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AGLI
AMMINISTRATORI DI ROMA E LAZIO (12 GENNAIO 2011) |
Radio
Vaticana, 12 gennaio 2012
Il Papa
agli amministratori di Roma e Lazio: servono accoglienza,
solidarietà e legalità per guardare con fiducia al
futuro
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La crisi economica, la tutela della sicurezza, l’impegno
della solidarietà: sono i tre temi chiave del discorso
del Papa agli amministratori locali di Roma e Lazio -
Gianni Alemanno, Renata Polverini e Nicola Zingaretti -
ricevuti stamani in Vaticano, nella tradizionale udienza
di inizio anno. Benedetto XVI ha esortato i rappresentanti
istituzionali a sostenere le famiglie e i giovani, che più
di altri soffrono a causa della mancanza di lavoro. Il
servizio di Alessandro Gisotti:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“L’accoglienza, la solidarietà e la legalità
siano valori fondamentali per guardare all’anno iniziato
con maggiore serenità”: è l’esortazione che
Benedetto XVI ha rivolto agli amministratori locali di
Roma e Lazio. Il Papa ha innanzitutto riconosciuto le
difficoltà dei cittadini alle prese con la crisi
economica e finanziaria. Una crisi, ha osservato, che ha
“le sue radici più profonde in una crisi etica”. Ed
è per questo, è stato il suo richiamo, che deve maturare
“un rinnovato umanesimo” che metta al centro la
persona umana:
“La crisi attuale, infatti, ha nelle sue radici
anche l’individualismo, che oscura la dimensione
relazionale dell’uomo e lo conduce a chiudersi nel
proprio piccolo mondo, ad essere attento a soddisfare
innanzitutto i propri bisogni e desideri, preoccupandosi
poco degli altri”.
Il Papa non ha mancato di indicare alcuni dei mali di
questa mentalità individualista: la speculazione negli
affitti, “l’inserimento sempre più faticoso nel mondo
del lavoro per i giovani”, la solitudine degli anziani e
ancora l’indifferenza verso situazioni di emarginazione
e povertà. C’è bisogno, ha affermato, di riscoprire la
relazione con Dio, “primo passo per dare vita a una
società più umana”. Ed ha aggiunto:
“E’ un’esigenza di carità e giustizia che nei
momenti difficili coloro che hanno maggiori disponibilità
si prendano cura di chi vive in condizioni disagiate”.
Ha così rivolto il pensiero alle famiglie, che, specie
quelle numerose, si trovano ancor più in difficoltà a
causa della crisi. Dal Papa l’auspicio che siano
sostenute "anche attraverso aiuti e agevolazioni
fiscali che favoriscano la natalità" e che siano
garantite “le condizioni necessarie per un vivere
dignitoso”. Quindi, si è soffermato sulla condizione
dei giovani che “sono i più penalizzati dalla mancanza
di lavoro”:
“Una società solidale deve sempre avere a cuore
il futuro delle nuove generazioni, predisponendo adeguate
politiche che garantiscano un alloggio a costi equi e che
facciano tutto il possibile per assicurare un’attività
lavorativa”.
Tutto ciò, ha avvertito, “è importante per evitare
il rischio che i giovani cadano vittime di organizzazioni
illegali, che offrono facili guadagni e non rispettano il
valore della vita umana”. Allo stesso tempo, ha
soggiunto, “è necessario promuovere una cultura della
legalità, aiutando i cittadini a comprendere che le leggi
servono per incanalare le tante energie positive presenti
nella società e così permettere la promozione del bene
comune”:
“Anche i recenti episodi di violenza nel
territorio spingono a continuare nell’impegno per
educare al rispetto della legalità e per tutelare la
sicurezza”.
Alle istituzioni, ha rammentato, “è affidato il
compito, oltre che di essere esemplari nel rispetto delle
leggi, di emanare provvedimenti giusti ed equi”.
Parlando dell’impegno della Caritas diocesana, il Papa
non ha poi mancato di soffermarsi sul valore della
solidarietà e dell’accoglienza in particolare nei
confronti di quanti a causa della povertà o per tutelare
la propria incolumità “giungono nelle nostre città e
bussano alle porte delle parrocchie”:
“E’ necessario tuttavia alimentare percorsi di
piena integrazione, che consentano l’inserimento nel
tessuto sociale, affinché essi possano offrire a tutti la
ricchezza di cui sono portatori”.
