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ANGELUS
DEL 22 NOVEMBRE 2009 |
Benedetto
XVI all'Angelus: Cristo è un Re che domina con l'amore e
la speranza, senza imporsi ma rispettando la libertà
dell'uomo
◊ La
regalità di Cristo non è quella dei grandi del mondo, ma
è il potere di sconfiggere il male e la morte e di
“accendere la speranza” anche nel cuore più indurito.
Benedetto XVI ha spiegato così oggi, all’Angelus di
mezzogiorno, il significato dell’ultima festa che chiude
l’anno liturgico, dedicata a Cristo Re dell’Universo.
Il Papa ha anche ricordato la Beatificazione di Suor
Marie-Alphonsine Danil Ghattas, celebrata stamattina a
Nazareth, e ha ringraziato per il loro servizio di
preghiera le suore di clausura, in particolare le comunità
avvicendatesi nel piccolo Monastero in Vaticano. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
Nell’ultima domenica di ogni anno prima dell’inizio
dell’Avvento, per ogni fedele si ripete l’occasione di
riflettere sul segno della regalità di Cristo,
diametralmente opposto a ciò che la storia ha
sedimentato, del concetto di re, nella cultura di ogni
latitudine. Rispetto a quello di un monarca della terra,
in che cosa consiste - si è chiesto Benedetto XVI davanti
alla folla in Piazza San Pietro - il “potere” di Gesù
Cristo Re? Tale potere, ha riaffermato:
“… non è quello dei re e dei grandi di questo
mondo; è il potere divino di dare la vita eterna, di
liberare dal male, di sconfiggere il dominio della morte.
È il potere dell’Amore, che sa ricavare il bene dal
male, intenerire un cuore indurito, portare pace nel
conflitto più aspro, accendere la speranza nel buio più
fitto. Questo Regno della Grazia non si impone mai, e
rispetta sempre la nostra libertà”.
Pur recente come istituzione, la solennità di Cristo
Re, ha spiegato il Papa, ha tuttavia “profonde radici
bibliche e teologiche”:
“Il titolo di ‘re’, riferito a Gesù, è molto
importante nei Vangeli e permette di dare una lettura
completa della sua figura e della sua missione di
salvezza. Si può notare a questo proposito una
progressione: si parte dall’espressione 're d’Israele'
e si giunge a quella di re universale, Signore del cosmo e
della storia, dunque molto al di là delle attese dello
stesso popolo ebraico”.
Davanti alla grandezza di questa regalità - al
paradosso del suo segno, la Croce - ad ogni coscienza si
rende allora “necessaria”, ha proseguito Benedetto XVI,
una “scelta: chi voglio seguire? Dio o il maligno? La
verità o la menzogna?”:
“Scegliere per Cristo non garantisce il successo
secondo i criteri del mondo, ma assicura quella pace e
quella gioia che solo Lui può dare. Lo dimostra, in ogni
epoca, l’esperienza di tanti uomini e donne che, in nome
di Cristo, in nome della verità e della giustizia, hanno
saputo opporsi alle lusinghe dei poteri terreni con le
loro diverse maschere, sino a sigillare con il martirio
questa loro fedeltà”.
E una di queste donne straordinarie è stata citata
dopo la preghiera dell’Angelus, e prima dei saluti in
cinque lingue, quando il Pontefice ha ricordato
l’importante cerimonia svoltasi questa mattina a
Nazareth, durante la quale è stata beatificata Suor
Marie-Alphonsine Danil Ghattas, religiosa
dell’Ottocento. A lei, ha riconosciuto il Papa, “va il
merito” di aver fondato “una Congregazione formata
solo da donne del posto, con lo scopo dell’insegnamento
religioso, per vincere l’analfabetismo ed elevare le
condizioni della donna di quel tempo nella terra dove Gesù
stesso ne esaltò la dignità”. Ed ha aggiunto:
“La Beatificazione di questa così significativa
figura di donna è di particolare conforto per la comunità
cattolica in Terra Santa ed è un invito ad affidarsi
sempre, con ferma speranza, alla Divina Provvidenza e alla
materna protezione di Maria”.
Benedetto XVI, infine, ha parlato anche della memoria
liturgica di ieri, dedicata alla Presentazione della Beata
Vergine Maria al Tempio. Ricordando la contestuale
celebrazione della Giornata pro orantibus, in
favore delle comunità religiose di clausura, il Papa ha
concluso invitando tutti a sostenerle nelle loro necessità
e rivolgendo un pubblico ringraziamento in particolare
alle monache che si sono avvicendate, ha detto, nel
piccolo Monastero in Vaticano: Clarisse, Carmelitane,
Benedettine e, da poco, Visitandine. “La vostra
preghiera, care sorelle, è molto preziosa per il mio
ministero”.
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