Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com


ANGELUS (22 LUGLIO 2007)

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana 

Fonte, Radio Vaticana, 22 luglio 2007

Sì al dialogo per garantire la pace, no alla guerra e agli armamenti che aprono "spazi d'inferno" nel mondo: vibrante appello di Benedetto XVI all'Angelus da una Lorenzago in festa

Contro le “inutili stragi” provocate dalla guerra, che “aprono spazi d’inferno” nel “giardino del mondo”, gli uomini scelgano la forza del diritto e la libertà, le sole che garantiscono una “pace equa e duratura”. Con questo vibrante appello, levato questa mattina prima della recita dell’Angelus, Benedetto XVI si è rivolto al mondo dal piccolo e gremitissimo centro di Lorenzago di Cadore, che da 13 giorni ospita il soggiorno estivo del Papa.

  La preghiera mariana si è svolta in un clima di grande partecipazione di folla - circa seimila i presenti - che ha applaudito e acclamato Benedetto XVI a più riprese. Il servizio di Alessandro De Carolis:

 Un grido contro la guerra e il suo indotto - la corsa agli armamenti, la rinuncia al diritto - lanciato dalle radure e dalle vette che assistettero all’“inutile strage” del primo conflitto mondiale. L’eco delle parole di Benedetto XVI dilaga dalla piazza di Lorenzago di Cadore, affollata all’inverosimile, in un giorno e in un’ora di quiete domenicale estiva per scuotere quelle coscienze che, in varie parti del mondo, ancora non hanno compreso che il “giardino” della terra è un dono di Dio, che all’uomo spetta “coltivare e custodire” e non violarne la bellezza con con le ferite dell’odio:
 
“Se gli uomini vivessero in pace con Dio e tra di loro, la Terra assomiglierebbe veramente a un 'paradiso'. Il peccato purtroppo ha rovinato questo progetto divino, generando divisioni e facendo entrare nel mondo la morte. Avviene così che gli uomini cedono alle tentazioni del Maligno e si fanno guerra gli uni gli altri. La conseguenza è che, in questo stupendo ‘giardino’ che è il mondo, si aprono spazi di ‘inferno’”.
 
Parole forti, eredi di una tradizione che da Benedetto XV, all’alba del “secolo breve”, fino a Giovanni Paolo II, più volte si sono levate - dai microfoni della Santa Sede come dalla tribuna delle Nazioni Unite - per ribadire un concetto-chiave degli ultimi Pontificati: “Mai più la guerra!” E proprio la celebre “Nota alle potenze belligeranti” indirizzata da Benedetto XV il 1° agosto di 90 anni fa è stata ricordata dal Papa nel suo valore, ha detto, “ampio e profetico”. Essa, ha affermato Benedetto XVI, ebbe nel 1917 “il coraggio” di definire “un’inutile strage” la guerra che gli Stati stavano combattendo, ma ancora oggi, ha osservato, può applicarsi “a tanti altri conflitti che hanno stroncato innumerevoli vite umane":
 
“La Nota del Papa Benedetto XV non si limitava a condannare la guerra; essa indicava, su un piano giuridico, le vie per costruire una pace equa e duratura: la forza morale del diritto, il disarmo bilanciato e controllato, l’arbitrato nelle controversie, la libertà dei mari, il reciproco condono delle spese belliche, la restituzione dei territori occupati ed eque trattative per dirimere le questioni”.
 
Una Nota, dunque, ha insistito il Papa, “orientata al futuro dell’Europa e del mondo, secondo un progetto cristiano nell’ispirazione, ma condivisibile da tutti perché fondato sul diritto delle genti”. E’ la stessa impostazione, ha aggiunto il Pontefice, che i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II seguirono nei loro “memorabili discorsi” all’ONU. E ricordando le “tante testimonianze” e i “commoventi cori degli Alpini” che raccontano delle sofferenze della guerra patite dal Cadore, Benedetto XVI ha concluso:
 
“Da questo luogo di pace, in cui anche più vivamente si avvertono come inaccettabili gli orrori delle ‘inutili stragi’, rinnovo l’appello a perseguire con tenacia la via del diritto, a rifiutare con determinazione la corsa agli armamenti, a respingere più in generale la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi”.
 
