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MESSA
PER LA CONSEGNA DEGLI ANELLI CARDINALIZI (25 MARZO 2006) |
Radio Vaticana,
25 marzo 2006005
NELLA
SOLENNITA’ DELL’ANNUNCIAZIONE IL PAPA PRESIEDE LA
MESSA IN PIAZZA SAN
PIETRO PER LA CONSEGNA DELL’ANELLO AI NUOVI CARDINALI.
BENEDETTO XVI AFFERMA CHE NELLA DIMENSIONE MARIANA DEL “SI’”
ALL’ANGELO E’ COMPRESO IL
MINISTERO DEL PAPA E DEI VESCOVI, SERVITORI DI DIO-AMORE
-
Intervista con padre Marzio Calletti -
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E’
durata circa due ore, davanti a migliaia di fedeli, la
Messa concelebrata questa mattina da Benedetto XVI in
Piazza San Pietro con i 15 nuovi cardinali creati nel
Concistoro di ieri. Nel donare l’anello cardinalizio ai
porporati di nuova nomina, il Papa ha posto in grande
risalto la Festa dell’Annunciazione del Signore che si
celebra ogni 25 marzo.
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. Una festa in cui, ha affermato il
Pontefice, l’anello ricevuto da ciascun cardinale
rievoca il “sì” pronunciato da Maria all’Arcangelo
Gabriele. Ripercorriamo la cerimonia di stamani nel
servizio di Alessandro De Carolis.
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(Canto)
Sono
Maria e Pietro le colonne che reggono l’architrave della
Chiesa. Il “principio petrino”, fondato da Gesù sugli
Apostoli, e il “principio mariano”, radicato nel “sì”
col quale la Madonna accettò di consentire “al Verbo
eterno” di “esistere come essere umano nel tempo”.
Due “dimensioni” legate dal “valore supremo della caritas”
del quale i cardinali sono chiamati ad essere i primi
testimoni.
(Canto)
Su
questo tema, ispirato dalla Festa liturgica
dell’Annunciazione del Signore, Benedetto XVI ha parlato
durante la solenne e suggestiva Messa in Piazza San Pietro
per la consegna dell’anello cardinalizio. Un simbolo col
quale ogni cardinale, sulla scia della Vergine, ripete la
propria adesione alla chiamata di Dio:
“Ricevere
l’anello sia dunque per voi come rinnovare il vostro ‘sì’,
il vostro ‘eccomi’, rivolto al tempo stesso al Signore
Gesù, che vi ha scelti e costituiti, e alla sua santa
Chiesa, che siete chiamati a servire con amore sponsale.
Le due dimensioni della Chiesa, mariana e petrina, si
incontrano dunque in quello che costituisce il compimento
di entrambe, cioè nel valore supremo della carità,
il carisma “più grande”, la “via migliore di
tutte”, come scrive l’apostolo Paolo”.
(Canto)
Con
il colpo d’occhio degli oltre 30 mila fedeli, disposti
in Piazza San Pietro sotto un sole finalmente primaverile,
il Papa verso le 10.30, preceduto dai 15 nuovi cardinali,
ha attraversato a piedi parte della piazza dando inizio
alla celebrazione, durante la quale sono risuonate le
parole con le quali l’arcangelo annuncia a Maria la sua
straordinaria maternità. Il titolo di “piena di
grazia” col quale la Madonna viene salutata, ha spiegato
il Papa, viene espresso letterariamente in “forma
passiva”. Ma la “personale e originale risposta”
della Vergine è tutt’altro che dimessa:
“Nell’essere
amata Maria è pienamente attiva,
perché accoglie con personale disponibilità l’onda
dell’amore di Dio che si riversa in lei. Anche in questo
Ella è discepola perfetta del suo Figlio, che
nell’obbedienza al Padre realizza interamente la propria
libertà (...) Di fronte al mistero di questi due
“Eccomi”, del Cristo e della Vergine, che si
rispecchiano l’uno nell’altro e formano un unico Amen
alla volontà d’amore di Dio, noi rimaniamo attoniti e,
pieni di riconoscenza, adoriamo”.
