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ANGELUS (14 NOVEMBRE)

Il Papa all'Angelus: la crisi economica si è aggiunta ad altri gravi squilibri. Decisivo il rilancio strategico dell'agricoltura

All’Angelus Benedetto XVI si è soffermato sulla crisi economica globale. Tale situazione - ha detto il Santo Padre - è un "sintomo acuto" che si è aggiunto ad altri gravi squilibri. In questo quadro - ha aggiunto il Papa - appare decisivo un rilancio strategico dell’agricoltura. Il servizio di Amedeo Lomonaco:  

Il Papa ha ricordato “l’importanza del lavoro per la vita dell’uomo”, aspetto richiamato dalla Giornata del Ringraziamento per i frutti della terra che si celebra oggi in Italia e dalle parole di San Paolo nella seconda lettura dell’odierna liturgia. Al lavoro è strettamente legato lo scenario economico e l’attuale crisi globale in atto – ha osservato il Papa – va presa in tutta la sua serietà:

“Essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale (cfr Enc. Caritas in veritate, 21). E’ un sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l’emergenza ecologica e, ormai anch’esso generale, il problema della disoccupazione”.

In questo quadro – ha aggiunto Benedetto XVI - appare decisivo un rilancio strategico dell’agricoltura:

“Infatti, il processo di industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore agricolo, che, pur traendo a sua volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso di importanza, con notevoli conseguenze anche sul piano culturale. Mi pare il momento per un richiamo a rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro”. 

Il modello economico globale – ha quindi spiegato il Santo Pare - è oggi minato da preoccupanti ‘alleanze’:

“Nell’attuale situazione economica, la tentazione per le economie più dinamiche è quella di rincorrere alleanze vantaggiose che, tuttavia, possono risultare gravose per altri Stati più poveri, prolungando situazioni di povertà estrema di masse di uomini e donne e prosciugando le risorse naturali della Terra, affidata da Dio Creatore all’uomo – come dice la Genesi – affinché la coltivi e la custodisca (cfr 2,15). Inoltre, malgrado la crisi, consta ancora che in Paesi di antica industrializzazione si incentivino stili di vita improntati ad un consumo insostenibile, che risultano anche dannosi per l’ambiente e per i poveri”.

L’agricoltura tesa al bene comune – ha poi ricordato il Pontefice - può portare alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo economico globale:

“Occorre puntare, allora, in modo veramente concertato, su un nuovo equilibro tra agricoltura, industria e servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno manchino il pane e il lavoro, e l’aria, l’acqua e le altre risorse primarie siano preservate come beni universali (cfr Enc. Caritas in veritate, 27)”.

Il lavoro agricolo – ha quindi affermato il Papa - deve fondarsi su principi etici e su corretti stili di vita:

“E’ fondamentale per questo coltivare e diffondere una chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide più complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro”.

E non pochi giovani hanno già scelto la strada del lavoro agricolo:

 "Anche diversi laureati tornano a dedicarsi all’impresa agricola, sentendo di rispondere così non solo ad un bisogno personale e familiare, ma anche ad un segno dei tempi, ad una sensibilità concreta per il bene comune”.

Dopo l’Angelus il Santo Padre ha rinnovato la propria vicinanza alle popolazioni di Haiti, che, a causa del terribile terremoto del gennaio scorso, soffrono ora per una grave epidemia di colera. Ha quindi rivolto il proprio appello alla Comunità internazionale “affinché aiuti generosamente quelle popolazioni”. Benedetto XVI ha poi sottolineato che la Chiesa in Polonia prega oggi per tutti i fratelli e le sorelle che soffrono a causa del Vangelo. Il Pontefice ha inoltre ricordato che sabato 27 novembre nella Basilica di San Pietro, presiederà i Primi Vespri della Prima Domenica di Avvento e una veglia di preghiera per la vita nascente. Il Papa ha quindi salutato gli iracheni presenti in piazza San Pietro e invocato “il dono della pace per l’Iraq”. Il Pontefice ha infine salutato le numerose Confraternite che hanno partecipato stamani alla Santa Messa presieduta dal segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone.