In tal modo, ha ribadito, “ciascuno imparerà a
sentire il luogo dove risiede come la ‘casa comune’ in
cui abitare e della quale prendersi cura”,
"nell'attento e necessario rispetto delle
leggi". Il Papa ha infine ringraziato gli
amministratori di Roma e Lazio per la preziosa
collaborazione nell’accogliere le migliaia di pellegrini
giunti nell’Urbe per la Beatificazione di Giovanni Paolo
II.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AGLI AMMINISTRATORI DEL COMUNE DI ROMA,
DELLA PROVINCIA E DELLA REGIONE
Sala Clementina
Giovedì, 12 gennaio 2012
Illustri
Signori e Signore!
Ancora
una volta ho la gioia di incontrarvi all’inizio del
nuovo anno per il tradizionale scambio degli auguri.
Ringrazio l’On. Renata Polverini, Presidente della
Giunta Regionale del Lazio, l’On. Giovanni Alemanno,
Sindaco di Roma, e l’On. Nicola Zingaretti, Presidente
della Provincia di Roma, per le cortesi parole che mi
hanno rivolto a nome di tutti. Desidero esprimere a tutti
voi fervidi voti augurali per il nuovo anno, che estendo
alla popolazione romana e laziale, particolarmente vicina
nel mio ministero di Vescovo di Roma.
Sono
ormai alcuni anni che anche nel Lazio si avvertono gli
effetti della crisi economica e finanziaria che ha colpito
varie aree del mondo e che, come ho avuto modo di
ricordare, ha le sue radici più profonde in una crisi
etica. L’etimologia della parola “crisi” richiama la
dimensione del “separare” e, in senso lato, del
“valutare”, del “giudicare”. La crisi attuale,
allora, può essere anche un’occasione per l’intera
comunità civile di verificare se i valori posti a
fondamento del vivere sociale abbiano generato una società
più giusta, equa e solidale, o se non sia, invece,
necessario un profondo ripensamento per recuperare valori
che sono alla base di un vero rinnovamento della società
e che favoriscano una ripresa non solo economica, ma anche
attenta a promuovere il bene integrale della persona
umana.
In questo
contesto la comunità cristiana è impegnata in una
costante opera educativa, in particolare verso le nuove
generazioni, affinché i valori che per secoli hanno fatto
di Roma e del territorio circostante una luce per il mondo
possano essere assunti, in modo rinnovato, a fondamento di
un migliore futuro per tutti.
È
importante che maturi un rinnovato umanesimo nel quale
l’identità dell’essere umano sia compresa con la
categoria di persona. La crisi attuale, infatti, ha nelle
sue radici anche l’individualismo, che oscura la
dimensione relazionale dell’uomo e lo conduce a
chiudersi nel proprio piccolo mondo, ad essere attento a
soddisfare innanzitutto i propri bisogni e desideri,
preoccupandosi poco degli altri. La speculazione nelle
locazioni, l’inserimento sempre più faticoso nel mondo
del lavoro per i giovani, la solitudine di tanti anziani,
l’anonimato che caratterizza spesso la vita nei
quartieri delle città e lo sguardo a volte superficiale
sulle situazioni di emarginazione e di povertà, non sono
forse conseguenza di questa mentalità? La fede ci dice
che l’uomo è un essere chiamato a vivere in relazione e
che l’“io” può trovare se stesso proprio a partire
da un “tu” che lo accetti e lo ami. E questo “Tu”
è anzitutto Dio, l’unico capace di dare all’uomo
un’accoglienza incondizionata e un amore infinito, e
sono gli altri, a iniziare dai più vicini. Riscoprire
questa relazionalità come elemento costitutivo della
propria esistenza è il primo passo per dare vita a una
società più umana. Ed è compito anche delle Istituzioni
favorire la crescita della coscienza di essere parte di
un’unica realtà, in cui ognuno, a somiglianza del corpo
umano, è importante per il tutto, come ricordò Menenio
Agrippa nel celebre apologo riportato da Tito Livio nella
sua Storia di Roma (cfr Ab Urbe Condita, II, 32).