Dunque,
l’adesione di Maria all’annuncio dell’Angelo, ha
asserito Benedetto XVI, permette alla Nuova Alleanza tra
Dio e l’umanità di “essere suggellata in modo
perfetto”. “E’ nello spazio pieno di grazia del suo
sì”, ha affermato il Papa con forza, che Maria diventa
Madre anche della Chiesa, fino a comprenderne sotto il
proprio “manto”, “ogni istituzione e ministero,
anche quello di Pietro e dei suoi successori. Riflessioni
che hanno fatto da preludio al ricordo di un uomo e un
Papa totalmente di Maria, al punto da offrirsi a lei fino
agli ultimi istanti della vita, che poco più di dodici
mesi fa si spegneva al lato della stessa Piazza, oggi come
ieri gremita di persone:
“L’importanza
del principio mariano nella Chiesa è stata
particolarmente evidenziata, dopo il Concilio, dal mio
amato Predecessore Papa Giovanni Paolo II, coerentemente
col suo motto Totus
tuus.
Nella sua impostazione spirituale e nel suo instancabile
ministero si è resa manifesta agli occhi di tutti la
presenza di Maria quale Madre e Regina della Chiesa. Più
che mai questa presenza materna fu da lui avvertita
nell’attentato del 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro.
A ricordo di quel tragico evento egli volle che un mosaico
raffigurante la Vergine dominasse, dall’alto del Palazzo
Apostolico, su Piazza San Pietro, per accompagnare i
momenti culminanti e la trama ordinaria del suo lungo
Pontificato, che proprio un anno fa entrava nell’ultima
fase, dolorosa e insieme trionfale, veramente pasquale”.
(Canto)
Alla
commozione sollecitata dal ricordo della scomparsa di Papa
Wojtyla si è aggiunta poco dopo quella dei 15 prescelti
vestiti di porpora, ai quali Benedetto XVI ha consegnato
l’anello cardinalizio, così come ieri era avvenuto per
l’imposizione della berretta durante il Concistoro. In
un mondo dove “tutto passa”, ha concluso il Papa,
“nell’eternità solo l’amore rimane”, la caritas
di Dio. “Chi ama dimentica se stesso e si mette al
servizio del prossimo. Ecco – ha soggiunto -
l’immagine e il modello della Chiesa”:
“E’
questa la strada su cui ho voluto avviare il mio
Pontificato invitando tutti, con la prima enciclica, a
edificare la Chiesa nella carità, quale comunità
d’amore. Nel perseguire tale finalità, venerati
fratelli cardinali, la vostra vicinanza, spirituale e
fattiva, mi è di grande sostegno e conforto”.
(Canto)
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L’icona
dell’Annunciazione, ha sottolineato il Papa nella
celebrazione di stamani, “ci fa percepire con chiarezza
come tutto nella Chiesa risalga lì, a quel mistero di
accoglienza del Verbo divino”. Nella Chiesa, ha
affermato, “ogni istituzione e ministero, anche quello
di Pietro e dei suoi successori, è compreso sotto
il manto della Vergine”. Sulla centralità
dell’Annunciazione del Signore, evento che ha cambiato
radicalmente la storia dell’umanità, Giovanni Peduto ha
raccolto la riflessione del padre cappuccino Marzio
Calletti, rettore del Santuario della Santa Casa di
Loreto:
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R.
– Con l’Annunciazione è avvenuto un incontro,
speciale, unico… tra Dio e l’uomo. Un incontro che ha
cambiato il corso della storia: l’uomo ha la possibilità
di ritrovare il suo volto vero, autentico… In Cristo Gesù
si è aperto l’orizzonte della salvezza… tanto è vero
che la solennità odierna è denominata “Annunciazione
del Signore”. Certo, Maria ha avuto un ruolo di primo
piano, un posto centrale. Tutto questo nella Casa
nazaretana, nel colloquio tra l’arcangelo Gabriele e
Maria di Nazareth… tra quelle pietre che custodiamo e
veneriamo qui a Loreto.
D.
- Maria risponde all’Angelo: “Eccomi, sono la serva
del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Una
frase che corrisponde all’Amen ebraico?
R.
