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Il
Papa all'Angelus: la crisi economica si è aggiunta ad
altri gravi squilibri. Decisivo il rilancio strategico
dell'agricoltura
All’Angelus
Benedetto XVI si è soffermato sulla crisi economica
globale. Tale situazione - ha detto il Santo Padre - è un
"sintomo acuto" che si è aggiunto ad altri
gravi squilibri. In questo quadro - ha aggiunto il Papa -
appare decisivo un rilancio strategico dell’agricoltura.
Il servizio di Amedeo Lomonaco:
Il Papa ha ricordato “l’importanza del lavoro per la
vita dell’uomo”, aspetto richiamato dalla Giornata del
Ringraziamento per i frutti della terra che si celebra
oggi in Italia e dalle parole di San Paolo nella seconda
lettura dell’odierna liturgia. Al lavoro è strettamente
legato lo scenario economico e l’attuale crisi globale
in atto – ha osservato il Papa – va presa in tutta la
sua serietà:
“Essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una
revisione profonda del modello di sviluppo economico
globale (cfr Enc. Caritas in veritate, 21). E’ un
sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e
già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio
tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame,
l’emergenza ecologica e, ormai anch’esso generale, il
problema della disoccupazione”.
In questo quadro – ha aggiunto Benedetto XVI - appare
decisivo un rilancio strategico dell’agricoltura:
“Infatti, il processo di industrializzazione talvolta ha
messo in ombra il settore agricolo, che, pur traendo a sua
volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne,
ha comunque perso di importanza, con notevoli conseguenze
anche sul piano culturale. Mi pare il momento per un
richiamo a rivalutare l’agricoltura non in senso
nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il
futuro”.
Il modello economico globale – ha quindi spiegato il
Santo Pare - è oggi minato da preoccupanti
‘alleanze’:
“Nell’attuale situazione economica, la tentazione per
le economie più dinamiche è quella di rincorrere
alleanze vantaggiose che, tuttavia, possono risultare
gravose per altri Stati più poveri, prolungando
situazioni di povertà estrema di masse di uomini e donne
e prosciugando le risorse naturali della Terra, affidata
da Dio Creatore all’uomo – come dice la Genesi –
affinché la coltivi e la custodisca (cfr 2,15). Inoltre,
malgrado la crisi, consta ancora che in Paesi di antica
industrializzazione si incentivino stili di vita
improntati ad un consumo insostenibile, che risultano
anche dannosi per l’ambiente e per i poveri”.
L’agricoltura tesa al bene comune – ha poi ricordato
il Pontefice - può portare alla costruzione di un nuovo
modello di sviluppo economico globale:
“Occorre puntare, allora, in modo veramente concertato,
su un nuovo equilibro tra agricoltura, industria e
servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno
manchino il pane e il lavoro, e l’aria, l’acqua e le
altre risorse primarie siano preservate come beni
universali (cfr Enc. Caritas in veritate, 27)”.
Il lavoro agricolo – ha quindi affermato il Papa - deve
fondarsi su principi etici e su corretti stili di vita:
“E’ fondamentale per questo coltivare e diffondere una
chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide più
complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo
più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità
personale insieme con la dimensione sociale delle attività
rurali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza,
la solidarietà, la condivisione della fatica nel
lavoro”.
E non pochi giovani hanno già scelto la strada del lavoro
agricolo:
"Anche diversi laureati tornano a dedicarsi
all’impresa agricola, sentendo di rispondere così non
solo ad un bisogno personale e familiare, ma anche ad un
segno dei tempi, ad una sensibilità concreta per il bene
comune”.
Dopo l’Angelus il Santo Padre ha rinnovato la propria
vicinanza alle popolazioni di Haiti, che, a causa del
terribile terremoto del gennaio scorso, soffrono ora per
una grave epidemia di colera. Ha quindi rivolto il proprio
appello alla Comunità internazionale “affinché aiuti
generosamente quelle popolazioni”. Benedetto XVI ha poi
sottolineato che la Chiesa in Polonia prega oggi per tutti
i fratelli e le sorelle che soffrono a causa del Vangelo.
Il Pontefice ha inoltre ricordato che sabato 27 novembre
nella Basilica di San Pietro, presiederà i Primi Vespri
della Prima Domenica di Avvento e una veglia di preghiera
per la vita nascente. Il Papa ha quindi salutato gli
iracheni presenti in piazza San Pietro e invocato “il
dono della pace per l’Iraq”. Il Pontefice ha infine
salutato le numerose Confraternite che hanno partecipato
stamani alla Santa Messa presieduta dal segretario di
Stato cardinale Tarcisio Bertone.