La
coscienza di essere un “corpo” potrà crescere se si
consoliderà il valore dell’accoglienza, già
profondamente radicato nel cuore degli abitanti di Roma e
del Lazio. Ne abbiamo avuto una recente prova nei giorni
della Beatificazione
di Giovanni Paolo II: migliaia di pellegrini giunti
nell’Urbe hanno potuto vivere giorni sereni e di
fraternità, grazie anche alla vostra preziosa
collaborazione. La Caritas diocesana e le comunità
cristiane non si risparmiano in quest’opera di
accoglienza, in particolare verso coloro che, provenendo
da Paesi in cui la povertà è spesso causa di morte, o
fuggendo da essi per tutelare la propria incolumità,
giungono nelle nostre città e bussano alle porte delle
parrocchie. E’ necessario tuttavia alimentare percorsi
di piena integrazione, che consentano l’inserimento nel
tessuto sociale, affinché essi possano offrire a tutti la
ricchezza di cui sono portatori. In tal modo ciascuno
imparerà a sentire il luogo dove risiede come la “casa
comune” in cui abitare e della quale prendersi cura,
nell’attento e necessario rispetto delle leggi che
regolano il vivere collettivo.
Insieme
con l’accoglienza deve rafforzarsi il valore della
solidarietà. È un’esigenza di carità e giustizia che
nei momenti difficili coloro che hanno maggiori
disponibilità si prendano cura di chi vive in condizioni
disagiate. Alle Istituzioni, poi, spetta il compito di
mostrare sempre attenzione e appoggio a quelle realtà da
cui dipende il bene della società. A tale riguardo, uno
speciale sostegno deve essere assicurato alle famiglie, in
particolare a quelle numerose, che spesso si trovano a
dover affrontare difficoltà, rese talvolta più acute
dalla mancanza o dalla insufficienza del lavoro. Vi
incoraggio a difendere la famiglia fondata sul matrimonio
come essenziale cellula della società, e anche attraverso
aiuti e agevolazioni fiscali che favoriscano la natalità.
Vi incoraggio, inoltre, a fare ogni sforzo perché a tutti
i nuclei familiari siano garantite le condizioni
necessarie per un vivere dignitoso. La solidarietà deve
poi indirizzarsi verso i giovani, i più penalizzati dalla
mancanza di lavoro. Una società solidale deve sempre
avere a cuore il futuro delle nuove generazioni,
predisponendo adeguate politiche che garantiscano un
alloggio a costi equi e che facciano tutto il possibile
per assicurare un’attività lavorativa. Tutto ciò è
importante per evitare il rischio che i giovani cadano
vittime di organizzazioni illegali, che offrono facili
guadagni e non rispettano il valore della vita umana.
Allo
stesso tempo - terzo punto - è necessario promuovere una
cultura della legalità, aiutando i cittadini a
comprendere che le leggi servono per incanalare le tante
energie positive presenti nella società e così
permettere la promozione del bene comune; anche i recenti
episodi di violenza nel territorio spingono a continuare
nell’impegno per educare al rispetto della legalità e
per tutelare la sicurezza. Alle Istituzioni è affidato il
compito, oltre che di essere esemplari nel rispetto delle
leggi, di emanare provvedimenti giusti ed equi, che
tengano conto anche di quella legge che Dio ha iscritto
nel cuore dell’uomo e che può essere conosciuta da
tutti mediante la ragione.
Gentili
Autorità, le sfide sono molteplici e complesse. È
possibile vincerle solo nella misura in cui si rafforzerà
la consapevolezza che il destino di ognuno è legato a
quello di tutti. Ed è per questo che ho voluto
sottolineare come l’accoglienza, la solidarietà e la
legalità siano valori fondamentali per guardare
all’anno iniziato con maggiore serenità. Vi assicuro la
mia costante preghiera per il vostro impegno a favore
della collettività e vi affido alla materna intercessione
della Vergine Maria. Con questi voti, imparto di cuore a
voi tutti la mia Benedizione Apostolica, che volentieri
estendo agli abitanti di Roma, della sua Provincia e
dell’intera Regione.
©
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