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ANGELUS
(15 GENNAIO 2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
15.01.2006
AL
CRISTIANO BASTA L’AMICIZIA DI CRISTO, SOSTEGNO IN OGNI
MOMENTO DELLA VITA: COSI’ BENEDETTO XVI ALL’ANGELUS IN
PIAZZA SAN PIETRO. APPELLO DEL PAPA ALLA SOLIDARIETA’
CON GLI IMMIGRATI E AL RICONOSCIMENTO DELLE SCUOLE
CATTOLICHE, IN OCCASIONE DELLE ODIERNE CELEBRAZIONI SUI
DUE TEMI
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“No”
alla discriminazione con gli immigrati spinti a
ricostruirsi un futuro lontano dalla terra
d’origine. “Sì” al riconoscimento del
servizio formativo svolto dalle scuole cattoliche.
Sono i due messaggi lanciati questa mattina da
Benedetto XVI all’Angelus, durante il quale il
Papa ha parlato dell’amicizia indissolubile che
lega Cristo all’uomo, anche nei momenti più duri
dell’esistenza. Il servizio di Alessandro De
Carolis.
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Al
di fuori della straordinarietà del periodo natalizio, la
vita cristiana resta eccezionale anche nell’ordinario
perché è un “itinerario di santità”. Per questo, è
anche una vita che non teme la durezza e il buio delle sue
prove, perché può contare sempre sull’amicizia di Gesù,
che rischiara e consola. Arriva dall’incontro di Gesù
con i discepoli, raccontato dal Vangelo di oggi,
l’insegnamento di Benedetto XVI all’Angelus, durante
il quale il Papa ha avuto parole forti sul fenomeno
dell’immigrazione e sul ruolo delle scuole cattoliche.
Nel brano evangelico di questa domenica, Benedetto XVI ha
individuato due verbi particolari nel primo approccio che
alcuni dei Dodici hanno con il Maestro: il “ cercare”
e il “trovare”. Due verbi, ha osservato il Pontefice,
dai quali si può “ricavare un’indicazione
fondamentale per il nuovo anno, che vogliamo sia un tempo
in cui rinnovare il nostro cammino spirituale con Gesù,
nella gioia di cercarlo e di trovarlo incessantemente”:
“L’amicizia
col Maestro assicura all’anima pace profonda e serenità
anche nei momenti bui e nelle prove più ardue. Quando la
fede si imbatte in notti oscure, nelle quali non si
“sente” e non si “vede” più ricavare
un’indicazione fondamentale per il nuovo anno, che
vogliamo sia un tempo in cui rinnovare il nostro cammino
spirituale con Gesù, nella gioia di cercarlo e di
trovarlo incessantemente. la presenza di Dio, l’amicizia
di Gesù garantisce che in realtà nulla può mai
separarci dal suo amore”.
Un amore che non cambia, perché Cristo “è lo
stesso ieri, oggi e sempre”, mentre dopo duemila anni
continua ad essere “una scoperta” per l’uomo poiché,
ha affermato Benedetto XVI, “noi, il mondo, la storia,
non siamo mai gli stessi”. E non è uguale a se stesso,
pur essendo un “segno dei tempi”, il fenomeno
dell’immigrazione al quale il Papa – in coincidenza
con la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che
si celebra oggi - ha dedicato il primo pensiero del
dopo-Angelus. Spostamenti volontari o forzati, legali o
clandestini, per motivi di lavoro o di studio: in questo
panorama, Benedetto XVI ha ribadito che la solidarietà
resta la sola chiave per rapportarsi positivamente con gli
immigrati:
“Se,
da una parte, si afferma il rispetto delle diversità
etniche e culturali, dall’altra permangono difficoltà
di accoglienza e di integrazione.
La Chiesa
invita a cogliere il positivo che questo segno dei tempi
porta in sé, vincendo ogni forma di discriminazione, di
ingiustizia e di disprezzo della persona umana, perché
ogni uomo è immagine di Dio”.