Cari
fratelli e sorelle!
Nella
seconda Lettura della Liturgia odierna, l’apostolo Paolo
sottolinea l’importanza del lavoro per la vita
dell’uomo. Tale aspetto è richiamato anche dalla
“Giornata del Ringraziamento”, che si celebra
tradizionalmente in Italia in questa seconda domenica di
novembre come azione di grazie a Dio al termine della
stagione dei raccolti. Anche se in altre aree geografiche
i tempi delle coltivazioni sono naturalmente diversi,
vorrei oggi prendere lo spunto dalle parole di san Paolo
per qualche riflessione, in particolare sul lavoro
agricolo.
La crisi
economica in atto, di cui si è trattato anche in questi
giorni nella riunione del cosiddetto G20, va presa in
tutta la sua serietà: essa ha numerose cause e manda un
forte richiamo ad una revisione profonda del modello di
sviluppo economico globale (cfr Enc. Caritas
in veritate, 21). E’ un sintomo acuto che si è
aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti,
quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà,
lo scandalo della fame, l’emergenza ecologica e, ormai
anch’esso generale, il problema della disoccupazione. In
questo quadro, appare decisivo un rilancio strategico
dell’agricoltura. Infatti, il processo di
industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore
agricolo, che, pur traendo a sua volta beneficio dalle
conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso di
importanza, con notevoli conseguenze anche sul piano
culturale. Mi pare il momento per un richiamo a rivalutare
l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa
indispensabile per il futuro.
Nell’attuale
situazione economica, la tentazione per le economie più
dinamiche è quella di rincorrere alleanze vantaggiose
che, tuttavia, possono risultare gravose per altri Stati
più poveri, prolungando situazioni di povertà estrema di
masse di uomini e donne e prosciugando le risorse naturali
della Terra, affidata da Dio Creatore all’uomo – come
dice la Genesi – affinché la coltivi e la custodisca
(cfr 2,15). Inoltre, malgrado la crisi, consta ancora che
in Paesi di antica industrializzazione si incentivino
stili di vita improntati ad un consumo insostenibile, che
risultano anche dannosi per l’ambiente e per i poveri.
Occorre puntare, allora, in modo veramente concertato, su
un nuovo equilibro tra agricoltura, industria e servizi,
perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno manchino il
pane e il lavoro, e l’aria, l’acqua e le altre risorse
primarie siano preservate come beni universali (cfr Enc. Caritas
in veritate, 27). E’ fondamentale per questo
coltivare e diffondere una chiara consapevolezza etica,
all’altezza delle sfide più complesse del tempo
presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio e
responsabile; promuovere la responsabilità personale
insieme con la dimensione sociale delle attività rurali,
fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la
solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro. Non
pochi giovani hanno già scelto questa strada; anche
diversi laureati tornano a dedicarsi all’impresa
agricola, sentendo di rispondere così non solo ad un
bisogno personale e familiare, ma anche ad un segno dei
tempi, ad una sensibilità concreta per il bene
comune.
Preghiamo
la Vergine Maria, perché queste riflessioni possano
servire da stimolo alla comunità internazionale, mentre
eleviamo a Dio il nostro ringraziamento per i frutti della
terra e del lavoro dell'uomo.
Dopo
l'Angelus
Cari
amici, in questo momento, desidero rinnovare la mia
vicinanza alle care popolazioni di Haiti, che, a causa del
terribile terremoto del gennaio scorso, soffrono ora per
una grave epidemia di colera. Incoraggio tutti coloro che
si stanno prodigando per questa nuova emergenza e, mentre
assicuro il mio particolare ricordo nella preghiera,
faccio appello alla Comunità internazionale, affinché
aiuti generosamente quelle popolazioni.
Sabato 27
novembre prossimo, nella Basilica di San Pietro, presiederò
i Primi Vespri della Prima Domenica di Avvento e una
veglia di preghiera per la vita nascente. L’iniziativa
è in comune con le Chiese particolari di tutto il mondo e
ne ho raccomandato lo svolgimento anche in parrocchie,
comunità religiose, associazioni e movimenti. Il tempo di
preparazione al Santo Natale è un momento propizio per
invocare la protezione divina su ogni essere umano
chiamato all’esistenza, anche come ringraziamento a Dio
per il dono della vita ricevuto dai nostri genitori.
