Secondo
i cataloghi Anacleto occupò il trono papale per dodici
anni (ca. 77-88). Secondo alcuni era originario di Atene
e la tradizione secondo la quale subì il martirio non
è accertata. La tradizione vuole che sia di origine
romana e discendente di pretoriani. Convertitosi al
Cristianesimo, diede l'anima alla causa fino al martirio
voluto da Domiziano per tentare di stroncare questa
nuova religione. Durante il suo pontificato curò
l'edificazione di un sepolcro presso la tomba di San
Pietro, dove poi anch'egli venne sepolto e dove tutt'ora
le sue reliquie sono conservate, trovandosi nella Chiesa
di San Lino, nella Città del Vaticano. Inoltre, ordinò
25 sacerdoti ed il suo nome figura nelle orazioni del
canone messale. Si festeggia il 13 luglio, tranne in
Brasile, dove viene festeggiato il 27 aprile.
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Fonte:
Santi e Beati
Anacleto
ebbe un singolare destino: sdoppiato in due persone
distinte, Cleto e Anacleto, aveva due feste nel
Martirologio Romano, rispettivamente il 26 aprile e il
13 sbaglio, sfuggito anche al celebre e accurato Baronio,
sembra essere stato determinato da un copista, il quale,
vedendo abbreviato in qualche lista dei papi il nome di
Anacleto in Cleto, ritenne di dover reinserire lo
scomparso nome di Anacleto, senza tuttavia escludere
l'abbreviazione. Sulla base degli studi del Duchesne,
l'orientamento attuale è che Anacleto e Cleto siano una
sola persona: perciò la Congregazione dei Riti nel 1960
abolì la festa del 13 luglio, lasciando solo quella del
26 aprile.
Ancor
più severi sono stati gli estensori del nuovo
calendario: "La memoria dei Ss. Cleto e Marcellino,
introdotta nel Calendario romano nel sec. XIII, viene
cancellata: si ignora il giorno della deposizione di S.
Cleto, che non sembra sia stato martire; ugualmente si
disputa della deposizione di S. Marcellino, che morì
l'anno 304, quando infieriva con rigore la persecuzione
di Diocleziano". Benché non martire, Anacleto, di
origine ateniese, e che fu papa dal 79 al 90, si rese
benemerito per aver edificato una memoria, cioè un
sepolcro, a S. Pietro, presso il quale fu poi sepolto
egli stesso.
Il caso
di S. Marcellino è esattamente l'inverso, poiché si
tentò di fare di lui e di S. Marcello una sola persona.
Di S. Marcello parlammo già il 16 gennaio. Il
Martirologio Romano ricorda S. Marcellino, oltre che il
26 aprile, anche il 25 ottobre, commemorando "il
natale di S. Marcellino, Papa e Martire, il quale sotto
Massimiano, insieme con Claudio, Cirino e Antonino, per
la fede di Cristo fu decapitato... ". In realtà,
sembra ormai certo che la qualifica del martirio venne
riconosciuta a S. Marcellino per scopi apologetici: nel
secolo V si era infatti diffusa una leggenda di origine
donatista che calunniava la sua memoria, dicendo che
egli aveva ceduto alla persecuzione,
"consegnando" i libri sacri, ed era stato
perciò un "traditor".
Già S.
Agostino aveva reagito contro la calunnia, ma poichè la
diceria continuava, con un espediente ben lontano dalla
nostra sensibilità moderna, ma allora abbastanza
comprensibile, si ammise la "caduta" di S.
Marcellino, il quale però si sarebbe
"riscattato" subendo il martirio: effetti
della pubblica opinione! Altro non conosciamo di certo né
della sua morte né della sua vita, se non che fu papa
tra il 296 e il 304/305 e fu sepolto nel cimitero di
Priscilla, presso il martire Crescenzione.