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Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana, Domenica, 3.07.2005
“FERMATEVI IN NOME DI DIO”: L’APPELLO DEL PAPA ALL’ANGELUS AGLI ATTENTATORI DI LONDRA. IL RICHIAMO POI A SAN BENEDETTO PATRONO D’EUROPA PER ANCORARE LA VITA E LA STORIA A SALDI RIFERIMENTI SPIRITUALI. IL SALUTO INFINE PRIMA DELLE VACANZE ESTIVE
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Il dolore che permane per i fatti luttuosi di Londra, la preghiera per le vittime e i loro cari ma anche per gli attentatori. La voce di Benedetto XVI si è levata con vigore all’Angelus per richiamare chi si è macchiato di tanto delitto. Ascoltiamolo nel servizio di Roberta Gisotti:
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“Proviamo tutti un profondo dolore per gli atroci attentati terroristici a Londra di giovedì scorso. Preghiamo per le persone uccise, per quelle ferite e per i loro cari. Ma preghiamo anche per gli attentatori: il Signore tocchi i loro cuori. A quanti fomentano sentimenti di odio e a quanti compiono azioni terroristiche tanto ripugnanti dico: Dio ama la vita, che ha creato, non la morte. E dico fermatevi, in nome di Dio!”.
L’appello forte, diretto di Benedetto XVI – pronunciato dopo la preghiera mariana – rivolto agli uomini che hanno armato la loro mano contro fratelli inermi. Da qui la supplica alla Madonna “perché il Signore moltiplichi anche nella nostra epoca uomini e donne che, attraverso una fede illuminata, testimoniata nella vita, siano in questo nuovo millennio sale della terra e luce del mondo”.
Così come fu ai suoi tempi San Benedetto Abbate, Patrono d’Europa, “un Santo a me particolarmente caro – ha detto il Papa – come si può intuire dalla scelta che ho fatto del suo nome” e di cui ricorre domani la festa. Nato a Norcia nel 480 Benedetto diede vita “ad una comunità fraterna fondata sul primato dell’amore di Cristo”
“Tra le ceneri dell’Impero Romano, Benedetto, cercando prima di tutto il Regno di Dio, gettò, forse senza neppure rendersene conto, il seme di una nuova civiltà che si sarebbe sviluppata, integrando i valori cristiani con l’eredità classica, da una parte, e le culture germanica e slava, dall’altra.”
E se Benedetto indicò quale scopo fondamentale dell’esistenza “la ricerca di Dio”, egli sapeva però – ha spiegato il Santo Padre – “che quando il credente entra in relazione profonda con Dio non può accontentarsi di vivere in modo mediocre all’insegna di un etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Da qui l’espressione che riassume la sua Regola:
“‘Nihil amori Christi praeponere’”, ‘Niente anteporre all’amore di Cristo’. In questo consiste la santità, proposta valida per ogni cristiano e diventata una vera urgenza pastorale in questa nostra epoca in cui si avverte il bisogno di ancorare la vita e la storia a saldi riferimenti spirituali”.
Infine, alla vigilia della partenza per le vacanze estive, un saluto ai numerosissimi fedeli, circa 40 mila, che affollavano piazza San Pietro
“Domani mi recherò in Valle d’Aosta, dove trascorrerò un breve periodo di riposo. Sarò ospite nella casa che molte volte ha accolto il Papa Giovanni Paolo II. Ringrazio quanti mi accompagneranno con la preghiera, e a voi dico con affetto: “arrivederci!”.
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TESTO DEL DISCORSO PRONUNCIATO DAL PAPA PRIMA DELL'ANGELUS
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari fratelli e sorelle!
Domani ricorre la festa di San Benedetto Abate, Patrono d’Europa, un Santo a me particolarmente caro, come si può intuire dalla scelta che ho fatto del suo nome. Nato a Norcia intorno al 480, Benedetto compì i primi studi a Roma ma, deluso dalla vita della città, si ritirò a Subiaco, dove rimase per circa tre anni in una grotta - il celebre "sacro speco" – dedicandosi interamente a Dio. A Subiaco, avvalendosi dei ruderi di una ciclopica villa dell’imperatore Nerone, egli, insieme ai suoi primi discepoli, costruì alcuni monasteri dando vita ad una comunità fraterna fondata sul primato dell’amore di Cristo, nella quale la preghiera e il
lavoro si alternavano armonicamente a lode di Dio. Alcuni anni dopo, a Montecassino, diede forma compiuta a questo progetto, e lo mise per iscritto nella "Regola", unica sua opera a noi pervenuta. Tra le ceneri dell’Impero Romano, Benedetto, cercando prima di tutto il Regno di Dio, gettò, forse senza neppure rendersene conto, il seme di una nuova civiltà che si sarebbe sviluppata, integrando i valori cristiani con l’eredità classica, da una parte, e le culture germanica e slava, dall’altra.
C’è un aspetto tipico della sua spiritualità, che quest’oggi vorrei particolarmente sottolineare. Benedetto non fondò un’istituzione monastica finalizzata principalmente all’evangelizzazione dei popoli barbari, come altri grandi monaci missionari dell’epoca, ma indicò ai suoi seguaci come scopo fondamentale, anzi unico, dell’esistenza la ricerca di Dio: "Quaerere Deum". Egli sapeva, però, che quando il credente entra in relazione profonda con Dio non può accontentarsi di vivere in modo mediocre all’insegna di un’etica minimalistica e di una religiosità superficiale. Si comprende, in questa luce, allora meglio
l’espressione che Benedetto trasse da san Cipriano e che sintetizza nella sua Regola (IV, 21) il programma di vita dei monaci: "Nihil amori Christi praeponere", "Niente anteporre all’amore di Cristo". In questo consiste la santità, proposta valida per ogni cristiano e diventata una vera urgenza pastorale in questa nostra epoca in cui si avverte il bisogno di ancorare la vita e la storia a saldi riferimenti spirituali.
Modello sublime e perfetto di santità è Maria Santissima, che ha vissuto in costante e profonda comunione con Cristo. Invochiamo la sua intercessione, insieme a quella di san Benedetto, perché il Signore moltiplichi anche nella nostra epoca uomini e donne che, attraverso una fede illuminata, testimoniata nella vita, siano in questo nuovo millennio sale della terra e luce del mondo.
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