- Siamo sulla stessa frequenza, sulla stessa lunghezza
d’onda! Amen è conferma, è accettazione, è adesione,
è obbedienza… proprio quello che esprime Maria nella
sua risposta: “Eccomi, avvenga di me quello che hai
detto!”. Un eccomi maturato nel colloquio,
nell’approfondimento della proposta di Dio… un eccomi
libero e responsabile, tutt’altro che superficiale o
sbarazzino! Certo però pieno di fiducia e di abbandono.
D.
- Cosa ci dice oggi l’Annunciazione?
R.
- L’Annunciazione “storica”, diciamo così, è
dentro uno spazio e un tempo (dice san Paolo: “quando
venne la pienezza del tempo Dio mandò il suo Figlio nato
da donna…”), ma il Signore continua a manifestarsi
anche oggi, come in ogni tempo. Possiamo dire che
ogniqualvolta l’uomo si mette in ascolto di Dio e cerca
di discernere la volontà divina per l’oggi… avviene
una nuova Annunciazione, avviene una nuova Incarnazione.
Non nella stessa maniera di 2000 anni fa (evento unico e
irripetibile), ma ugualmente efficace e salvifica per
l’uomo attuale. Quando l’uomo si fa incontrare da Dio
ha la possibilità di salvarsi.
D.
- Dalle parole di Maria all’Angelo è nato il primo
nucleo del Rosario. Come pregare il rosario senza sprecare
parole?
R.
- Il rosario è di per sé una preghiera contemplativa…
l’ha ricordato Giovanni Paolo II in “Rosarium Virginis
Mariae” quando dice che il Rosario è “contemplare il
volto di Cristo con il cuore di Maria”. Allora non
sprecheremo parole se preghiamo con il cuore; se, al di là
della formula da recitare con le labbra, c’è il cuore
che ama Colui che è contemplato, e contemporaneamente
Colei con la quale preghiamo. C’è poi tutta la grazia
dell’essere preghiera della Chiesa, dalla forte
tradizione che ha segnato il cammino spirituale
dell’intera comunità cristiana. E’ significativo
trovarlo in mano a grande fratelli che hanno segnato la
storia del XX secolo: Giovanni Paolo II, Madre Teresa di
Calcutta, Padre Pio, Giorgio La Pira, Suor Lucia di
Fatima, Don Giussani, etc….
D.
- I cristiani oggi come ieri sono chiamati ad annunciare a
loro volta che Dio viene in Cristo a salvare l’umanità…
R.
- La Chiesa è di per sé missionaria… Dal giorno in cui
ha ricevuto il mandato da Cristo “andate, ammaestrate,
portate a tutti la buona notizia!”. Ma quale notizia?
Quella che Dio, il Padre, salva l’uomo in Cristo… Gesù
è l’unico Salvatore “ieri, oggi e sempre!”.
Un’Annunciazione che deve percorrere le strade del mondo
e arrivare a ogni uomo… per mezzo nostro! Con gioia!
Dobbiamo essere per il nostro tempo tanti Arcangeli
Gabriele… annunciatori, non tanto con la parola (anche!)
ma con la vita.
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CONCISTORO
ORDINARIO PUBBLICO
PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI
CONCELEBRAZIONE
EUCARISTICA CON I NUOVI CARDINALI E
CONSEGNA DELL'ANELLO CARDINALIZIO
OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Solennità
dell’Annunciazione del Signore
Piazza San Pietro
Sabato, 25 marzo 2006
Signori
Cardinali e Patriarchi,
Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
E’
grande motivo di gioia per me presiedere questa
Concelebrazione con i nuovi Cardinali, dopo il Concistoro
di ieri, e considero provvidenziale che essa si svolga
nella solennità liturgica dell’Annunciazione del
Signore e sotto il sole che il Signore ci dà.
Nell’Incarnazione del Figlio di Dio, infatti, noi
riconosciamo gli inizi della Chiesa. Da lì tutto
proviene. Ogni realizzazione storica della Chiesa ed anche
ogni sua istituzione deve rifarsi a quella originaria
Sorgente. Deve rifarsi a Cristo, Verbo di Dio incarnato.
E’ Lui che noi sempre celebriamo: l’Emmanuele, il
Dio-con-noi, per mezzo del quale si è compiuta la volontà
salvifica di Dio Padre. E tuttavia (proprio oggi
contempliamo questo aspetto del Mistero) la Sorgente
divina fluisce attraverso un canale privilegiato: la
Vergine Maria. Con immagine eloquente san Bernardo parla,
al riguardo, di aquaeductus (cfr Sermo in
Nativitate B.V. Mariae: PL 183, 437-448).
