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UDIENZA
AL NUOVO AMBASCIATORE SLOVENO (16 SETTEMBRE 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
16 settembre 2006
RENDERE
MANIFESTA L’EREDITA’ CRISTIANA AI PROPRI GIOVANI
GARANTISCE LA CONSERVAZIONE DELL’IDENTITA’ NAZIONALE,
SPECIE SE EUROPEA: RICEVUTO DA BENEDETTO XVI A CASTEL
GANDOLFO, IL NUOVO AMBASCIATORE SLOVENO PRESSO LA SANTA
SEDE
Dare risalto
ai valori del Vangelo e trasmetterli ai giovani è un
dovere per un Paese che ha nel cristianesimo la radice
della propria identità sociale. E’ questa la sostanza
del discorso rivolto questa mattina da Benedetto XVI al
nuovo ambasciatore sloveno presso la Santa Sede, ricevuto
in udienza a Castel Gandolfo per la presentazione delle
Lettere credenziali. Il Papa ha sottolineato che tali
valori godano di una tutela anche legislativa, senza che
ciò intacchi il principio della laicità dello Stato. Il
servizio di Alessandro De Carolis.
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“Affermare e far valere l’anima cristiana che
ne ha plasmato l’identità”. E’ questo un
“diritto” del popolo sloveno ma anche di tutti i Paesi
iscritti “nel contesto di un’Europa le cui radici
traggono vigore dalla semente evangelica” che opera nel
continente “da quasi due millenni”. Con schiettezza,
Benedetto XVI ha ribadito l’importanza di mostrare senza
reticenze quale eredità spirituale si celi dietro la
coscienza civile e la cultura di un popolo cristiano. Al
cospetto dell’ambasciatore sloveno, Ivan Rebernik, il
Papa ha espresso anzitutto apprezzamento per il “dialogo
fecondo e costruttivo” che regola i rapporti tra la
Repubblica slava e la Santa Sede: dialogo confluito, il 14
dicembre di cinque anni fa, nella stipula dell’Accordo
bilaterale riguardante le “questioni giuridiche” tra i
due Stati.
Sulla scorta di questi buoni rapporti istituzionali
e più ancora per la “stima e l’affetto” che, ha
osservato, gli sloveni nutrono per il Papa, Benedetto XVI
si è detto certo che le autorità slave “sapranno
interpretare le tradizioni, la sensibilità e la
cultura” di una terra di antico retaggio cattolico. In
particolare, il Pontefice ha osservato che compito dei
responsabili di oggi è quello di “coinvolgere le nuove
generazioni nella conoscenza e nell’apprezzamento dei
valori del passato, rendendole capaci di portare nel
millennio appena iniziato il ricco patrimonio
ereditato”. Esse pertanto, ha affermato Benedetto XVI,
“debbono essere messe in grado di giungere alla
conoscenza concreta e specifica dei fondamenti culturali,
etici e religiosi sui quali la nazione si è edificata nel
corso dei secoli. Sarebbe infatti strategia veramente
miope – ha proseguito - non favorire l’apertura dei
giovani alla conoscenza delle radici storiche dalle quali
fluisce la linfa necessaria per assicurare alla nazione
nuove stagioni feconde di frutti. In tal senso – ha
concluso Benedetto XVI - la questione della loro
istruzione anche in merito ai valori religiosi condivisi
dalla maggioranza della popolazione non va elusa, se non
si vuole rischiare il progressivo smarrimento dei tratti
più specifici della fisionomia nazionale”.
Il
Papa ha infine assicurato che la Chiesa cattolica
continuerà a collaborare “in sincerità e cordialità”
con le istituzioni slovene, rispettando la laicità dello
Stato e “senza esigere per sé privilegi, ma avanzando
proposte che, secondo il suo giudizio, possono contribuire
al progresso della nazione”.
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DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
A S.E. IL SIGNOR IVAN REBERNIK
NUOVO AMBASCIATORE DI SLOVENIA
IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE
DELLE LETTERE CREDENZIALI
Palazzo
Apostolico di Castel Gandolfo
Sabato, 16 settembre 2006
Signor
Ambasciatore,
il
cordiale e solenne gesto della presentazione delle Lettere
che La accreditano quale Ministro Straordinario e
Plenipotenziario della Repubblica di Slovenia presso la
Sede Apostolica, richiama i millenari rapporti fra il
Successore di Pietro e l'amato popolo che Ella è qui a
rappresentare. Sia il benvenuto, Signor Ambasciatore. Sono
certo che i sentimenti da Lei evocati, nelle parole testé
rivoltemi, rispecchiano le intime convinzioni dei Suoi
compatrioti nei confronti del Papa. Di tali genuine
espressioni prendo atto con sincero compiacimento,
manifestando alle Autorità che La accreditano, in special
modo al Presidente della Repubblica Sua Eccellenza il
Signor Janez Drnovšek, grato apprezzamento. La Repubblica
di Slovenia, nella sua nativa libertà, coltiva un dialogo
fecondo e costruttivo con le istanze ecclesiali presenti
sul territorio, riconoscendone l’apporto positivo alla
vita della Nazione. Ciò conferma come le tradizioni
cattoliche, che da sempre hanno caratterizzato il Popolo
sloveno, costituiscano un tesoro prezioso al quale
attingere per esprimere l’identità stessa più profonda
e vera di quella nobile Terra.
