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IL CORDOGLIO DEL PAPA PER LA MORTE DELL'ABBé PIERRE (23 GENNAIO 2007)

Fonte, Radio Vaticana, 23 gennaio 2007

IL MONTENEGRO SIA LUOGO PRIVILEGIATO PER L’ECUMENISMO ED OFFRA IL SUO CONTRIBUTO ALLA COSTRUZIONE DELL’EUROPA: COSI’, BENEDETTO XVI NELL’UDIENZA DI STAMANI AL PRIMO AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA MONTENEGRINA PRESSO LA SANTA SEDE, DOPO LO STABILIMENTO DELLE RELAZIONI DIPLOMATICHE DEL 6 DICEMBRE SCORSO  

Il Montenegro continui ad essere un luogo privilegiato dell’incontro ecumenico: è l’esortazione rivolta da Benedetto XVI all’ambasciatore della Repubblica montenegrina, Antun Sbutega, ricevuto stamani per la presentazione delle Lettere credenziali. L’udienza riveste un significato particolare: l’ambasciatore Sbutega è, infatti, il primo rappresentante dello Stato del Montenegro ad essere ricevuto dal Papa, dopo lo stabilimento delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede il 6 dicembre 2006. Sull’udienza di stamani, il servizio di Alessandro Gisotti:  

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“Ogni cattolico è ben cosciente delle prerogative dello Stato, ma al tempo stesso è altrettanto conscio dei propri doveri nei confronti degli imperativi evangelici”. E’ il richiamo del Papa nel discorso all’ambasciatore montenegrino. Intervento nel quale ha messo l’accento sulla caratteristica del Montenegro quale “luogo privilegiato di quell’incontro ecumenico che è da tutti auspicato”. D’altro canto, ha rilevato, “anche l’incontro tra cristiani e musulmani ha trovato in Montenegro realizzazioni convincenti”. “Occorre proseguire su questa strada”, ha aggiunto. Una strada sulla quale la Chiesa si augura che tutti convergano nell’impegno di unire gli sforzi a servizio della “nobiltà dell’essere umano”.  

Proprio in questo impegno, è stata la sua riflessione, la Chiesa vede “una parte significativa della sua missione a servizio dell’uomo nella sua interezza di pensiero, di azione, di progettazione, nel rispetto delle tradizioni che identificano una terra come tale”. Una parte importante del discorso, il Papa l’ha dunque dedicata al rapporto in Montenegro tra la comunità cattolica e gli ortodossi, incoraggiando la prosecuzione di “un dialogo fraterno con l’Ortodossia, tanto presente e viva nel Paese”. Anche oggi, ha rilevato, “occorre approfondire tale atteggiamento costruttivo” per servire questo popolo che, “con grande apertura d’animo”, guarda contemporaneamente “sia ad Oriente che ad Occidente, ponendosi come ponte tra l’una e l’altra realtà”. In piena cordialità, è stato il suo auspicio, “è possibile stabilire quelle intese che vanno a beneficio del Paese e della comunità cattolica, senza minimamente ledere i legittimi diritti di altre comunità religiose”. Una via, “imboccata dall’Europa odierna”, che il Montenegro “intende percorrere con tanta speranza”.  

Il Pontefice si è detto certo che “il Montenegro non mancherà di dare il proprio attivo apporto sia nell’ambito civile, quanto in quello politico, sociale, culturale e religioso” in campo europeo. Ancora, ha auspicato che nel Montenegro si rafforzi lo “stato di diritto nei vari ambiti della vita pubblica”, mediante l’adozione di “provvedimenti che garantiscano l’effettivo godimento” dei diritti previsti dalle leggi fondamentali dello Stato. Uno sforzo che promuoverà la “crescita nei cittadini della fiducia sociale”, traducendosi anche in una “generale maturazione della cultura della legalità”.

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DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Signor Ambasciatore,

è per me motivo di singolare letizia accogliere le Lettere con cui S. E. il Sig. Filip Vujanović, Presidente della Repubblica del Montenegro, La accredita quale primo Ambasciatore presso la Sede Apostolica. Sia il benvenuto! Il sentimento del Successore di Pietro, oggi, ha origini antiche e si nutre di una memoria, che riannoda un dialogo mai interrotto nei secoli fra le stirpi montenegrine e il Vescovo di Roma. Per il suo tramite, Signor Ambasciatore, desidero esprimere vivo compiacimento, in primo luogo, al Signor Presidente della Repubblica, che ho avuto la gioia di incontrare di recente, e poi anche alle altre Autorità dello Stato e all’intera società civile montenegrina che, nella sua pluralità etnica, ha voluto instaurare un dialogo diretto e cordiale con la Santa Sede.

Come Le è noto, sin dai tempi apostolici la Buona Novella ha raggiunto le terre che oggi formano la Repubblica a cui Ella appartiene. Tali legami di ordine spirituale si sono rafforzati ad opera dell’apostolato dei monaci benedettini, tanto da giungere, durante il pontificato del grande Papa Gregorio VII, al pubblico riconoscimento dell’indipendenza del Regno di Coclea, quando pervennero al Principe Mihail le insegne della regalità dalla Sede di Pietro. Lungo le alterne vicende dei secoli, i popoli attivi nell’attuale Crna Gora hanno conservato sempre un dinamico e cordiale rapporto con le altre genti vicine, tanto da offrire interessanti apporti alla vita di Nazioni europee, non ultima all’Italia stessa, alla quale, nel secolo passato, diedero persino una Regina.