Celebrando l’Incarnazione del Figlio non possiamo,
pertanto, non onorare la Madre. A Lei fu rivolto
l’annuncio angelico; Ella lo accolse e, quando dal
profondo del cuore rispose: "Eccomi … avvenga di me
secondo la tua parola" (Lc 1,38), in quel
momento il Verbo eterno incominciò ad esistere come
essere umano nel tempo.
Di
generazione in generazione resta vivo lo stupore per
questo ineffabile mistero. Sant’Agostino, immaginando di
rivolgersi all’Angelo dell’Annunciazione, domanda:
"Dimmi, o Angelo, perché è avvenuto questo in Maria?".
La risposta, dice il Messaggero, è contenuta nelle parole
stesse del saluto: "Ave, o piena di grazia" (cfr
Sermo 291,6). Di fatto, l’Angelo, "entrando
da Lei", non la chiama con il nome terreno, Maria, ma
col suo nome divino, così come Dio da sempre la vede e la
qualifica: "Piena di grazia – gratia plena",
che nell’originale greco è 6,P"D4JTµX<0,
" piena di grazia", e la grazia è nient'altro
che l'amore di Dio, così potremmo alla fine tradurre
questa parola: "amata" da Dio.(cfr Lc
1,28). Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto
ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta
la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6,7). E’ un
titolo espresso in forma passiva, ma questa "passività"
di Maria, che da sempre e per sempre è
l’"amata" dal Signore, implica il suo libero
consenso, la sua personale e originale risposta: nell’essere
amata, nel ricevere il dono di Dio, Maria è
pienamente attiva, perché accoglie con personale
disponibilità l’onda dell’amore di Dio che si riversa
in lei. Anche in questo Ella è discepola perfetta del suo
Figlio, che nell’obbedienza al Padre realizza
interamente la propria libertà e proprio così esercita
la libertà, obbedendo. Nella seconda Lettura abbiamo
ascoltato la stupenda pagina in cui l’Autore della
Lettera agli Ebrei interpreta il Salmo 39 proprio alla
luce dell’Incarnazione di Cristo: "Entrando nel
mondo Cristo dice: … Ecco, io vengo per compiere, o Dio,
la tua volontà" (Eb 10,5-7). Di fronte al
mistero di questi due "Eccomi", l'
"Eccomi" del Figlio e l' "Eccomi"
della Madre, che si rispecchiano l’uno nell’altro e
formano un unico Amen alla volontà d’amore di
Dio, noi rimaniamo attoniti e, pieni di riconoscenza,
adoriamo.
Che
grande dono, Fratelli, poter tenere questa suggestiva
celebrazione nella solennità dell’Annunciazione del
Signore! Quanta luce possiamo attingere da questo mistero
per la nostra vita di ministri della Chiesa. In
particolare voi, cari nuovi Cardinali, quale sostegno
potrete avere per la vostra missione di eminente
"Senato" del Successore di Pietro! Questa
provvidenziale coincidenza ci aiuta a considerare
l’evento odierno, in cui risalta in modo particolare il
principio petrino della Chiesa, alla luce
dell’altro principio, quello mariano, che è
ancora più originario e fondamentale. L’importanza del
principio mariano nella Chiesa è stata particolarmente
evidenziata, dopo il Concilio, dal mio amato Predecessore
Papa Giovanni Paolo II, coerentemente col suo motto Totus
tuus. Nella sua impostazione spirituale e nel suo
instancabile ministero si è resa manifesta agli occhi di
tutti la presenza di Maria quale Madre e Regina della
Chiesa. Più che mai questa presenza materna fu da lui
avvertita nell’attentato del 13 maggio 1981 qui in
Piazza San Pietro. A ricordo di quel tragico evento egli
volle che un mosaico raffigurante la Vergine dominasse,
dall’alto del Palazzo Apostolico, su Piazza San Pietro,
per accompagnare i momenti culminanti e la trama ordinaria
del suo lungo pontificato, che proprio un anno fa entrava
nell’ultima fase, dolorosa e insieme trionfale,
veramente pasquale. L’icona dell’Annunciazione, meglio
di qualunque altra, ci fa percepire con chiarezza come
tutto nella Chiesa risalga lì, a quel mistero di
accoglienza del Verbo divino, dove, per opera dello
Spirito Santo, l’Alleanza tra Dio e l’umanità è
stata suggellata in modo perfetto. Tutto nella Chiesa,
ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei
suoi successori, è "compreso" sotto il manto
della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo
"sì" alla volontà di Dio. Si tratta di un
legame che in tutti noi ha naturalmente una forte
risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza
oggettiva. Tra Maria e la Chiesa vi è infatti una
connaturalità che il Concilio Vaticano II ha fortemente
sottolineato con la felice scelta di porre la trattazione
sulla Beata Vergine a conclusione della Costituzione sulla
Chiesa, la Lumen gentium.