È in
questo quadro che si sono sviluppate in maniera feconda le
relazioni cordiali fra gli Sloveni e la Sede di Pietro:
esse sono testimoniate ancor oggi dai buoni rapporti
bilaterali, a cui Ella ha voluto opportunamente far cenno.
Sin dai primi secoli del Cristianesimo la forza del
Vangelo ha operato in terra slovena, come rivela la
presenza di santi quali san Vittorino e san Massimiano, la
cui testimonianza ha contribuito all’affermarsi della
fede cristiana tra le genti che, nel VII secolo, hanno
trovato casa nell'attuale Slovenia. Come non pensare poi
alla figura di un Vescovo come il beato Anton Martin Slomšek
che, in tempi più recenti, ha promosso il risveglio
nazionale svolgendo una preziosa opera quale formatore del
popolo sloveno? Il cristianesimo e l’identità nazionale
sono strettamente connessi. È dunque naturale che vi sia
una profonda sintonia fra il Vescovo di Roma e il nobile
popolo che in Lei oggi ha qui il proprio rappresentante e
la propria voce.
Frutto di
questo intenso e costruttivo dialogo, non interrotto dalle
tristi vicende del secolo appena trascorso, è l’Accordo
fra la Repubblica di Slovenia e la Santa Sede su questioni
giuridiche, del 14 dicembre 2001. Si tratta di
un'intesa importante, la cui fedele applicazione non potrà
che rafforzare i rapporti reciproci e la collaborazione
per la promozione della persona e del bene comune (cfr art.
1), nel rispetto della legittima laicità dello Stato.
Tuttavia, come Ella ha opportunamente rilevato, si
registra l’esistenza di questioni ancora aperte, che
attendono di essere avviate ad opportuna soluzione.
Conoscendo la stima e l’affetto degli Sloveni per il
Papa, sono certo che i loro rappresentanti a livello
politico ne sapranno interpretare le tradizioni, la
sensibilità, la cultura. Il popolo sloveno infatti ha il
diritto di affermare e far valere l’anima cristiana che
ne ha plasmato l’identità e lo ha inscritto nel
contesto di quell’Europa le cui radici più profonde
traggono vigore dalla semente evangelica operante nel
continente da quasi due millenni.
Il
compito di fronte al quale si trovano i responsabili di
oggi è di individuare i metodi opportuni per coinvolgere
le nuove generazioni nella conoscenza e
nell’apprezzamento dei valori del passato, rendendole
capaci di portare nel millennio appena iniziato il ricco
patrimonio ereditato. Esse pertanto debbono essere messe
in grado di giungere alla conoscenza concreta e specifica
dei fondamenti culturali, etici e religiosi sui quali la
Nazione si è edificata nel corso dei secoli. Sarebbe
infatti strategia veramente miope non favorire
l’apertura dei giovani alla conoscenza delle radici
storiche dalle quali fluisce la linfa necessaria per
assicurare alla Nazione nuove stagioni feconde di frutti.
In tal senso, la questione della loro istruzione anche in
merito ai valori religiosi condivisi dalla maggioranza
della popolazione non va elusa, se non si vuole rischiare
il progressivo smarrimento dei tratti più specifici della
fisionomia nazionale. È in questione il rispetto della
stessa libertà dei cittadini, sulla quale la Repubblica
di Slovenia vigila con attenzione e che anche la Sede
Apostolica desidera sia promossa nello spirito del
suddetto Accordo. E’ tale, peraltro, l’esperienza
anche di altri Popoli del Continente, in particolare dei
Popoli slavi, che, coscienti dell’importanza del
cristianesimo per la loro identità sociale e del valido
contributo che in tal senso può offrire la Chiesa, non si
sono sottratti al dovere di assicurare, anche a livello
legislativo, che il ricco patrimonio etico e religioso
continui a portare copiosi frutti alle giovani
generazioni.
Possa il
dialogo aperto in tale ambito tra Autorità civili e
religiose in Slovenia condurre - è l’augurio che
volentieri esprimo nella presente circostanza - a quella
intesa giusta e sincera, di cui si sente il bisogno! Ciò
non mancherà di giovare alle persone alle quali, pur in
prospettiva diversa, sia lo Stato che la Chiesa si sentono
impegnati a rendere un doveroso servizio. Posso assicurare
che la Chiesa Cattolica non mancherà di collaborare con
lo Stato in sincerità e cordialità, senza esigere per sé
privilegi, ma avanzando proposte che, secondo il suo
giudizio, possono contribuire al comune progresso della
Nazione.
Mentre
auspico che le cordiali relazioni tra la Slovenia e la
Santa Sede continuino a svilupparsi sui saldi binari che
le hanno finora guidate, Le confermo la stima e il
sostegno miei e dei miei Collaboratori della Curia Romana
nell’espletare l’alta missione affidataLe ed avvaloro
tali sentimenti con l’invocazione di abbondanti
benedizioni divine su di Lei e sulle persone che Le sono
care.
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