Je salue
avec joie les pèlerins francophones! Au cours de mon récent
pèlerinage à Saint-Jacques-de-Compostelle, j’ai rappelé
qu’un témoignage clair et courageux de l’Évangile
doit être offert à nos contemporains. Pour répondre à
tant d’interrogations posées par ceux qui cherchent la
vérité, les chrétiens désirent partager leur bien le
plus précieux: la Bonne Nouvelle du Christ qui sauve.
L’espérance apportée par le Fils de Dieu peut soulager
les personnes affligées par des détresses et des
angoisses. A l’exemple de la Vierge Marie,
puissions-nous rester toujours fermes dans notre foi! Bon
dimanche à tous!
I offer a
warm welcome to the English-speaking visitors gathered for
this Angelus prayer, particularly the parish groups
from California in the United States. Today’s Gospel
reminds us that our lives and all history will be judged
in the light of God’s truth. In these final days of the
Church’s liturgical year, let us pray for the grace to
remain always faithful to the Lord, as we look forward to
Christ’s coming in glory and the fulfilment of his
promises. Upon you and your families I invoke God’s
gifts of wisdom, strength and peace!
Mit
Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und
Besucher hier auf dem Petersplatz. In den Lesungen der
Liturgie in diesen letzten Wochen des Kirchenjahrs hören
wir von Bedrängnissen, die auf die Menschheit zukommen.
Doch hierin liegt für uns auch eine Chance. „Dann
werdet ihr Zeugnis ablegen können“, sagt Jesus im
heutigen Evangelium zu den Jüngern. Lassen wir uns von
der göttlichen Weisheit leiten, damit wir die Zeichen der
Zeit erkennen und dementsprechend Gutes wirken. Euch und
euren Familien wünsche ich einen gesegneten Sonntag.
Saludo
con afecto a los peregrinos de lengua española que
participan en esta oración mariana, en particular a los
grupos de las Parroquia de las Santas Juliana y
Semproniana, de Barcelona; y de Santa María de las
Virtudes, de Villa Martín, de Cádiz. En el evangelio
proclamado este domingo, hay una invitación a la
perseverancia cristiana. Os invito hermanos a acoger con
un corazón bien dispuesto el misterio salvador de Cristo,
Señor de la historia, que nos une íntimamente a su obra
redentora, y nos impulsa a un trabajo generoso y constante
en favor de todos los hombres. Feliz domingo.
Od srca
pozdravljam hrvatske hodočasnike, osobito iz
Novigrada! Molite za vaše obitelji i čuvajte vjeru
okupljajući se oko oltara Gospodnjega. Hvaljen Isus i
Marija!
[Di
cuore saluto i pellegrini Croati, in modo particolare
quelli provenienti da Novigrad. Pregate per le vostre
famiglie e custodite la fede radunandovi attorno
all’altare del Signore. Siano lodati Gesù e Maria!]
Serdecznie
pozdrawiam wszystkich Polaków. Wiem, że z inicjatywy
Stowarzyszenia Pomoc Kościołowi w Potrzebie, Kościół
w Polsce modli się dzisiaj za wszystkich braci i
siostry, którzy znoszą cierpienia z powodu wierności
Ewangelii. Wy, którzy w przeszłości cierpieliście
za wierność Chrystusowi i Kościołowi
jesteście szczególnie wrażliwi wobec tych, którzy
dzisiaj są poddawani podobnej próbie. Módlmy się
do Boga o wolność głoszenia w świecie
ewangelicznego orędzia.
[Saluto
cordialmente tutti i Polacchi. So che per iniziativa
dell’Associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, la
Chiesa in Polonia prega oggi per tutti i fratelli e le
sorelle che soffrono a causa del Vangelo. Voi che in
passato avete sofferto per essere fedeli a Cristo e alla
Chiesa, avete una particolare sensibilità verso coloro
che anche oggi sono nella prova. Innalziamo a Dio la
nostra preghiera per la libertà di annunciare nel mondo
il messaggio evangelico.]
Saluto
infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in
particolare le numerose Confraternite, che hanno appena
partecipato alla Santa Messa presieduta per loro dal
Cardinale Bertone. Cari amici, vi ringrazio ed auguro ogni
bene per il vostro impegno spirituale e sociale. Saluto la
Scuola “Virginia Centurione Bracelli”, di Roma, che
festeggia 40 anni di attività educativa; l’Associazione
Italiana Maestri Cattolici, a cui rivolgo uno speciale
incoraggiamento; i Gruppi di Preghiera di Padre Pio da
Rimini, i fedeli di Canavaccio di Urbino, Pizzo Calabro,
Foggia, San Ferdinando di Puglia e Palermo, e anche quelli
venuti da Toronto – Canada. Saluto anche gli iracheni
qui presenti e invoco il dono della pace per il loro
Paese. A tutti auguro una buona domenica e una buona
settimana. Grazie.
