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ANGELUS
DEL 15 AGOSTO 2011 |
Radio
Vaticana, 15 agosto 2011
Solennità
dell'Assunzione, mistero di speranza. Il Papa: Maria
c'invita ad avere fretta per le cose di Dio
◊
Maria “non è un personaggio di altri tempi”, ma è
“una persona viva, che si trova nel presente di Dio. In
lei si manifesta il progetto eterno del Creatore, di
redimere l’uomo intero – anima e corpo – e di
rinnovarlo”. Così il Papa, oggi a Castel Gandolfo,
nell’odierna Solennità dell’Assunzione della Beata
Vergine Maria. Benedetto XVI ha presieduto, stamani alle
8.00, la Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso
da Villanova e poi, a mezzogiorno, l’Angelus nel cortile
del Palazzo apostolico. Il servizio di Sergio
Centofanti.
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
(canto)
Maria è assunta in cielo in anima e corpo: è un
“mistero grande”, un “mistero di speranza e di gioia
per tutti noi”. Infatti, nel contemplare la Madre di Gesù
– afferma il Papa nell’omelia - ci è data la grazia
di “poter vedere in profondità anche la nostra vita”:
“Sì, perché anche la nostra esistenza
quotidiana, con i suoi problemi e le sue speranze, riceve
luce dalla Madre di Dio, dal suo percorso spirituale, dal
suo destino di gloria: un cammino e una meta che possono e
devono diventare, in qualche modo, il nostro stesso
cammino e la nostra stessa meta”.
Commentando le letture proposte dalla Liturgia, ha
ricordato che per l’Antico Testamento l’arca
dell’alleanza, in cui “erano conservate le due tavole
della legge di Mosè, “è il simbolo della presenza di
Dio in mezzo al suo popolo”:
“Ma ormai il simbolo ha ceduto il posto alla realtà.
Così il Nuovo Testamento ci dice che la vera arca
dell’alleanza è una persona viva e concreta: è la
Vergine Maria. Dio non abita in un mobile, Dio abita in
una persona, in un cuore: Maria, Colei che ha portato nel
suo grembo il Figlio eterno di Dio fatto uomo, Gesù
nostro Signore e Salvatore”.
“Maria – ha proseguito il Papa - è l’arca
dell’alleanza, perché ha accolto in sé Gesù … Colui
che è la nuova ed eterna alleanza, culminata con
l’offerta del suo corpo e del suo sangue: corpo e sangue
ricevuti da Maria”. Benedetto XVI è poi passato a
commentare il brano del Vangelo in cui Maria si reca da
Elisabetta: vi si reca “in fretta” sottolinea:
“Mi sembra importante sottolineare l’espressione
‘in fretta’: le cose di Dio meritano fretta, anzi le
uniche cose del mondo che meritano fretta sono proprio
quelle di Dio, che hanno la vera urgenza per la nostra
vita”.
E’ la fretta dell’amore che fa correre verso il
prossimo, l’urgenza di portare agli altri la cosa più
importante. La Madre di Dio “non tiene per sé questa
divina presenza, ma la offre condividendo la grazia di
Dio”. “Anche noi – afferma il Papa – siamo
destinatari di quell’amore immenso che Dio ha riservato
… a Maria”. La Madre di Dio, così, “ci apre alla
speranza, ad un futuro pieno di gioia e ci insegna la via
per raggiungerlo”:
“Accogliere nella fede, il suo Figlio; non perdere
mai l’amicizia con Lui, ma lasciarci illuminare e
guidare dalla sua parola; seguirlo ogni giorno, anche nei
momenti in cui sentiamo che le nostre croci si fanno
pesanti. Maria, l’arca dell’alleanza che sta nel
santuario del Cielo, ci indica con luminosa chiarezza che
siamo in cammino verso la nostra vera Casa, la comunione
di gioia e di pace con Dio”.