Le antiche carte parlano di un fruttuoso dialogo fra la Sede Apostolica e il Principe Nicola del Montenegro, che portò nel 1886 alla stipula di una convenzione con la quale si provvedeva ai bisogni spirituali dei cittadini cattolici, dipendenti dall’allora capitale Cetinje. La lungimiranza delle risoluzioni adottate da quel Capo di Stato quanto al riconoscimento dei diritti di una parte dei suoi concittadini si impone ancor oggi alla nostra ammirazione, sottolineando la necessità di una giusta considerazione delle obiettive esigenze della pratica religiosa di ciascuno. Ogni cattolico è ben cosciente delle prerogative dello Stato, ma al tempo stesso è altrettanto conscio dei propri doveri nei confronti degli imperativi evangelici. Riflettendo, dunque, sui secoli trascorsi, quando il messaggio evangelico della salvezza ha raggiunto le terre del Montenegro, abbracciando la tradizione orientale e insieme quella occidentale, la Sua Patria, Signor Ambasciatore, si è caratterizzata sempre come luogo privilegiato di quell’incontro ecumenico che è da tutti auspicato. Anche l’incontro tra cristiani e musulmani ha trovato in Montenegro realizzazioni convincenti.

Occorre proseguire su questa strada, sulla quale la Chiesa si augura che tutti convergano nell’impegno di unire gli sforzi a servizio della nativa nobiltà dell’essere umano. La Chiesa infatti vede in questo una parte significativa della sua missione a servizio dell’uomo nella sua interezza di pensiero, di azione, di progettazione, nel rispetto delle tradizioni che identificano una terra come tale. Sono certo che, in campo europeo, il Montenegro non mancherà di dare il proprio attivo apporto sia nell’ambito civile, quanto in quello politico, sociale, culturale e religioso.

Una delle priorità sulle quali sicuramente sta riflettendo la nuova Repubblica indipendente, che Ella rappresenta, è il rafforzamento dello stato di diritto nei vari ambiti della vita pubblica, mediante l'adozione di provvedimenti che garantiscano l'effettivo godimento di tutti quei diritti che sono previsti dalle leggi fondamentali dello Stato. Ciò promuoverà la crescita nei cittadini della fiducia sociale, consentendo loro di sentirsi liberi di perseguire i loro legittimi obiettivi sia come singoli sia come comunità all’interno delle quali hanno scelto di raggrupparsi, e questo si tradurrà in una generale maturazione nella cultura della legalità.

Il Montenegro appartiene alla famiglia delle Nazioni europee, alle quali, pur nella propria piccola dimensione, ha dato e intende continuare a dare il suo generoso contributo. Il pieno riconoscimento della vita e degli scopi della comunità cattolica nel contesto della società montenegrina, attuato oltre un secolo fa, è risultato utile alla sovranità dello Stato e gradito alla missione specifica della Chiesa. In quella specifica circostanza storica, come non notare il rispettoso atteggiamento della Chiesa Ortodossa del tempo, che non si oppose ad una intesa con la Sede Apostolica? Essa, anzi, vide in questo passo un utile strumento per meglio sovvenire ai bisogni spirituali della popolazione. È auspicabile che tale cristiana disposizione possa evolversi ulteriormente.

Come in passato, la Sede Apostolica desidera riaffermare anche oggi la propria stima, il proprio affetto e la propria considerazione per le nobili stirpi che abitano il Montenegro, anche perseguendo un dialogo fraterno con l'Ortodossia, tanto presente e viva nel Paese. Di tale atteggiamento sono testimoni i millenari rapporti di reciproca considerazione. Anche oggi occorre approfondire tale atteggiamento costruttivo, per servire al meglio le genti da Lei qui oggi degnamente rappresentate. Esse, con grande apertura d’animo, guardano contemporaneamente sia ad Oriente che ad Occidente, ponendosi come ponte tra l’una e l’altra realtà. In piena cordialità, come nei secoli trascorsi, è possibile stabilire quelle intese che vanno a beneficio del Paese e della comunità cattolica, senza minimamente ledere i legittimi diritti di altre comunità religiose. Questa è la via imboccata dall'Europa odierna e che il Suo Paese intende percorrere con tanta speranza.

Signor Ambasciatore, le odierne credenziali che Ella mi presenta sono il segno di una volontà positiva di contribuire alla vita internazionale con la propria identità specifica. In tal senso, Ella troverà nella Sede Apostolica un’interlocutrice che ben conosce la storia, il presente e i desideri del Suo popolo. In me e nei miei validi collaboratori, Ella incontrerà attenzione e considerazione, basata sui millenari cordiali rapporti reciproci. Nel chiederLe di rendersi interprete presso le Autorità che L’accreditano della mia stima e della mia gratitudine, Le chiedo di trasmettere l’espressione del mio vivo auspicio di prosperità, di pace e di progresso per tutti gli abitanti del Montenegro, sui quali invoco le abbondanti benedizioni dell’Altissimo.

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