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ANGELUS
DEL 16 DICEMBRE 2007 |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 16 dicembre 2007
Benedetto
XVI all'Angelus: l'Immacolata modello per i giovani che
hanno smarrito il valore dell'amore e della corporeità.
Il Papa saluta l'inizio dell'Anno giubilare a Lourdes
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E’ vera
gioia quella che si trasforma in solidarietà per amore di
Dio, non quella “illusoria” inseguita nei “paradisi
artificiali” del piacere dove Dio non esiste. Sono state
parole forti quelle che hanno caratterizzato, a
mezzogiorno di oggi, l’Angelus di Benedetto XVI. Il Papa
- che nella mattinata aveva presieduto la Messa di
dedicazione di una nuova parrocchia romana - ha parlato
del significato della gioia cristiana nell’ottica del
Natale ed ha terminato la preghiera mariana con la
tradizionale benedizione dei Bambinelli per i presepi dei
ragazzi romani. Il servizio di Alessandro De Carolis: |
Lo ha detto il Papa, con chiarezza: c’è chi sbaglia
strada, a Natale. La sbaglia chi non attende la gioia che
porta il Bambino, ma va in caccia dei piaceri che offrono
gli altri “paradisi” come la droga. Felicità
artificiose, vicinissime alla disperazione che pretendono
di camuffare, ma molto lontane dalla serenità che deriva
dalla consapevolezza che scava nell’anima e dice che Dio
è vicino, un Bambino venuto per restare sempre accanto
all’uomo, alla sua gioia ma anche al suo dolore.
Benedetto XVI ha giocato su questo contrasto il pensiero
dell’Angelus nella terza Domenica di Avvento, centrata
sulla frase di San Paolo “Rallegratevi sempre nel
Signore” e fonte di quella “speranza” con la quale,
ha detto il Pontefice, i cristiani attendono “la seconda
venuta di Cristo” poiché hanno “conosciuto la
prima”:
“Il mistero di Betlemme ci rivela il Dio-con-noi,
il Dio a noi prossimo, non semplicemente in senso spaziale
e temporale; Egli ci è vicino perché ha “sposato”,
per così dire, la nostra umanità (…) La gioia
cristiana scaturisce pertanto da questa certezza: Dio è
vicino, è con me, è con noi, nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia, come amico e sposo fedele.
E questa gioia rimane anche nella prova, nella stessa
sofferenza, e rimane non in superficie, bensì nel
profondo della persona che a Dio si affida e in Lui
confida”.
La domanda di tanti oggi è stata anche la domanda del
Papa: ma è ancora possibile questa gioia, ai giorni
nostri? “La risposta - ha constatato Benedetto XVI - la
danno, con la loro vita, uomini e donne di ogni età e
condizione sociale, felici di consacrare la loro esistenza
agli altri”:
“La Beata Madre Teresa di Calcutta non è stata
forse, nei nostri tempi, una testimone indimenticabile
della vera gioia evangelica? Viveva quotidianamente a
contatto con la miseria, il degrado umano, la morte. La
sua anima ha conosciuto la prova della notte oscura della
fede, eppure ha donato a tutti il sorriso di Dio”.
Madre Teresa è stata la dimostrazione vivente del
fatto che la la gioia, come ha affermato il Papa, “entra
nel cuore di chi si pone al servizio dei piccoli e dei
poveri”. Invece, ha proseguito Benedetto XVI, se “si
fa della felicità un idolo, si sbaglia strada ed è
veramente difficile trovare la gioia di cui parla Gesù”:
“E’ questa, purtroppo, la proposta delle culture
che pongono la felicità individuale al posto di Dio,
mentalità che trova un suo effetto emblematico nella
ricerca del piacere ad ogni costo, nel diffondersi
dell’uso di droghe come fuga, come rifugio in paradisi
artificiali, che si rivelano poi del tutto illusori”.
