|
Radio
Vaticana, 8 dicembre 2010
Benedetto
XVI all'Angelus parla di San Giuseppe: ebbe assoluta
fiducia in Dio. Il Papa gli affida vescovi e sacerdoti
San
Giuseppe è l’esempio di un uomo che ha fiducia nel
progetto di salvezza di Dio. La figura del padre putativo
di Gesù è stata oggetto di riflessione di Benedetto XVI
all’Angelus di questa mattina in Piazza San Pietro. Il
Papa ha anche affidato a San Giuseppe, patrono universale
della Chiesa, tutti i pastori della Chiesa perché la loro
vita, ha detto, aderisca “Sempre più alla persona di
Gesù”. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Lo sconcerto acuto di un uomo equilibrato e intimamente
giusto e il tocco divino che riporta serenità nel suo
cuore, dando spiegazione di ciò che appariva un
tradimento personale e invece era un mistero di salvezza
universale. Sono i due risvolti del cuore di Giuseppe,
prima e dopo la rivelazione dell’Angelo che gli annuncia
che la sua promessa sposa, Maria, genererà un figlio
destinato a “salvare il suo popolo dai suoi peccati”.
San Matteo, ha spiegato Benedetto XVI prima
dell’Angelus, narra come avvenne la nascita di Gesù
“ponendosi dal punto di vista di San Giuseppe”, e di
come egli abbandoni il pensiero di ripudiare Maria quando
i suoi occhi diventano capaci di vedere “in lei
l’opera di Dio:
“Sant’Ambrogio commenta che ‘in Giuseppe ci fu
l’amabilità e la figura del giusto, per rendere più
degna la sua qualità di testimone” (...) Pur avendo
provato turbamento, Giuseppe agisce “come gli aveva
ordinato l’angelo del Signore’, certo di compiere la
cosa giusta. Anche mettendo il nome di ‘Gesù’ a quel
Bambino che regge tutto l’universo, egli si colloca
nella schiera dei servitori umili e fedeli, simile agli
angeli e ai profeti, simile ai martiri e agli apostoli –
come cantano antichi inni orientali”.
San Giuseppe, ha osservato il Papa, “annuncia i
prodigi del Signore, testimoniando la verginità di Maria,
l’azione gratuita di Dio, e custodendo la vita terrena
del Messia” e ciò, ha soggiunto, lo rende degno di
venerazione perché in lui…
“Si profila l’uomo nuovo, che guarda con fiducia
e coraggio al futuro, non segue il proprio progetto, ma si
affida totalmente all’infinita misericordia di Colui che
avvera le profezie e apre il tempo della salvezza”.
L’esempio di San Giuseppe, patrono universale della
Chiesa, ha suggerito a Benedetto XVI una particolare
intenzione spirituale:
“Desidero affidare tutti i Pastori, esortandoli ad
offrire ‘ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile
e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di
Cristo’ (Lettera Indizione Anno Sacerdotale). Possa la
nostra vita aderire sempre più alla Persona di Gesù,
proprio perché ‘Colui che è il Verbo assume Egli
stesso un corpo, viene da Dio come uomo e attira a sé
l’intera esistenza umana, la porta dentro la parola di
Dio”.
Al termine dei saluti in sei lingue, il Papa ha rivolto
a tutti i gruppi in Piazza San Pietro i migliori auspici
per le prossime feste:
“A tutti auguro una buona
domenica e un sereno Natale nella luce e nella pace del
Signore”. (applausi)
ANGELUS
Cari
fratelli e sorelle!
In questa
quarta domenica di Avvento il Vangelo di san Matteo narra
come avvenne la nascita di Gesù ponendosi dal punto di
vista di san Giuseppe. Egli era il promesso sposo di
Maria, la quale, "prima che andassero a vivere
insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito
Santo" (Mt 1,18). Il Figlio di Dio,
realizzando un’antica profezia (cfr Is 7,14),
diventa uomo nel grembo di una vergine, e tale mistero
manifesta insieme l’amore, la sapienza e la potenza di
Dio in favore dell’umanità ferita dal peccato. San
Giuseppe viene presentato come "uomo giusto" (Mt
1,19), fedele alla legge di Dio, disponibile a compiere la
sua volontà. Per questo entra nel mistero
dell’Incarnazione dopo che un angelo del Signore,
apparsogli in sogno, gli annuncia: "Giuseppe, figlio
di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa.
Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo
Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo
chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai
suoi peccati" (Mt 1,20-21). Abbandonato il
pensiero di ripudiare in segreto Maria, egli la prende con
sé, perché ora i suoi occhi vedono in lei l’opera di
Dio.
Sant’Ambrogio
commenta che "in Giuseppe ci fu l’amabilità e la
figura del giusto, per rendere più degna la sua qualità
di testimone" (Exp. Ev. sec. Lucam II, 5: CCL
14,32-33). Egli – prosegue Ambrogio – "non
avrebbe potuto contaminare il tempio dello Spirito Santo,
la Madre del Signore, il grembo fecondato dal
mistero" (ibid., II, 6: CCL 14,33). Pur
avendo provato turbamento, Giuseppe agisce "come gli
aveva ordinato l’angelo del Signore", certo di
compiere la cosa giusta. Anche mettendo il nome di
"Gesù" a quel Bambino che regge tutto
l’universo, egli si colloca nella schiera dei servitori
umili e fedeli, simile agli angeli e ai profeti, simile ai
martiri e agli apostoli – come cantano antichi inni
orientali. San Giuseppe annuncia i prodigi del Signore,
testimoniando la verginità di Maria, l’azione gratuita
di Dio, e custodendo la vita terrena del Messia. Veneriamo
dunque il padre legale di Gesù (cfr CCC, 532),
perché in lui si profila l’uomo nuovo, che guarda con
fiducia e coraggio al futuro, non segue il proprio
progetto, ma si affida totalmente all’infinita
misericordia di Colui che avvera le profezie e apre il
tempo della salvezza.
