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ANGELUS (20 NOVEMBRE 2005) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana, 20.11.2005
LA MISSIONE DELLA CHIESA E’ ANNUNCIARE CRISTO IN OGNI TEMPO, PERCHE’ TUTTI GLI UOMINI REALIZZINO LA LORO VOCAZIONE DI FIGLI DI DIO. LO HA DETTO ALL’ANGELUS BENEDETTO XVI, CHE HA PREGATO PER LE BEATIFICAZIONI DEI MARTIRI MESSICANI, PER LA SCELTA DELLA VITA CONTEMPLATIVA E PER LE VITTIME DELLA STRADA
- Intervista con Angelo Comastri -
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Un Regno costruito con la Croce, nel quale il potere esercitato è quello dell’amore. Un amore del quale la Chiesa, da duemila anni, si fa annunciatrice nel mondo, per realizzare la vocazione e le aspirazioni dell’uomo di ieri come di oggi. E’ il messaggio di Benedetto XVI all’Angelus di oggi, solennità di “Cristo Re dell’Universo”. |
Una circostanza che ha visto ancora una volta il Papa parlare dell’importanza del Concilio Vaticano II, ma anche di manifestare la propria vicinanza spirituale al Messico che oggi eleva agli onori degli altari 13 martiri. Il servizio di Alessandro De Carolis:
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L’essenza della regalità di Cristo capovolge gli schemi umani del predominio. Per trent’anni è una regalità nascosta “in un’esistenza ordinaria a Nazareth”. Poi è vissuta nell’annuncio di un Regno non appartenente al mondo, dove pace, perdono e fraternità sono le leggi principali. Infine è una regalità sublimata dal sacrificio della morte e, più ancora, della Risurrezione. All’Angelus di oggi, in una Piazza San Pietro soleggiata ma fredda e con diverse migliaia di fedeli raccolti sotto la finestra del Pontefice, Benedetto XVI ha spiegato in poche pennellate il “senso messianico”
che si cela dietro la definizione di “Cristo Re dell’universo”. Nel Libro dell’Apocalisse, ha ricordato Benedetto XVI, Cristo dice di sé stesso: “Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine”. La stessa frase, ha notato il Papa subito dopo, che dà il titolo ad un paragrafo della Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II:
“In quella bella pagina, che riprende alcune parole del Servo di Dio Papa Paolo VI, leggiamo: “Il Signore è il fine della storia umana, il punto focale dei desideri della storia e della civiltà, il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni”.
Dopo 40 anni, lo forza innovatrice scaturita dall’assise conciliare non ha esaurito la sua carica, come più volte ricordato in queste settimane dal Papa nelle varie celebrazioni dedicate al Vaticano II:
“Alla luce della centralità di Cristo, la Gaudium et spes interpreta la condizione dell’uomo contemporaneo, la sua vocazione e dignità, come pure gli ambiti della sua vita: la famiglia, la cultura, l’economia, la politica, la comunità internazionale. E’ questa la missione della Chiesa ieri, oggi e sempre: annunciare e testimoniare Cristo, perché l’uomo, ogni uomo possa realizzare pienamente la sua vocazione”.
Diversi i pensieri di rilievo di Benedetto XVI al momento dei saluti, dopo la recita dell’Angelus. Il primo, un saluto in spagnolo riservato soprattutto alla Chiesa e ai fedeli del Messico, che oggi pomeriggio a Guadalajara partecipano alla solenne Beatificazione di 13 martiri dei primi decessi del secolo scorso. Il secondo pensiero del Papa si lega alla memoria liturgica di domani della Presentazione di Maria Santissima al tempio, per tradizione una giornata di preghiera dedicata alla vita contemplativa.
“A nome di tutta la Chiesa esprimo gratitudine a quanti consacrano la loro vita alla preghiera nella clausura, offrendo un’eloquente testimonianza del primato di Dio e del suo Regno. Esorto ad essere loro vicini con il nostro sostegno spirituale e materiale”.
L’ultimo pensiero, di impronta sociale, è stato suggerito al Pontefice dalla Giornata dedicata in Francia alle vittime della strada. “Invito tutti gli automobilisti – è stata l’esortazione di Benedetto XVI - a una condotta prudente e responsabile, così da combattere efficacemente, insieme con le autorità, contro questo male sociale e per ridurre il numero delle vittime”.
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La regalità di Cristo, improntata al servizio e all’amore, scardina dunque la mentalità umana, che considera la supremazia in termini di potere, prestigio, vantaggio personale. Una caratteristica che l’arcivescovo Angelo Comastri, vicario del Papa per lo Stato della Città del Vaticano, riprende e commenta, al microfono di Giovanni Peduto:
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R. – Dobbiamo subito precisare che Gesù è “Re” non alla maniera umana. La regalità di Cristo dobbiamo capirla alla luce del Vangelo. Bisogna ricordare che, dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, presa dall’entusiasmo, cercò Gesù per farlo re e Gesù scappò. E dicono gli evangelisti che si ritirò sul monte solo a pregare. I Vangeli non lo dicono, ma io sono convinto che Gesù pianse. Pianse nel vedere come la gente era distante dal suo cuore e soprattutto dal cuore di Dio, perché la gente cercava un re potente, un re che desse soltanto il pane per lo stomaco, mentre Gesù sapeva che l’uomo ha bisogno del pane per l’anima.