Molti i volti illustri accanto al Papa e tra la folla presente all’Angelus. Benedetto XVI ha salutato e abbracciato il cardinale patriarca di Venezia, Angelo Scola, e il cardinale vescovo di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun, accompagnato da una sessantina di fedeli cinesi. E ancora, il presidente della CEI, l’arcivescovo di genova, Angelo Bagnasco, oltre ai due presuli che hanno lavorato per garantire al Papa un queito periodo di riposo: il vescovo di Belluno-Feltre, Giuseppe Andrich, che ha rivolto un pensiero al Pontefice prima dell’Angelus, e il vescovo di Treviso, Andrea Bruno Mazzocato. E nel salutare con particolare "gioia" Edoardo Luciani, l’anziano fratello di Giovanni Paolo I, Benedetto XVI si è congedato così dalla folla:
 
"Trovandomi nella Piazza di Lorenzago, desidero rivolgere il mio più cordiale saluto agli abitanti di questo bel paese, che mi hanno accolto con tanto affetto (...) Oggi la prima Lettura del Vangelo parla di ospitalità, e mi sono venute in mente le parole di San Benedetto: "Accettare l’ospite come Cristo". Mi sembra che siete tutti benedettini perché mi avete accettato così (applausi). A tutti auguro una buona domenica e un sereno periodo di vacanza".

ANGELUS

Cari fratelli e sorelle!

In questi giorni di riposo che, grazie a Dio, sto trascorrendo qui in Cadore, sento ancor più intensamente l’impatto doloroso delle notizie che mi pervengono circa gli scontri sanguinosi e gli episodi di violenza che si verificano in tante parti del mondo. Questo mi induce a riflettere ancora una volta sul dramma della libertà umana nel mondo. La bellezza della natura ci ricorda che siamo stati posti da Dio a "coltivare e custodire" questo "giardino" che è la Terra (cfr Gn 2,8-17). Se gli uomini vivessero in pace con Dio e tra di loro, la Terra assomiglierebbe veramente a un "paradiso". Il peccato purtroppo ha rovinato questo progetto divino, generando divisioni e facendo entrare nel mondo la morte. Avviene così che gli uomini cedono alle tentazioni del Maligno e si fanno guerra gli uni gli altri. La conseguenza è che, in questo stupendo "giardino" che è il mondo, si aprono spazi di "inferno".

La guerra, con il suo strascico di lutti e di distruzioni, è da sempre giustamente considerata una calamità che contrasta con il progetto di Dio, il quale ha creato tutto per l’esistenza e, in particolare, vuole fare del genere umano una famiglia. Non posso, in questo momento, non andare col pensiero ad una data significativa: il 1° agosto 1917 – giusto 90 anni or sono – il mio venerato predecessore, Papa Benedetto XV, indirizzò la sua celebre Nota alle potenze belligeranti, domandando che ponessero fine alla prima guerra mondiale (cfr AAS 9 [1917], 417-420). Mentre imperversava quell’immane conflitto, il Papa ebbe il coraggio di affermare che si trattava di un’"inutile strage". Questa sua espressione si è incisa nella storia. Essa si giustificava nella situazione concreta di quell’estate 1917, specialmente su questo fronte veneto. Ma quelle parole, "inutile strage", contengono anche un valore più ampio, profetico, e si possono applicare a tanti altri conflitti che hanno stroncato innumerevoli vite umane.

Proprio queste terre in cui ci troviamo, che di per se stesse parlano di pace e di armonia, sono state teatro della prima guerra mondiale, come ancora rievocano tante testimonianze ed alcuni commoventi canti degli Alpini. Sono vicende da non dimenticare! Bisogna fare tesoro delle esperienze negative che purtroppo i nostri padri hanno sofferto, per non ripeterle. La Nota del Papa Benedetto XV non si limitava a condannare la guerra; essa indicava, su un piano giuridico, le vie per costruire una pace equa e duratura: la forza morale del diritto, il disarmo bilanciato e controllato, l’arbitrato nelle controversie, la libertà dei mari, il reciproco condono delle spese belliche, la restituzione dei territori occupati ed eque trattative per dirimere le questioni. La proposta della Santa Sede era orientata al futuro dell’Europa e del mondo, secondo un progetto cristiano nell’ispirazione, ma condivisibile da tutti perché fondato sul diritto delle genti. E’ la stessa impostazione che i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno seguito nei loro memorabili discorsi all’Assemblea delle Nazioni Unite, ripetendo, a nome della Chiesa: "Mai più la guerra!". Da questo luogo di pace, in cui anche più vivamente si avvertono come inaccettabili gli orrori delle "inutili stragi", rinnovo l’appello a perseguire con tenacia la via del diritto, a rifiutare con determinazione la corsa agli armamenti, a respingere più in generale la tentazione di affrontare nuove situazioni con vecchi sistemi.

Con nel cuore questi pensieri e questi auspici, eleviamo ora una speciale preghiera per la pace nel mondo, affidandola a Maria Santissima, Regina della Pace.

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco  Sottofondo: Oculi omnium