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ANGELUS
DEL 16 NOVEMBRE 2008 |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 16 novembre 2007
Benedetto
XVI all'Angelus: diffondere i doni di Cristo, senza
soffocarli con pregiudizi o inerzia. Il Papa prega per le
vittime della strada
La
Parabola dei “talenti” insegna ai cristiani ad essere
attivi e intraprendenti nel testimoniare nel mondo i doni
di Dio e non a seppellirli sotto pregiudizi “che
paralizzano la fede e le opere”. E’ la riflessione che
Benedetto XVI ha sviluppato all’Angelus di oggi in
Piazza San Pietro. Il Papa ha anche ricordato l’inizio
del Tempo d’Avvento che cade oggi nell’arcidiocesi di
Milano dove, sempre oggi, entra in vigore anche il Nuovo
Lezionario Ambrosiano, salutato da Benedetto XVI come un
segno della Parola di Dio che salva “l’umanità di
tutti i tempi”. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Nella penultima domenica del Tempo ordinario, prima
dell’inizio dell’Avvento, il Vangelo presenta Gesù
che si sofferma con i suoi discepoli con una delle sue
parabole più celebri: quella dei “talenti”. Moneta
romana di grande valore, nel comune sentire il talento, ha
osservato il Papa, diventa “sinonimo di dote personale,
che ciascuno è chiamato a far fruttificare”. Ma non si
tratta solo di “trafficare” una qualità naturale. Gesù,
ha affermato Benedetto XVI, intende il talento in modo più
ampio, comprendendo cioè quelle “ricchezze” da lui
lasciateci “in eredità: il Vangelo, il Battesimo, la
preghiera del “Padre nostro”, l’Eucaristia, il suo
perdono. In una parola, ha soggiunto il Papa, il
“tesoro” affidato da Gesù ai suoi amici” è lui
stesso, il Regno di Dio realizzato:
“La parabola odierna insiste sull’atteggiamento
interiore con cui accogliere e valorizzare questo dono.
L’atteggiamento sbagliato è quello della paura: il
servo che ha paura del suo padrone e ne teme il ritorno,
nasconde la moneta sotto terra ed essa non produce alcun
frutto. Questo accade, per esempio, a chi avendo ricevuto
il Battesimo, la Comunione, la Cresima seppellisce poi
tali doni sotto una coltre di pregiudizi, sotto una falsa
immagine di Dio che paralizza la fede e le opere, così da
tradire le attese del Signore”.
L’esempio positivo viene invece dai discepoli, che
non hanno occultato i talenti dietro il velo della paura o
della gelosia ma, ha sottolineato il Papa, hanno fatto
fruttificare questo dono “condividendolo,
partecipandolo”, proprio perché - ha ribadito - il
tesoro lasciato da Gesù “è fatto per essere speso,
investito, condiviso con tutti”:
“L’insegnamento evangelico, che oggi la liturgia
ci offre, ha inciso anche sul piano storico-sociale,
promuovendo nelle popolazioni cristiane una mentalità
attiva e intraprendente. Ma il messaggio centrale riguarda
lo spirito di responsabilità con cui accogliere il Regno
di Dio: responsabilità verso Dio e verso l’umanità”.
Benedetto XVI, che ha salutato la folla raccolta sotto
la sua finestra in sei lingue, ha voluto ricordare in
particolare due avvenimenti. La Giornata pro Orantibus,
del 21 novembre prossimo, dedicata alle comunità di
clausura, per le quali il Pontefice ha implorato nuove
vocazioni e un impegno a “sostenere i monasteri nelle
necessità materiali”. Quindi, l’inizio dell’Avvento
dell’arcidiocesi di Milano, nella quale da oggi entra in
uso il Nuovo lezionario Ambrosiano, che il cardinale
arcivescovo della città, Dionigi Tettamanzi, aveva
presentato nei giorni scorsi a Benedetto XVI. Il quale ha
commentato:
“E’ significativo che ciò avvenga
all’indomani dell’Assemblea del Sinodo dei Vescovi
dedicata alla Parola di Dio. Possa la Chiesa Ambrosiana,
nutrita con sapienza e abbondanza delle Sacre Scritture,
camminare sempre nella verità e nella carità e rendere
valida testimonianza a Cristo, Parola di salvezza per
l’umanità di tutti i tempi”.