Anche a Natale, è stata la considerazione finale del
Papa, si può "scambiare la vera festa con quella che
non apre il cuore alla gioia di Cristo. La Vergine Maria -
è stato l'auspicio del Pontefice - aiuti tutti i
cristiani, e gli uomini in cerca di Dio, a giungere fino a
Betlemme, per incontrare il Bambino che è nato per noi,
per la salvezza e la felicità di tutti gli uomini”. Al
momento dei saluti in quattro lingue alle migliaia di
fedeli in Piazza San Pietro, Benedetto XVI è stato
acclamato dai moltissimi ragazzi e ragazze romani venuti
all’Angelus per chiedere al Papa di benedire i
Bambinelli per i loro presepi. E Benedetto XVI ha risposto
loro così:
“Carissimi, con tanto affetto auguro un buon
Natale a voi e ai vostri familiari. E mentre ringrazio il
Centro Oratori Romani che organizza questa bella
iniziativa, esorto i sacerdoti, i genitori e i catechisti
a collaborare con entusiasmo per l’educazione cristiana
dei più piccoli”.
ANGELUS
Cari fratelli e sorelle!
"Gaudete in Domino semper – Rallegratevi
nel Signore sempre" (Fil 4,4). Con queste
parole di san Paolo si apre la santa Messa della III
Domenica di Avvento, che perciò è chiamata domenica
"gaudete". L’Apostolo esorta i
cristiani a gioire perché la venuta del Signore, cioè il
suo ritorno glorioso, è sicuro e non tarderà. La Chiesa
fa proprio questo invito, mentre si prepara a celebrare il
Natale e il suo sguardo si dirige sempre più verso
Betlemme. In effetti, noi attendiamo con speranza certa la
seconda venuta di Cristo, perché abbiamo conosciuto la
prima. Il mistero di Betlemme ci rivela il Dio-con-noi, il
Dio a noi prossimo, non semplicemente in senso spaziale e
temporale; Egli ci è vicino perché ha
"sposato", per così dire, la nostra umanità;
ha preso su di sé la nostra condizione, scegliendo di
essere in tutto come noi, tranne che nel peccato, per
farci diventare come Lui. La gioia cristiana scaturisce
pertanto da questa certezza: Dio è vicino, è con me, è
con noi, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella
malattia, come amico e sposo fedele. E questa gioia rimane
anche nella prova, nella stessa sofferenza, e rimane non
in superficie, bensì nel profondo della persona che a Dio
si affida e in Lui confida.
Alcuni si domandano: ma è ancora possibile oggi questa
gioia? La risposta la danno, con la loro vita, uomini e
donne di ogni età e condizione sociale, felici di
consacrare la loro esistenza agli altri! La beata Madre
Teresa di Calcutta non è stata forse, nei nostri tempi,
una testimone indimenticabile della vera gioia evangelica?
Viveva quotidianamente a contatto con la miseria, il
degrado umano, la morte. La sua anima ha conosciuto la
prova della notte oscura della fede, eppure ha donato a
tutti il sorriso di Dio. Leggiamo in un suo scritto:
"Noi aspettiamo con impazienza il paradiso, dove c’è
Dio, ma è in nostro potere stare in paradiso fin da
quaggiù e fin da questo momento. Essere felici con Dio
significa: amare come Lui, aiutare come Lui, dare come
Lui, servire come Lui" (La gioia di darsi agli
altri, Ed. Paoline, 1987, p. 143). Sì, la gioia entra
nel cuore di chi si pone al servizio dei piccoli e dei
poveri. In chi ama così, Dio prende dimora, e l’anima
è nella gioia. Se invece si fa della felicità un idolo,
si sbaglia strada ed è veramente difficile trovare la
gioia di cui parla Gesù. E’ questa, purtroppo, la
proposta delle culture che pongono la felicità
individuale al posto di Dio, mentalità che trova un suo
effetto emblematico nella ricerca del piacere ad ogni
costo, nel diffondersi dell’uso di droghe come fuga,
come rifugio in paradisi artificiali, che si rivelano poi
del tutto illusori.
Cari fratelli e sorelle, anche a Natale si può
sbagliare strada, scambiare la vera festa con quella che
non apre il cuore alla gioia di Cristo. La Vergine Maria
aiuti tutti i cristiani, e gli uomini in cerca di Dio, a
giungere fino a Betlemme, per incontrare il Bambino che è
nato per noi, per la salvezza e la felicità di tutti gli
uomini.