Cari
amici, a san Giuseppe, patrono universale della Chiesa,
desidero affidare tutti i Pastori, esortandoli ad offrire
"ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e
quotidiana proposta delle parole e dei gesti di
Cristo" (Lettera Indizione Anno Sacerdotale). Possa
la nostra vita aderire sempre più alla Persona di Gesù,
proprio perché "Colui che è il Verbo assume Egli
stesso un corpo, viene da Dio come uomo e attira a sé
l’intera esistenza umana, la porta dentro la parola di
Dio" (Gesù di Nazaret, Milano 2007, 383).
Invochiamo con fiducia la Vergine Maria, la piena di
grazia "adornata di Dio", affinché, nel Natale
ormai prossimo, i nostri occhi si aprano e vedano Gesù, e
il cuore gioisca in questo mirabile incontro d’amore.
DOPO
L’ANGELUS
Je vous
salue avec joie, chers pèlerins francophones ! En
cette dernière semaine de l’Avent, notre préparation
à Noël se fait plus intense. Comme Joseph et Marie, son
épouse, puissions-nous offrir l’hospitalité à Dieu
qui vient chez nous sous la figure d’un enfant humble et
fragile, plein d’amour et de tendresse pour tous les
hommes! Bonne préparation aux fêtes de la Nativité !
I greet
all the English-speaking visitors and pilgrims here today.
On this fourth Sunday of Advent, we are filled with joy
because the Lord is at hand. We heard in today’s Gospel
about the promise made to Joseph, that his wife Mary was
to bear a child who would save his people from their sins.
This child would be called Emmanuel, meaning that from now
on, God is truly with us, he lives among us and shares our
joys and sorrows, our hopes and our fears. As the great
feast of Christmas draws near, I invoke God’s abundant
blessings upon all of you, and upon your families and
loved ones at home.
Gerne heiße
ich alle Brüder und Schwestern deutscher Sprache
willkommen. Die Lesungen des heutigen vierten
Adventssonntags zeigen uns noch einmal deutlich, wer uns
verheißen ist. Wir erwarten den Immanuel, den „Gott mit
uns". Ja, Gott ist nicht fern; er tritt ein in die
Geschichte der Menschen und wird selbst Mensch. In seinem
Sohn Jesus Christus bekundet er der ganzen Menschheit
seine erbarmende Liebe, die niemals aufhört. So dürfen
auch wir erfahren: Der Herr ist uns nahe, er ist wirklich
der „Gott mit uns" und „für uns". Euch
allen wünsche ich eine gute geistliche Vorbereitung für
ein frohes und gesegnetes Weihnachtsfest.
Saludo
con afecto a los fieles de lengua española aquí
presentes y a cuantos participan en esta oración mariana
a través de los diversos medios de comunicación. En la
proximidad de la Navidad, os invito a dirigir vuestra
oración humilde y confiada al Niño Jesús, nacido de la
Santísima Virgen, para que su luz oriente vuestras vidas
y os llene de su amor y paz. Que impulsados por la
docilidad de nuestra Madre del Cielo estemos siempre
dispuestos a realizar en todo la voluntad del Señor, que
nos llama y cuenta con cada uno de nosotros. Feliz domingo.
Moje
pozdrowienie kieruję do wszystkich Polaków. Orędzie
IV Niedzieli Adwentu, to słowa Proroka Izajasza:
„Pan sam da wam znak: Oto Panna pocznie i porodzi Syna i
nazwie Go imieniem Emmanuel" (Iz 7, 14). Ten
znak, to Jezus, Syn Boży, nadzieja naszego zbawienia,
którego narodzin oczekuje Maryja, Dziewicza Matka. Otwórzmy
serca, by wraz z Nią przyjąć Go z miłością
i pokorą, by jak święty Józef odczytywać
Boże znaki w codziennym życiu. Z serca wam błogosławię.
[Rivolgo
il mio saluto a tutti i polacchi. Il messaggio della
quarta domenica d’Avvento è riassunto nelle parole del
Profeta Isaia: «Il Signore stesso vi darà un segno.
Ecco: la vergine concepirà e partorirà un figlio, che
chiamerà Emmanuele» (Is 7,14). Questo segno è Gesù, il
Figlio di Dio, la speranza del nostro popolo, la cui
nascita è attesa da Maria, Vergine Madre. Apriamo i
nostri cuori affinché, insieme con Lei, possiamo
accoglierLo con amore e umiltà, e come San Giuseppe
sappiamo leggere nella vita quotidiana i segni della
Provvidenza. Con tutto il cuore, vi benedico.]
Saluto
infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in
particolare i fedeli provenienti dalle diocesi di Ozieri,
Sassari e Nuoro, come pure i ragazzi e i giovani della
parrocchia di San Luigi Gonzaga in Roma. A tutti auguro
una buona domenica e un sereno Natale nella luce e nella
pace del Signore.
|
|