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ANGELUS
DEL 23 NOVEMBRE 2008 |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 23 novembre 2007
Se
ciascuno pensa solo ai propri interessi il mondo non può
che andare in rovina: così il Papa nell’odierna
Solennità di Gesù Cristo Re dell’universo
Il
Signore non sa che farsene di forme ipocrite di devozione
se si trascurano i suoi comandamenti: sono parole del Papa
che all’Angelus ha ricordato la Solennità di Nostro
Signore Gesù Cristo Re dell’universo celebrata oggi,
commentando la parabola del giudizio finale. Dopo la
preghiera mariana, ha poi ricordato la particolare
beatificazione di 188 martiri che avverrà domani in
Giappone, la terribile carestia che colpì l’Ucraina 75
anni fa e poi l’anniversario del programma polacco della
radio vaticana, che festeggia domani 70 anni di
trasmissioni. Il servizio di Fausta Speranza
“La verità sul nostro destino ultimo e sul criterio
con cui saremo valutati”: è questo -spiega il Papa –
il messaggio del vangelo di oggi e di quella che definisce
la “stupenda parabola del giudizio finale”. Ne ricorda
qualche parola per poi sottolinearne l’importanza:
“Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho
avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi
avete accolto… (Mt 25,35) e così via. Chi non conosce
questa pagina? Fa parte della nostra civiltà. Ha segnato
la storia dei popoli di cultura cristiana: la gerarchia di
valori, le istituzioni, le molteplici opere benefiche e
sociali.”
Il regno di Dio, come diceva Gesù non è di questo
mondo e infatti Gesù rifiutò il titolo di re quando si
intendeva in senso politico, ma – sottolinea Benedetto
XVI – il regno di Dio “porta a compimento tutto il
bene che, grazie a Dio, esiste nell’uomo e nella
storia”. E il Papa fa una raccomandazione precisa:
“Se mettiamo in pratica l’amore per il nostro
prossimo, secondo il messaggio evangelico, allora facciamo
spazio alla signoria di Dio, e il suo regno si realizza in
mezzo a noi. Se invece ciascuno pensa solo ai propri
interessi, il mondo non può che andare in rovina.”
E il Papa ricorda che “il regno di Dio non è una
questione di onori e di apparenze, ma, come scrive San
Paolo, è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo”.
Un insegnamento chiaro e forte cui il Papa aggiunge altre
forti considerazioni: “Al Signore sta a cuore il nostro
bene, cioè che ogni uomo abbia la vita”, - dice – che
specialmente i suoi figli più piccoli possano accedere al
banchetto che Lui ha preparato per tutti”. E il Papa poi
spiega:
“Perciò, non sa che farsene di quelle forme
ipocrite di chi dice “Signore, Signore” e poi trascura
i suoi comandamenti (cfr Mt 7,21). Nel suo regno eterno,
Dio accoglie quanti si sforzano giorno per giorno di
mettere in pratica la sua parola.”
Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha ricordato
due momenti particolarmente significativi per la vita
della Chiesa:
“Domani, in Giappone, nella città di Nagasaki,
avrà luogo la beatificazione di 188 martiri, tutti
giapponesi, uomini e donne, uccisi nella prima parte del
XVII secolo. In questa circostanza, così significativa
per la comunità cattolica e per tutto il Paese del Sol
Levante, assicuro la mia spirituale vicinanza. Sabato
prossimo, inoltre, a Cuba sarà proclamato beato Fratel
José Olallo Valdés, dell’Ordine Ospedaliero di San
Giovanni di Dio. Alla sua celeste protezione affido il
popolo cubano, specialmente i malati e gli operatori
sanitari.”
Tra i saluti in varie lingue, un pensiero particolare
ai pellegrini ucraini, ricordando che ricorre in questi
giorni il 75esimo anniversario della grande carestia che
negli anni 1932-33 causò milioni di morti in Ucraina e in
altre regioni dell’Unione sovietica durante il regime
comunista. Il Papa assicura la sua preghiera per le
vittime auspicando vivamente che “nessun ordinamento
politico possa più, in nome di un’ideologia, negare i
diritti della persona umana e la sua libertà e dignità”
e invitando le nazioni a “procedere sulle vie della
riconciliazione e a costruire il presente e il futuro nel
rispetto reciproco e nella ricerca sincera della pace”.