(applausi)
Clima di grande entusiasmo ed affetto nel cortile del
Palazzo apostolico di Castel Gandolfo per l’Angelus. Il
Papa si è riferito al brano dell’Apocalisse della
liturgia odierna che parla di una lotta tra la donna e il
drago, tra il bene e il male, a rievocare le primissime
pagine del libro della Genesi, che narrano la vicenda
tenebrosa e drammatica del peccato di Adamo ed Eva:
“I nostri progenitori furono sconfitti dal
maligno; nella pienezza dei tempi, Gesù, nuovo Adamo, e
Maria, nuova Eva, vincono definitivamente il nemico. E
questa è la gioia di questo giorno. Sì, con la vittoria
di Gesù sul male, anche la morte interiore e fisica sono
sconfitte. Maria è stata la prima a prendere in braccio
il Figlio di Dio Gesù divenuto bambino, ora è la prima
ad essere accanto a Lui nella Gloria del Cielo”.
La Solennità dell’Assunzione è dunque un mistero di
grande speranza: “in Maria – conclude il Papa -
vediamo la meta verso cui camminano tutti coloro che sanno
legare la propria vita a quella di Gesù” e che lo sanno
seguire dicendo – come Lei – un “sì”
incondizionato al Signore:
“Questa festa parla allora del nostro futuro, ci
dice che anche noi saremo accanto a Gesù nella gioia di
Dio e ci invita ad avere coraggio, a credere che la
potenza della Risurrezione di Cristo può operare anche in
noi e renderci uomini e donne che ogni giorno cercano di
vivere da risorti, portando nell’oscurità del male che
c’è nel mondo, la luce del bene”.
(canto)
Nella parrocchia pontificia "San Tommaso da
Villanova" sono stati inaugurati questa mattina anche
i restauri che hanno riguardato la facciata della chiesa -
restituita al colore originario voluto dal Bernini - e il
ripristino dell’antico campanile in ferro. I lavori di
restauro sono stati realizzati dall’Amministrazione del
Patrimonio della Sede Apostolica, rappresentata oggi dal
presidente, mons. Domenico Calcagno, accompagnato
dall’ing. Carlo Poggi e dall’architetto Rosario Giuffré.
Al termine della celebrazione, prima di lasciare
l’edificio sacro, Benedetto XVI ha compiuto una breve
sosta davanti alla lapide che ricorda i lavori di restauro
e subito dopo, all’esterno della chiesa, ha ammirato la
nuova porta laterale. Infine, prima di rientrare nel
Palazzo Apostolico, il Papa si è soffermato davanti alla
lapide posta sul Palazzo Comunale di Castel Gandolfo che
reca le parole da lui pronunciate il 7 luglio scorso
arrivando a Castel Gandolfo: "Qui trovo tutto: la
montagna, il lago e vedo anche il mare… e gente
buona".
SANTA MESSA NELLA
SOLENNITÀ
DELL’ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Parrocchia di
San Tommaso da Villanova, Castel Gandolfo
Lunedì, 15 agosto 2011
Cari
fratelli e sorelle,
ci
ritroviamo riuniti, ancora una volta, a celebrare una
delle più antiche e amate feste dedicate a Maria
Santissima: la festa della sua assunzione alla gloria del
Cielo in anima e corpo, cioè in tutto il suo essere
umano, nell’integrità della sua persona. Ci è data così
la grazia di rinnovare il nostro amore a Maria, di
ammirarla e di lodarla per le “grandi cose” che
l’Onnipotente ha fatto per Lei e che ha operato in Lei.
Nel
contemplare la Vergine Maria ci è data un’altra grazia:
quella di poter vedere in profondità anche la nostra
vita. Sì, perché anche la nostra esistenza quotidiana,
con i suoi problemi e le sue speranze, riceve luce dalla
Madre di Dio, dal suo percorso spirituale, dal suo destino
di gloria: un cammino e una meta che possono e devono
diventare, in qualche modo, il nostro stesso cammino e la
nostra stessa meta. Ci lasciamo guidare dai brani della
Sacra Scrittura che la liturgia oggi ci propone. Vorrei
soffermarmi, in particolare, su un’immagine che troviamo
nella prima lettura, tratta dall’Apocalisse, e alla
quale fa eco il vangelo di Luca: cioè, quella dell’arca.