Cari fratelli e sorelle!

Nella seconda Lettura della Liturgia odierna, l’apostolo Paolo sottolinea l’importanza del lavoro per la vita dell’uomo. Tale aspetto è richiamato anche dalla “Giornata del Ringraziamento”, che si celebra tradizionalmente in Italia in questa seconda domenica di novembre come azione di grazie a Dio al termine della stagione dei raccolti. Anche se in altre aree geografiche i tempi delle coltivazioni sono naturalmente diversi, vorrei oggi prendere lo spunto dalle parole di san Paolo per qualche riflessione, in particolare sul lavoro agricolo.

La crisi economica in atto, di cui si è trattato anche in questi giorni nella riunione del cosiddetto G20, va presa in tutta la sua serietà: essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale (cfr Enc. Caritas in veritate, 21). E’ un sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l’emergenza ecologica e, ormai anch’esso generale, il problema della disoccupazione. In questo quadro, appare decisivo un rilancio strategico dell’agricoltura. Infatti, il processo di industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore agricolo, che, pur traendo a sua volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso di importanza, con notevoli conseguenze anche sul piano culturale. Mi pare il momento per un richiamo a rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro.

Nell’attuale situazione economica, la tentazione per le economie più dinamiche è quella di rincorrere alleanze vantaggiose che, tuttavia, possono risultare gravose per altri Stati più poveri, prolungando situazioni di povertà estrema di masse di uomini e donne e prosciugando le risorse naturali della Terra, affidata da Dio Creatore all’uomo – come dice la Genesi – affinché la coltivi e la custodisca (cfr 2,15). Inoltre, malgrado la crisi, consta ancora che in Paesi di antica industrializzazione si incentivino stili di vita improntati ad un consumo insostenibile, che risultano anche dannosi per l’ambiente e per i poveri. Occorre puntare, allora, in modo veramente concertato, su un nuovo equilibro tra agricoltura, industria e servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno manchino il pane e il lavoro, e l’aria, l’acqua e le altre risorse primarie siano preservate come beni universali (cfr Enc. Caritas in veritate, 27). E’ fondamentale per questo coltivare e diffondere una chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide più complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro. Non pochi giovani hanno già scelto questa strada; anche diversi laureati tornano a dedicarsi all’impresa agricola, sentendo di rispondere così non solo ad un bisogno personale e familiare, ma anche ad un segno dei tempi, ad una sensibilità concreta per il bene comune.

Preghiamo la Vergine Maria, perché queste riflessioni possano servire da stimolo alla comunità internazionale, mentre eleviamo a Dio il nostro ringraziamento per i frutti della terra e del lavoro dell'uomo.


Dopo l'Angelus

Cari amici, in questo momento, desidero rinnovare la mia vicinanza alle care popolazioni di Haiti, che, a causa del terribile terremoto del gennaio scorso, soffrono ora per una grave epidemia di colera. Incoraggio tutti coloro che si stanno prodigando per questa nuova emergenza e, mentre assicuro il mio particolare ricordo nella preghiera, faccio appello alla Comunità internazionale, affinché aiuti generosamente quelle popolazioni.

Sabato 27 novembre prossimo, nella Basilica di San Pietro, presiederò i Primi Vespri della Prima Domenica di Avvento e una veglia di preghiera per la vita nascente. L’iniziativa è in comune con le Chiese particolari di tutto il mondo e ne ho raccomandato lo svolgimento anche in parrocchie, comunità religiose, associazioni e movimenti. Il tempo di preparazione al Santo Natale è un momento propizio per invocare la protezione divina su ogni essere umano chiamato all’esistenza, anche come ringraziamento a Dio per il dono della vita ricevuto dai nostri genitori.

Je salue avec joie les pèlerins francophones! Au cours de mon récent pèlerinage à Saint-Jacques-de-Compostelle, j’ai rappelé qu’un témoignage clair et courageux de l’Évangile doit être offert à nos contemporains. Pour répondre à tant d’interrogations posées par ceux qui cherchent la vérité, les chrétiens désirent partager leur bien le plus précieux: la Bonne Nouvelle du Christ qui sauve. L’espérance apportée par le Fils de Dieu peut soulager les personnes affligées par des détresses et des angoisses. A l’exemple de la Vierge Marie, puissions-nous rester toujours fermes dans notre foi! Bon dimanche à tous!