DOPO L’ANGELUS
Desidero salutare anzitutto i bambini e i ragazzi di
Roma, venuti anche quest’anno numerosi a ricevere la
benedizione dei Bambinelli per i loro presepi. Carissimi,
con tanto affetto auguro un buon Natale a voi e ai vostri
familiari. E mentre ringrazio il Centro Oratori Romani che
organizza questa bella iniziativa, esorto i sacerdoti, i
genitori e i catechisti a collaborare con entusiasmo per
l’educazione cristiana dei più piccoli.
Je vous salue chers pèlerins de langue française, présents
pour la prière de l’Angélus. En ce temps de
l’Avent, puissiez-vous vous préparer à la venue du
Sauveur avec la joie de ceux qui savent que l’espérance
ne déçoit pas, priant de manière renouvelée pour la
paix dans les parties du monde en conflit, afin que tous
nos frères, notamment les enfants, puissent bénéficier
du don de la paix, dont tous ont besoin. Avec ma Bénédiction
apostolique.
I am happy to greet all the English-speaking pilgrims
and visitors present for today’s Angelus. On this
Third Sunday of Advent we are called to renew our hope in
Christ, the Saviour who has been promised to us. As we
look forward to his coming may we experience the joy of
his salvation. I wish you all a pleasant stay in Rome, and
a blessed Sunday!
Ein herzliches „Grüß Gott" sage ich allen
deutschsprachigen Pilgern und Besuchern. Den heutigen
dritten Adventssonntag nennt die Kirche auch den Sonntag
„Gaudete". Mit diesem Wort beginnt der Eröffnungsvers
der heiligen Messe dieses Tages: Gaudete in Domino
semper! – Freut euch im Herrn zu jeder Zeit! (Phil
4, 4). Dies ist gleichsam ein Leitwort für die
Adventszeit und für unser Leben. Bei allem Bangen und
allen Sorgen im Blick auf die Zukunft überwiegt doch die
Freude über Gottes Güte, der uns immer nahe ist und sich
klein macht im Kind in der Krippe. – Der Heilige Geist
begleite euch und schenke euch eine gute innere
Vorbereitung auf das heilige Christfest!
Saludo con afecto a los fieles de lengua española.
Queridos hermanos: Siguiendo la invitación de la liturgia
de este domingo de adviento, os aliento a vivir con alegría
la cercanía del Señor, que viene a nuestro encuentro,
para que, llenos de esperanza y confianza en su amor,
prosigáis vuestra preparación espiritual para la Navidad
meditando la Palabra divina, e intensificando la oración
y las obras de caridad. ¡Feliz domingo!
Pozdrawiam serdecznie Polaków. „Radujcie się
zawsze w Panu!" Oto przesłanie trzeciej
Niedzieli Adwentu. „Radujcie się, bo Pan jest
blisko" (Flp 4,4). Mówią o tym symbole
Bożego Narodzenia: żłóbek, choinka, a w
Polsce także opłatek. Niech te znaki pomogą
wam, waszym rodzinom odczytać właściwy sens
zbawczych wydarzeń. Z serca wam błogosławię.
[Saluto cordialmente tutti i Polacchi.
"Rallegratevi sempre nel Signore!". Ecco il
messaggio della terza Domenica di Avvento.
"Rallegratevi perché il Signore è vicino" (Fil
4,4). Ne parlano i simboli del Natale del Signore: il
presepe, l’albero natalizio, e in Polonia anche il pane
bianco di Natale. Che questi segni aiutino voi, le vostre
famiglie a leggere il vero senso dei salvifici eventi. Vi
benedico di cuore.]
Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di
lingua italiana, in particolare ai fedeli provenienti da
Casamarciano (Diocesi di Nola) e dalla Parrocchia di Santa
Edith Stein in Roma. Saluto inoltre le Corali "Adriese"
di Adria e "Santa Rita" di Canale di Ceregnano,
il gruppo dell’Ospedale San Giuseppe e Melorio di Santa
Maria Capua Vetere, l’associazione "Per una
speranza in più" di Verona e i partecipanti al
corteo storico dell’Accademia "Nuova Ellade
Italia" di Roma. A tutti auguro una buona domenica.
©
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