Nella
prima lettura, abbiamo ascoltato: “Si aprì il tempio di
Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della
sua alleanza” (Ap 11,19). Qual è il
significato dell’arca? Che cosa appare? Per l’Antico
Testamento, essa è il simbolo della presenza di Dio in
mezzo al suo popolo. Ma ormai il simbolo ha ceduto il
posto alla realtà. Così il Nuovo Testamento ci dice che
la vera arca dell’alleanza è una persona viva e
concreta: è la Vergine Maria. Dio non abita in un mobile,
Dio abita in una persona, in un cuore: Maria, Colei che ha
portato nel suo grembo il Figlio eterno di Dio fatto uomo,
Gesù nostro Signore e Salvatore. Nell’arca – come
sappiamo – erano conservate le due tavole della legge di
Mosè, che manifestavano la volontà di Dio di mantenere
l’alleanza con il suo popolo, indicandone le condizioni
per essere fedeli al patto di Dio, per conformarsi alla
volontà di Dio e così anche alla nostra verità
profonda. Maria è l’arca dell’alleanza, perché ha
accolto in sé Gesù; ha accolto in sé la Parola vivente,
tutto il contenuto della volontà di Dio, della verità di
Dio; ha accolto in sé Colui che è la nuova ed eterna
alleanza, culminata con l’offerta del suo corpo e del
suo sangue: corpo e sangue ricevuti da Maria. A ragione,
dunque, la pietà cristiana, nelle litanie in onore della
Madonna, si rivolge a Lei invocandola come Foederis
Arca, ossia “arca dell’alleanza”, arca della
presenza di Dio, arca dell’alleanza d’amore che Dio ha
voluto stringere in modo definitivo con tutta l’umanità
in Cristo.
Il brano
dell’Apocalisse vuole indicare un altro aspetto
importante della realtà di Maria. Ella, arca vivente
dell’alleanza, ha un destino di gloria straordinaria,
perché è così strettamente unita al Figlio che ha
accolto nella fede e generato nella carne, da condividerne
pienamente la gloria del cielo. E’ quanto ci
suggeriscono le parole ascoltate: “Un segno grandioso
apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna
sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici
stelle. Era incinta… Essa partorì un figlio maschio,
destinato a governare tutte le nazioni…” (12,1-2; 5).
La grandezza di Maria, Madre di Dio, piena di grazia,
pienamente docile all’azione dello Spirito Santo, vive
già nel Cielo di Dio con tutta se stessa, anima e corpo.
San Giovanni Damasceno riferendosi a questo mistero in una
famosa Omelia afferma: “Oggi la santa e unica Vergine è
condotta al tempio celeste … Oggi l’arca sacra e
animata del Dio Vivente, [l’arca] che ha portato in
grembo il proprio Artefice, si riposa nel tempio del
Signore, non costruito da mano d’uomo” (Omelia II
sulla Dormizione, 2, PG 96, 723) e continua:
“Bisognava che colei che aveva ospitato nel suo grembo
il Logos divino, si trasferisse nei tabernacoli
del Figlio suo … Bisognava che la Sposa che il Padre si
era scelta, abitasse nella stanza nuziale del Cielo” (ibid.,
14, PG 96, 742). Oggi la Chiesa canta l’amore
immenso di Dio per questa sua creatura: l’ha scelta come
vera “arca dell’alleanza”, come Colei che continua a
generare e a donare Cristo Salvatore all’umanità, come
Colei che in cielo condivide la pienezza della gloria e
gode della felicità stessa di Dio e, nello stesso tempo,
invita anche noi a divenire, nel nostro modo modesto,
“arca” nella quale è presente la Parola di Dio, che
è trasformata e vivificata dalla sua presenza, luogo
della presenza di Dio, affinché gli uomini possano
incontrare nell’altro uomo la vicinanza di Dio e così
vivere in comunione con Dio e conoscere la realtà del
Cielo.