Il tema
del rapporto tra il principio petrino e quello mariano lo
possiamo ritrovare anche nel simbolo dell’anello,
che tra poco vi consegnerò. L’anello è sempre un segno
nuziale. Quasi tutti voi lo avete già ricevuto nel giorno
della vostra Ordinazione episcopale, quale espressione di
fedeltà e d’impegno a custodire la santa Chiesa, sposa
di Cristo (cfr Rito dell’Ordinazione dei Vescovi).
L’anello che oggi vi conferisco, proprio della dignità
cardinalizia, intende confermare e rafforzare tale
impegno, a partire ancora una volta da un dono nuziale,
che vi ricorda il vostro essere prima di tutto intimamente
uniti a Cristo, per compiere la missione di sposi della
Chiesa. Ricevere l’anello sia dunque per voi come
rinnovare il vostro "sì", il vostro
"eccomi", rivolto al tempo stesso al Signore Gesù,
che vi ha scelti e costituiti, e alla sua santa Chiesa,
che siete chiamati a servire con amore sponsale. Le due
dimensioni della Chiesa, mariana e petrina, si incontrano
dunque in quello che costituisce il compimento di
entrambe, cioè nel valore supremo della carità,
il carisma "più grande", la "via migliore
di tutte", come scrive l’apostolo Paolo (1 Cor
12,31; 13,13).
Tutto
passa in questo mondo. Nell’eternità solo l’Amore
rimane. Per questo, Fratelli, profittando del tempo
propizio della Quaresima, impegniamoci a verificare che
ogni cosa nella nostra vita personale, come pure
nell’attività ecclesiale in cui siamo inseriti, sia
mossa dalla carità e tenda alla carità. Anche per questo
ci illumina il mistero che oggi celebriamo. Infatti, il
primo atto che Maria compì dopo aver accolto il messaggio
dell’Angelo, fu di recarsi "in fretta" a casa
della cugina Elisabetta per prestarle il suo servizio (cfr
Lc 1,39). Quella della Vergine fu un’iniziativa
di autentica carità, umile e coraggiosa, mossa dalla fede
nella Parola di Dio e dalla spinta interiore dello Spirito
Santo. Chi ama dimentica se stesso e si mette al servizio
del prossimo. Ecco l’immagine e il modello della Chiesa!
Ogni Comunità ecclesiale, come la Madre di Cristo, è
chiamata ad accogliere con piena disponibilità il mistero
di Dio che viene ad abitare in essa e la spinge sulle vie
dell’amore. E’ questa la strada su cui ho voluto
avviare il mio pontificato invitando tutti, con la prima
Enciclica, a edificare la Chiesa nella carità, quale
"comunità d’amore" (cfr Enc. Deus caritas
est, Seconda parte). Nel perseguire tale finalità,
venerati Fratelli Cardinali, la vostra vicinanza,
spirituale e fattiva, mi è di grande sostegno e conforto.
E per questo vi ringrazio, mentre invito voi tutti,
sacerdoti, diaconi, religiosi e laici, ad unirvi
nell’invocazione dello Spirito Santo, affinché il
Collegio dei Cardinali sia sempre più ardente di carità
pastorale, per aiutare tutta la Chiesa a irradiare nel
mondo l’amore di Cristo, a lode e gloria della
Santissima Trinità. Amen!
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