In
coincidenza, poi, con la Giornata della sicurezza
stradale, il Papa ha levato in lingua inglese una
preghiera per le vittime degli incidenti stradali e le
loro famiglie. "Il nostro comportamento sulle strade
- ha detto - deve essere caratterizzato da responsabilita',
considerazione e rispetto per gli altri".
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Cari
fratelli e sorelle!
La Parola
di Dio di questa domenica – la penultima dell’anno
liturgico – ci invita ad essere vigilanti e operosi,
nell’attesa del ritorno del Signore Gesù alla fine dei
tempi. La pagina evangelica narra la celebre parabola dei
talenti, riportata da san Matteo (25,14-30). Il
"talento" era un’antica moneta romana, di
grande valore, e proprio a causa della popolarità di
questa parabola è diventata sinonimo di dote personale,
che ciascuno è chiamato a far fruttificare. In realtà,
il testo parla di "un uomo che, partendo per un
viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi
beni" (Mt 25,14). L’uomo della parabola
rappresenta Cristo stesso, i servi sono i discepoli e i
talenti sono i doni che Gesù affida loro. Perciò tali
doni, oltre alle qualità naturali, rappresentano le
ricchezze che il Signore Gesù ci ha lasciato in eredità,
perché le facciamo fruttificare: la sua Parola,
depositata nel santo Vangelo; il Battesimo, che ci rinnova
nello Spirito Santo; la preghiera – il "Padre
nostro" – che eleviamo a Dio come figli uniti nel
Figlio; il suo perdono, che ha comandato di portare a
tutti; il sacramento del suo Corpo immolato e del suo
Sangue versato. In una parola: il Regno di Dio, che è Lui
stesso, presente e vivo in mezzo a noi.
Questo è
il tesoro che Gesù ha affidato ai suoi amici, al termine
della sua breve esistenza terrena. La parabola odierna
insiste sull’atteggiamento interiore con cui accogliere
e valorizzare questo dono. L’atteggiamento sbagliato è
quello della paura: il servo che ha paura del suo padrone
e ne teme il ritorno, nasconde la moneta sotto terra ed
essa non produce alcun frutto. Questo accade, per esempio,
a chi avendo ricevuto il Battesimo, la Comunione, la
Cresima seppellisce poi tali doni sotto una coltre di
pregiudizi, sotto una falsa immagine di Dio che paralizza
la fede e le opere, così da tradire le attese del
Signore. Ma la parabola mette in maggior risalto i buoni
frutti portati dai discepoli che, felici per il dono
ricevuto, non l’hanno tenuto nascosto con timore e
gelosia, ma l’hanno fatto fruttificare, condividendolo,
partecipandolo. Sì, ciò che Cristo ci ha donato si
moltiplica donandolo! E’ un tesoro fatto per essere
speso, investito, condiviso con tutti, come ci insegna
quel grande amministratore dei talenti di Gesù che è
l’apostolo Paolo.
L’insegnamento
evangelico, che oggi la liturgia ci offre, ha inciso anche
sul piano storico-sociale, promuovendo nelle popolazioni
cristiane una mentalità attiva e intraprendente. Ma il
messaggio centrale riguarda lo spirito di responsabilità
con cui accogliere il Regno di Dio: responsabilità verso
Dio e verso l’umanità. Incarna perfettamente quest’atteggiamento
del cuore la Vergine Maria che, ricevendo il più prezioso
tra i doni, Gesù stesso, lo ha offerto al mondo con
immenso amore. A Lei chiediamo di aiutarci ad essere
"servi buoni e fedeli", perché possiamo
prendere parte un giorno "alla gioia del nostro
Signore".
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