Il
vangelo di Luca appena ascoltato (cfr Lc
1,39-56), ci mostra quest’arca vivente, che è Maria, in
movimento: lasciata la sua casa di Nazaret, Maria si mette
in viaggio verso la montagna per raggiungere in fretta una
città di Giuda e recarsi nella casa di Zaccaria e di
Elisabetta. Mi sembra importante sottolineare
l’espressione “in fretta”: le cose di Dio meritano
fretta, anzi le uniche cose del mondo che meritano fretta
sono proprio quelle di Dio, che hanno la vera urgenza per
la nostra vita. Allora Maria entra in questa casa di
Zaccaria e di Elisabetta, ma non entra sola. Vi entra
portando in grembo il figlio, che è Dio stesso fatto
uomo. Certamente c’era attesa di lei e del suo aiuto in
quella casa, ma l’evangelista ci guida a comprendere che
questa attesa rimanda ad un’altra, più profonda.
Zaccaria, Elisabetta e il piccolo Giovanni Battista sono,
infatti, il simbolo di tutti i giusti di Israele, il cui
cuore, ricco di speranza, attende la venuta del Messia
salvatore. Ed è lo Spirito Santo ad aprire gli occhi di
Elisabetta e a farle riconoscere in Maria la vera arca
dell’alleanza, la Madre di Dio, che viene a visitarla. E
così l’anziana parente l’accoglie dicendole “a gran
voce”: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il
frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del
mio Signore venga da me?” (Lc 1,42-43). Ed è
lo stesso Spirito Santo che davanti a Colei che porta il
Dio fattosi uomo, apre il cuore di Giovanni Battista nel
grembo di Elisabetta. Elisabetta, esclama: “Ecco, appena
il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha
sussultato di gioia nel mio grembo” (v. 44). Qui
l’evangelista Luca usa il termine “skirtan”,
cioè “saltellare”, lo stesso termine che troviamo in
una delle antiche traduzioni greche dell’Antico
Testamento per descrivere la danza del Re Davide davanti
all’arca santa che è tornata finalmente in patria (2Sam
6,16). Giovanni Battista nel grembo della madre danza
davanti all’arca dell’Alleanza, come Davide; e
riconosce così: Maria è la nuova arca dell’alleanza,
davanti alla quale il cuore esulta di gioia, la Madre di
Dio presente nel mondo, che non tiene per sé questa
divina presenza, ma la offre condividendo la grazia di
Dio. E così – come dice la preghiera – Maria
realmente è “causa nostrae laetitiae”,
l’”arca” nella quale realmente il Salvatore è
presente tra di noi.
Cari
fratelli! Stiamo parlando di Maria, ma, in un certo senso,
stiamo parlando anche di noi, di ciascuno di noi: anche
noi siamo destinatari di quell’amore immenso che Dio ha
riservato - certo, in una maniera assolutamente unica e
irripetibile - a Maria. In questa Solennità
dell’Assunzione guardiamo a Maria: Ella ci apre alla
speranza, ad un futuro pieno di gioia e ci insegna la via
per raggiungerlo: accogliere nella fede, il suo Figlio;
non perdere mai l’amicizia con Lui, ma lasciarci
illuminare e guidare dalla sua parola; seguirlo ogni
giorno, anche nei momenti in cui sentiamo che le nostre
croci si fanno pesanti. Maria, l’arca dell’alleanza
che sta nel santuario del Cielo, ci indica con luminosa
chiarezza che siamo in cammino verso la nostra vera Casa,
la comunione di gioia e di pace con Dio. Amen!
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