L’altro
pensiero del Pontefice, che ha salutato in sei lingue le
migliaia di persone in Piazza San Pietro, è andato alla
Scuola cattolica nel giorno della sua Giornata diocesana
di Roma:
“Saluto
i dirigenti, gli insegnanti, i genitori e gli alunni qui
convenuti, e li incoraggio a proseguire nell’impegno per
un’educazione integrale, che si sforzi di unire la
qualità dell’istruzione e la concezione cristiana
dell’uomo e della società. Auspico che sia costante la
collaborazione tra famiglia e scuola, come pure che il
servizio assicurato dalle scuole cattoliche sia pienamente
riconosciuto. Buon anno scolastico!”.
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LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
fratelli e sorelle!
Con la
scorsa Domenica, nella quale abbiamo celebrato il
Battesimo del Signore, è iniziato il tempo ordinario
dell’anno liturgico. La bellezza di questo tempo sta nel
fatto che ci invita a vivere la nostra vita ordinaria come
un itinerario di santità, e cioè di fede e di amicizia
con Gesù, continuamente scoperto e riscoperto quale
Maestro e Signore, Via, Verità e Vita dell’uomo. E’
quanto, nell’odierna liturgia, ci suggerisce il Vangelo
di Giovanni, presentandoci il primo incontro tra Gesù e
alcuni di quelli che diventeranno suoi apostoli. Costoro
erano discepoli di Giovanni Battista, e fu proprio lui a
indirizzarli a Gesù, quando, dopo il Battesimo nel
Giordano, lo indicò come "l’Agnello di Dio" (Gv
1,36). Due dei suoi discepoli, allora, seguirono il
Messia, il quale domandò loro: "Che cosa
cercate?". I due gli domandarono: "Maestro, dove
abiti?". E Gesù rispose: "Venite e
vedrete", li invitò cioè a seguirlo e a stare un
po’ con Lui. Essi rimasero così colpiti nelle poche ore
trascorse con Gesù, che subito uno di loro, Andrea, ne
parlò al fratello Simone dicendogli: "Abbiamo
trovato il Messia". Ecco due parole singolarmente
significative: "cercare", "trovare".
Possiamo
estrarre dalla pagina evangelica odierna questi due verbi
e ricavare un’indicazione fondamentale per il nuovo
anno, che vogliamo sia un tempo in cui rinnovare il nostro
cammino spirituale con Gesù, nella gioia di cercarlo e di
trovarlo incessantemente. La gioia più vera, infatti, sta
nel rapporto con Lui incontrato, seguito, conosciuto,
amato, grazie ad una continua tensione della mente e del
cuore. Essere discepolo di Cristo: questo basta al
cristiano. L’amicizia col Maestro assicura all’anima
pace profonda e serenità anche nei momenti bui e nelle
prove più ardue. Quando la fede si imbatte in notti
oscure, nelle quali non si "sente" e non si
"vede" più la presenza di Dio, l’amicizia di
Gesù garantisce che in realtà nulla può mai separarci
dal suo amore (cfr Rm 8,39).
Cercare e
trovare Cristo, sorgente inesauribile di verità e di
vita: la parola di Dio ci invita a riprendere,
all’inizio di un nuovo anno, questo cammino di fede mai
concluso. "Maestro, dove abiti?", diciamo anche
noi a Gesù ed Egli ci risponde: "Venite e
vedrete". Per il credente è sempre un’incessante
ricerca e una nuova scoperta, perché Cristo è lo stesso
ieri, oggi e sempre, ma noi, il mondo, la storia, non
siamo mai gli stessi, ed Egli ci viene incontro per
donarci la sua comunione e la pienezza della vita.
Chiediamo alla Vergine Maria di aiutarci a seguire Gesù,
gustando ogni giorno la gioia di penetrare sempre più nel
suo mistero.
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