I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer, particularly the parish groups from California in the United States. Today’s Gospel reminds us that our lives and all history will be judged in the light of God’s truth. In these final days of the Church’s liturgical year, let us pray for the grace to remain always faithful to the Lord, as we look forward to Christ’s coming in glory and the fulfilment of his promises. Upon you and your families I invoke God’s gifts of wisdom, strength and peace!

Mit Freude grüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher hier auf dem Petersplatz. In den Lesungen der Liturgie in diesen letzten Wochen des Kirchenjahrs hören wir von Bedrängnissen, die auf die Menschheit zukommen. Doch hierin liegt für uns auch eine Chance. „Dann werdet ihr Zeugnis ablegen können“, sagt Jesus im heutigen Evangelium zu den Jüngern. Lassen wir uns von der göttlichen Weisheit leiten, damit wir die Zeichen der Zeit erkennen und dementsprechend Gutes wirken. Euch und euren Familien wünsche ich einen gesegneten Sonntag.

Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española que participan en esta oración mariana, en particular a los grupos de las Parroquia de las Santas Juliana y Semproniana, de Barcelona; y de Santa María de las Virtudes, de Villa Martín, de Cádiz. En el evangelio proclamado este domingo, hay una invitación a la perseverancia cristiana. Os invito hermanos a acoger con un corazón bien dispuesto el misterio salvador de Cristo, Señor de la historia, que nos une íntimamente a su obra redentora, y nos impulsa a un trabajo generoso y constante en favor de todos los hombres. Feliz domingo.

Od srca pozdravljam hrvatske hodočasnike, osobito iz Novigrada! Molite za vaše obitelji i čuvajte vjeru okupljajući se oko oltara Gospodnjega. Hvaljen Isus i Marija!

[Di cuore saluto i pellegrini Croati, in modo particolare quelli provenienti da Novigrad. Pregate per le vostre famiglie e custodite la fede radunandovi attorno all’altare del Signore. Siano lodati Gesù e Maria!]

Serdecznie pozdrawiam wszystkich Polaków. Wiem, że z inicjatywy Stowarzyszenia Pomoc Kościołowi w Potrzebie, Kościół w Polsce modli się dzisiaj za wszystkich braci i siostry, którzy znoszą cierpienia z powodu wierności Ewangelii. Wy, którzy w przeszłości cierpieliście za wierność Chrystusowi i Kościołowi jesteście szczególnie wrażliwi wobec tych, którzy dzisiaj są poddawani podobnej próbie. Módlmy się do Boga o wolność głoszenia w świecie ewangelicznego orędzia.

[Saluto cordialmente tutti i Polacchi. So che per iniziativa dell’Associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, la Chiesa in Polonia prega oggi per tutti i fratelli e le sorelle che soffrono a causa del Vangelo. Voi che in passato avete sofferto per essere fedeli a Cristo e alla Chiesa, avete una particolare sensibilità verso coloro che anche oggi sono nella prova. Innalziamo a Dio la nostra preghiera per la libertà di annunciare nel mondo il messaggio evangelico.]

Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare le numerose Confraternite, che hanno appena partecipato alla Santa Messa presieduta per loro dal Cardinale Bertone. Cari amici, vi ringrazio ed auguro ogni bene per il vostro impegno spirituale e sociale. Saluto la Scuola “Virginia Centurione Bracelli”, di Roma, che festeggia 40 anni di attività educativa; l’Associazione Italiana Maestri Cattolici, a cui rivolgo uno speciale incoraggiamento; i Gruppi di Preghiera di Padre Pio da Rimini, i fedeli di Canavaccio di Urbino, Pizzo Calabro, Foggia, San Ferdinando di Puglia e Palermo, e anche quelli venuti da Toronto – Canada. Saluto anche gli iracheni qui presenti e invoco il dono della pace per il loro Paese. A tutti auguro una buona domenica e una buona settimana. Grazie.

