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ANGELUS DEL 15 MARZO 2009

http://www.youtube.com/watch?v=pzY4XfhTNVc

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana 

Fonte, Radio Vaticana, 15 marzo 2009

Donare Cristo: l’intenzione del Papa per il prossimo primo viaggio apostolico in Africa. La Chiesa infatti non persegue “obbiettivi economici, sociali e politici”

Benedetto XVI partecipa al mondo le sue intenzioni per il prossimo primo viaggio apostolico in Africa, nel Camerun e in Angola: donare “Cristo e la Buona Novella della Croce”. La Chiesa infatti – ha detto – non persegue “obbiettivi economici, sociali e politici”. Il pensiero del Papa corre anzitutto verso chi soffre, ma anche alle sfide e alle speranze di tutte le popolazioni africane, che affida a San Giuseppe. Il servizio di Roberta Gisotti.
 
Da martedì 17 a lunedì 23 marzo, prima a Yaoundé, nel Camerun per consegnare lo strumento di lavoro della seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi, prevista in Vaticano in ottobre, e poi a Luanda, in Angola, Paese che dopo lunga guerra interna ha ritrovato la pace, ora chiamato a ricostruirsi nella giustizia. Il Papa racconta con quali sentimenti si appresta a partire per l’Africa.
 
“Con questa visita, intendo idealmente abbracciare l’intero continente africano: le sue mille differenze e la sua profonda anima religiosa; le sue antiche culture e il suo faticoso cammino di sviluppo e di riconciliazione; i suoi gravi problemi, le sue dolorose ferite e le sue enormi potenzialità e speranze".
 
“Intendo confermare nella fede i cattolici – ha aggiunto Benedetto XVI - incoraggiare i cristiani nell’impegno ecumenico, recare a tutti l’annuncio di pace affidato alla Chiesa dal Signore risorto”.

“Sì, cari fratelli e sorelle! Parto per l’Africa con la consapevolezza di non avere altro da proporre e donare a quanti incontrerò se non Cristo e la Buona Novella della sua Croce….”.
 
Cristo e la sua Croce, “mistero di amore supremo di amore divino” – ha ricordato il Santo Padre, citando la predicazione di san Paolo in questa terza domenica di Quaresima – amore “che vince ogni umana resistenza e rende possibile persino il perdono e l’amore per i nemici”.
 
“Questa è la grazia del Vangelo capace di trasformare il mondo; questa è la grazia che può rinnovare anche l’Africa, perché genera una irresistibile forza di pace e di riconciliazione profonda e radicale”.
 
“La Chiesa non persegue dunque obbiettivi economici, sociali e politici; - ha spiegato il Papa - la Chiesa annuncia Cristo, certa che il Vangelo può toccare i cuori di tutti e trasformarli, rinnovando in tal modo dal di dentro le persone e le società”.

Benedetto XVI ha poi invocato San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, la cui festa, onomastico anche del Papa, cadrà il 19 marzo, durante il viaggio in Africa, per questo affidando alla sua intercessione il prossimo pellegrinaggio e tutte le popolazioni africane, con le sfide che le segnano e le speranze che le animano.
 
“In particolare, penso alle vittime della fame, delle malattie, delle ingiustizie, dei conflitti fratricidi e di ogni forma di violenza che purtroppo continua a colpire adulti e bambini, senza risparmiare missionari, sacerdoti, religiosi, religiose e volontari”.

 Dopo la recita dell’Angelus, il Papa ha incoraggiato tutti gli universitari, che stamane hanno concluso il loro Giubileo paolino, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura. “Una tappa importante - ha sottolineato Benedetto XVI - nel dialogo sempre vivo tra la Chiesa e l’università”. Da qui l’auspicio ché in tutte le Chiese particolari si sviluppi la pastorale universitaria, per formare i giovani ed elaborare “una cultura ispirata al Vangelo”.
 
Infine i saluti nelle varie lingue, con un indirizzo particolare alle mille e più “coccinelle” dell’Associazione italiana guide e scout d’Europa cattolici, presenti in piazza San Pietro con i loro 200 capi, in occasione del loro quarto raduno nazionale a Roma.
 
“Care bambine, dite sempre il vostro “eccomi!” a Dio, come la Vergine Maria; ditelo con il cuore, e sarete raggi di luce per il mondo. Grazie di essere venute!”



BENEDETTO XVI

ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

Da martedì 17 a lunedì 23 marzo compirò il mio primo viaggio apostolico in Africa. Mi recherò in Camerun, nella capitale Yaoundé, per consegnare lo "Strumento di lavoro" della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in ottobre qui in Vaticano; proseguirò poi per Luanda, capitale dell’Angola, un Paese che, dopo la lunga guerra interna, ha ritrovato la pace ed ora è chiamato a ricostruirsi nella giustizia. Con questa visita, intendo idealmente abbracciare l’intero continente africano: le sue mille differenze e la sua profonda anima religiosa; le sue antiche culture e il suo faticoso cammino di sviluppo e di riconciliazione; i suoi gravi problemi, le sue dolorose ferite e le sue enormi potenzialità e speranze. Intendo confermare nella fede i cattolici, incoraggiare i cristiani nell’impegno ecumenico, recare a tutti l’annuncio di pace affidato alla Chiesa dal Signore risorto.

Mentre mi preparo per questo viaggio missionario, mi risuonano nell’animo le parole dell’apostolo Paolo che la liturgia propone alla nostra meditazione nell’odierna terza Domenica di Quaresima: "Noi annunciamo Cristo crocifisso – scrive l’Apostolo ai cristiani di Corinto - : scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio" (1 Cor 1,23-24). Sì, cari fratelli e sorelle! Parto per l’Africa con la consapevolezza di non avere altro da proporre e donare a quanti incontrerò se non Cristo e la Buona Novella della sua Croce, mistero di amore supremo, di amore divino che vince ogni umana resistenza e rende possibile persino il perdono e l’amore per i nemici. Questa è la grazia del Vangelo capace di trasformare il mondo; questa è la grazia che può rinnovare anche l’Africa, perché genera una irresistibile forza di pace e di riconciliazione profonda e radicale. La Chiesa non persegue dunque obbiettivi economici, sociali e politici; la Chiesa annuncia Cristo, certa che il Vangelo può toccare i cuori di tutti e trasformarli, rinnovando in tal modo dal di dentro le persona e le società.

Il 19 marzo, proprio durante la visita pastorale in Africa, celebreremo la solennità di San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, e anche mio personale. San Giuseppe, avvertito in sogno da un angelo, dovette fuggire con Maria in Egitto, in Africa, per mettere in salvo Gesù appena nato, che il re Erode voleva uccidere. Si adempirono così le Scritture: Gesù ha calcato le orme degli antichi patriarchi e, come il popolo d’Israele, è rientrato nella Terra promessa dopo essere stato in esilio in Egitto. Alla celeste intercessione di questo grande Santo affido il prossimo pellegrinaggio e le popolazioni dell’Africa tutta intera, con le sfide che le segnano e le speranze che le animano. In particolare, penso alle vittime della fame, delle malattie, delle ingiustizie, dei conflitti fratricidi e di ogni forma di violenza che purtroppo continua a colpire adulti e bambini, senza risparmiare missionari, sacerdoti, religiosi, religiose e volontari. Fratelli e sorelle, accompagnatemi in questo viaggio con la vostra preghiera, invocando Maria, Madre e Regina dell’Africa.

 

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