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Radio
Vaticana, 12.03.2006
IL
PAPA ALL’ANGELUS: ASCOLTATE CRISTO E UBBIDITE ALLA SUA
VOCE, SPECIALMENTE IN TEMPO DI QUARESIMA, POICHÉ
LA NOSTRA ESISTENZA
PROCEDE NON SENZA MOMENTI DI OSCURITÀ E ANCHE DI BUIO
FITTO
“Ascoltare
Cristo e ubbidire alla sua voce”: l’invito di
Benedetto XVI, in questa II domenica di Quaresima, rivolto
alle decine di migliaia di fedeli e turisti raccolti in
una piazza San Pietro assolata, ancora battuta da una
pungente aria di tramontana. Il servizio di Roberta
Gisotti:
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Ha
raccontato il Papa la sua esperienza di preparazione alla
Quaresima, finiti ieri ha ricordato gli Esercizi
spirituali predicati nel Palazzo Apostolico dal cardinale
Marco Cé, patriarca emerito di Venezia.
“Sono
stati giorni dedicati interamente all’ascolto del
Signore, che sempre ci parla, ma s’aspetta da noi una più
grande attenzione specialmente in questo tempo di
Quaresima”.
“Quando
si ha la grazia di provare una forte esperienza di Dio –
ha spiegato il Santo Padre - è come accadde ai discepoli
di Gesù durante
la Trasfigurazione
sul monte Tabor: “per un momento si pregusta qualcosa di
ciò che costituirà la beatitudine del Paradiso”. “Si
tratta in genere – ha aggiunto - di brevi esperienze,
che Dio a volte concede, specialmente in vista di dure
prove”. Ma a nessuno, però, – ha osservato il Papa
– è dato di vivere “sul Tabor” mentre si è su
questa Terra.
“L’esistenza
umana infatti è un cammino di fede e, come tale, procede
più nella penombra che in piena luce, non senza momenti
di oscurità e anche di buio fitto”.
Dunque
“il nostro rapporto con Dio avviene più nell’ascolto
che nella visione; e la stessa contemplazione si attua”
come “ad occhi chiusi, grazie alla luce interiore accesa
in noi dalla Parola di Dio”. Così anche Maria, la
creatura umana “più vicina a Dio”, ha camminato
giorno dopo giorno in un pellegrinaggio di fede. E allora
“ascoltare Cristo, come Maria”: questo “il dono e
l’impegno per ognuno di noi nel tempo quaresimale”, ha
raccomandato Benedetto XVI. Ascoltare Cristo nella Sacra
Scrittura e negli eventi della nostra vita per leggervi i
messaggi della
Provvidenza, ascoltarlo nei fratelli, specialmente piccoli
e poveri, dove Gesù ci chiede “amore concreto”:
“Ascoltare
Cristo e ubbidire alla sua voce: è questa la via maestra,
l’unica, che conduce alla pienezza della gioia e
dell’amore”.
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LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle!
Ieri
mattina si è conclusa la settimana di Esercizi
Spirituali, che il Patriarca emerito di Venezia, Cardinale
Marco Cè, ha predicato qui nel Palazzo Apostolico. Sono
stati giorni dedicati interamente all’ascolto del
Signore, che sempre ci parla, ma s’aspetta da noi una più
grande attenzione specialmente in questo tempo di
Quaresima. Ce lo ricorda anche la pagina evangelica
dell’odierna domenica, riproponendo il racconto della
trasfigurazione di Cristo sul monte Tabor. Mentre stavano
attoniti al cospetto del Signore trasfigurato che
discorreva con Mosè ed Elia, Pietro, Giacomo e Giovanni
furono a un tratto avvolti da una nube, dalla quale uscì
una voce che proclamò: "Questi è il Figlio mio
prediletto; ascoltatelo!" (Mc 9,7).
Quando si
ha la grazia di provare una forte esperienza di Dio, è
come se si vivesse qualcosa di analogo a quanto avvenne
per i discepoli durante la Trasfigurazione: per un momento
si pregusta qualcosa di ciò che costituirà la
beatitudine del Paradiso. Si tratta in genere di brevi
esperienze, che Dio a volte concede, specialmente in vista
di dure prove. A nessuno, però, è dato di vivere
"sul Tabor" mentre si è su questa terra.
L’esistenza umana infatti è un cammino di fede e, come
tale, procede più nella penombra che in piena luce, non
senza momenti di oscurità e anche di buio fitto. Finché
siamo quaggiù, il nostro rapporto con Dio avviene più
nell’ascolto che nella visione; e la stessa
contemplazione si attua, per così dire, ad occhi chiusi,
grazie alla luce interiore accesa in noi dalla Parola di
Dio.
La stessa
Vergine Maria, pur essendo tra tutte le creature umane la
più vicina a Dio, ha camminato giorno dopo giorno come in
un pellegrinaggio della fede (cfr Lumen gentium,
58), custodendo e meditando costantemente nel suo cuore la
Parola che Dio le rivolgeva, sia attraverso le Sacre
Scritture sia mediante gli avvenimenti della vita del suo
Figlio, nei quali riconosceva e accoglieva la misteriosa
voce del Signore. Ecco allora il dono e l’impegno per
ognuno di noi nel tempo quaresimale: ascoltare Cristo,
come Maria. Ascoltarlo nella sua Parola, custodita nella
Sacra Scrittura. Ascoltarlo negli eventi stessi della
nostra vita cercando di leggere in essi i messaggi della
Provvidenza. Ascoltarlo, infine, nei fratelli,
specialmente nei piccoli e nei poveri, in cui Gesù stesso
domanda il nostro amore concreto. Ascoltare Cristo e
ubbidire alla sua voce: è questa la via maestra,
l’unica, che conduce alla pienezza della gioia e
dell’amore.
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