C’è
poi il saluto alla sezione polacca della Radio Vaticana
che celebra domani il 70esimo anniversario della sua
attività. Il papa esprime il suo grazie ai redattori per
il loro generoso lavoro. Infine, un cordiale saluto ai
pellegrini di lingua italiana, in particolare ai dirigenti
e ai cantori dell’Associazione Italiana Santa Cecilia,
che ha tenuto il suo convegno, con uno speciale concerto,
presso la Basilica di San Paolo fuori le Mura, e un saluto
anche alle due associazioni OARI e AVULSS, impegnate nel
volontariato accanto ai malati e ai sofferenti, come pure
i fedeli provenienti da Marsico Nuovo, Reggio Calabria,
Avola, Priolo e Vallelunga. Per tutti, l’augurio del
Papa per una buona domenica.
BENEDETTO XVI
ANGELUS
Cari
fratelli e sorelle!
Celebriamo
oggi, ultima domenica dell’anno liturgico, la solennità
di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo.
Sappiamo dai Vangeli che Gesù rifiutò il titolo di re
quando esso era inteso in senso politico, alla stregua dei
"capi delle nazioni" (cfr Mt 20,24).
Invece, durante la sua passione, egli rivendicò una
singolare regalità davanti a Pilato, il quale lo interrogò
esplicitamente: "Tu sei re?", e Gesù rispose:
"Tu lo dici, io sono re" (Gv 18,37); poco
prima però aveva dichiarato: "il mio regno non è di
questo mondo" (Gv 18,36). La regalità di
Cristo, infatti, è rivelazione e attuazione di quella di
Dio Padre, il quale governa tutte le cose con amore e con
giustizia. Il Padre ha affidato al Figlio la missione di
dare agli uomini la vita eterna amandoli fino al supremo
sacrificio, e nello stesso tempo gli ha conferito il
potere di giudicarli, dal momento che si è fatto Figlio
dell’uomo, in tutto simile a noi (cfr Gv
5,21-22.26-27).
Il
Vangelo odierno insiste proprio sulla regalità universale
di Cristo giudice, con la stupenda parabola del giudizio
finale, che san Matteo ha collocato immediatamente prima
del racconto della Passione (25,31-46). Le immagini sono
semplici, il linguaggio è popolare, ma il messaggio è
estremamente importante: è la verità sul nostro destino
ultimo e sul criterio con cui saremo valutati. "Ho
avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi
avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto"
(Mt 25,35) e così via. Chi non conosce questa
pagina? Fa parte della nostra civiltà. Ha segnato la
storia dei popoli di cultura cristiana: la gerarchia di
valori, le istituzioni, le molteplici opere benefiche e
sociali. In effetti, il regno di Cristo non è di questo
mondo, ma porta a compimento tutto il bene che, grazie a
Dio, esiste nell’uomo e nella storia. Se mettiamo in
pratica l’amore per il nostro prossimo, secondo il
messaggio evangelico, allora facciamo spazio alla signoria
di Dio, e il suo regno si realizza in mezzo a noi. Se
invece ciascuno pensa solo ai propri interessi, il mondo
non può che andare in rovina.
Cari
amici, il regno di Dio non è una questione di onori e di
apparenze, ma, come scrive san Paolo, è "giustizia,
pace e gioia nello Spirito Santo" (Rm 14,17).
Al Signore sta a cuore il nostro bene, cioè che ogni uomo
abbia la vita, e che specialmente i suoi figli più
"piccoli" possano accedere al banchetto che lui
ha preparato per tutti. Perciò, non sa che farsene di
quelle forme ipocrite di chi dice "Signore,
Signore" e poi trascura i suoi comandamenti (cfr Mt
7,21). Nel suo regno eterno, Dio accoglie quanti si
sforzano giorno per giorno di mettere in pratica la sua
parola. Per questo la Vergine Maria, la più umile di
tutte le creature, è la più grande ai suoi occhi e siede
Regina alla destra di Cristo Re. Alla sua celeste
intercessione vogliamo affidarci ancora una volta con
fiducia filiale, per poter realizzare la nostra missione
cristiana nel mondo.
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