La riflessione economica del Papa all'Angelus: il commento del prof. Dell'Aringa

L’attuale situazione economica mondiale è stata ieri al centro dell’Angelus di Benedetto XVI. La crisi economica in atto di cui si è parlato anche in questi giorni nella “cosiddetta riunione del G20” – ha detto il Papa – si è aggiunta ad altri ben più gravi sintomi, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l’emergenza ecologica e il problema della disoccupazione. Per un commento sulle parole del Santo Padre, ascoltiamo al microfono di Amedeo Lomonaco il prof. Carlo Dell’Aringa, docente di Economia Politica all’Università Cattolica di Milano:

R. - Doveroso e molto utile l’intervento del Papa, proprio perché avviene in un momento in cui tutti i Paesi più importanti della terra hanno dato un bruttissimo esempio nell’ultimo G20. Hanno dato segnali forti di una mancanza di cooperazione, di incapacità di assumere responsabilità e di lavorare insieme per il bene comune. Prevalgono interessi nazionali, che sono simili proprio a quegli interessi individualisti ed egoistici degli operatori economici che - in modo miope - hanno creato questa crisi. E’ chiaro, poi, che sono i più deboli a pagare il costo più alto!

D - E, infatti, proprio un rischio denunciato dal Pontefice è la tentazione per le economie più dinamiche di ricorrere ad alleanze vantaggiose, che poi possono risultare gravose per gli Stati più poveri…

R. - Sì, ma sono alleanze di breve respiro perché poi tutto può risolversi in guerre commerciali, in svalutazioni competitive. Naturalmente in queste condizioni manca quello spirito collaborativo, dal quale soltanto può derivare la capacità di rinunciare in parte ai propri interessi per aiutare i Paesi poveri. E’ chiaro che se ciascuno pensa solo a se stesso, ha paura di fare delle mosse che possono svantaggiarlo. Solo insieme, invece, i Paesi industrializzati possono pensare per il bene dei Paesi più poveri!

D. - Il Santo Padre ha poi aggiunto che in questo scenario economico appare decisivo un rilancio strategico dell’agricoltura. Un richiamo, quello del Papa, a rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro…

R. - Abbiamo bisogno di potenziare questo settore strategico, tanto più se si tiene conto che una larga proporzione della popolazione mondiale ancora soffre la fame. In tutti i Paesi sviluppati si lamenta la non disponibilità dei giovani a fare lavori manuali in settori fondamentali come l’agricoltura. Se anche nell’agricoltura si investisse nelle tecnologie ecocompatibili e più rispettose dell’ambiente, si potrebbero riqualificare gli stessi lavori ed attirare i giovani. E si darebbe, soprattutto, una motivazione in più a tutti quei giovani che sono sensibili a questo discorso di solidarietà e di fratellanza fra i popoli.

D. - Auspicabile poi - come ha detto il Papa - un nuovo equilibrio tra agricoltura, industria e servizi, perché lo sviluppo sia effettivamente sostenibile…

R. - Certamente. Noi purtroppo rientriamo ancora in quella logica di guardare solo al prossimo futuro, dimenticando invece le capacità di sviluppo integrale delle nostre economie a vantaggio anche delle future generazioni.

D. - E’ fondamentale - ha detto infine il Santo Padre - diffondere una consapevolezza etica, educare ad un consumo più responsabile e incentivare stili di vita che non risultino dannosi né per l’ambiente né per i più poveri…

R. - Questa è la parte più difficile e più importante: educare alla responsabilità, alla sobrietà, a non vedere solo nel consumo un mezzo d’identificazione, ma vedere nel lavoro, nel lavoro costruttivo - costruttivo del futuro per gli altri - la propria identificazione. Questo manca ai giovani e bisogna educarli! Ma per educarli, naturalmente, devono essere i governi per primi a dimostrare come nel contesto mondiale devono prevalere le logiche della collaborazione e della responsabilità. Possiamo insegnare ai giovani la solidarietà e la sussidiarietà, se le stesse classi dirigenti di questi Paesi si comportano in modo esattamente contrario? (mg)

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