Ha bisogno di un nutrimento che riempia il vuoto interiore che lo rende infelice. Paradossalmente, Gesù ha detto “io sono re” quando era già sotto giudizio, quando era processato, quando era la vigilia della Passione. Lo ha detto davanti a Pilato, che sicuramente lo doveva guardare con scherno, o per lo meno con compassione, perché lui si sentiva rappresentante dell’imperatore, mentre cos’era Lui, questo povero rabbì di Galilea? Eppure Gesù disse a Pilato “Io sono re”, ma aggiunse subito, “il mio regno non è di questo mondo”, perché il Regno di Dio è il regno dell’amore totale. E’ il regno dell’amore senza violenze, è il regno dell’amore senza infingimenti, è il regno
dell’amore senza sfruttamenti. Ecco perché il trono di Cristo è la croce, e sulla croce Gesù ha svelato la sua regalità, la regalità di Dio, perché nella croce e sulla croce Gesù ha detto all’umanità “io vi amo”, nonostante i vostri peccati, nonostante le vostre ingratitudini, nonostante quello che mi avete fatto: voi mi avete inchiodato sulla croce, ma io vi amo ancora. E con quell’atto di amore pronunciato sulla croce, Gesù ha realizzato la più grande vittoria di Dio perché ha inserito dentro la storia umana l’amore stesso di Dio, la sua regalità. E qui potrebbe sorgere la domanda: ma quell’atto di amore è stato soffocato? Quell’atto d’amore è stato compresso? Quell’atto
d’amore - uno potrebbe addirittura dire con maggiore malignità - è inefficace. Ma se guardiamo la storia quell’atto d’amore è efficace, eccome. La carità di Francesco d’Assisi da dove viene? Dalla croce. La carità di San Vincenzo de’ Paoli, da dove viene? Dalla croce. La carità di San Giovanni Bosco, da dove viene? Dalla croce. La carità di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, da dove viene? Dalla croce. La carità di Raoul Follereau, da dove viene? Dalla croce. La carità di madre Teresa di Calcutta, da dove viene? Dalla croce. La carità di Giovanni Paolo II che, anche negli ultimi giorni della sua vita, voleva spendere le poche energie che ancora gli restavano, da dove veniva? L’ha detto lui
stesso: veniva dalla croce. E questo è ciò che noi vediamo, quello che è più vistoso. Tutta la carità che c’è nel mondo parte da quell’atto di amore perché in quell’atto di amore, l’amore stesso di Dio è entrato dentro la storia umana e la sta cambiando.
D. – La Chiesa ci insegna che con il Battesimo anche noi diveniamo come Gesù, re, sacerdoti e profeti. Che significa?
R. – Noi diventiamo re alla maniera di Cristo, cioè capaci di vincere con l’amore. Diventiamo sacerdoti cioè capaci di offrire noi stessi come offerta di amore. Diventiamo profeti cioè capaci di annunciare, di dire, qual è il vero Regno di Dio che è il regno della bontà, il regno delle beatitudini, è la regalità di Cristo che passa in noi e nella nostra vita, attraverso il Battesimo, come anche il suo sacerdozio, come anche la sua profezia. Ma tutto a partire dal mistero della croce che è il mistero attraverso il quale l’amore di Dio entra dentro l’odio umano e lo redime.
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LE PAROLE DEL PAPA ALL'ANGELUS
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari fratelli e sorelle!
Quest’oggi, ultima domenica dell’Anno liturgico, si celebra la solennità di Cristo Re dell’universo. Fin dall’annuncio della sua nascita, il Figlio unigenito del Padre, nato dalla Vergine Maria, viene definito "re", nel senso messianico, cioè erede del trono di Davide, secondo le promesse dei profeti, per un regno che non avrà fine (cfr Lc 1,32-33). La regalità di Cristo rimase del tutto nascosta, fino ai suoi trent’anni, trascorsi in un’esistenza ordinaria a Nazaret. Poi, durante la vita pubblica, Gesù inaugurò il nuovo Regno, che "non è di questo mondo" (Gv 18,36), ed alla fine lo realizzò pienamente con la
sua morte e risurrezione. Apparendo risorto agli Apostoli disse: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra" (Mt 28,18): questo potere scaturisce dall’amore, che Dio ha manifestato in pienezza nel sacrificio del suo Figlio. Il Regno di Cristo è dono offerto agli uomini di ogni tempo, perché chiunque crede nel Verbo incarnato "non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16). Per questo, proprio nell’ultimo Libro della Bibbia, l’Apocalisse, Egli proclama: "Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine" (Ap 22,13).
"Cristo alfa e omega", così si intitola il paragrafo che conclude la prima parte della Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II, promulgata 40 anni or sono. In quella bella pagina, che riprende alcune parole del Servo di Dio Papa Paolo VI, leggiamo: "Il Signore è il fine della storia umana, il punto focale dei desideri della storia e della civiltà, il centro del genere umano, la gioia d’ogni cuore, la pienezza delle loro aspirazioni". E così prosegue: "Nel suo Spirito vivificati e coadunati, noi andiamo pellegrini incontro alla finale perfezione della storia umana, che corrisponde in pieno col disegno
del suo amore: «ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10)" (GS, n. 45). Alla luce della centralità di Cristo, la Gaudium et spes interpreta la condizione dell’uomo contemporaneo, la sua vocazione e dignità, come pure gli ambiti della sua vita: la famiglia, la cultura, l’economia, la politica, la comunità internazionale. E’ questa la missione della Chiesa ieri, oggi e sempre: annunciare e testimoniare Cristo, perché l’uomo, ogni uomo possa realizzare pienamente la sua vocazione.
La Vergine Maria, che Dio ha associato in modo singolare alla regalità del suo Figlio, ci ottenga di accoglierlo come Signore della nostra vita, per cooperare fedelmente all’avvento del suo Regno di amore, di giustizia e di pace.
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