale proposito, la Chiesa cattolica, nel
sostenere e promuovere questa visione positiva del ruolo
della religione nella società, non desidera interferire
nella dovuta autonomia delle istituzioni civili. Essa,
fedele al mandato ricevuto dal suo divino Fondatore, cerca
di incoraggiare le iniziative che beneficiano la persona
umana, promuovono integralmente la sua dignità e
riconoscono la sua dimensione spirituale, sapendo che il
migliore servizio che i cristiani possono prestare alla
società è la proclamazione del Vangelo, che illumina
un'autentica cultura democratica e orienta nella ricerca
del bene comune. Diviene così evidente che la Chiesa e la
comunità politica sono e devono sentirsi, anche se a
diverso titolo, al servizio della vocazione personale e
sociale degli stessi uomini (cfr. Gaudium
et spes, n. 76).
5. Molti
sono i passi che, a partire da diverse istanze della
vostra nazione, si stanno compiendo per promuovere un
ordine sociale più giusto e solidale e per superare le
contrarietà che continuano ad attanagliare il Paese. In
tal senso, vale la pena sottolineare l'attenzione e
l'impegno con cui le Autorità del suo Paese stanno
affrontando questioni tanto gravi come la violenza, il
narcotraffico, le disuguaglianze e la povertà, che sono
terreno fertile per la delinquenza. È risaputo che, per
una soluzione efficace e duratura di questi problemi, non
sono sufficienti misure tecniche o di sicurezza. Si
richiedono una visione ampia e l'efficiente unione degli
sforzi, oltre alla promozione di un necessario
rinnovamento morale, dell'educazione delle coscienze e
della costruzione di una vera cultura della vita. In
questo compito, le Autorità e le diverse forze della
società messicana troveranno sempre la leale
collaborazione e la solidarietà della Chiesa cattolica.
6. Non
s'insisterà mai abbastanza sul fatto che il diritto alla
vita deve essere riconosciuto in tutta la sua ampiezza. In
effetti, ogni persona merita rispetto e solidarietà dal
momento del suo concepimento fino alla sua morte naturale.
Questa nobile causa, nella quale si sono coraggiosamente
impegnati molti uomini e donne, deve essere sostenuta
anche dallo sforzo delle Autorità civili nella promozione
di leggi giuste e di politiche pubbliche effettive che
tengano conto dell'altissimo valore che ogni essere umano
possiede in ogni momento della sua esistenza. A tale
proposito desidero salutare con gioia l'iniziativa del
Messico, nel 2005, di eliminare dalla sua legislazione la
pena capitale, e anche le recenti misure che alcuni dei
suoi Stati hanno adottato per tutelare la vita umana fin
dal suo inizio. Queste scommesse decise in una questione
così fondamentale devono essere un emblema della sua
patria, di cui deve sentirsi giustamente orgogliosa, poiché
sul riconoscimento del diritto alla vita "si fonda
l'umana convivenza e la stessa comunità politica"
(Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium
vitae,
n. 2).
7. Signor
Ambasciatore, prima di concludere questo incontro,
desidero felicitarmi con lei, con la sua famiglia e con
gli altri membri di questa Missione Diplomatica, e anche
ribadirle che nei miei collaboratori troverà sempre la
cooperazione di cui potrà aver bisogno nell'alto incarico
di rappresentare la sua amata nazione presso la Sede
Apostolica.
Supplico
Dio, per intercessione di Maria Santissima, Nostra Signora
di Guadalupe, di benedire, di proteggere e di accompagnare
tutti i messicani, tanto vicini al cuore del Papa, affinché
nel suo Paese risplendano incessantemente la concordia, la
fraternità e la giustizia.
©
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