La
riflessione economica del Papa all'Angelus: il commento
del prof. Dell'Aringa
L’attuale
situazione economica mondiale è stata ieri al centro
dell’Angelus di Benedetto XVI. La crisi economica in
atto di cui si è parlato anche in questi giorni nella
“cosiddetta riunione del G20” – ha detto il Papa –
si è aggiunta ad altri ben più gravi sintomi, quali il
perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo
scandalo della fame, l’emergenza ecologica e il problema
della disoccupazione. Per un commento sulle parole del
Santo Padre, ascoltiamo al microfono di Amedeo Lomonaco
il prof. Carlo Dell’Aringa, docente di Economia
Politica all’Università Cattolica di Milano:
R. - Doveroso e molto utile l’intervento del Papa,
proprio perché avviene in un momento in cui tutti i Paesi
più importanti della terra hanno dato un bruttissimo
esempio nell’ultimo G20. Hanno dato segnali forti di una
mancanza di cooperazione, di incapacità di assumere
responsabilità e di lavorare insieme per il bene comune.
Prevalgono interessi nazionali, che sono simili proprio a
quegli interessi individualisti ed egoistici degli
operatori economici che - in modo miope - hanno creato
questa crisi. E’ chiaro, poi, che sono i più deboli a
pagare il costo più alto!
D - E, infatti, proprio un rischio denunciato dal
Pontefice è la tentazione per le economie più dinamiche
di ricorrere ad alleanze vantaggiose, che poi possono
risultare gravose per gli Stati più poveri…
R. - Sì, ma sono alleanze di breve respiro perché poi
tutto può risolversi in guerre commerciali, in
svalutazioni competitive. Naturalmente in queste
condizioni manca quello spirito collaborativo, dal quale
soltanto può derivare la capacità di rinunciare in parte
ai propri interessi per aiutare i Paesi poveri. E’
chiaro che se ciascuno pensa solo a se stesso, ha paura di
fare delle mosse che possono svantaggiarlo. Solo insieme,
invece, i Paesi industrializzati possono pensare per il
bene dei Paesi più poveri!
D. - Il Santo Padre ha poi aggiunto che in questo
scenario economico appare decisivo un rilancio strategico
dell’agricoltura. Un richiamo, quello del Papa, a
rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma
come risorsa indispensabile per il futuro…
R. - Abbiamo bisogno di potenziare questo settore
strategico, tanto più se si tiene conto che una larga
proporzione della popolazione mondiale ancora soffre la
fame. In tutti i Paesi sviluppati si lamenta la non
disponibilità dei giovani a fare lavori manuali in
settori fondamentali come l’agricoltura. Se anche
nell’agricoltura si investisse nelle tecnologie
ecocompatibili e più rispettose dell’ambiente, si
potrebbero riqualificare gli stessi lavori ed attirare i
giovani. E si darebbe, soprattutto, una motivazione in più
a tutti quei giovani che sono sensibili a questo discorso
di solidarietà e di fratellanza fra i popoli.
D. - Auspicabile poi - come ha detto il Papa - un nuovo
equilibrio tra agricoltura, industria e servizi, perché
lo sviluppo sia effettivamente sostenibile…
R. - Certamente. Noi purtroppo rientriamo ancora in
quella logica di guardare solo al prossimo futuro,
dimenticando invece le capacità di sviluppo integrale
delle nostre economie a vantaggio anche delle future
generazioni.
D. - E’ fondamentale - ha detto infine il Santo Padre
- diffondere una consapevolezza etica, educare ad un
consumo più responsabile e incentivare stili di vita che
non risultino dannosi né per l’ambiente né per i più
poveri…
R. - Questa è la parte più difficile e più
importante: educare alla responsabilità, alla sobrietà,
a non vedere solo nel consumo un mezzo
d’identificazione, ma vedere nel lavoro, nel lavoro
costruttivo - costruttivo del futuro per gli altri - la
propria identificazione. Questo manca ai giovani e bisogna
educarli! Ma per educarli, naturalmente, devono essere i
governi per primi a dimostrare come nel contesto mondiale
devono prevalere le logiche della collaborazione e della
responsabilità. Possiamo insegnare ai giovani la
solidarietà e la sussidiarietà, se le stesse classi
dirigenti di questi Paesi si comportano in modo
esattamente contrario? (mg)
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